Spesso si fa confusione nel campo degli esami diagnostici, soprattutto quelli che prevedono l’utilizzo di strumenti d’indagine destinati a indagare le strutture anatomiche dall’interno. L’endoscopia digestiva è la tecnica diagnostica che comprende tutti quegli esami in cui si utilizza l’endoscopio, un tubicino flessibile dotato di videocamera, per valutare lo stato e la conformazione delle vie digerenti.
Cos'è la Gastroscopia (EGDS)?
Quella che è comunemente nota come gastroscopia è più estesamente nominata esofagogastroduodenoscopia (EGDS). Attraverso questa procedura diagnostica è quindi possibile analizzare l’interno dell’esofago, l’organo in cui il cibo passa dalla faringe allo stomaco, dello stomaco stesso e del duodeno, la prima parte dell’intestino tenue. Attraverso la gastroscopia, è possibile non solo ottenere dati precisi e soprattutto immediati, ma anche eseguire biopsie: prelevare piccole quantità di tessuto per poi analizzarle successivamente al microscopio permette di formulare diagnosi ancora più puntuali, grazie allo studio della struttura della mucosa e della possibile presenza di microrganismi.
L’esame va eseguito a digiuno dalla mezzanotte precedente se esame programmato al mattino; per gli esami programmati dalle ore 14.00 in poi è necessario il digiuno da almeno 8 ore. Eventuali farmaci possono essere assunti sino a 2 ore prima dell’esame con un po’ d’acqua.
Perché si Esegue la Gastroscopia?
La gastroscopia serve ad individuare le cause di alcuni sintomi legati ai disturbi e patologie che colpiscono l’esofago, lo stomaco o il duodeno: bruciori di stomaco, emorragie, quadri anemici, dolori addominali, difficoltà di deglutizione, nausea. Capire quindi l’origine precisa di tali manifestazioni è indispensabile per stabilire quale sia il trattamento corretto.
Durante l’esame, è possibile individuare patologie come esofagite, gastrite, ernia iatale, esofago di Barrett, varici esofagee, ulcera gastrica o duodenale, duodenite, neoplasie allo stomaco o all’esofago. Tra le lesioni riscontrabili nel corso di una gastroscopia, le più comuni sono: esofagite, complicanze connesse alla cirrosi epatica e alle varici esofagee, esofago di Barrett, tumore all’esofago, neoplasie gastriche, gastrite o reflusso gastroesofageo cronico, ulcera gastrica, ulcera duodenale.
La gastroscopia, inoltre, si rivela un importante esame per diagnosticare la celiachia, per la ricerca di infezioni come l’Helicobacter Pylori e per la verifica del buon funzionamento dell’intestino. È un esame più accurato e attendibile della radiografia, rispetto alla quale dà molte più informazioni: consente di valutare le lesioni/infiammazioni di esofago, stomaco e duodeno, la presenza di Helicobacter pylori, causa di infezione dello stomaco associata o meno a gastrite.
Come si Svolge l'Esame?
L'esame sfrutta un apparecchio sottile e flessibile, chiamato gastroscopio, con un diametro di solito inferiore al centimetro, e dotato di una "videocamera" con fonte luminosa all'estremità. La gastroscopia si esegue con l’utilizzo dello gastroscopio, un apparecchio flessibile, sottile (con diametro generalmente inferiore al centimetro) e provvisto di una videocamera con fonte luminosa all’estremità. Si introduce quindi l’apposito strumento nell'esofago, quindi nello stomaco e nella prima parte dell'intestino tenue, il duodeno, permettendo di vedere perfettamente l'interno del tratto digestivo su monitor.
Durante l’esame viene soffiata dell’aria all’interno, sì da distendere la cavità e permettere una visione ottimale. Questa procedura può provocare un notevole fastidio, anche se difficilmente si parla di dolore. L’endoscopio non interferisce minimamente con la respirazione e non causa alcun dolore.
In sala endoscopica, dopo aver parlato con il Medico, le verrà chiesto di firmare il modulo di consenso all’esame. Le verrà chiesto di stendersi sul fianco sinistro e di trattenere tra i denti un particolare boccaglio, attraverso il quale verrà introdotto l’endoscopio. L’esame dura mediamente cinque minuti.
