Glicemia e Diabete: Qual è la Differenza?

Il diabete mellito, o più semplicemente diabete, è una patologia dovuta ad un aumento nel sangue della glicemia, ovvero dei livelli di zucchero (glucosio). Il termine "mellito" deriva dal fatto che le urine diventano dolci (dal latino "mellitus", “dolce come il miele”) a causa della grande quantità di zuccheri eliminati dal rene.

Alla base della comparsa del diabete c’è un’insufficienza nella quantità d’insulina, prodotta dal pancreas, oppure uno scorretto funzionamento biologico dell’ormone, che non riesce più a controllare bene la glicemia.

Che cos’è il diabete di tipo 2?

Il diabete di tipo 2 è una patologia che si specifica per l’eccessiva quantità di zuccheri nel sangue. Il diabete di tipo 2 sta aumentando a livello globale e rappresenta il 90% dei casi di diabete, mentre il restante 10% è rappresentato dal diabete di tipo 1.

I due fattori che hanno determinato l’aumento del diabete di tipo 2, nei Paesi occidentali, sono le abitudini sbagliate di alimentazione e l’aumento della popolazione.

Quanti tipi di diabete mellito esistono?

Il diabete mellito è una malattia che racchiude in sé tante patologie diverse, tutte accomunate da livelli alti di glicemia.

Si distinguono:

  • il diabete di tipo 1 o insulino-dipendente;
  • il diabete di tipo 2 o non-insulino-dipendente;
  • il diabete gestazionale;
  • il diabete monogenico (MODY, maturity-onset diabetes of the young)
  • il diabete secondario ad altra patologia, come per una malattia del pancreas, o provocato da specifici farmaci, come ad esempio il cortisone.

Diabete mellito e insipido: che differenza c’è?

Il diabete insipido è totalmente diverso dal mellito, in quanto non si caratterizza dagli alti livelli di glicemia nel sangue, ma da un’eccessiva diuresi e sete insaziabile. Questa malattia è dovuta a una scarsa o assente produzione della vasopressina o da una mancata sensibilità dei reni all’azione di questo ormone. Infatti, la vasopressina, un ormone antidiuretico, ha come compito quello di stimolare il riassorbimento dell’acqua a livello renale e di regolare la diuresi.

Quali sono le cause del diabete?

Il diabete tipo 1 è di origine autoimmune: le cellule pancreatiche che producono insulina vanno incontro ad una progressiva autodistruzione, non riuscendo così più a controllare i livelli di zucchero nel sangue. Gli anticorpi responsabili di tale autodistruzione sono probabilmente prodotti in risposta ad un virus o ad agenti tossici ambientali. Una bassa o assente produzione d’insulina fa si che l’insulina diventi una terapia salvavita nei pazienti con diabete di tipo 1, chiamato per questo diabete insulino-dipendente.

I sintomi possono comparire soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, manifestandosi raramente dopo i 40 anni. Esiste però una variante del diabete tipo 1, chiamata LADA (Latent Autoimmune Diabetes of the Adult), in cui l’attacco autoimmune alle cellule del pancreas è più lento, tanto che la malattia compare in età più avanzata e si sviluppa nell’arco di parecchi anni.

Il diabete tipo 2 è dovuto ad alterazioni genetiche ed epigenetiche (cioè fattori ambientali) e presenta un decorso lento. Il deficit di insulina risulta meno grave rispetto a quello tipico del diabete di tipo 1.

Il diabete di tipo 2 non è una malattia autoimmune e i meccanismi alla base della patologia possono essere:

  • un vero e proprio deficit di insulina;
  • uno scorretto funzionamento dell’ormone o la presenza di resistenza all’insulina;
  • una combinazione dei precedenti.

Il diabete gestazionale è quello che può comparire durante la gravidanza e che, di solito, scompare dopo il parto. Le donne, però, che hanno avuto il diabete gestazionale durante la prima gravidanza risultano maggiormente esposte alla probabilità di sviluppare di nuovo diabete gestazionale in gravidanze successive e diabete di tipo 2 durante la loro vita.

