L'ipoglicemia è il rapido abbassamento della concentrazione di glucosio nel sangue. Gli zuccheri costituiscono una risorsa preziosa per l'organismo, in quanto rappresentano un'importantissima fonte di energia. Il glucosio è un nutriente essenziale per il nostro organismo, un po' come la benzina lo è per l'automobile.
La glicemia è la concentrazione di glucosio nel sangue e si indica in mg/dl. I valori di riferimento per la glicemia vanno considerati a digiuno. In linea generale, si considerano desiderabili valori compresi tra 70 e 100 mg/dl. Nei neonati, ad esempio, può essere considerato normale anche un valore inferiore a 70 mg/dl (ma mai al di sotto dei 40 mg/dl). Nelle persone anziane, al contrario, sono considerati tollerabili anche valori di poco superiori ai 100 mg/dl.
Le maggiori oscillazioni glicemiche si verificano dopo un pasto abbondante (iperglicemia) e in seguito a digiuno prolungato (ipoglicemia). L'ipoglicemia è più frequente nell'intervallo fra i pasti e nelle ore notturne.
Cos'è l'ipoglicemia?
L’ipoglicemia è una delle complicanze acute del diabete ed è caratterizzata da una diminuzione repentina dei livelli di glucosio nel sangue, che scendono a 55mg/dl (milligrammi per decilitro), anche se i disturbi possono essere già percepiti con livelli più alti (meno di 70mg/dl) o del tutto normali, specie se vi è stato un rapido calo della glicemia. L'ipoglicemia è una condizione generalmente percepita dal soggetto, specie quando questa scende al di sotto dei 50 mg per 100 ml. Questa condizione provoca infatti il rilascio di una serie di ormoni che, dopo la comparsa di un generale senso di debolezza dovuto alla sofferenza del sistema nervoso centrale, stimolano il corpo a reagire.
Quando si parla di ipoglicemia?
L’ipoglicemia è una condizione che può capitare (anche con una certa frequenza) ai pazienti diabetici, che assumono farmaci ipoglicemizzanti orali o insulina. Esistono poi altre patologie che possono provocare ipoglicemia, anche se più raramente.
Cause dell'ipoglicemia
Vari e numerosi possono essere gli agenti eziologici alla base di questa condizione. La causa più frequente di ipoglicemia è legata all’assunzione di farmaci per curare il diabete (come l’insulina o le sulfaniluree). In alcuni casi, l'ipoglicemia può essere la conseguenza di una cattiva alimentazione. La crisi ipoglicemica si verifica più frequentemente nei pazienti in cura con insulina, sulfoniluree e glinidi (farmaci che stimolano il pancreas a produrre insulina). Altre cause possono essere:
- Complicanze di interventi chirurgici (es.
- Patologie endocrine severe che alterano i meccanismi controregolatori (es.
- Assunzione di alcuni specifici farmaci in un contesto di insufficienza renale.
Ipoglicemia reattiva o post-prandiale
L’ipoglicemia reattiva, o post-prandiale, si verifica con la pancia piena, dopo aver mangiato, tipicamente quando si consumano molti carboidrati.
Sintomi dell'ipoglicemia
I sintomi dell’ipoglicemia possono variare da persona a persona ed è importante che ciascuno sappia individuare i propri “segni d’allarme” per riconoscere, trattare e prevenire le crisi ipoglicemiche. Una crisi ipoglicemica può manifestarsi con vari sintomi: senso di vuoto allo stomaco (accompagnato da un intenso languore e di conseguenza da un bisogno impellente di mangiare), sudorazione fredda, tremore alle gambe e alle mani, palpitazioni, ansia, difficoltà a parlare, e più in generale sensazione di spossatezza e confusione. Molte persone iniziano a notare i sintomi di ipoglicemia quando i livelli di zucchero nel sangue scendono sotto la soglia di 70 mg/dl. Questo stato si presenta accompagnato da sintomi svariati tra loro. Se non si interviene subito, i sintomi posso peggiorare. Se si hanno le vertigini, ci si sente confusi o con il cuore che batte a mille, probabilmente si tratta di ipoglicemia.
E' tuttavia doverosa un’importante precisazione: non devi pensare che fino a 55 mg/dL si accusino solo fame, tremori e sudorazione e poi, non appena il valore scenda a 54, compaiano gli altri. Vanno invece intesi come uno spettro di possibili disturbi a gravità crescente, che compaiono in una sorta di continuum non solo come abbiamo detto prima in base alla velocità di discesa dei valori, ma anche in base al proprio stato di salute.
Ipoglicemia: sintomi variano molto a seconda della gravità e si manifestano solitamente per valori di glicemia inferiori a 60 mg/dl. Crisi ipoglicemica possono verificarsi anche durante la notte. In questi casi, come comprensibile, risulta più complicato riconoscere rapidamente i sintomi.
