Gli zuccheri costituiscono una risorsa preziosa per l'organismo, in quanto rappresentano un'importantissima fonte di energia. Il glucosio è un nutriente essenziale per il nostro organismo, un po' come la benzina lo è per l'automobile. La glicemia indica la concentrazione di glucosio nel sangue.
Cos'è l'Ipoglicemia?
L'ipoglicemia è il rapido abbassamento della concentrazione di glucosio nel sangue. L'ipoglicemia è più frequente nell'intervallo fra i pasti e nelle ore notturne. Le maggiori oscillazioni glicemiche si verificano dopo un pasto abbondante (iperglicemia) e in seguito a digiuno prolungato (ipoglicemia). Ricorso ai lipidi per soddisfare richieste energetiche normalmente coperte dagli zuccheri.
Sintomi dell'Ipoglicemia
L'ipoglicemia è una condizione generalmente percepita dal soggetto, specie quando questa scende al di sotto dei 50 mg per 100 ml. Se non trattata in tempo, l'ipoglicemia può condurre al coma ipoglicemico, che compare generalmente quando la concentrazione di glucosio nel sangue scende al di sotto dei 20 mg/dl. La comparsa della classica sintomatologia è comunque legata, oltre al valore assoluto della glicemia, alla tolleranza individuale e alla velocità con cui il tasso glicemico si abbassa.
I segni e i sintomi dell’ipoglicemia sono tanti, dipendono da persona a persona e in genere hanno un’insorgenza repentina, sono conseguenti al tentativo che il nostro corpo fa per controbilanciare l’ipoglicemia in atto. Entrano in gioco alcuni ormoni controregolatori: i primi che partono sono il glucagone, prodotto dal pancreas, e il cortisolo che è il normale ormone dello stress. In questa situazione stressante per l’organismo, entrambi gli ormoni cercano di far risalire la glicemia: in questa fase di ipoglicemia lieve, la persona può sentirsi stressata, giramenti di testa, vista offuscata.
Se la glicemia scende ancora di più, entrano in gioco altri ormoni che cercano di far risalire più rapidamente la glicemia bassa: sono le catecolamine (adrenalina, noradrenalina) i tipici ormoni sintetizzati quando reagiamo a qualcosa di importante: paura, ansia, trepidazione, rabbia, gioia, etc … se stiamo litigando con qualcuno ci accorgeremo subito che ci aumenta ancora di più la sudorazione, abbiamo la tachicardia (cioè il cuore che batte a mille!), la bocca asciutta, uno stato di agitazione e nervosismo, con tremore e rossore al volto, lacrime facili, mal di testa etc, tutti segni e sintomi che le catecolamine sono entrate in circolo.
Dopo questa prima fase che comunque continua, se non viene interrotta, il cervello comincia a soffrire per la mancanza di glucosio (che rappresenta la sua unica fonte nutritiva insieme ai chetoni che normalmente però sono assenti se non in una situazione di lungo digiuno) e si cominciano ad avere segni di spossatezza, sonnolenza, pallore, formicolio alle labbra, confusione mentale, difficoltà a parlare, fino ad alterazioni di coscienza, coma e convulsioni, se la glicemia continua ad abbassarsi.
Cosa Fare in Caso di Ipoglicemia
Attenzione! Quando compaiono i primi sintomi associati all'ipoglicemia, è necessario agire tempestivamente. Occorre interrompere, poi, qualsiasi attività, sedersi e assumere 15 grammi di zuccheri semplici (es. un bicchiere di succo di frutta, qualche caramella, una bustina e mezza di zucchero sciolta in acqua ecc.) per aumentare subito la glicemia. Se il soggetto è confuso o svenuto, si raccomanda di non tentare di farlo deglutire, poiché il cibo potrebbe finire nella trachea, ostacolando la respirazione. Se lo stato di ipoglicemia dipende da cause fisiologiche e non patologiche, non appena ci si sente poco bene è sufficiente bere o mangiare un alimento dolce (miele, caramelle, succo d'arancia ecc.).
Nelle forme lievi è sufficiente consumare alimenti ad elevato indice glicemico (zucchero, miele, caramelle ecc.). Non bisogna comunque dimenticare di assumere anche carboidrati a indice glicemico moderato (frutta, cereali integrali ecc.), in modo da evitare l'ipoglicemia reattiva. Suddividere l'apporto calorico, affiancando ai tre pasti principali un paio di spuntini, è una strategia utile per quei soggetti che soffrono di ipoglicemia funzionale non legata a patologie particolari. Portare sempre con sé qualche alimento ricco di zuccheri (es. Se si ha a disposizione un glucometro (dispositivo medico che consente di misurare la glicemia) si consiglia di misurare la glicemia dopo 15-20 minuti dall'ingestione di cibo. Se i livelli di glucosio nel sangue sono inferiori a 70 mg/dl, si consiglia di consumare altro cibo e di misurare nuovamente la glicemia dopo altri 15-20 minuti.
