L'ipoglicemia è una condizione che si verifica quando la concentrazione di glucosio nel sangue scende sotto i valori normali. In termini medici, si parla di valore ipoglicemico quando la glicemia scende sotto i 70 mg/dl. In un soggetto sano i valori normali di glucosio presente nel sangue sono compresi tra i 70 e i 100 mg/dl.
L’ipoglicemia nel soggetto senza diabete è rara, si verifica soltanto in malattie molto poco frequenti (ad esempio tumori neuroendocrini secernenti insulina) o come ipoglicemia reattiva (eccessiva produzione di insulina dopo un pasto). Nelle persone con diabete l’ipoglicemia ha un carico pesante in termini di impatto socioeconomico, conseguenze a breve e lungo termine e di scarsa qualità di vita.
Cos'è l'Ipoglicemia Postprandiale?
Una forma particolare, detta ipoglicemia reattiva o postprandiale, si manifesta tipicamente dopo i pasti, spesso a distanza di due o tre ore dal loro termine. L'ipoglicemia postprandiale si verifica dopo i pasti a causa di una risposta insulinica eccessiva. È legata al consumo di zuccheri che si immettono nell’organismo. In questa situazione, consumare pasti ricchi di carboidrati semplici può causare crisi ipoglicemiche (le cosiddette ipoglicemie reattive). Questo avviene perché gli zuccheri vengono rapidamente assorbiti, portando a concentrazioni nel sangue che superano i valori normali.
Ipoglicemia reattiva: un'alterata tolleranza glucidica
A livello medico l'alterata tolleranza glucidica accompagnata da iperinsulinemia viene considerata uno stato prediabetico, con possibile e probabile evoluzione a diabete mellito conclamato.
Cause dell'Ipoglicemia
Le cause di ipoglicemia possono essere molteplici.
Anche le cause di ipoglicemia possono essere tante e diverse. Ci sono cause anche più rare di ipoglicemia che sono dovute per esempio alla carenza di ormoni.
Nei pazienti diabetici, l'ipoglicemia può derivare dall'uso eccessivo di farmaci ipoglicemizzanti, da un digiuno prolungato o da un eccesso di insulina. In questo caso, gli episodi di ipoglicemia nel diabete tipo 1 (DT1) e nel diabete tipo 2 di lunga durata (DT2) sono in genere il risultato di un mancato equilibrio tra quantità di insulina presente in circolo, carboidrati ingeriti e ormoni controregolatori.
Nei non diabetici, invece, la causa per una glicemia bassa può essere legata a squilibri ormonali, patologie epatiche, intolleranza al glucosio o addirittura a tumori pancreatici, come l'insulinoma. Inoltre, se alcuni di questi ormoni mancano o sono scarsi, ci può essere il rischio di ipoglicemia che può manifestarsi sia a digiuno ma anche dopo un pasto (ipoglicemia postprandiale).
Si, esistono delle altre ipoglicemie decisamente più rare che sono dovute per esempio alla carenza di ormoni. Come già accennato, il nostro corpo ha un meraviglioso meccanismo di regolazione della glicemia: un solo ormone che la abbassa, l’insulina, ma tanti ormoni controregolatori che cercano di riportarla su modulando le variazioni glicemiche, per proteggere il nostro cervello che si nutre soltanto di glucosio. Se alcuni di questi ormoni mancano o sono scarsi, ci può essere il rischio di ipoglicemia che può manifestarsi sia a digiuno ma anche dopo un pasto (ipoglicemia postprandiale).
Altre cause specifiche includono:
- Ipoglicemia da digiuno prolungato: Comune in chi salta i pasti o segue diete troppo restrittive.
- Ipoglicemia senza diabete: Spesso legata a problemi metabolici o squilibri ormonali.
- Glicemia bassa in gravidanza: Dovuta ai cambiamenti metabolici e ormonali tipici della gestazione.
- Consumo di alcolici: Il fegato non è più in grado di fare nuovo glucosio (gluconeogenesi) e smette di immetterlo nel sangue e in alcuni casi la glicemia può quindi scendere al di sotto di valori considerati normali fino a valori decisamente bassi.