Preparazione all'Esame
Prima della procedura, il paziente deve rimuovere occhiali o protesi dentarie. In seguito, viene fatto distendere in genere sul fianco sinistro e gli si applicano gli strumenti utili a monitorare frequenza cardiaca e pressione arteriosa. L’assenza di cibo nei tratti superiori dell’apparato digerente assicura una maggiore accuratezza diagnostica e una migliore visualizzazione: la preparazione alla gastroscopia prevede che nelle 6-8 ore precedenti l’esame è opportuno restare a digiuno, evitando di ingerire cibi o bevande.
Eventualmente, nel caso l’esame si tenga durante le ore pomeridiane, il paziente può fare una colazione non impegnativa con tè e fette biscottate, sempre rispettando il limite degli orari. È possibile bere acqua e assumere i medicinali abituali fino a 4 ore prima della gastroscopia.
Solitamente, non occorre sospendere l’assunzione degli abituali farmaci, anche se potrebbe essere necessario sospendere terapie con anticoagulanti, antiaggreganti piastrinici, antidolorifici o antinfiammatori. Condizioni che potrebbero richiedere particolari accorgimenti in vista dell’esame sono la presenza di pace-maker, cardiopatie valvolari, disturbi della coagulazione, patologie respiratorie, allergie a farmaci o alimenti, diabete e immunodepressione. La donna deve, inoltre, comunicare eventuali o sospette gravidanze. Se il paziente ha protesi dentarie mobili, queste devono essere rimosse prima dell’esame. E’ opportuno portare in visione la documentazione medica relativa ai precedenti accertamenti.
Gastroscopia con o Senza Sedazione
La gastroscopia è una procedura endoscopica invasiva in genere ben tollerata e di breve durata che, in base alle preferenze del paziente, può essere eseguita senza sedazione oppure in sedo-analgesia (sedazione cosciente) oppure in sedazione profonda con assistenza anestesiologica. Sottoporsi a questo esame non provoca dolori, ma, nel caso provasse un disagio particolare al passaggio della sonda usata in gastroscopia, al paziente potrà essere somministrato un anestetico (previa dichiarazione di eventuali allergie da parte della persona).
- Gastroscopia con sedazione cosciente: durante la quale si somministra per via orale un anestetico poco potente, con il solo obiettivo di portare il paziente a rilassarsi il più possibile.
- Gastroscopia con sedazione profonda: che invece consente al paziente di addormentarsi del tutto. Questo comporta l’intervento di un anestesista specializzato, che somministrerà l’anestetico per via endovenosa in modo graduale durante l’intera procedura.
Non di rado richiesta dal paziente, la gastroscopia in sedazione si effettua per evitare alla persona di provare malessere. La gastroscopia senza sedazione potrebbe infatti provocare fastidi come senso di costrizione o conati di vomito.
Dopo un’anestesia della gola con un anestetico locale, sotto forma di spray, si viene fatti sdraiare su un lettino, sul fianco sinistro. Posto un boccaglio di protezione tra i denti, l’endoscopio viene introdotto dolcemente dal medico, attraverso la bocca, nello stomaco.
Gastroscopia Transnasale
La gastroscopia transnasale è una tecnica diagnostica alternativa e sovrapponibile alla classica gastroscopia. Si tratta di una gastroscopia meno traumatica e più tollerabile dell’esame tradizionale, in cui un gastroscopio di diametro di circa 5 mm viene introdotto senza senza sedazione dal naso, lasciando libera la bocca.
Anche durante questa procedura è possibile prelevare frammenti di mucosa gastrica per poi eseguire biopsie o altre tipologie di analisi. Questo stato emotivo più favorevole porta un’ulteriore agevolazione: non è più necessaria la sedazione e di conseguenza può tornare subito alle proprie normali attività.
Gastroscopia con Videocapsula
Comunemente nota anche come gastroscopia con pillola, questa procedura è una novità nel campo della diagnostica. Durante la gastroscopia con videocapsula, questa pillola consente al proprio passaggio di registrare delle immagini, esattamente come farebbero i normali endoscopi. Queste immagini vengono trasmesse al registratore portatile fissato all’addome del paziente con gli opportuni adesivi e arrivano al computer, attraverso cui il medico può visualizzare l’apparato digerente ed esaminare la situazione.