Il diabete monogenico è causato da un singolo difetto genetico che porta ad alti livelli di glicemia (iperglicemia). Questo tipo di diabete è ereditario: se un genitore è malato, lo saranno di sicuro anche i suoi figli. L’esempio classico è il MODY, Maturità Onset Diabetes of the Young, di cui esistono molte varianti in base al gene interessato. Di questa categoria fanno parte poi anche il diabete neonatale, rarissimo, e altre varianti ugualmente rare.

Infine, il diabete secondario può essere causato dalla presenza di altre malattie o dall’assunzione di farmaci come il cortisone. Certe patologie determinano la distruzione delle cellule pancreatiche beta o causano resistenza all’azione dell’insulina. Esempi delle prime sono le pancreatiti, la fibrosi cistica, il tumore al pancreas, mentre delle seconde l’acromegalia, la sindrome di Cushing e il feocromocitoma.

Quali sono le possibili cause del diabete di tipo 2?

Come accennato, il diabete di tipo 2 è dovuto ad alterazioni nel funzionamento dell’insulina. C’è poi la componente ereditaria: avere un parente stretto malato può aumentare le probabilità di sviluppare il diabete. Infine, anche lo stile di vita assume un valore cruciale, poiché i soggetti sovrappeso o obesi, alla lunga, possono finire con l’ammalarsi.

Quanto è diffuso il diabete mellito?

Il diabete è una malattia molto diffusa: in Italia sono circa 3.5 milioni le persone a cui è stato diagnosticato con un aumento di circa il 60% negli ultimi 20 anni. Purtroppo, si pensa che tantissimi altri siano malati senza saperlo, tanto che il numero reale dei diabetici in Italia superi i 4 milioni. Il diabete più comune è quello di tipo 2 e solo circa un 5% della popolazione presenta diabete tipo 1.

Quali sono i fattori di rischio del diabete?

I fattori di rischio del diabete di tipo 1 sono familiarità, l’essere affetti da altre malattie autoimmuni, come ad esempio artrite reumatoide, vitiligine etc, o la presenza di malattie autoimmuni fra genitori e fratelli/sorelle. I fattori di rischio del diabete di tipo 2 sono fondamentalmente tre:

  • sovrappeso/obesità
  • mancanza di esercizio fisico
  • fattori socioeconomici, nel senso che le persone meno avvantaggiate socialmente ed economicamente sono quelle più colpite, considerando che presentano maggiore stress psicosociale, minor accesso all’educazione sanitaria e alle cure e hanno meno possibilità nella scelta di una alimentazione adeguata.

Altri fattori di rischio importanti sono: ipertensione arteriosa, alterazioni del metabolismo dei grassi (basso livello di colesterolo HDL e/o alti livelli di trigliceridi) e abitudine del fumo.

Il diabete è una malattia ereditaria?

Il diabete, nella maggior parte dei casi, non è una malattia ereditaria: un genitore diabetico non deve per forza trasmettere alla sua prole la malattia. Va però detto che esiste una predisposizione genetica, soprattutto nel caso del diabete di tipo 2. Ciò vuol dire che se si ha genitore o un fratello/sorella diabetico (parenti di primo grado) si è esposti ad un maggior rischio di sviluppare la malattia rispetto a chi non ha parenti affetti.

Quali sono i sintomi del diabete?

Spesso, il diabete non si manifesta attraverso disturbi particolari. Tra i sintomi più caratteristici, comunque, ritroviamo una sete intensa (polidipsia), una frequente necessità di urinare in maniera abbondante (poliuria) e un aumento dell’appetito (polifagia).

Nelle persone affette da diabete tipo 1, che spesso vanno incontro ad una importante perdita di peso, la malattia esordisce in maniera piuttosto forte causando malessere, sonnolenza e odore di acetone nell’alito. Il diabete di tipo 2, invece, viene scoperto spesso in occasione di esami di laboratorio e quindi in assenza di specifici disturbi.

Come avviene la diagnosi di diabete mellito?