Cause dell'ipoglicemia postprandiale
Il più delle volte la causa di questa condizione rimane misconosciuta. A tal proposito sono state formulate diverse ipotesi; la prima è che gli individui colpiti da ipoglicemia reattiva siano troppo sensibili all'adrenalina, un ormone - ribattezzato dello stress - che produce sintomi analoghi a quelli provocati dalle crisi ipoglicemiche, e il cui rilascio è favorito dall'ipoglicemia. Un'altra ipotesi è che questi soggetti non producano quantità sufficienti di glucagone, un ormone che si oppone all'eccessivo calo glicemico contrastando le azioni dell'insulina. Un pasto particolarmente ricco di carboidrati semplici (zuccheri), come ad esempio una scorpacciata di dolci, rappresenta un fedele alleato dell'ipoglicemia reattiva. Così, nell'individuo sano il glucosio entra prepotentemente nelle cellule, con una rapida diminuzione delle sue concentrazioni ematiche.
Ipoglicemia e consumo di alcolici
Un’altra causa di ipoglicemia, in genere non comune, e anche difficile da cogliere è il consumo di alcolici. Come già accennato abbiamo una meravigliosa macchina che difende il nostro cervello dall’ipoglicemia sulla base della riduzione dei livelli di glucosio nel sangue ma si correla anche all’immissione di nuovo glucosio (glicogenolisi e gluconeogenesi) all’interno della corrente sanguigna. Il problema è che a digiuno abbiamo poco glicogeno (già utilizzato per superare il digiuno) e la gluconeogenesi è inibita in presenza di elevate concentrazioni di alcol nel sangue, soprattutto se si è a digiuno. Quindi in una persona che è a digiuno e che magari ha assunto un po’ di alcol, il fegato non è più in grado di fare nuovo glucosio (gluconeogenesi) e smette di immetterlo nel sangue e in alcuni casi la glicemia può quindi scendere al di sotto di valori considerati normali fino a valori decisamente bassi.È chiaro che un caso di questo genere si aggrava in rapporto alla quantità di alcol ingerita e se vi sono associati altri fattori concomitanti di rischio ipoglicemico.
Sintomi dell'Ipoglicemia
Riconoscere tempestivamente i sintomi di ipoglicemia è fondamentale per evitare complicazioni. I segni e i sintomi dell’ipoglicemia sono tanti, dipendono da persona a persona e in genere hanno un’insorgenza repentina, sono conseguenti al tentativo che il nostro corpo fa per controbilanciare l’ipoglicemia in atto. I segnali più comuni sono:
- Sudorazione improvvisa
- Vertigini e confusione mentale
- Tachicardia
- Sensazione di fame intensa
- Sonnolenza e debolezza
- Irritabilità e nervosismo
- Cefalea e visione offuscata
- Pallore
- Formicolio alle labbra
Nei casi più gravi, si può arrivare a una crisi ipoglicemica, che può culminare in coma ipoglicemico se non trattata in tempo.Dopo questa prima fase che comunque continua, se non viene interrotta, il cervello comincia a soffrire per la mancanza di glucosio (che rappresenta la sua unica fonte nutritiva insieme ai chetoni che normalmente però sono assenti se non in una situazione di lungo digiuno) e si cominciano ad avere segni di spossatezza, sonnolenza, pallore, formicolio alle labbra, confusione mentale, difficoltà a parlare, fino ad alterazioni di coscienza, coma e convulsioni, se la glicemia continua ad abbassarsi.In questo caso, la persona entrata in stato di ipoglicemia non sarà più autonoma e dovrà essere aiutata a riprendersi.
Crisi ipoglicemica: i segni premonitori
Entrano in gioco alcuni ormoni controregolatori: i primi che partono sono il glucagone, prodotto dal pancreas, e il cortisolo che è il normale ormone dello stress. In questa situazione stressante per l’organismo, entrambi gli ormoni cercano di far risalire la glicemia: in questa fase di ipoglicemia lieve, la persona può sentirsi stressata, giramenti di testa, vista offuscata.
