L'osmolarità esprime la concentrazione di una soluzione, sottolineando il numero di particelle in essa disciolte indipendentemente dalla carica elettrica e dalle dimensioni.
L'osmolarità è espressa in osmoli per litro (osmol/L o OsM) o - quando la soluzione è particolarmente diluita - in milliosmoli per litro (mOsM/L).
Il suo valore esprime la concentrazione della soluzione, ma non dice alcunché sulla natura delle particelle in essa contenute.
Di riflesso, due soluzioni con uguale osmolarità avranno lo stesso contenuto numerico di particelle e le medesime proprietà colligative (stessa tensione di vapore, stessa pressione osmotica e stessa temperatura di congelamento ed ebollizione).
Un litro di soluzione contenente una mole di glucosio avrà quindi la stessa osmolarità di un litro di soluzione contenente una mole di sodio (perché una mole, per definizione, contiene un numero fisso di particelle -atomi, ioni o molecole -, pari a 6,02x1023).
Osmolarità nei Compartimenti dell'Organismo
In condizioni normali, l'osmolarità è identica per tutti i fluidi presenti nei vari compartimenti dell'organismo e il suo valore si aggira intorno alle 300 mOsM (eventuali gradienti vengono annullati da movimenti di acqua).
Questi compartimenti sono suddivisibili in intra- ed extra-cellulari, che contengono, rispettivamente, un quantitativo di acqua pari al 40% e al 20% del peso corporeo; il compartimento extracellulare viene ulteriormente suddiviso in due compartimenti: quello plasmatico (1/3) e quello interstiziale (2/3).
E' molto importante che l'osmolarità dei vari compartimenti sia uguale; infatti, se aumenta la concentrazione di soluti nel liquido extracellulare l'acqua esce dalla cellula per osmosi (e raggrinzisce), mentre nella situazione opposta la cellula richiama acqua fino a scoppiare.
Nel comparto idrico extracellulare l'osmole più importante è il sodio, mentre in quello intracellulare prevale il potassio.
Va detto, comunque, che l'osmolarità plasmatica efficace (o tonicità) non corrisponde a quella totale.
Infatti, determinano movimenti d'acqua dalla soluzione più concentrata a quella meno concentrata soltanto le molecole che non possono attraversare liberamente le membrane semipermeabili ad esse interposte.
Al contrario, ne esistono altre, come l'urea, che pur contribuendo alla determinazione dell'osmolarità sono liberamente permeabili (attraversano le membrane) e come tali non riescono a creare gradienti di acqua.
L'urea, pertanto, passa senza problemi la barriera cellulare e per questo non è in grado di condizionare movimenti d'acqua sui due lati della membrana.
Regolazione dell'Osmolarità Plasmatica
A tale scopo, gli osmocettori ipotalamici - stimolati dalla ipersodemia - innescano lo stimolo della sete e la conseguente introduzione di acqua riporta l'osmolarità plasmatica in equilibrio.
Contemporaneamente, viene rilasciato l'ormone antidiuretico (o ADH o vasopressina), che agisce a livello renale aumentando il riassorbimento di acqua e diminuendo, di riflesso, la sua eliminazione nelle urine.
Queste, dal canto loro, aumentano la loro osmolarità (perché più concentrate).
Test dell'Osmolarità: Cosa Misura e Quando Viene Utilizzato
Il test dell'osmolarità riflette la concentrazione di sostanze come sodio, potassio, cloro, glucosio e urea in un campione di sangue, urina o, talvolta, feci.
L'osmolarità plasmatica viene utilizzata per valutare l'equilibrio idrico-salino dell'organismo e individuare l'origine di una produzione di urina significativamente aumentata o diminuita.
L'osmolarità plasmatica viene misurata in seguito a un prelievo ematico da una vena del braccio.
Questo parametro può essere determinato anche su un campione di urina random o, in qualche caso, su feci liquide fresche (refrigerate o congelate entro 30 minuti dalla raccolta).
A volte, l'esame dell'osmolarità plasmatica non richiede alcuna preparazione; in altri casi, occorre osservare un digiuno (niente cibo o bevande eccetto l'acqua) per almeno 6 ore prima di fare il test.
L’osmolalità è una misura del numero di particelle disciolte in un fluido.
Il test dell’osmolalità riflette la concentrazione di sostanze come sodio, potassio, cloro, glucosio e urea disciolte in un campione di sangue e, talvolta, urina.
L’equilibrio idrico dell’organismo è un processo dinamico regolato dal controllo della quantità d’acqua escreta con l’urina e dall’aumento o decremento d’acqua ingerita per mezzo del controllo della “sete”.
Quando aumenta l’osmolalità del sangue, indicando un decremento della quantità di acqua nell’organismo o un aumento del numero di particelle (come sodio, cloro e glucosio), l’ipotalamo secerne l’ormone antidiuretico (ADH), che stimola i reni a trattenere liquidi e quindi a produrre urina concentrata.
La ritenzione dell’acqua diluisce il sangue, diminuendo così l’osmolalità e aumentando il volume e la pressione ematica.
