Ipoglicemia a Digiuno in Gravidanza: Cause e Rimedi

L'ipoglicemia è il rapido abbassamento della concentrazione di glucosio nel sangue. Gli zuccheri costituiscono una risorsa preziosa per l'organismo, in quanto rappresentano un'importantissima fonte di energia. Il glucosio è un nutriente essenziale per il nostro organismo, un po' come la benzina lo è per l'automobile.

Cos'è l'Ipoglicemia?

Le maggiori oscillazioni glicemiche si verificano dopo un pasto abbondante (iperglicemia) e in seguito a digiuno prolungato (ipoglicemia). L'ipoglicemia è una condizione generalmente percepita dal soggetto, specie quando questa scende al di sotto dei 50 mg per 100 ml.

Questa condizione provoca infatti il rilascio di una serie di ormoni che, dopo la comparsa di un generale senso di debolezza dovuto alla sofferenza del sistema nervoso centrale, stimolano il corpo a reagire. Se non trattata in tempo, l'ipoglicemia può condurre al coma ipoglicemico, che compare generalmente quando la concentrazione di glucosio nel sangue scende al di sotto dei 20 mg/dl. La comparsa della classica sintomatologia è comunque legata, oltre al valore assoluto della glicemia, alla tolleranza individuale e alla velocità con cui il tasso glicemico si abbassa.

Cause dell'Ipoglicemia

Vari e numerosi possono essere gli agenti eziologici alla base di questa condizione. In alcuni casi, l'ipoglicemia può essere la conseguenza di una cattiva alimentazione. La crisi ipoglicemica si verifica più frequentemente nei pazienti in cura con insulina, sulfoniluree e glinidi (farmaci che stimolano il pancreas a produrre insulina).

L’ipoglicemia nel soggetto senza diabete è rara, si verifica soltanto in malattie molto poco frequenti (ad esempio tumori neuroendocrini secernenti insulina) o come ipoglicemia reattiva (eccessiva produzione di insulina dopo un pasto). Nelle persone con diabete l’ipoglicemia ha un carico pesante in termini di impatto socioeconomico, conseguenze a breve e lungo termine e di scarsa qualità di vita.

Gli episodi di ipoglicemia nel diabete tipo 1 (DT1) e nel diabete tipo 2 di lunga durata (DT2) sono in genere il risultato di un mancato equilibrio tra quantità di insulina presente in circolo, carboidrati ingeriti e ormoni controregolatori. Tra le persone con diabete, le ipoglicemie sono più frequenti nelle ragazze adolescenti, gli anziani e i pazienti con diabete e obesità dopo intervento bariatrico. La paura dell’ipoglicemia ha un effetto negativo sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie che condiziona spesso l’adesione ottimale alla terapia.

Anche le cause di ipoglicemia possono essere tante e diverse. La causa più comune è la terapia del diabete ovvero la quantità di insulina o la dose di ipoglicemizzante eccessiva non controbilanciata da un adeguato consumo di cibo o consumo ritardato rispetto all’assunzione del farmaco. Ovviamente la possibilità di episodi di ipoglicemia è comune anche in chi fa una terapia insulinica, se ha il diabete di tipo 1 o un diabete di tipo 2 da lunga data ormai diventato insulino-dipendente. In tutti i casi in cui l’insulina somministrata è troppa, la persona con diabete va incontro a ipoglicemia.

In altri termini, cosa succede in queste persone che non hanno ancora il diabete ma che hanno parenti di primo e secondo grado con diabete tipo 2 in famiglia e che sono a rischio di svilupparlo (magari senza saperlo)? Quando mangiano zuccheri semplici, la glicemia sale anche di poco, il pancreas si accorge che la glicemia sta salendo e se esiste una condizione di resistenza all’insulina, il pancreas tende a produrre quantità enormi di insulina, non solo più che sufficienti per ridurre la modesta iperglicemia (che non è ancora diabete) ma soprattutto in grado di determinare un’importante ipoglicemia di rimbalzo alla seconda, la terza ma anche fino alla quinta ora dopo che si è mangiato proprio perché la quantità di insulina che è stata prodotta e che rimane in circolo è troppa rispetto alle necessità.