Una persona è malata di diabete se la glicemia misurata attraverso gli esami del sangue a digiuno risulta superiore a 126 mg/dl.

Ci sono però anche altri metodi in cui può essere eseguita la diagnosi.

Se si presentano sintomi correlabili al diabete, oppure si pensa di essere a rischio di svilupparlo per familiarità, oppure dagli esami del sangue la glicemia risulta alta, si può effettuare il test dell’emoglobina glicosilata (HbA1c). L’emoglobina è una proteina del sangue deputata al trasporto dell’ossigeno. Questo test permette di monitorare la glicemia sul lungo periodo in quanto si basa sulla irreversibilità della glicosilazione dell’emoglobina, cioè una modificazione strutturale che comporta l’adesione di una molecola di zucchero alla proteina. Le persone affette da diabete presentano valori più elevati di HbA1c (maggiori del 6,5%). Perché questo test da informazioni sul lungo periodo? Perché l'emoglobina glicosilata, racchiusa all'interno dei globuli rossi, circola nel sangue per circa tre mesi, che poi è il periodo di durata media della vita di un globulo rosso.

Un altro esame diagnostico è il test di tolleranza al glucosio o di carico di glucosio. Una glicemia maggiore o uguale a 200mg/dl, dopo due ore dalla somministrazione orale di glucosio a digiuno, è indicativa della malattia.

Come avviene la diagnosi di diabete?

Nelle persone sane, trascorse otto ore di digiuno, la glicemia è solitamente inferiore ai 100 mg/dl. Viene effettuato in più fasi, la prima delle quali consiste in un prelievo di sangue per la misurazione della glicemia a digiuno. Successivamente, al paziente verrà somministrata una soluzione che contiene 75 grammi di glucosio, secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Infine, tra gli esami del sangue prescritti per diagnosticare il diabete, c’è un test noto come test dell’emoglobina glicata, che misura la concentrazione di glucosio nel plasma sul lungo periodo.

Differenza tra controllo della glicemia ed emoglobina glicata

Il controllo della glicemia è incluso nelle analisi del sangue di routine e misura la quantità di glucosio presente nel sangue a digiuno. I livelli di questa sostanza variano nel corso della giornata e sono strettamente dipendenti da ciò che mangiamo.

I valori glicemici normali si situano tra i 70 e i 99 mg/dl (milligrammi per decilitro di sangue) dopo un digiuno di otto ore. Le persone diabetiche devono controllare i loro livelli di glucosio ogni giorno, usando il pratico kit per l’auto-test con il glucometro, per essere certi di avere valori della glicemia nella norma.

Quando la glicemia a digiuno supera i livelli di guardia (iperglicemia), allora siamo in una condizione di pre-diabete da monitorare, indicativa di una difficoltà dell’organismo nel metabolizzare gli zuccheri. I parametri da considerare si situano tra i 100 e i 125 mg/dl, mentre parliamo di diabete conclamato per un’iperglicemia a digiuno uguale o superiore ai 126 mg/dl.

L’emoglobina glicata o glicosata (HbA1c) non è un esame del sangue di routine, ma un test specialistico che si effettua in laboratorio e si prescrive sia in caso di pre diabete che di diabete effettivo.

Curva da carico orale di glucosio (OGTT)

Uno di questi è la curva glicemica o meglio curva da carico orale di glucosio.Questa analisi misura la quantità di glucosio nel sangue sia a digiuno che dopo l’assunzione di una certa quantità di zuccheri.

Si effettua attraverso due prelievi ematici, il secondo dei quali due ore dopo aver assunto 75 g di zucchero disciolto in acqua.

Il risultato del test può essere sintomatico sia di un diabete conclamato - se i valori glicemici sono uguali o superiori ai 200 ml/dl - oppure attestare una condizione pre diabetica qualora i valori si situino tra i 140 e 199 ml/dl. In questo caso è ancora possibile evitare l’ingresso nel diabete con una dieta mirata che riporti la glicemia a livelli non pericolosi.