Se la glicemia scende ancora di più, entrano in gioco altri ormoni che cercano di far risalire più rapidamente la glicemia bassa: sono le catecolamine (adrenalina, noradrenalina) i tipici ormoni sintetizzati quando reagiamo a qualcosa di importante: paura, ansia, trepidazione, rabbia, gioia, etc … se stiamo litigando con qualcuno ci accorgeremo subito che ci aumenta ancora di più la sudorazione, abbiamo la tachicardia (cioè il cuore che batte a mille!), la bocca asciutta, uno stato di agitazione e nervosismo, con tremore e rossore al volto, lacrime facili, mal di testa etc, tutti segni e sintomi che le catecolamine sono entrate in circolo. Il rilascio di catecolamine rappresenta il più importante segno premonitore di un eventuale successivo episodio di ipoglicemia moderata o grave in una persona che ha il diabete che sta facendo insulina o altri farmaci orali ipoglicemizzanti.
Diagnosi dell'Ipoglicemia
Per diagnosticare un problema di glicemia troppo bassa è essenziale monitorare i livelli di glucosio attraverso specifici esami del sangue. La diagnosi dell’ipoglicemia è complessa a causa della scarsa specificità dei sintomi e della loro variabilità. A causa della scarsa specificità dei sintomi e della variabilità interpersonale, il percorso diagnostico è particolarmente complesso.
I principali valori di ipoglicemia di riferimento sono:
- Glicemia a digiuno valori normali: tra 70 e 100 mg/dl
- Glicemia 100 a digiuno: valore limite da tenere sotto controllo
- Glicemia 113 o 118: potrebbero indicare un'alterata regolazione del glucosio
Altri test utili includono il dosaggio di peptide C basso, che indica un'alterata produzione di insulina, e il glucosio basso negli esami del sangue, che conferma la condizione ipoglicemica.
Diagnosi di ipoglicemia reattiva
Tenere sotto controllo un’ipoglicemia che compare dopo un pasto è un po’ più complesso: in genere la cosa più semplice da fare è una corretta diagnosi con un carico orale di glucosio prolungato a cinque ore e vedere se effettivamente il calo di glucosio si verifica. La diagnosi di ipoglicemia reattiva può essere posta sulla base dei risultati dell'OGTT, il "famoso" test da carico orale di glucosio. In questo esame si somministra per via orale una soluzione acquosa di circa 75 grammi di glucosio, registrando i valori glicemici (ed eventualmente quelli insulinemici) ad intervalli di tempo prestabiliti (30', 60', 90', 120', 150', 180', 210', 240', 270' 300'). La diagnosi è certa se la glicemia scende al di sotto dei 45 mg/dL, mentre è probabile se i i valori minimi di glicemia sono compresi tra i 45 ed i 55 mg/dL.
Come Trattare l'Ipoglicemia
Il trattamento dipende dalla causa dell'ipoglicemia. Se il paziente è cosciente, deve ingerire un quantitativo pari a circa 15 grammi di glucosio (es. 3 bustine di zucchero o 3 caramelle fondenti, 100-150 mL di bevanda zuccherata come succo, aranciata, ecc.), controllando i valori di glicemia tramite misurazione capillare ogni 10-15 minuti. Se il paziente è incosciente, se disponibile, si deve somministrare una fiala di glucagone intramuscolo (da poco disponibile anche in formulazione “spray” nasale), in modo da rendere accessibili le scorte di glucosio che il nostro organismo ha storato. In caso di ipoglicemie reattive, la strategia terapeutica è l’approccio dietetico.
Nei casi di calo glicemico, è utile assumere rapidamente zuccheri semplici, come una zolletta di zucchero. Il primo gesto da compiere è assumere 15 grammi di zuccheri semplici, che possono essere presenti in 3 zollette di zucchero o 3 bustine di zucchero, sciolte in un bicchiere d’acqua, oppure un cucchiaio da brodo con dello zucchero, del miele o della marmellata.
Dopo avere assunto i 15 grammi di zucchero è importante, per evitare un episodio di ipoglicemia reattiva, assumere circa 50 grammi di pane, un frutto oppure un pacchetto di cracker, una volta che siano trascorsi 15 minuti. Una volta che i valori di glucosio sono sopra i 70 mg/dL, si può passare all’assunzione di carboidrati complessi (come crackers o fette biscottate).