Si, esistono delle altre ipoglicemie decisamente più rare che sono dovute per esempio alla carenza di ormoni. Come già accennato, il nostro corpo ha un meraviglioso meccanismo di regolazione della glicemia: un solo ormone che la abbassa, l’insulina, ma tanti ormoni controregolatori che cercano di riportarla su modulando le variazioni glicemiche, per proteggere il nostro cervello che si nutre soltanto di glucosio. Se alcuni di questi ormoni mancano o sono scarsi, ci può essere il rischio di ipoglicemia che può manifestarsi sia a digiuno ma anche dopo un pasto (ipoglicemia postprandiale).

Un’altra causa di ipoglicemia, in genere non comune, e anche difficile da cogliere è il consumo di alcolici. Il problema è che a digiuno abbiamo poco glicogeno (già utilizzato per superare il digiuno) e la gluconeogenesi è inibita in presenza di elevate concentrazioni di alcol nel sangue, soprattutto se si è a digiuno. Quindi in una persona che è a digiuno e che magari ha assunto un po’ di alcol, il fegato non è più in grado di fare nuovo glucosio (gluconeogenesi) e smette di immetterlo nel sangue e in alcuni casi la glicemia può quindi scendere al di sotto di valori considerati normali fino a valori decisamente bassi.

Sintomi dell'Ipoglicemia

I segni e i sintomi dell’ipoglicemia sono tanti, dipendono da persona a persona e in genere hanno un’insorgenza repentina, sono conseguenti al tentativo che il nostro corpo fa per controbilanciare l’ipoglicemia in atto. Entrano in gioco alcuni ormoni controregolatori: i primi che partono sono il glucagone, prodotto dal pancreas, e il cortisolo che è il normale ormone dello stress. In questa situazione stressante per l’organismo, entrambi gli ormoni cercano di far risalire la glicemia: in questa fase di ipoglicemia lieve, la persona può sentirsi stressata, giramenti di testa, vista offuscata.

Se la glicemia scende ancora di più, entrano in gioco altri ormoni che cercano di far risalire più rapidamente la glicemia bassa: sono le catecolamine (adrenalina, noradrenalina) i tipici ormoni sintetizzati quando reagiamo a qualcosa di importante: paura, ansia, trepidazione, rabbia, gioia, etc … se stiamo litigando con qualcuno ci accorgeremo subito che ci aumenta ancora di più la sudorazione, abbiamo la tachicardia (cioè il cuore che batte a mille!), la bocca asciutta, uno stato di agitazione e nervosismo, con tremore e rossore al volto, lacrime facili, mal di testa etc, tutti segni e sintomi che le catecolamine sono entrate in circolo. Il rilascio di catecolamine rappresenta il più importante segno premonitore di un eventuale successivo episodio di ipoglicemia moderata o grave in una persona che ha il diabete che sta facendo insulina o altri farmaci orali ipoglicemizzanti.

Dopo questa prima fase che comunque continua, se non viene interrotta, il cervello comincia a soffrire per la mancanza di glucosio (che rappresenta la sua unica fonte nutritiva insieme ai chetoni che normalmente però sono assenti se non in una situazione di lungo digiuno) e si cominciano ad avere segni di spossatezza, sonnolenza, pallore, formicolio alle labbra, confusione mentale, difficoltà a parlare, fino ad alterazioni di coscienza, coma e convulsioni, se la glicemia continua ad abbassarsi. In questo caso, la persona entrata in stato di ipoglicemia non sarà più autonoma e dovrà essere aiutata a riprendersi.