Il test della curva da carico orale di glucosio viene prescritta di routine anche in gravidanza, allo scopo di diagnosticare un diabete gestazionale.

Ricerca di glucosio nelle urine (glicosuria)

Di norma nelle nostre urine non sono presenti tracce di glucosio. Urine “dolci” (glicosuria), anche scoperte casualmente, possono pertanto essere un sintomo di pre diabete o di diabete effettivo.

Qual è la differenza tra diabete di tipo 1 e 2?

Il diabete è una malattia che, in entrambi i tipi nei quali può svilupparsi, comporta livelli ematici di glucosio superiori al normale, condizione nota come iperglicemia.

Quali sono le conseguenze del diabete?

La non modificazione dei fattori di rischio cardiovascolare e i livelli costantemente alti di zucchero nel sangue possono aumentare il rischio di danni ai vasi sanguigni, sia grandi che piccoli. Tra le gravi complicanze dovute al diabete si elencano:

  • danni neurologici o neuropatie, che causano deficit sensitivi, motori, visivi, acustici;
  • danni renali o nefropatia, che interessano le strutture filtranti del rene (i glomeruli) e che possono portare in casi estremi alla dialisi;
  • danni oculari o retinopatie, ad esempio peggioramento della vista fino alla cecità;
  • danni cardio-cerebrovascolari, che possono portare ad infarto del miocardio, a cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca e a ictus cerebrale
  • depressione.

Quella del piede diabetico è una delle conseguenze più diffuse nei soggetti affetti da diabete mellito.

Come prevenire il diabete?

Purtroppo, oggi non è ancora possibile prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 1. Non esiste nessuna evidenza scientifica che dimostri come attraverso un particolare stile di vita o assumendo determinati farmaci si possa evitare di ammalarsi di questa malattia.

Discorso diverso, invece, per il diabete di tipo 2. La prevenzione dovrebbe cominciare già nell’adolescenza. Tenere sotto controllo il peso e seguire una dieta varia ed equilibrata sono fattori fondamentali nella prevenzione della malattia. I soggetti obesi, infatti, hanno un rischio di 10 volte maggiore di sviluppare diabete rispetto ad una persona di peso normale. Inoltre, il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 aumenta anche in chi consuma soprattutto cibi o bevande ricchi di zuccheri semplici o di grassi saturi ( per esempio burro, margarina, carni e formaggi grassi, olio di cocco o di palma).

Anche fare attività fisica aiuta nella prevenzione. Chi svolge una vita sedentaria, trascorrendo molto tempo davanti alla TV, per esempio, ha un rischio maggiore di chi invece cammina almeno 5 Km al giorno, 3 volte alla settimana.

Cosa non mangiare con il diabete di tipo 2?

Chi ha già problemi ai reni, quindi, dovrebbe comunque limitare la loro assunzione.

Quali cibi evitare in caso di diabete mellito?

In caso di diagnosi di diabete mellito, il paziente dovrà evitare l’assunzione di determinati alimenti come, ad esempio, quelli ad elevato contenuto di grassi e carboidrati (snack dolci confezionati e bevande dolci). Dovrà prediligere, quindi, alimenti a basso contenuto calorico come yogurt e cereali integrali, frutta come fragole, kiwi e mirtilli, albume d'uovo, formaggi magri come i formaggi di capra, ricotta fresca di mucca e latte scremato. Meglio scegliere carni bianche (pollo, tacchino) e prediligere il pesce. Inoltre, sarà fondamentale limitare le quantità di cibo, mangiando porzioni non eccessive.

Va quindi favorita la dieta mediterranea, ricca delle fibre contenute nelle verdure, che vanno sempre quando possibile aumentate, mentre tra la frutta è opportuno limitare quella con maggiori quantità di zuccheri, come uva, banane, fichi o la frutta essiccata. I formaggi vanno consumati con moderazione non più di 2-3 volte a settimana, privilegiando quelli freschi tipo ricotta, fiordilatte, primosale ed evitando quelli più grassi (es. mascarpone, gorgonzola) e stagionati. Anche il consumo di carne andrebbe limitato, in particolare le carni rosse, se lo si desidera si possono consumare moderatamente i tagli magri e le carni bianche, ma in generale è meglio inserire nella propria dieta altre fonti di proteine, come i legumi e il pesce.

