Iperglicemia Post-Operatoria: Cause e Rimedi

La glicemia, termine derivante dal greco antico che significa "sangue dolce", indica la concentrazione di glucosio nel sangue. La sua regolazione è principalmente controllata da due ormoni pancreatici: l'insulina, che abbassa i livelli di glucosio, e il glucagone, che li aumenta. Oscillazioni glicemiche tra 60 e 140 mg/dl durante la giornata sono considerate normali.

L'insulinemia è il test che indica la concentrazione di insulina nel sangue. L’insulina è un ormone che viene prodotto dal pancreas e serve a regolare l’utilizzo del glucosio come fonte di energia da parte delle cellule dell’organismo. Ecco perché questo esame può essere particolarmente utile a individuare le cause di eventuali alterazioni dei livelli ematici di glucosio.

Quando e perché viene prescritto questo test?

Qual è il campione richiesto? Come ci si prepara all’esame? Quali sono i valori normali di insulina? Sono considerati valori normali di insulina quelli compresi tra le 4 e le 24 micro-unità ogni millilitro di sangue. Tuttavia, come succede per quasi tutti gli analiti, il range di riferimento può variare a seconda di diversi parametri come l’età, il sesso, ma anche la strumentazione utilizzata nei singoli laboratori.

I valori di riferimento degli esami di laboratorio possono variare a seconda della metodologia di analisi dei campioni, quelli indicati in questa scheda hanno uno scopo puramente informativo.

Cosa significa quando l’insulina è alta?

Livelli alti di insulina nel sangue possono essere dovuti ad una molteplicità di cause. Ad esempio, in presenza di insulino resistenza, una buona parte delle cellule non riesce a rispondere in modo corretto all’azione di questo ormone. Di conseguenza, l’organismo reagisce stimolando ulteriormente la secrezione di insulina. Oltre all’insulino resistenza, ci sono anche altre condizioni cliniche associate all’iperinsulinemia come, ad esempio, la sindrome metabolica o il diabete di tipo 2, la sindrome di Cushing o l’acromegalia.

Cosa succede con l’insulinemia bassa?

In presenza, invece, di livelli bassi di insulina nel sangue, le cause potrebbero essere imputabili a patologie del pancreas come, ad esempio, la pancreatite di tipo cronico, la fibrosi cistica o, ancora, un tumore del pancreas. Livelli insufficienti di insulina possono comportare iperglicemia, ossia una concentrazione di glucosio nel sangue superiore ai valori normali. Questa condizione si può manifestare con una molteplicità di sintomi. I principali sono aumento della sete, della fame e della minzione giornaliera.

L’insulina utilizzata oggi a scopo terapeutico è realizzata artificialmente attraverso una sintesi biochimica in modo tale che sia perfettamente compatibile con quella dell’uomo. Gli anticorpi anti-insulina possono alterare i risultati dei test, per cui, in questi casi, il clinico può richiedere anche l’esame del peptide C, un frammento peptidico che fa parte della pro pre-insulina, ossia la proteina che precorre l’insulina.

Iperglicemia Post-Operatoria: Un Rischio Sottovalutato

Esiste però un analogo rischio collegato all’iperglicemia di nuovo riscontro nelle persone ricoverate per essere sottoposte a intervento chirurgico? A questa domanda risponde un lavoro pubblicato sull’ultimo numero di JAMA Surgery: si tratta di uno studio osservazionale retrospettivo, condotto su un unico centro, il Medical Center della University of Washington, che ha impiegato un protocollo condiviso di misurazione della glicemia in persone ricoverate per essere sottoposte a intervento chirurgico, indipendentemente dalla presenza di diabete.

Per tutte le persone erano quindi disponibili misurazioni dei livelli glicemici prima, durante (a 60 e 90 minuti) e dopo (almeno i primi due giorni) la procedura chirurgica.

Dati dello Studio

Sono state analizzate 7634 persone con età media di 53,4 anni, di cui l’83,3% non aveva diagnosi di diabete. La presenza di un valore di glicemia >140 mg/dl nelle prime 24 ore dopo un intervento è stato il criterio per definire le persone come iperglicemiche. L’iperglicemia poi è stata classificata come lieve (140-179 mg/dl), moderata (180-249 mg/dl) e grave (>250 mg/dl).

Le complicanze postoperatorie sono state osservate nel 12% dei diabetici e nel 14% dei non diabetici; tuttavia, la proporzione di persone che ha sviluppato complicanze è stata maggiore nei non diabetici rispetto ai diabetici per ogni livello di iperglicemia (lieve 13,3 vs 6.8%; moderata 22 vs 14%; grave 38 vs 24%) indipendentemente dalla gravità delle complicanze stesse.

Dopo aggiustamento per i fattori confondenti, gli OR per il rischio di qualsiasi complicanza nei non diabetici è stato 1,83 (IC 95% 0,93-3,6) per l’iperglicemia lieve, 1,49 (IC 95% 1,06-2,11) per la moderata e 1,88 (IC 95% 1,11-3,17) per l’iperglicemia grave.

Questo studio evidenzia un rischio significativo di complicanze post-operatorie associate all'iperglicemia, specialmente in pazienti non diabetici.