Ipoglicemia in Gravidanza

La gravidanza rappresenta un momento molto delicato. Le alterazioni ormonali, infatti, possono provocare uno squilibrio nei livelli di glucosio nel sangue. Per tale ragione, dunque, è possibile il verificarsi di cali glicemici. Crescita fetale: l'ipoglicemia materna grave e persistente potrebbe teoricamente influenzare la crescita fetale, dato che il glucosio è una fonte primaria di energia per il feto. Nausea e vomito: la gravidanza può essere associata a nausea e vomito, soprattutto nel primo trimestre. Aumento del fabbisogno energetico: il feto in crescita richiede energia.

I livelli glicemici medi durante il terzo trimestre nella gestante non diabetica sono sensibilmente più bassi di quelli di comune riscontro al di fuori della gravidanza e hanno un ritmo circadiano (che si ripete per un periodo di circa 24 ore) caratteristico con escursioni postprandiali di circa 40 mg/dl. È da notare, inoltre, che le glicemie giornaliere presentano, fra la 28^ e la 38^ settimana, un progressivo incremento, espressione dell’aumento fisiologico dell’insulino-resistenza.

Diabete Gestazionale

In Italia si stima che il diabete gestazionale (o gravidico) possa riguardare una media di una donna su dieci. Alcune etnie sono maggiormente a rischio di altre, in particolare le donne di origine mediorientale, caraibica o dell’Asia Meridionale (soprattutto India, Bangladesh e Pakistan). Il diabete gravidico, definito anche Diabete Mellito Gestazionale (Gestational Diabetes Mellitus, GDM), è una forma di intolleranza agli zuccheri che compare per la prima volta durante la gravidanza e termina con essa. Come altri tipi di diabete, l’organismo non riesce più a utilizzare tutti gli zuccheri introdotti con il cibo (dolci, pane, pasta, riso, frutta), che in parte rimangono dunque in circolo nel sangue.

I cambiamenti ormonali che si verificano in gravidanza rendono i tessuti meno sensibili all’insulina endogena. Questo può provocare un aumento della glicemia nella donna e un conseguente aumento di quella del feto. Il feto produce in risposta una quantità maggiore di insulina che fa aumentare i depositi di grasso, con la possibilità che il neonato possa essere macrosoma (con un peso alla nascita superiore a 4 kg o 4.5 kg). Questa condizione può causare una difficoltà nel momento della nascita, soprattutto in presenza di un diabete gravidico non adeguatamente controllato. L’eccesso di insulina prodotta dal feto può inoltre determinare, dopo la nascita, una ipoglicemia neonatale. Questi neonati possono avere bisogno di maggiori attenzioni o controlli medici più frequenti durante la degenza in ospedale. Nei bambini nati da donne con GDM si registrano più frequentemente esiti avversi rispetto ai nati di donne non affette da GDM. Nella maggior parte delle donne in gravidanza, il diabete gestazionale non produce sintomi evidenti.

Non esiste consenso sui criteri per la diagnosi di diabete gestazionale. I test differiscono nella quantità di glucosio utilizzata come carico, nella tempistica del prelievo, nel tipo di campione di sangue analizzato, nei valori soglia. L’esame per il diabete gestazionale più comunemente usato è quello con determinazione della glicemia dopo due ore da un carico orale con 75 grammi di glucosio, secondo i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, riportati nella linea guida Diabetes in pregnancy. In questo esame viene inizialmente misurata la glicemia a digiuno con un prelievo, poi viene offerto di bere “velocemente” una soluzione a base di zucchero. I valori della glicemia vengono poi ricontrollati dopo 60 e dopo 120 minuti.

Rischi per il Feto e la Mamma

Le complicanze in caso di diabete gestazionale e i rischi per il feto e la mamma sono quasi tutti prevenibili con un buon controllo della glicemia della donna durante la gravidanza.

  • Macrosomia fetale: Il feto-neonato è più grosso della norma perché durante la gravidanza riceve una grande quantità di glucosio e reagisce producendo più insulina del normale.
  • Nascita difficoltosa: Come conseguenza delle aumentate dimensioni del feto, il parto può essere più difficile.
  • Ipoglicemia neonatale alla nascita: Questo problema avviene perché l’alto livello di glucosio nel sangue fetale provoca un aumento dell’insulina, che persiste alta per un po’ di tempo anche dopo la nascita determinando così l’abbassamento della glicemia neonatale.
  • Difficoltà respiratorie alla nascita: L’iperglicemia e l’iperinsulinemia ritardano lo sviluppo polmonare fetale.