Cosa fare in caso di ipoglicemia
Attenzione! Quando compaiono i primi sintomi associati all'ipoglicemia, è necessario agire tempestivamente. Per prima cosa, se possibile, va misurata la glicemia capillare. Se si ha a disposizione un glucometro, la prima cosa ovvia da fare è effettuare una misurazione dei livelli di glucosio nel sangue.
- Occorre interrompere, poi, qualsiasi attività, sedersi e assumere 15 grammi di zuccheri semplici (es. un bicchiere di succo di frutta, qualche caramella, una bustina e mezza di zucchero sciolta in acqua ecc.) per aumentare subito la glicemia.
- Bisogna poi rivalutare la glicemia dopo 15 minuti e ripetere l’assunzione sopra indicata sino a che la glicemia non risulti superiore a 100 mg/dl.
- Qualora i valori rimanessero <70 mg/dl e/o in caso di un peggioramento dei sintomi e perdita di coscienza è consigliabile consultare il medico e assumere/somministrare una fiala (1 mg) di glucagone intramuscolo oppure tramite spray nasale, di utilizzo molto più semplice.
- Quando la persona riprende conoscenza deve assumere gli zuccheri secondo le indicazioni precedenti.
Se il soggetto è confuso o svenuto, si raccomanda di non tentare di farlo deglutire, poiché il cibo potrebbe finire nella trachea, ostacolando la respirazione. Se la vittima della crisi ipoglicemica è cosciente e può assumere cibo per via orale, il sopraccitato trattamento consiste nella somministrazione di zucchero, miele, una caramella o una bevande zuccherata. Se la vittima della crisi ipoglicemica è incosciente e non può ingerire nulla, il suddetto trattamento prevede la somministrazione di glucagone o glucosio per via endovenosa. Se l’ipoglicemia ha provocato una perdita di coscienza, è importante mettere la persona interessata in sicurezza (in posizione seduta o sdraiata su un fianco) e sottoporla a una iniezione di emergenza di glucagone, se lo si ha a disposizione.
La Regola del 15
In caso di sospetta o certa ipoglicemia lieve/moderata in soggetti in grado di assumere alimenti per via orale, la «regola del 15» è quella più efficace. Ai primi sintomi di un calo glicemico lieve, è possibile porre rimedio attuando la cosiddetta Regola del 15. Se la persona è cosciente, la crisi può essere infatti scongiurata assumendo 15g di zuccheri semplici (che corrispondono a 3 zollette di zucchero).
- Dopo aver assunto lo zucchero necessario, bisogna far passare quindici minuti.
- Trascorsi questi, si può procedere all’utilizzo del glucometro, un dispositivo che, attraverso la digitopuntura, permette la misurazione della glicemia.
- Poiché l’effetto della correzione è solo temporaneo, diventa essenziale continuare a monitorare i livelli di glicemia ogni quindici minuti dopo la correzione.
A distanza di 15 minuti dal calo glicemico, il problema può ritenersi superato se il livello di glicemia risale al di sopra di 60-70 mg/dl e spariscono i sintomi. In tal caso, è consigliabile consumare una fonte di carboidrati complessi (crackers o biscotti secchi).
Come prevenire l'ipoglicemia
Per prevenire l’ipoglicemia, è importante monitorare i livelli di glucosio nel sangue ed essere preparati a trattarla tempestivamente in qualsiasi momento. In caso di ipoglicemia reattiva si consiglia invece di intervenire sulla dieta. Utile fare pasti piccoli e frequenti, bilanciati con proteine, grassi, carboidrati e fibre, evitando zuccheri semplici (dolci, pane bianco, bevande zuccherate) e alcolici. Importante anche eseguire regolarmente esercizio fisico e mantenere il peso corporeo nella norma. In questo modo è possibile prolungare e stabilizzare l’assorbimento del glucosio, evitando picchi iperglicemici e l’iperinsulinismo, che può associarsi a ipoglicemia reattiva.
Suddividere l'apporto calorico, affiancando ai tre pasti principali un paio di spuntini, è una strategia utile per quei soggetti che soffrono di ipoglicemia funzionale non legata a patologie particolari. Portare sempre con sé degli alimenti ricchi di zuccheri (es: cioccolatini, bevande analcoliche zuccherate, miele, uva passa ecc.), per fronteggiare tempestivamente un'eventuale calo della glicemia. Portare sempre con sé qualche alimento ricco di zuccheri (es.
L’alimentazione può risultare di grande aiuto nel prevenire cali di glicemia. Mangiare in maniera corretta è importante sia per i pazienti diabetici, sia per chi ha una glicemia costituzionalmente più bassa. Ma quali sono gli accorgimenti alimentari da attuare, quindi, per prevenire crisi ipoglicemiche?
Indice glicemico
L’indice glicemico è un numero che indica il modo in cui un dato alimento innalza la glicemia rispetto al glucosio semplice. Più l’indice glicemico è basso rispetto al 100 del glucosio e più lentamente gli zuccheri vengono rilasciati nel sangue. Gli alimenti a basso indice glicemico sono alimenti ricchi sia di carboidrati che di fibre. L’indice glicemico di un pasto può anche essere diminuito includendo fonti di fibre, che rallentano l’assorbimento dei carboidrati.