L’osmolalità ematica corrisponde perlopiù alla misura del sodio disciolto nel siero (la porzione liquida del sangue).
Il sodio è l’elettrolita più rappresentato nel sangue e nell’urina; esso mantiene una carica elettrica neutra nell’organismo e l’equilibrio acido-base insieme a potassio, cloro e CO2 (sotto forma di bicarbonato).
Anche il glucosio e l’urea, pur non essendo elettroliti ma particelle (molecole), contribuiscono all’osmolalità.
Gap Osmotico
L’aumento dell’osmolalità spesso è causato da avvelenamento o overdose.
L’osmolalità può essere misurata o stimata tramite i principali soluti presenti nel sangue.
La differenza tra i risultati misurati e stimati è chiamata gap osmotico o gap osmolale.
Per il calcolo del gap osmotico, l’osmolalità stimata viene calcolata misurando la concentrazione ematica di sodio, urea e glucosio.
In alcuni casi viene inclusa anche la misura dell’etanolo.
L’osmolalità urinaria può essere prescritta insieme all’osmolalità sierica per valutare l’equilibrio idrico e per capire il motivo di una produzione aumentata o diminuita d’urina.
Insieme all’osmolalità urinaria viene spesso richiesta anche la misura del sodio e della creatinina nell’urina.
Il test dell’osmolalità sierica e il gap osmotico possono essere prescritti in presenza di segni e sintomi imputabili a iponatriemia o all’ingestione di sostanze tossiche come metanolo o glicoletilenico.
L’osmolalità è dinamica e fluttua in base alla risposta dell’organismo allo squilibrio idrico temporaneo.
I test dell’osmolalità sierica e urinaria devono essere valutati insieme al quadro clinico del paziente ed al risultato di altri esami come quelli relativi alla misura di sodio, glucosio e urea.
In generale, l’aumento dell’osmolalità sierica è dovuto alla diminuzione dell’acqua o all’aumento dei soluti nel sangue.
L’aumento del gap osmotico (superiore a 10) è anomalo e indica spesso la presenza di sostanze osmoticamente attive nel sangue dovuta all’ingestione di sostanze tossiche come metanolo.
L’entità del gap è proporzionale alla quantità di sostanze tossiche presenti.
Altre cause possono essere la chetoacidosi, l’insufficienza renale, la chetoacidosi diabetica e lo shock.
L’osmolalità urinaria viene di solito valutata in considerazione della quantità d’urina prodotta dal soggetto in esame.
L’aumento della produzione d’urina e la bassa osmolalità possono essere dovute all’eccessiva assunzione di liquidi, alla ridotta produzione di ADH o al diabete.
Per il calcolo del gap osmotico, devono essere eseguiti il sodio ematico, l’urea e il glucosio per ottenere l’osmolalità attesa.
Osmolarità: Valori Alti e Bassi
L'osmolarità plasmatica è un parametro dinamico, che fluttua a seconda di come risponde l'organismo allo squilibrio idrico-salino temporaneo e di come lo corregge.
L'osmolarità non è diagnostica: suggerisce che il paziente ha uno squilibrio, ma non ne evidenzia la causa.
In generale, quando il valore è alto, significa che l'acqua è diminuita nel sangue e/o sono aumentati i soluti.
Tra le varie malattie che possono essere responsabili di un incremento dell'osmolarità plasmatica si riscontrano, più comunemente, l'uremia, l'iperglicemia, il diabete insipido, l'iperlattacidemia e l'ipernatriemia.
Una diminuzione dell'osmolarità può derivare, invece, soprattutto dalla presenza nel paziente di uno stato di iponatriemia.
Differenze Chiave: Osmolalità vs. Peso Specifico e Osmolarità
Qual è la differenza tra osmolalità e peso specifico? Il peso specifico è parte dell’esame dell’urina.
Valuta il peso delle particelle solide nell’acqua.
L’osmolalità e il peso specifico di solito cambiano in parallelo.
Tuttavia, quando nell’urina sono presenti molecole grandi e pesanti (come glucosio e proteine), i risultati divergono.
Il peso specifico può aumentare di più, in relazione al peso delle molecole, mentre l’osmolalità aumenta di poco, riflettendo il numero di molecole.
Qual è la differenza tra osmolalità e osmolarità? L’osmolalità misura la concentrazione dei soluti nel liquido, rispetto al numero di particelle per peso (kg) di liquido.
L’osmolarità valuta il numero di particelle per volume (litro) di liquido.
Nei liquidi diluiti, sono essenzialmente uguali; le differenze sono più evidenti in liquidi altamente concentrati.
Osmolalità Fecale
L’osmolalità fecale può talvolta essere prescritta come supporto nella valutazione della diarrea cronica non imputabile ad infezione batterica o parassitica o ad altre cause identificabili come infiammazione o danno intestinale.
Per il test, devono essere raccolte le feci fresche, non contaminate con l’urina, in un contenitore pulito.
I pazienti con diarrea acquosa cronica possono aver assunto sostanze osmoticamente attive, come i lassativi, che inibiscono il riassorbimento di acqua nell’intestino.
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