Il timing del parto costituisce solo l’ultimo gradino nella scala che porta a un risultato perinatale positivo se la diagnosi di diabete gestazionale è stata tempestiva, le scelte terapeutiche appropriate e la crescita fetale armonica.

Vediamo ora di capire cosa succede dopo il parto nei casi di diabete gestazionale e le possibili conseguenze. La malattia generalmente scompare dopo la nascita del bambino. Potrà essere proposto un controllo dopo almeno sei settimane dopo il parto poiché la presenza di questa malattia durante la gravidanza predispone a una maggiore probabilità di sviluppare diabete dell’adulto (tipo II) negli anni successivi.

Diagnosi

La prima forma di identificazione è la misurazione del glucosio nel sangue. Generalmente, un livello di glucosio nel sangue inferiore a 70 mg/dL (3,8 mmol/L) indica ipoglicemia.

Il medico può quindi chiedere di fare un test di digiuno. Questo test può durare fino a 72 ore. Un altro test è quello di tolleranza a pasto composto. Questo test è per le persone che sperimentano bassi livelli di glicemia dopo aver mangiato. Entrambi i test della glicemia comporteranno un prelievo di sangue che si effettua durante una normale analisi del sangue. I risultati sono di solito disponibili entro un giorno o due. Se il livello di zucchero nel sangue è inferiore a 50-70 milligrammi per decilitro, potrebbe trattarsi di ipoglicemia.

Quando si manifesta l’ipoglicemia, è importante intervenire ai primissimi sintomi. Se si ha a disposizione un glucometro, la prima cosa ovvia da fare è effettuare una misurazione dei livelli di glucosio nel sangue.

Come Trattare l'Ipoglicemia

L'ipoglicemia è una situazione acuta che dev'essere trattata velocemente. Nelle forme lievi è sufficiente consumare alimenti ad elevato indice glicemico (zucchero, miele, caramelle ecc.). Non bisogna comunque dimenticare di assumere anche carboidrati a indice glicemico moderato (frutta, cereali integrali ecc.), in modo da evitare l'ipoglicemia reattiva. Suddividere l'apporto calorico, affiancando ai tre pasti principali un paio di spuntini, è una strategia utile per quei soggetti che soffrono di ipoglicemia funzionale non legata a patologie particolari.

Attenzione! Quando compaiono i primi sintomi associati all'ipoglicemia, è necessario agire tempestivamente. Per prima cosa, se possibile, va misurata la glicemia capillare. Occorre interrompere, poi, qualsiasi attività, sedersi e assumere 15 grammi di zuccheri semplici (es. un bicchiere di succo di frutta, qualche caramella, una bustina e mezza di zucchero sciolta in acqua ecc.) per aumentare subito la glicemia. Se il soggetto è confuso o svenuto, si raccomanda di non tentare di farlo deglutire, poiché il cibo potrebbe finire nella trachea, ostacolando la respirazione.

Calo glicemico: la Regola del 15Ai primi sintomi di un calo glicemico lieve, è possibile porre rimedio attuando la cosiddetta Regola del 15. Se la persona è cosciente, la crisi può essere infatti scongiurata assumendo 15g di zuccheri semplici (che corrispondono a 3 zollette di zucchero). A distanza di 15 minuti dal calo glicemico, il problema può ritenersi superato se il livello di glicemia risale al di sopra di 60-70 mg/dl e spariscono i sintomi. In tal caso, è consigliabile consumare una fonte di carboidrati complessi (crackers o biscotti secchi).

