Gastroscopia nella Diagnosi di MRGE e Esofagite

La malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) si manifesta quando i succhi gastrici entrano in contatto con la parete dell'esofago, causando bruciore di stomaco e rigurgito acido. Questo passaggio di acido dallo stomaco all'esofago avviene fisiologicamente durante la giornata, soprattutto dopo i pasti, ma se questi eventi superano una determinata soglia, si verifica una vera e propria malattia.

Il reflusso gastroesofageo è un disturbo che si verifica quando i succhi gastrici risalgono dallo stomaco all’esofago, provocando bruciore e irritazione. Spesso sottovalutato, il reflusso può diventare cronico e incidere sulla qualità di vita di chi ne soffre.

Sintomi della MRGE

I sintomi del reflusso gastroesofageo possono essere "tipici" (bruciore retrosternale e rigurgito acido in bocca) oppure "atipici" (tosse, dolore alla gola). La visita per il reflusso gastroesofageo serve per diagnosticare e gestire la risalita dei succhi gastrici dallo stomaco all’esofago, che può causare sintomi come bruciore di stomaco e rigurgito acido.

Se dopo aver mangiato compare un intenso bruciore nella parte centrale superiore dell’addome, dietro allo sterno e a livello della zona epigastrica, non sempre è detto che sia dovuto all’aver esagerato un po’ troppo a tavola. «Questa sensazione di bruciore può rivelare la presenza della malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) - spiega il dottor Marco Dal Fante, responsabile di gastroenterologia ed endoscopia di Humanitas San Pio X - ovvero il ritorno in quantità eccessiva di acido gastrico dallo stomaco all’esofago.

La causa potrebbe essere un’incontinenza della valvola cardias che ha il compito di regolare la comunicazione tra esofago e stomaco. Se questi sintomi si presentano di frequente, è consigliabile rivolgersi allo specialista per valutare se si tratta di disturbi digestivi occasionali o se siano presenti altre problematiche, come l’infiammazione dell’esofago (esofagite) che aumenta la frequenza con cui si manifestano i sintomi.

Altri Sintomi

  • Manifestazioni gastroesofagee (tosse notturna o cronica, asma, dolori pseudoanginosi).
  • Bruciore al petto (pirosi retrosternale)
  • Rigurgito acido o alcalino da posizione, da sostanze alimentari che facilitano il reflusso (ipotonizzanti cardiali), o irritanti (alcolici, agrumi, ecc…)

Diagnosi della MRGE

«Alla prima presentazione dei sintomi se il soggetto che li avverte ha meno di 45 anni, se non ha difficoltà a deglutire cioè la disfagia è generalmente indicato un trattamento farmacologico di 14 giorni che serve anche come test diagnostico per porre la diagnosi di reflusso gastro-esofageo. Ma se i sintomi si ripresentano con frequenza o se sono accompagnati da disfagia o, ancora, se il soggetto ha più di 45 anni per individuare la corretta origine dei sintomi ed escludere la presenza di altre problematiche correlate, come l’esofagite o l’ernia iatale, l’esame diagnostico più indicato è la gastroscopia - precisa l’esperto -.

La pH-metria esofagea delle 24 ore è un esame importante quasi quanto la gastroscopia. La pHmetria esofagea consente di registrare il pH esofageo durante 24 ore mediante un catetere intraesofageo, per evidenziare il reflusso acido.

L’esame radiografico con bario delle prime vie digestive non è da considerare l’esame di prima scelta per la evidenziazione delle lesioni esofagee, perché risulta poco sensibile e specifico.

Gastroscopia (EGDS)

La gastroscopia (o esofagogastroduodenoscopia - EGDS) è uno degli esami più utili per valutare la gravità del reflusso gastroesofageo e le eventuali lesioni a carico dell’esofago e dello stomaco. L’esofagogastroduodenoscopia (EGDS) permette di evidenziare la presenza dell’esofagite e di definire il grado, così come di individuare la presenza di un’ernia iatale o di complicanze.