E i carboidrati? Come abbiamo detto sono da evitare quelli raffinati, che vanno sostituiti dai cereali integrali (da consumare comunque con limitazione). Gli alimenti andrebbero conditi a crudo con olio extravergine di oliva e al sale sono da preferire le spezie e le erbe aromatiche. Le porzioni, inoltre, vanno contenute: regolare la quantità di calorie ingerite è utile a evitare picchi glicemici.

Come curare il diabete di tipo 2?

Prima di addentrarci nelle varie tipologie di trattamento, è necessario premettere che il diabete non può essere guarito. I pazienti con diabete, dunque, oltre a seguire le terapie indicate, dovrebbero anche prestare attenzione alla propria alimentazione.

È importante ribadire che chi ha il diabete deve seguire i consigli e le terapie proposte degli specialisti diabetologi di riferimento, ma ci sono una serie di accortezze quotidiane che possono aiutare a contenere i fattori di rischio e diminuire il livello di glicemia nel sangue.

Tra le principali concause del diabete figurano obesità e sovrappeso, spesso dovuti a uno stile di vita errato, in cui non viene praticata attività fisica. Effettuare un’attività sportiva regolarmente, invece, aiuta a contenere il peso e favorisce l’utilizzo dello zucchero da parte dell’organismo, che lo trasforma in energia. Una delle conseguenze dell’iperglicemia è la disidratazione: bere molta acqua aiuta a mantenersi idratati e a eliminare il glucosio in eccesso tramite le urine. Anche lo stress favorisce la glicemia alta, a causa della maggior secrezione di ormoni che aumentano i valori di glucosio nel sangue. Infine anche avere un riposo notturno regolare aiuta l’organismo a mantenersi in salute: poco riposo e un ritmo sonno-veglia irregolare favoriscono l’iperglicemia, proprio come lo stress. Evitare caffeina e cioccolato nelle ore precedenti al sonno, non esporsi a schermi come quelli di televisione, computer o smartphone e creare una routine che introduca il corpo al riposo, possono essere semplici trucchi per dormire meglio.

Infine, per i pazienti diabetici in cui è indicato, è importante monitorare la glicemia mediante l’utilizzo degli appositi misuratori segnalati dagli specialisti.

Alimenti ricchi di carboidrati raffinati, come pane bianco, pasta e riso raffinati dovrebbero essere evitati.

Diabete di tipo 2: cambiamenti nello stile di vita come dieta e esercizio fisico sono spesso i primi passi.

L'autocontrollo della glicemia è un elemento fondamentale per il trattamento del diabete di tipo 2. Prima di tutto ricorda di avere a disposizione il glucometro, le strisce reattive, un batuffolo di cotone imbevuto con disinfettante, un batuffolo di cotone asciutto e una lancetta pungidito. Disinfetta un polpastrello.

Applica la goccia sulla striscia reattiva o lascia che la striscia reattiva aspiri la goccia. I controlli possono essere eseguiti a rotazione, il mattino a digiuno,prima dei pasti, dopo due ore dal pasto o prima di andare a letto.

In caso di terapia con insulina i controlli vanno ripetuti più volte al giorno (prima dei pasti e due ore dopo cena).

Quali sono i trattamenti per curare il diabete?

Il diabete di tipo 1, non appena diagnosticato, va subito curato per evitare una grave complicanza chiamata chetoacidosi diabetica (DKA). L'unica terapia oggi disponibile è quella a base di insulina. Grazie ai moderni sistemi di somministrazione d’insulina e di monitoraggio della glicemia associati ad uno stile di vita sano, il paziente con diabete di tipo 1 riesce a condurre una vita normale e a prevenire l'insorgenza di complicazioni a lungo termine derivanti dalla malattia.