Quando il calo di glicemia è particolarmente grave e i sintomi includono anche la perdita di coscienza, è assolutamente vietato cercare di far bere o mangiare qualcosa al paziente. I soggetti diabeti, che sono a rischio di crisi ipoglicemiche, dovrebbero avere con sé il glucagone in spray nasale. Questo può essere somministrato da chiunque e non richiede l’inalazione per entrare in circolo e stimolare il rilascio di glucosio nel sangue.

Somministrare quantità di glucosio contribuirà ad aumentare i livelli di zucchero nel sangue nel breve periodo. Un modo per ottenere del glucosio aggiuntivo consiste nel consumare 15 grammi di carboidrati. Queste fonti di glucosio spesso correggono correttamente l'ipoglicemia. Meglio mangiare alimenti ad alto contenuto di carboidrati, come pasta e cereali integrali, per sostenere i livelli di zucchero nel sangue dopo un periodo di ipoglicemia.

Mangiare in maniera corretta è importante sia per i pazienti diabetici, sia per chi ha una glicemia costituzionalmente più bassa. L’alimentazione può risultare di grande aiuto nel prevenire cali di glicemia. Sono assolutamente da evitare regimi alimentari “improvvisati” e particolarmente restrittivi, soprattutto quelli che propongono di evitare completamente alcuni alimenti.

Tenere sotto controllo un’ipoglicemia che compare dopo un pasto è un po’ più complesso: in genere la cosa più semplice da fare è una corretta diagnosi con un carico orale di glucosio prolungato a cinque ore e vedere se effettivamente il calo di glucosio si verifica.

Rimedi e Consigli

  • Se lo stato di ipoglicemia dipende da cause fisiologiche e non patologiche, non appena ci si sente poco bene è sufficiente bere o mangiare un alimento dolce (miele, caramelle, succo d'arancia ecc.).
  • Portare sempre con sé qualche alimento ricco di zuccheri (es.
  • fare uno spuntino o portate sempre uno spuntino con sé.

Nei casi più estremi, esistono farmaci che permettono di rallentare il transito verso il sangue del glucosio che sta nel nostro intestino, e quindi ridurre in modo efficace lo stimolo di cui abbiamo parlato.

Ci sono dei “trucchetti” abbastanza semplici per fare ciò, per esempio: mai carboidrati semplici e comunque mai a stomaco vuoto; consumare fibre; bere acqua per mantenersi sempre ben idratati; abituarsi a mangiare lentamente e masticare bene (per esempio, se una persona mangia in 5 minuti il suo piatto di 70-80 gr di pasta può avere un’ipoglicemia due ore dopo dal pasto; se lo mangia in quindici minuti, non avrà il brusco rialzo della glicemia e non avrà neppure il rischio di ipoglicemia post-prandiale.

Monitoraggio Glicemico

Potrebbe essere richiesto un monitoraggio giornaliero della glicemia, denominato “profilo glicemico”, necessario per valutare i livelli di glicemia nell’arco delle 24 ore attraverso dei dispositivi di autocontrollo che prevedono un piccolo prelievo di sangue periferico da effettuarsi a orari stabiliti. Si definisce macrosomia fetale asimmetrica quella crescita caratteristica del quadro diabetico non ben compensato in cui il feto manifesta una crescita asimmetrica con deposizione di tessuto adiposo su spalle e addome, conseguenti a un aumento di passaggio di glucosio attraverso la placenta e al successivo aumento nella produzione di insulina fetale.

I misuratori tradizionali con pungidito sono i classici glucometri a cui siamo abituati a veder utilizzare ai pazienti diabetici. Il misuratore glicemia senza puntura, invece, è un dispositivo tecnologico innovativo. Per la misurazione, si avvale di sensori indossabili che possono essere cambiati con cadenze variabili (anche una volta a settimana). Alcuni misuratori senza puntura, sono dotati anche di infusori di insulina.

La glicemia va misurata a digiuno, preferibilmente al mattino al risveglio. Bere una tazzina di caffè senza zucchero non può determinare un aumento della glicemia. No, al contrario. Periodi prolungati di digiuno, infatti, possono provocare ipoglicemia (anche di tipo reattivo).

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