In questa tabella riportiamo alcuni degli alimenti, classificati in base all’indice glicemiche.
| Alimento | Indice Glicemico (IG) |
|---|---|
| Glucosio | 100 |
| Pane bianco | 75 |
| Riso bianco | 73 |
| Patate bollite | 78 |
| Miele | 61 |
| Pasta integrale | 40 |
| Mele | 38 |
| Lenticchie | 29 |
Ipoglicemia e Diabete
Il diabete (detto mellito, dal latino mellitus, «dolce come il miele») è una malattia metabolica cronica caratterizzata da un aumento dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia). Alla base vi è una carenza di insulina e, molto spesso, una diminuzione della sua efficacia. L’insulina è un ormone che viene prodotto dal pancreas e ha il compito di controllare i livelli di glucosio nel sangue.
- diabete mellito di tipo 1. Conosciuto anche come diabete insulino-dipendente, questa forma si verifica quando il sistema immunitario aggredisce la maggior parte delle cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina, distruggendole in modo permanente.
- diabete mellito di tipo 2. È la forma più comune, in cui si riscontra un malfunzionamento dell’insulina, che impedisce una corretta utilizzazione del glucosio da parte dell’organismo, provocando così un aumento dei suoi livelli nel sangue.
- diabete gestazionale. È la forma di diabete che può comparire nel corso della gravidanza e il più delle volte regredisce con il parto.
- diabete secondario.
- diabete MODY.
Complicanze del Diabete
- Complicanze acute: sono l’ipoglicemia e l’iperglicemia. Entrambe hanno vari stadi di gravità, con la possibilità estrema di portare al coma.
- Complicanze croniche: sono complicanze che si sviluppano alcuni anni dopo la malattia e tendono a peggiorare col passare del tempo, soprattutto se non mantiene un buon controllo dei livelli di glucosio nel sangue. Esse possono essere microvascolari o macrovascolari. Quelle microvascolari interessano i vasi arteriosi più piccoli, coinvolgendo alcuni distretti dell’organismo. Ne sono un esempio la retinopatia diabetica, dove vi è un danno ai vasi sanguigni della retina che può portare a cecità; la nefropatia diabetica, in cui vi è un danno ai vasi sanguigni dei reni che può evolvere in insufficienza renale cronica; la neuropatia diabetica, nella quale sono coinvolti i nervi periferici, e di solito vi è dolore, formicolii e perdita di sensibilità soprattutto agli arti inferiori, con quadri clinici di varia gravità: si va dalle piccole lesioni ulcerate alla cancrena. Quelle macrovascolari, invece, interessano i vasi arteriosi di dimensioni maggiori. La principale manifestazione è l’aterosclerosi, una condizione contraddistinta dal restringimento e dall’indurimento dei vasi sanguigni. Nei soggetti diabetici l’aterosclerosi è dalle due alle quattro volte più frequente rispetto alle persone sane e tende a comparire in età giovanile.
- Esiste, infine, una condizione clinica denominata «piede diabetico», scatenata dalla combinazione tra neuropatia e cattiva circolazione degli arti inferiore. Essa porta alla formazione ulcere che possono infettarsi, aumentando notevolmente il rischio di amputazione. È importante che il soggetto affetto da diabete sia molto attento alla prevenzione di questo tipo di complicanza, specie se presenta già arteriopatia periferica o sintomi iniziali.
Come già detto precedentemente, il diabete è una patologia complessa che richiede un’attenzione costante, al fine di evitare complicanze gravi.
Altre informazioni utili
La gravidanza rappresenta un momento molto delicato. Le alterazioni ormonali, infatti, possono provocare uno squilibrio nei livelli di glucosio nel sangue. Per tale ragione, dunque, è possibile il verificarsi di cali glicemici. Anche nel neonato, soprattutto nelle prime ore dopo la nascita, possono verificarsi degli episodi di ipoglicemia. Tuttavia, se non ci sono patologie alla base del problema, l’ipoglicemia nei neonati si evita semplicemente con l’allattamento a richiesta.
I misuratori tradizionali con pungidito sono i classici glucometri a cui siamo abituati a veder utilizzare ai pazienti diabetici. Il misuratore glicemia senza puntura, invece, è un dispositivo tecnologico innovativo. Per la misurazione, si avvale di sensori indossabili che possono essere cambiati con cadenze variabili (anche una volta a settimana). Alcuni misuratori senza puntura, sono dotati anche di infusori di insulina.
Quando misurare la glicemia?
La glicemia va misurata a digiuno, preferibilmente al mattino al risveglio.
Caffè e glicemia
Bere una tazzina di caffè senza zucchero non può determinare un aumento della glicemia.
Digiuno e ipoglicemia
Periodi prolungati di digiuno, infatti, possono provocare ipoglicemia (anche di tipo reattivo).
Statine e diabete
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