Ma questa tipologia di esame non è però adatta a tutti. Essenziale è sempre il parere del medico specialista, che indica la necessità di una gastroscopia a seconda del quesito diagnostico e della situazione personale del paziente. Anche le modalità e i tempi si distinguono in base alla patologia, alla sua presenza già accertata o solo ipotizzata, alla possibile familiarità.
Biopsia durante la Gastroscopia
Nel caso dell’esofagogastroduodenoscopia con biopsia, spesso il medico va alla ricerca di un batterio responsabile della gastrite cronica, Helicobacter Pylori: la gastrite cronica può infatti degenerare in forme tumorali. Ma la biopsia durante la gastroscopia non esaurisce qui la sua utilità: può agevolare il medico nel rilevare ulcere gastriche o duodenali, esofagite, tumori a esofago, stomaco o duodeno.
La biopsia allo stomaco può provocare effetti collaterali? Se sì, quelli più comuni sono di facile e rapido smaltimento: vomito e nausea, addome gonfio, raucedine.
Dopo la Gastroscopia
Subito dopo la gastroscopia il medico informerà il paziente sull'esito dell'esame e fornirà indicazioni precise sulle misure da prendere. Il paziente è libero di andare, ma si consiglia di non consumare cibi o bevande prima di percepire nuovamente sensibilità di lingua e palato, o che scompaia il senso di gonfiore alla gola: è bene quindi scegliere un pasto leggero e riposare il più possibile.
Una modesta sensazione di fastidio in gola e di gonfiore allo stomaco possono essere gli unici disturbi residui alla fine della gastroscopia, ma in genere passano velocemente; dopo una decina di minuti sparisce la sensazione dell’anestesia in faringe, e Lei potrà mangiare (salvo diverse indicazioni per situazioni particolari). La gola risulta anestetizzata per una decina di minuti dopo la procedura. Non si devono quindi assumere alimenti e/o bevande per circa mezz’ora.
Se si è sottoposto a gastroscopia con sedazione profonda, deve evitare nelle seguenti 12/24 ore attività che richiedono particolare impegno o prontezza di riflessi. A causa della sedazione, è vietato guidare veicoli per circa due ore dopo l’esame.
Prima di essere dimesso, il paziente riceve il referto con le immagini più rilevanti acquisite durante la gastroscopia. Il referto dell’esame Le sarà consegnato poco dopo la fine dell’indagine. Il referto dell’esame eseguito viene consegnato al termine dell’esame stesso.
In seguito alla gastroscopia, gli effetti collaterali sono molto rari ma pur sempre possibili. Nel caso sia stata eseguita una biopsia, il paziente dovrà evitare di assumere alimenti caldi, perché aumenterebbero il rischio di emorragie. Nell’eventualità in cui sia stata eseguita una biopsia, non dovranno essere assunti alimenti caldi, che potrebbero aumentare il rischio di emorragie.
Dopo circa un’ora dalla gastroscopia, il paziente potrà alimentarsi normalmente: è consigliabile fare un pasto leggero e stare a riposo per il resto della giornata. Dopo l’esame è possibile che il paziente avverta, per qualche ora, una sensazione di gonfiore addominale (causato dall’aria introdotta) o lievi disturbi, come voce rauca o fastidio alla gola. L’uso di farmaci sedativi impone l’astensione dalla guida e dall’utilizzo di macchinari nelle 24 ore successive all’esame.
Rischi e Complicanze
La gastroscopia è un esame sicuro. Solo in rarissimi casi possono insorgere delle complicanze, la più comune delle quali è la perforazione dello stomaco. Possibili, anche se rare, sono le complicanze cardiache (tipo aritmie) o polmonari (da inalazione di materiale rigurgitato), sempre in soggetti predisposti. L’eventuale sedazione cosciente o profonda comporta qualche rischio aggiuntivo (esempio modesta depressione respiratoria…).
Rischi e controindicazioni sono maggiori in caso di gastroscopia operativa o in presenza di particolari condizioni anatomiche (neoplasie, stenosi esofagee, malattie cardiache o polmonari).
Interpretazione dei Risultati
I risultati della gastroscopia sono immediati: il referto viene, generalmente, consegnato al paziente subito dopo averlo eseguito. Il medico che lo effettua descrive la situazione riscontrata e può anche dare indicazioni terapeutiche.
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