Secondo alcune persone affette da diabete, assumere terapia antibiotica fa aumentare la glicemia. Ma è vero o falso? Falso. Non sono gli antibiotici a far alzare la glicemia, ma qualsiasi tipo di infiammazione o infezione che ne richieda la somministrazione, spiega l’esperto. L’infezione fa alzare la glicemia mentre l’antibiotico, curando lo stato flogistico, la riporta alla normalità.
Per spiegarci, la glicemia può essere un ottimo campanello d’allarme di un’infiammazione o infezione; infatti, quando, a parità di terapia, alimentazione, attività fisica, variabili più comunemente coinvolte nella regolazione dei livelli di glucosio nel sangue, la glicemia si alza, potrebbe significare che qualcosa sta succedendo nell’organismo.
A volte, in caso di infezioni con febbre, potrebbe alzarsi prima la glicemia della febbre; in questi casi, che in estate possono riferirsi per esempio alle cistiti, nelle donne, ma anche ad otiti da colpo d’aria, raffreddori, mal di denti o altre situazioni di flogosi, è importante curare nel più breve tempo possibile la causa dell’infiammazione/infezione per far tornare la glicemia a valori normali senza dover modificare la terapia insulinica o il dosaggio dei farmaci ipoglicemizzanti.
Alla luce di questa realtà, possiamo anche affermare che l’aumentare della glicemia può essere letto come un campanello d’allarme. Alcune volte la glicemia alta può anticipare l’insorgenza di stati febbrili. Discorso diverso se si stanno assumendo farmaci, come il cortisone ad esempio, per infezioni più gravi. Il cortisone nelle sue caratteristiche può portare ad alterare i livelli di glicemia.
Se sei diabetico e stai assumendo antibiotici, è importante monitorare attentamente i livelli di glicemia. Se noti un aumento significativo della glicemia durante l’assunzione di antibiotici, informa il tuo medico curante.
L’antibiotico di per sé non incide sull’aumentare della glicemia. Le infezioni, indipendentemente dall’assunzione di antibiotici, possono causare un aumento temporaneo della glicemia. Alcuni antibiotici possono interferire con l’azione di alcuni farmaci antidiabetici orali, come i sulfamidici. Questo può portare a un aumento della glicemia in alcuni pazienti.
Antimicrobico-Resistenza e Diabete Mellito
L’antimicrobico resistenza (o antibiotico-resistenza) è la capacità dei microorganismi resistere ai trattamenti antimicrobici. I batteri resistenti sopravvivono anche dopo la somministrazione dell’antibiotico, allungando il decorso della malattia o portando a complicanze, con gravi rischi per la salute individuale e più in generale per la sanità pubblica, richiedendo maggiore necessità di assistenza sanitaria o il ricorso ad antibiotici alternativi, più costosi e/o con maggiori effetti collaterali.
L’Italia è uno dei paesi dove è maggiore la diffusione di germi antibioticoresistenti, registrando nel 2018 rispetto alla media europea le percentuali più alte di resistenza alle principali classi di antibiotici per 8 batteri sotto sorveglianza (dati della sorveglianza nazionale per l’antibiotico-resistenza AR-ISS). La situazione sta peggiorando in quanto stanno comparendo nuovi ceppi batterici resistenti contemporaneamente a più antibiotici; in questo caso si parla di batteri multiresistenti (ad esempio il temibile Stafilocco Aureo meticillino-resistente o MRSA).
Con il tempo questi batteri possono diventare resistenti anche a tutti gli antibiotici in circolazione. Senza antibiotici, si tornerebbe indietro all’epoca pre-antibiotica in cui non sarebbero più possibili trapianti d’organo, chemioterapie anticancro, terapie intensive e altre procedure mediche. Le malattie di origine batterica si diffonderebbero, non potrebbero essere più curate e sarebbero quindi mortali.
Questo pericolo è in particolare rilevante per le persone affette da diabete mellito, un noto fattore di rischio per alcune malattie batteriche in quanto a volte caratterizzato da uno stato di immunodepressione. Le persone con diabete immunodepresse sono quelle che presentano uno scarso compenso glicemico, in quanto la iperglicemia riduce la funzionalità dei globuli bianchi e la risposta anticorpale.
Livelli di glicemia maggiori di 200 mg/dl danneggiano la funzione dei neutrofili, i globuli bianchi maggiormente coinvolti nella risposta dell’organismo all’aggressione batterica. Inoltre, a causa della frequenza di infezioni, le persone con diabete vengono trattate con antibiotici più spesso dei non diabetici e questo può portare ad un aumento della antibioticoresistenza batterica.
In effetti dati di alcune ricerche scientifiche effettuate su persone con ulcere cutanee hanno rilevato che il 70% dei batteri antibioticoresistenti veniva isolato da persone con diabete.
