Il diabete è una malattia che si caratterizza per la presenza di quantità eccessive di glucosio (zucchero) nel sangue. L’eccesso di glucosio, noto con il termine di iperglicemia, può essere causato da un’insufficiente produzione di insulina o da una sua inadeguata azione; l’insulina è l’ormone che regola il livello di glucosio nel sangue.
Per glicemia si intende la quantità di glucosio presente nel sangue, ovvero la concentrazione di zuccheri che sono la principale fonte di energia delle nostre cellule. Un aumento significativo dei livelli di glucosio nel sangue indica quindi la presenza di iperglicemia.
Si fa diagnosi di diabete quando i livelli di glucosio nel sangue a digiuno sono superiori a 126 mg/dl per almeno due volte. Nelle persone con glicemia a digiuno tra 101 e 125 mg/dl si parla di “prediabete”.
Vediamo nel dettaglio cause, diagnosi e trattamenti per gestire al meglio questa condizione.
Cause della Glicemia Alta
Esclusi i casi in cui viene diagnosticato il diabete, esistono diverse altre condizioni che portano all’iperglicemia.
Il diabete mellito di tipo 2 è la risultante dell’interazione tra una predisposizione genetica e fattori ambientali.
Nei soggetti geneticamente predisposti una serie di fattori di rischio possono favorire lo sviluppo della malattia.
- Età: Tipicamente il diabete tipo 2 era, almeno fino a un paio di decenni fa, una patologia ad appannaggio dell’età matura e avanzata.
- Sovrappeso e obesità: L’aumento del tessuto adiposo (grasso) corporeo è un fattore di rischio primario per il diabete di tipo 2.
- Ridotta attività fisica: Lo stile di vita sedentario aumenta il rischio di diabete di tipo 2.
- Diabete gestazionale.
- Sindrome dell'Ovaio Policistico.
- Pregresse alterazioni della glicemia: Il diabete è spesso preceduto da modesti aumenti, non diagnostici della glicemia.
Come si può notare alcuni di questi fattori di rischio non sono modificabili (l’età) mentre altri possono essere opportunamente modificati (peso corporeo e attività fisica).
Sintomi dell'Iperglicemia
È frequente che l’iperglicemia sia asintomatica, infatti spesso i sintomi si manifestano quando il paziente presenta questa condizione ormai da anni.
Il diabete tipo 2 può rimanere asintomatico anche per lunghi periodi. Infatti si considera che ogni due persone con diabete noto ce ne sia almeno un’altra in cui il diabete è presente ma non ancora diagnosticato.
Spesso il diabete viene identificato in occasione di una patologia intercorrente. I sintomi, se presenti, sono piuttosto caratteristici:
- Poliuria (minzione frequente e abbondante)
- Polidipsia (aumento della sete)
- Polifagia (aumento dell’appetito)
- Disturbi della vista
- Più raramente, perdita di peso.
Altri sintomi comunemente presenti alla diagnosi possono includere parestesie, infezioni genitali e astenia. In casi estremi la glicemia può essere anche molto elevata (>600 mg/dl) e che può portare al coma iperosmolare, caratterizzato grave disidratazione, marcata viscosità ematica e alterazioni dello stato di coscienza.
Lo stato iperglicemico (glicemia alta) è caratterizzato in primo luogo da un forte senso di sete e ad un’aumentata frequenza di minzione.
I sintomi dell’iperglicemia vengono spesso sottovalutati, perché non riconosciuti o attribuiti ad altri fattori.
Diagnosi dell'Iperglicemia
In presenza di sintomi tipici della malattia (poliuria, polidipsia, polifagia), la diagnosi di diabete si basa sul riscontro, anche in una sola occasione, di glicemia casuale ≥200 mg/dl indipendentemente dal momento della giornata (prima o dopo un pasto).
Come primo screening per monitorare i livelli di glucosio si effettua un prelievo ematico a digiuno. Il valore normale di riferimento della glicemia a digiuno è compreso tra 70 e 100mg/dl.
Nei soggetti con valori di glicemia compresi tra 110-125 mg/dl e parenti di primo grado, genitori e nonni, affetti da diabete, si consiglia l’esecuzione del Carico Orale di Glucosio, un esame che valuta i livelli glicemia a digiuno e a due ore dall’assunzione orale di 75g di glucosio, sempre mediante prelievo ematico.
Rientrano nei limiti di norma, valori di glicemia a 2 ore dal pasto inferiori a 140 mg/dl. Esiti nel range 141-199 mg/dl evidenziano una ridotta tolleranza ai carboidrati. Se l’esito dell’esame mostra invece valori superiori a 200 mg/dl, la diagnosi è di Diabete mellito (di tipo 1).