Tabella: Rischio di Complicanze Post-Operatorie in Pazienti Diabetici e Non Diabetici in Base al Livello di Iperglicemia

Livello di Iperglicemia Non Diabetici (%) Diabetici (%)
Lieve (140-179 mg/dl) 13.3 6.8
Moderata (180-249 mg/dl) 22 14
Grave (>250 mg/dl) 38 24

Cause dell'Iperglicemia

La causa più conosciuta di iperglicemia è senza dubbio il diabete mellito, malattia caratterizzata da un difetto di secrezione e/o di azione dell'insulina. Nel diabetico in terapia ipoglicemizzante, l'iperglicemia deriva molto spesso dall'insufficiente somministrazione di insulina o di farmaci ipoglicemizzanti.

I cortisonici, mimando l'azione del cortisolo, aumentano le concentrazioni sieriche di glucosio al pari dell'epinefrina (adrenalina). Ridurre bruscamente il livello di attività fisica o consumare un pasto ricco di carboidrati contribuisce, soprattutto nel paziente diabetico, ad elevare significativamente i livelli glicemici.

Esclusi i casi in cui viene diagnosticato il diabete, esistono diverse altre condizioni che portano all’iperglicemia.

Sintomi dell'Iperglicemia

Uno stato di iperglicemia lieve può non dare alcuna manifestazione e passare del tutto inosservato, a meno di effettuare un esame del sangue per la misurazione della glicemia. Viceversa, un’iperglicemia significativa può determinare sintomi come l’aumento della sete, della necessità di bere e di urinare.

Altri sintomi comuni in condizioni di iperglicemia sono la perdita di peso (quando la condizione cronicizza), l'annebbiamento della vista, la facile affaticabilità, la nausea ed il vomito, la sonnolenza, l'arrossamento e la disidratazione cutanea, la xerostomia (scarsa ed alterata secrezione salivare), l'alito acetonemico (odore di frutta matura) e le infezioni da candida. Quest'ultimo sintomo è dovuto alla perdita di glucosio con le urine (glicosuria), che favorisce la colonizzazione batterica delle vie urinarie.

I sintomi dell’iperglicemia vengono spesso sottovalutati, perché non riconosciuti o attribuiti ad altri fattori.

Diagnosi

Come primo screening per monitorare i livelli di glucosio si effettua un prelievo ematico a digiuno. Il valore normale di riferimento della glicemia a digiuno è compreso tra 70 e 100mg/dl.

Nei soggetti con valori di glicemia compresi tra 110-125 mg/dl e parenti di primo grado, genitori e nonni, affetti da diabete, si consiglia l’esecuzione del Carico Orale di Glucosio, un esame che valuta i livelli glicemia a digiuno e a due ore dall’assunzione orale di 75g di glucosio, sempre mediante prelievo ematico. Rientrano nei limiti di norma, valori di glicemia a 2 ore dal pasto inferiori a 140 mg/dl. Esiti nel range 141-199 mg/dl evidenziano una ridotta tolleranza ai carboidrati. Se l’esito dell’esame mostra invece valori superiori a 200 mg/dl, la diagnosi è di Diabete mellito (di tipo 1).

Rimedi e Gestione dell'Iperglicemia

In presenza di diabete o glicemia alta per effetto di altre condizioni, seguire una dieta equilibrata è di fondamentale importanza. In primis è necessario ridurre il consumo di zuccheri, grassi saturi e trans, e carboidrati raffinati, in favore di alimenti ricchi di fibre, come le verdure. Evitare i carboidrati raffinati, che andranno sostituiti con cereali integrali. Importante è anche ridurre il consumo di carne, da sostituire con altre fonti di proteine, quali i legumi e il pesce. Anche la quantità di tutte le pietanze deve essere contenuta per evitare picchi glicemici.

In particolare, è importante ridurre l’apporto di zuccheri semplici, grassi e sale e seguire un’alimentazione complessivamente sana e bilanciata dal punto di vista dell’apporto nutrizionale e calorico.

Oltre all’attenzione alla dieta, che è bene ribadirlo, dovrà essere studiata dallo specialista su misura per ogni paziente, per tenere a bada la glicemia, è importante mantenere un peso adeguato e fare attività fisica con regolarità. Aumentare l’esercizio fisico, muovendosi almeno mezz’ora al giorno tutti i giorni (o quasi), è fondamentale per ridurre l’iperglicemia perché permette di usare il glucosio presente in eccesso nel sangue per il lavoro muscolare e di ridurre l’insulino-resistenza. Inoltre, l’attività fisica regolare aiuta a perdere peso e a tenere sotto controllo la pressione arteriosa minima e massima e i livelli di colesterolo, facendo aumentare il colesterolo buono HDL (High Density Lipoproteins).

Fondamentale è inoltre l’idratazione: bere molto consente di rimanere idratati e permette di eliminare il glucosio in eccesso, tramite le urine.

Altri rimedi naturali che sembrano contribuire a contrastare l’iperglicemia comprendono la cannella, i semi di lino, l’avena, il ginseng, il magnesio e la soia. Infine, sono disponibili numerosi integratori per ridurre la glicemia, come ad esempio probiotici ed estratti naturali.

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