La causa principale della crescita e della diffusione di microorganismi resistenti è l’uso improprio o scorretto di antibiotici. Un antibiotico viene usato in modo improprio quando non serve: nella maggior parte dei casi raffreddore e influenza sono causati da virus, ovvero da microrganismi contro i quali gli antibiotici non sono efficaci. In questi casi l’uso di antibiotici non porta a nessun miglioramento: ad esempio, gli antibiotici non riducono la febbre né fanno smettere di starnutire.
Un antibiotico viene usato in modo non corretto, ad esempio se si accorcia la durata del trattamento o si riduce la dose, non osservando la posologia corretta: in questo caso la quantità di farmaco presente nell’organismo sarà insufficiente per combattere efficacemente i batteri, che sopravvivono e possono così sviluppare resistenza.
Uso Responsabile degli Antibiotici
Tutti possono e devono contribuire a far sì che gli antibiotici mantengano la loro efficacia. Un uso responsabile degli antibiotici può contribuire ad arrestare il fenomeno, assicurando l’efficacia degli antibiotici anche per le future generazioni. Su questa base, è importante sapere quando è appropriato prendere gli antibiotici e come prenderli in modo responsabile.
Quali sono le azioni concrete che possiamo adottare come individui per combattere questo fenomeno?
- Assumere gli antibiotici solo se prescritti dal medico
- Rispettare le modalità e i tempi di assunzione raccomandati dal medico (non saltare le dosi e non sospendere anticipatamente la cura, anche se ci si sente meglio)
- Non assumere di propria iniziativa antibiotici avanzati da terapie precedenti
Inoltre per le persone con diabete è anche in questo caso fondamentale mantenere un buon compenso glicemico, per migliorare la risposta del sistema immunitario alle infezioni batteriche.
Si accumulano i sospetti sul ruolo del microbioma (l’insieme dei miliardi di batteri che abbiamo nell’intestino), nel metabolismo in generale e sul rischio di obesità e di diabete in particolare. C’è invece la prova che la assunzione di antibiotici ha effetti significativi sul microbioma.
Il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 dovrebbe essere quindi maggiore tra le persone che hanno assunto molti antibiotici. Ebbene sì: le persone che nel periodo 2000-2012 avevano ricevuto 5 o più prescrizioni di antibiotici hanno un rischio del 53% superiore di sviluppare il diabete rispetto a chi aveva seguito da 0 a 1 terapia. E il dato è basato su una popolazione di 5,6 milioni di persone seguita per 12 anni.
Si è vista una correlazione chiara fra il numero di terapie seguite e il rischio. Curiosamente gli antibiotici specifici sono sembrati più rischiosi rispetto a quelli ad ampio spettro.
Ma attenzione: un legame temporale non è per forza un legame causale. La correlazione potrebbe avere un’altra spiegazione: le persone sviluppano il diabete di tipo 2 dopo un periodo, anche lungo, di pre-diabete, caratterizzato da glicemie superiore alla norma, e queste iperglicemie (così come lo stato infettivo generalizzato che le iperglicemie creano) potrebbero aver prodotto quelle infezioni che hanno richiesto l’uso di antibiotici.
Uno studio case-control ha investigato la possibile implicazione degli antibiotici nello sviluppo del diabete mellito di tipo 2 e, quando identificata una responsabilità, accertato l’effettiva dipendenza dall’assunzione di specifici farmaci. La ricerca è stata condotta su 5,6 milioni di casi riportati nella popolazione danese durante il periodo compreso fra Gennaio 2000 e Dicembre 2012; una combinazione di tutti i dati registrati nel Danish National Prescription Registry, il Danish National Registry of Patients and il Danish Person Registry.
La valutazione del tasso di probabilità (OR) per l’associazione fra antibiotici e diabete di tipo 2 ha rivelato un OR particolarmente superiore nei casi in cui erano somministrati antibiotici battericidi ed a spettro-ristretto rispetto a quelli in cui erano usati antibiotici batteriostatici e ad ampio-spettro; non è stata tuttavia riscontrata una chiara associazione fra il diabete di tipo 2 ed una specifica classe di antibiotici.
I risultati riportati nell’articolo forniscono quindi delle iniziali prove sul coinvolgimento degli antibiotici nello sviluppo del diabete di tipo 2; i ricercatori ritengono però necessari ulteriori studi per la valutazione degli effetti degli antibiotici a lungo termine sul metabolismo dei lipidi e del glucosio, e dell’aumento di peso corporeo.
Tabella: Rischio di Diabete di Tipo 2 in relazione all'uso di Antibiotici
| Numero di Prescrizioni di Antibiotici (2000-2012) | Aumento del Rischio di Diabete di Tipo 2 |
|---|---|
| 0-1 | Rischio Base |
| 5 o più | 53% superiore rispetto al rischio base |
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