Al dosaggio del glucosio può essere affiancata la ricerca di corpi chetonici, associati alla chetoacidosi diabetica, nel sangue e nelle urine.
La diagnosi di diabete mellito scatta a precisi valori glicemici, ovvero quando si attestano uguali o superiori a 126 mg/dl.
Trattamento dell'Iperglicemia
I rimedi per l’iperglicemia sono legati alla gravità della condizione e alla causa sottostante. Per quanto riguarda i pazienti diabetici, il trattamento implica sia cambiamenti nello stile di vita sia una terapia farmacologica.
Nella cura dei pazienti con diabete mellito, gli obiettivi sono di eliminare i sintomi e di prevenire, o almeno rallentare, lo sviluppo delle complicanze d’organo. Questo si ottiene soprattutto con un adeguato controllo della glicemia.
Il primo passo nel trattamento del diabete mellito di tipo 2 è rappresentato dalla correzione dello stile di vita con particolare attenzione a dieta (povera di zuccheri semplici e grassi), esercizio fisico e riduzione del peso.
Il farmaco di prima scelta è rappresentato dalla metformina che migliora la sensibilità dei tessuti all’azione dell’insulina. Un secondo farmaco può essere aggiunto se il controllo glicemico (HbA1c <7.0%) non è raggiunto dopo tre mesi.
Attualmente sono disponibili almeno sette classi di farmaci che possono essere combinati in vario modo nel tentativo di garantire un controllo glicemico a lungo termine.
La terapia del diabete tipo 2 prevede anche il controllo di fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione arteriosa, alterazione dei livelli di trigliceridi e colesterolo, aumento dell’acido urico) che spesso coesistono nello stesso soggetto e che contribuiscono a aumentarne il rischio cardiovascolare. Recentemente alcuni farmaci per il diabete hanno dimostrato anche un effetto positivo sul rischio cardiovascolare indipendente dal loro effetto sulla glicemia.
Cosa Fare per Abbassare la Glicemia Alta
In presenza di diabete o glicemia alta per effetto di altre condizioni, seguire una dieta equilibrata è di fondamentale importanza. In primis è necessario ridurre il consumo di zuccheri, grassi saturi e trans, e carboidrati raffinati, in favore di alimenti ricchi di fibre, come le verdure.
Va poi ridotta l’assunzione di cibi troppo calorici e seguito un regime ipoglicemico.
Evitare i carboidrati raffinati, che andranno sostituiti con cereali integrali. Importante è anche ridurre il consumo di carne, da sostituire con altre fonti di proteine, quali i legumi e il pesce. Anche la quantità di tutte le pietanze deve essere contenuta per evitare picchi glicemici.
Oltre all’attenzione alla dieta, che è bene ribadirlo, dovrà essere studiata dallo specialista su misura per ogni paziente, per tenere a bada la glicemia, è importante mantenere un peso adeguato e fare attività fisica con regolarità.
Fondamentale è inoltre l’idratazione: bere molto consente di rimanere idratati e permette di eliminare il glucosio in eccesso, tramite le urine.
non fare una vita sedentaria.
Coma Diabetico
Il coma diabetico rappresenta una delle complicanze in assoluto più gravi della patologia diabetica e consiste in una perdita di coscienza determinata da cause metaboliche.
I quadri clinici di coma diabetico sono eterogenei in virtù delle differenti possibili cause che li determinano.
Nel caso di sintomi “sospetti” in un paziente diabetico è consigliabile eseguire un controllo glicemico rapido in modo da reagire eventualmente in modo da correggere lo scompenso.
Il trattamento del coma diabetico cambia radicalmente a seconda dalla causa sottostante.
Per quanto riguarda le condizioni iperglicemiche, una volta accertate, la priorità è il ripristino della corretta idratazione del paziente, mentre il profilo glucidico passa in secondo piano: la sensibilità dell’organismo all’insulina è infatti ridotta in condizioni di disidratazione, pertanto la sola somministrazione di fluidi (ovviamente NON dolci, bene invece per esempio la semplice acqua) talvolta può bastare a correggere il quadro patologico.
Una volta raggiunto il target glicemico il paziente dovrebbe sentirsi meglio in tempi abbastanza rapidi.
Se il trattamento è stato adeguato e tempestivo di solito non sussistono esiti una volta corretta la condizione.
Ciononostante, di solito il coma diabetico viene riconosciuto e trattato in maniera efficace - recuperando pienamente la qualità della vita precedente all’episodio.
Una perdita di coscienza nel paziente diabetico infatti non è per forza legata a scompensi glicemici gravi: potrebbe trattarsi di una semplice sincope o di una situazione ipotensiva assolutamente innocua.
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