In breve, si parla della “regola del 15”: l’ipoglicemia dovrebbe essere trattata assumendo 15 g di carboidrati (preferibilmente glucosio in tavolette o in grani o sciolto in acqua o 125 ml di una bibita zuccherata o di un succo di frutta o un cucchiaio da tavola di miele), misurando nuovamente la glicemia dopo 15 minuti e ripetendo il trattamento con altri 15 g di carboidrati sino a che la glicemia non risulti superiore a 100 mg/dl.
Cause dell'Ipoglicemia
Vari e numerosi possono essere gli agenti eziologici alla base di questa condizione. In alcuni casi, l'ipoglicemia può essere la conseguenza di una cattiva alimentazione. La crisi ipoglicemica si verifica più frequentemente nei pazienti in cura con insulina, sulfoniluree e glinidi (farmaci che stimolano il pancreas a produrre insulina). Alcuni dei farmaci usati per la terapia del diabete (insulina, sulfoniluree e biguanidi) sono le cause più frequenti di ipoglicemia. L’ipoglicemia nel soggetto senza diabete è rara, si verifica soltanto in malattie molto poco frequenti (ad esempio tumori neuroendocrini secernenti insulina) o come ipoglicemia reattiva (eccessiva produzione di insulina dopo un pasto).
Anche le cause di ipoglicemia possono essere tante e diverse. La causa più comune è la terapia del diabete ovvero la quantità di insulina o la dose di ipoglicemizzante eccessiva non controbilanciata da un adeguato consumo di cibo o consumo ritardato rispetto all’assunzione del farmaco. Quando mangiano zuccheri semplici, la glicemia sale anche di poco, il pancreas si accorge che la glicemia sta salendo e se esiste una condizione di resistenza all’insulina, il pancreas tende a produrre quantità enormi di insulina, non solo più che sufficienti per ridurre la modesta iperglicemia (che non è ancora diabete) ma soprattutto in grado di determinare un’importante ipoglicemia di rimbalzo alla seconda, la terza ma anche fino alla quinta ora dopo che si è mangiato proprio perché la quantità di insulina che è stata prodotta e che rimane in circolo è troppa rispetto alle necessità.
Si, esistono delle altre ipoglicemie decisamente più rare che sono dovute per esempio alla carenza di ormoni. Abbiamo detto prima, modesto rialzo della glicemia, enorme quantità di insulina e poi ipoglicemia di rimbalzo diverse ore dopo. Quello che bisogna fare è cercare di evitare il modesto rialzo iniziale della glicemia e ci sono dei “trucchetti” abbastanza semplici per fare ciò, per esempio: mai carboidrati semplici e comunque mai a stomaco vuoto; consumare fibre; bere acqua per mantenersi sempre ben idratati; abituarsi a mangiare lentamente e masticare bene (per esempio, se una persona mangia in 5 minuti il suo piatto di 70-80 gr di pasta può avere un’ipoglicemia due ore dopo dal pasto; se lo mangia in quindici minuti, non avrà il brusco rialzo della glicemia e non avrà neppure il rischio di ipoglicemia post-prandiale.
Un’altra causa di ipoglicemia, in genere non comune, e anche difficile da cogliere è il consumo di alcolici. Il problema è che a digiuno abbiamo poco glicogeno (già utilizzato per superare il digiuno) e la gluconeogenesi è inibita in presenza di elevate concentrazioni di alcol nel sangue, soprattutto se si è a digiuno. Quindi in una persona che è a digiuno e che magari ha assunto un po’ di alcol, il fegato non è più in grado di fare nuovo glucosio (gluconeogenesi) e smette di immetterlo nel sangue e in alcuni casi la glicemia può quindi scendere al di sotto di valori considerati normali fino a valori decisamente bassi.
Ovviamente il rischio di ipoglicemia è molto diverso tra il diabete di tipo 1 (DT1) e il diabete di tipo 2; è molto più frequente nelle persone che hanno il DT1. Questo perché anche una minima quantità di insulina endogena (cioè fatta nel nostro corpo e che quindi segue la normale modulazione dello stimolo di secrezione dell’insulina) può aiutarci nel cercare di gestire la glicemia. In genere chi ha il diabete di tipo 2 ha sempre un po’ di insulina endogena, anche se è insufficiente e deve iniettarsi l’insulina.
Cos'è l'Iperglicemia?
Iperglicemia è il termine medico per livelli elevati di glucosio nel sangue. Nel diabete lo scopo del trattamento è il mantenimento dei livelli di glicemia il più vicino possibile ai valori normali. Nei diabetici i sintomi dell’iperglicemia tendono a svilupparsi lentamente nell’arco di qualche giorno o settimane. I sintomi di iperglicemia possono anche dipendere da un diabete non diagnosticato; è quindi fondamentale consultare il proprio medico per un inquadramento.