Qualora il soggetto, durante un episodio di ipoglicemia grave, dovesse essere confuso oppure perdere i sensi, è fortemente sconsigliato il tentare di far assumere cibo. In questi episodi è più opportuno somministrare del glucagone, per mezzo di una iniezione. L’ormone si occuperà, per così dire, di determinare un aumento di glicemia. Se non si disponesse di questo kit, o se non si fosse in grado di utilizzarlo, è opportuno chiamare immediatamente un’ambulanza.
Se la ipoglicemia dipende da una patologia sottostante, come un problema endocrino o diabete, è necessario consultare un medico per un trattamento specifico e per gestire al meglio la condizione.
E in caso di ipoglicemia postprandiale che cosa occorre fare?
In caso di ipoglicemia dopo un pasto, la terapia è soprattutto la rimozione della causa. Abbiamo detto prima, modesto rialzo della glicemia, enorme quantità di insulina e poi ipoglicemia di rimbalzo diverse ore dopo. Quello che bisogna fare è cercare di evitare il modesto rialzo iniziale della glicemia e ci sono dei “trucchetti” abbastanza semplici per fare ciò, per esempio:
- mai carboidrati semplici e comunque mai a stomaco vuoto;
- consumare fibre;
- bere acqua per mantenersi sempre ben idratati;
- abituarsi a mangiare lentamente e masticare bene (per esempio, se una persona mangia in 5 minuti il suo piatto di 70-80 gr di pasta può avere un’ipoglicemia due ore dopo dal pasto; se lo mangia in quindici minuti, non avrà il brusco rialzo della glicemia e non avrà neppure il rischio di ipoglicemia post-prandiale.
Nei casi più estremi, esistono farmaci che permettono di rallentare il transito verso il sangue del glucosio che sta nel nostro intestino, e quindi ridurre in modo efficace lo stimolo di cui abbiamo parlato.
Prevenzione dell'Ipoglicemia
Una prevenzione per le crisi ipoglicemiche, in termini assoluti, non c’è. Per prevenire episodi ripetuti, è fondamentale seguire una dieta per ipoglicemia, che includa pasti regolari e bilanciati, ricchi di carboidrati complessi e proteine.
È possibile però adottare alcune misure preventive, tra cui:
- mangiare prima di svolgere un’attività fisica o sportiva
- Il primo passo deve essere quello di impostare una terapia dietetica basata su pasti bilanciati ad adeguato contenuto di carboidrati, grassi, proteine e fibre.
- Il paziente deve seguire una dieta con pasti piccoli e frequenti, evitando alcolici e zuccheri semplici (come bevande zuccherate, dolci e pane bianco).
- L’esercizio fisico regolare e il mantenimento di un peso corporeo ideale (con un indice di massa corporea tra 18 e 25 Kg/m2) sono essenziali.
- La gestione dietetica deve includere pasti bilanciati con carboidrati, grassi, proteine e fibre.
Se la dieta da sola non è sufficiente a prevenire episodi ipoglicemici, possono essere utilizzati farmaci, per esempio l’acarbosio, che riduce l’assorbimento intestinale del glucosio, o la metformina, che riduce l’insulino-resistenza.
Tabella riassuntiva: Ipoglicemia - Valori, Sintomi e Trattamenti
| Aspetto | Dettagli |
|---|---|
| Definizione | Glicemia inferiore a 70 mg/dL |
| Sintomi Comuni | Sudorazione, vertigini, tachicardia, fame, sonnolenza, irritabilità, cefalea |
| Trattamento Immediato | Assunzione di 15g di zuccheri semplici (es. zucchero, caramelle, bevande zuccherate) |
| Prevenzione | Pasti regolari e bilanciati, limitare zuccheri semplici e alcol, attività fisica |
| Diagnosi | Esami del sangue, OGTT (test da carico orale di glucosio) |
| Ipoglicemia postprandiale | Si manifesta dopo i pasti, spesso a distanza di due o tre ore dal loro termine |
L'ipoglicemia è una condizione da non sottovalutare, sia nei diabetici sia nei non diabetici. Riconoscere i sintomi dell’ipoglicemia e conoscere le cause di glicemia bassa è essenziale per intervenire in modo tempestivo e prevenire complicazioni. Se si verificano episodi frequenti di cali di zuccheri, è consigliabile rivolgersi a un medico per una valutazione approfondita e una gestione adeguata della glicemia.
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