Dal punto di vista esecutivo, la gastroscopia prevede l'impiego di uno strumento particolare, chiamato endoscopio, che il medico introduce delicatamente lungo il tratto digestivo superiore del paziente, tramite la bocca. Tubulare e flessibile, l'endoscopio è fornito di una telecamera con fonte luminosa che, grazie al collegamento con un monitor esterno, consente la visualizzazione su quest'ultimo dell'anatomia interna degli organi attraversati.

«La procedura prevede l’uso di una particolare sonda lunga e flessibile (gastroscopio) dotata di telecamera e luce sulla punta. La sonda viene introdotta nella bocca del paziente ed esplora l’esofago, lo stomaco e infine il duodeno per valutarne lo stato di salute».

Classificazione di Los Angeles dell’esofagite da reflusso

La recente classificazione di Los Angeles distingue invece quattro tipologie di esofagite da reflusso, in relazione all’estensione e alle caratteristiche della lesione esofagea (tabella 1).

Grado Descrizione
A Una o più erosioni mucose di lunghezza inferiore a 5 mm, che non si estendono tra le pliche mucose.
B Una o più erosioni mucose di lunghezza superiore a 5 mm, che non si estendono tra le pliche mucose.
C Erosioni mucose confluenti che si estendono tra due o più pliche mucose, ma che interessano meno del 75% della circonferenza esofagea.
D Erosioni mucose confluenti che interessano almeno il 75% della circonferenza esofagea.

Terapia della MRGE

La terapia del reflusso varia in base alla gravità dei sintomi e alle condizioni rilevate tramite esami diagnostici. La terapia farmacologica è basata sull’utilizzo di inibitori di pompa protonica (PPI) , che risultano efficaci in più del 90% dei casi, e di farmaci protettori di mucosa; i farmaci pro- cinetici sono efficaci in una percentuale limitata di pazienti.

Dopo l’esame, che dura pochi minuti e provoca solo un leggero fastidio successivo, il gastroenterologo stabilisce la terapia più adatta per il paziente. In caso di reflusso, generalmente si prescrive l’assunzione di gastroprotettori, che proteggono le mucose dell’esofago dal contatto con l’acido cloridrico presente nei succhi gastrici, oppure di farmaci che inibiscono la secrezione acida gastrica, i cosiddetti inibitori della pompa protonica, nel caso i sintomi del reflusso si manifestassero con molta frequenza.

Un ciclo terapeutico di PPI per 8-12 settimane generalmente è seguito dalla scomparsa dei sintomi e dalla guarigione delle lesioni endoscopiche, ma poiché la malattia è cronicamente evolutiva, la terapia con PPI deve essere prolungata a lungo termine, a volte per tutta la vita.

Farmaci Utilizzati

  • Antiacidi: neutralizzano l’acido nello stomaco.
  • Farmaci che riducono la produzione di acido: gli H2 antagonisti (famotidina, ranitidina).
  • Farmaci che bloccano la produzione di acido: gli inibitori della pompa protonica (omeprazolo, lansoprazolo, rabeprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo).
  • Farmaci procinetici: vengono utilizzati per migliorare lo svuotamento dell’esofago e dello stomaco, impedendo il reflusso di materiale.

La terapia chirurgica trova indicazione nei pazienti giovani e in coloro che sono intolleranti ai PPI o in cui il reflusso è prevalentemente alcalino; l’intervento attualmente maggiormente eseguito per l’esofagite non complicata è la fundoplicatio secondo Nissen, mentre in caso di grave stenosi o di esofago di Barrett può rendersi necessaria la resezione esofagea.

Alimentazione e Stile di Vita

«Anche l’alimentazione gioca un ruolo importante, sia nella prevenzione che nella cura - conclude il dott. Dal Fante - e, in particolare, andrebbe limitato il consumo di alcolici e caffè, oltre che evitare le bevande gassate, i cibi ricchi di grassi e quelli che provocano irritazione come i cibi piccanti, la menta, e il cioccolato».

La pressione della giunzione tra esofago e stomaco mostra considerevoli variazioni diurne ed è influenzata dalla dieta, dagli ormoni circolanti e da alcuni farmaci.

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