Sintomi dell'Iperglicemia
I sintomi iniziali dell’iperglicemia sono:- Aumento della sete
- Aumento della fame
- Aumento della quantità di urina escreta
Con l’avanzare della problematica possono insorgere: confusione; annebbiamento della vista; vomito; disidratazione. Nei casi più gravi e non trattati, si può arrivare fino al coma e alla morte.
Valori Normali della Glicemia
I livelli di glucosio nel sangue (glicemia) a digiuno sono di norma al minimo la mattina, prima della colazione, ma aumentano sempre dopo i pasti per un paio di ore circa. Durante l’arco della giornata la glicemia può variare moltissimo. Oscillazioni comprese tra 60 mg/dL (valore a digiuno) e 140 mg/dL (valore dopo pranzo) sono da considerarsi normali. Sono considerati normali valori di glicemia a digiuno compresi tra 60 e 110 mg/dL.
È considerato normale un valore della glicemia a digiuno compreso tra 70 e 99 mg/dl. Sotto questo livello, quindi, si può parlare di ipoglicemia, sopra di iperglicemia. Per una diagnosi di diabete, però, la glicemia deve superare i 126 mg/dl in due diverse misurazioni.
La seguente tabella riassume i valori normali della glicemia:
| Condizione | Valore (mg/dL) |
|---|---|
| Normale (a digiuno) | 70 - 99 |
| Ipoglicemia (a digiuno) | Sotto 70 |
| Prediabete (a digiuno) | 100 - 125 |
| Diabete (a digiuno) | Superiore a 126 (in due misurazioni) |
Gestione della Glicemia
Un’alimentazione sana è alla base di una vita sana, a prescindere dal diabete. Per quanto possibile, pianificare per ciascun pasto una giusta composizione di amidi, frutta e verdure, proteine e grassi. Più si conoscono i fattori che influenzano la propria glicemia, più se ne possono prevedere le fluttuazioni e gestirsi coerentemente. L’attività fisica è un’altra componente importante del piano di prevenzione e gestione del diabete. Questi fattori concorrono ad abbassare il livello glicemico nel paziente diabetico e prevenirlo nel soggetto sano.
In caso di diagnosi di diabete l’obiettivo della terapia è quindi riportare i valori di zucchero nel sangue in un intervallo adeguato, che può variare leggermente da un paziente all’altro. Può essere necessario controllarne i valori più volte al giorno ed il medico, per monitorare il paziente, può avvalersi anche di un esame del sangue denominato A1C (emoglobina glicata) che serve a quantificare il livello medio di glicemia degli ultimi tre mesi. Al termine del controllo glicemico, annotare i risultati e rivederli con il medico per capire come cibo, attività fisica e stress influiscono sulla glicemia. Osservare con attenzione i dati relativi alla propria glicemia per vedere se i livelli risultano troppo bassi o troppo alti, ripetitivamente più o meno alle stesse ore del giorno. È necessaria una lunga fase di apprendimento.
Per molti soggetti diabetici, l’obiettivo sarà intorno a 6,5 - 7% (48 - 53 mmol/mol); può tuttavia dover essere più alto in alcuni pazienti, in particolare bambini e anziani. I valori di HbA1c compresi tra 42 e 48 mmol/mol (6,0-6,49%) non sono legati ad una diagnosi di diabete, ma sono considerati meritevoli di attenzione in quanto associati a un elevato rischio di sviluppare la malattia. Ricordiamo in ogni caso che al momento non esiste uniformità di vedute su questo punto da parte delle società mediche, infatti l’OMS considera le evidenze disponibili non sufficienti per dare alcuna raccomandazione sull’interpretazione di livelli di emoglobina glicata inferiore a 48 mmol/mol (6,49%), mentre al contrario, l’ADA (Associazione diabetologi statunitense) estende la categoria di elevato rischio anche ai valori di emoglobina glicata compresi fra 39 e 42 mmol/mol (es. 5,7-6%).
Come Misurare la Glicemia
L’auto-misurazione della glicemia è semplicissima, grazie ai glucometri in commercio. Questi strumenti sono auto-calibranti e in grado di dare risultati attendibili nel giro di pochi secondi. Le operazioni da compiere per misurare autonomamente la glicemia sono:
- Lavare le mani con acqua e sapone, risciacquare ed asciugare accuratamente.
- Inserire la lancetta sterile nella penna pungidito e caricarla.
- Inserire la striscetta nel glucometro.
- Pungere un polpastrello delle due dita centrali.
- Far fuoriuscire una goccia di sangue e depositarla sulla striscetta reattiva.
- Attendere ed effettuare la lettura del risultato.
- Gettare via striscetta e lancetta utilizzate.
Quasi tutti i misuratori moderni hanno la possibilità di memorizzare un gran numero di risultati ed alcuni permettono l’analisi dell’andamento tramite delle app su smartphone, al quale si collegano. Se non si è abbastanza tecnologici poco importa, basterà utilizzare un normale misuratore glicemia e segnare il risultato su un diario delle misurazioni.
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