I farmaci per curare il diabete di tipo 2 sono di diverso tipo e i pazienti non sempre necessitano di una terapia insulinica. Ogni persona diabetica, infatti, può rispondere diversamente alla terapia antidiabetica. Per questo motivo è necessario sviluppare una terapia personalizzata che tenga conto del singolo quadro clinico e delle caratteristiche di ciascuna persona diabetica. In generale, è comunque possibile tenere sotto controllo la malattia monitorando la glicemia, che a digiuno e prima del pasto dovrà essere compresa tra 90-130 mg/dL, e dopo il pasto, circa 2 ore dopo, dovrà essere inferiore a 180 mg/dl. L’emoglobina glicosilata, invece, dovrà essere inferiore a 7%.

Il paziente diabetico dovrà, inoltre, tenere sotto controllo la pressione arteriosa, i cui valori dovranno essere inferiori a 130 mmHg per la pressione arteriosa sistolica e minori o uguali a 80 mmHg per la pressione arteriosa diastolica. Nel caso di coesistenza di malattia renale cronica, la pressione arteriosa sistolica dovrebbe mantenersi sotto i 120 mm Hg. Viene consigliato, poi, di tenere monitorati anche i valori di colesterolo LDL (che dovranno rimanere inferiori a 100 mg/dl) e dei trigliceridi (che dovranno essere minori di 150 mg /dL).

Qual è l'impegno del Mario Negri nella cura del diabete?

Nel diabete di tipo 2, l’insulina viene prodotta normalmente ma non funziona bene, così che il nostro organismo non riesce a controllare adeguatamente i livelli di glucosio nel sangue. Nel tempo la glicemia non ben controllata dai farmaci porta alla comparsa di complicanze a carico di vari organi (cuore, occhi e reni).

Le complicanze che interessano i reni sono oggetto della ricerca del Mario Negri, che si distingue come un pilastro in questo ambito, con l'obiettivo di offrire una comprensione più approfondita di queste patologie e di porre le basi per nuovi approcci terapeutici e preventivi.

Le complicanze che interessano il cuore, invece, sono oggetto della ricerca del Laboratorio di Prevenzione Cardiovascolare, del Dipartimento di Politiche per la Salute. Si è visto che la prevalenza del diabete aumenta anche con l’invecchiamento della popolazione: oltre il 25% della popolazione con più di 65 anni ha il diabete e si stima che questa prevalenza aumenterà in maniera significativa in futuro. Il diabete è un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari (CV), che rappresentano la principale causa di morte nelle persone che soffrono di questa patologia.

Negli ultimi anni, sono state introdotte nuove classi di farmaci antidiabetici, tra cui gli agonisti dei recettori (GLP1-RA) e gli inibitori del co-trasportatore sodio-potassio (SGLT-2i) che hanno dimostrato di migliorare il profilo cardio-renale e ridurre il rischio di mortalità per cause cardiovascolari (CV) nei pazienti con diabete. Seguendo le recenti Linee Guida della Società Europea di Cardiologia, l’uso di questi farmaci è raccomandato per la gestione dei diabetici che hanno un rischio CV elevato o per coloro che hanno già avuto un evento CV.

Come per tutti farmaci, anche per queste classi terapeutiche più nuove va valutata la probabilità di avere effetti collaterali, come disturbi a livello gastrointestinale o infezioni genitourinarie, tra quelli più rilevanti.

Un recente studio condotto dai ricercatori del Laboratorio di Prevenzione Cardiovascolare ha rilevato un aumento dei diabetici in trattamento con metformina, farmaco di prima scelta per trattare questa patologia. Si è inoltre osservata una riduzione nell’uso di sulfaniluree, una classe di antidiabetici che andrebbe usata con cautela nell’anziano in quanto può causare ipoglicemia (in particolare il farmaco glibenclamide, appartenente a questa classe). In generale, poi, è stato osservato un aumento nella prescrizione degli antidiabetici inibitori del dipeptidil-peptidasi IV (inibitori della DPP-4) e di quelli più recenti (GLP-1-RA e SGLT2i).

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