Il fruttosio è un monosaccaride assai diffuso in forma libera nella frutta, nel miele e negli ortaggi.
Inizialmente, il fruttosio è stato visto come uno zucchero adatto per i diabetici e per chi aveva problemi con la glicemia e il metabolismo degli zuccheri. L’assunzione del fruttosio era così inizialmente ben vista per i diabetici. Chi soffre di diabete ha difficoltà nello stabilizzare la sua glicemia, questo per via di un’alterata risposta all’insulina (possiamo avere una minor secrezione, una risposta recettoriale ridotta, un mix tra i due ed ancora altri fattori).
Il Fruttosio: Caratteristiche e Metabolismo
Il fruttosio è uno zucchero che, a basse concentrazioni ematiche, vanta una certa "indipendenza" dall'insulina, l'ormone anabolico indispensabile al trasporto del glucosio, degli amminoacidi e di molte altre molecole dal sangue all'interno dei tessuti (ad eccezione di quello nervoso e pochi altri). Il fruttosio non altera la glicemia perchè si ferma nel fegato.
La secrezione e il metabolismo dell'insulina possono essere alterati dalla presenza di patologie dismetaboliche quali insulino-resistenza e diabete. In casi simili, la terapia farmacologica, quella nutrizionale e l'esercizio fisico perseguono un unico obbiettivo: la moderazione della glicemia e dei livelli insulinici al fine di limitare i danni metabolici nel breve, medio e lungo termine.
Migliorare la composizione corporea (rapporto massa magra/massa grassa) Incrementare il dispendio energetico e la sensibilità recettoriale all'insulina mediante l'esercizio fisico Limitare i cibi fortemente glucidici e prediligere i cibi a basso indice glicemico.
Il fruttosio, grazie alla sua caratteristica di insulino-indipendenza e alla necessità di essere convertito in glucosio prima dell'ossidazione, possiede un basso indice glicemico.
Tuttavia questo zucchero ha un potere di glicazione 7 volte superiore al glucosio, questo vuol dire che il fruttosio si lega molto più facilmente alle proteine, portando ad alterarne la funzione.
Fruttosio e Diabete: Un Rapporto Complicato
Quello tra fruttosio e diabete è un rapporto travagliato, che negli ultimi tempi sembra quanto mai vicino ad un punto di rottura. Oltretutto, il fruttosio presenta un potere dolcificante superiore a quello dello zucchero; ciò consente un impiego in quantità inferiori per edulcorare gli alimenti. Le caratteristiche fin qui elencate sembrano celebrare un matrimonio fortunato e duraturo tra fruttosio e diabete. Purtroppo, però, analizzando il metabolismo di questo zucchero ci si accorge che a dosaggi elevati il rapporto si inclina seriamente fino ad una rottura quasi definitiva.
Pazienti diabetici hanno un’alterato metabolismo glucidico ed hanno difficoltà nel gestire i carboidrati. Il fruttosio peggiora la situazione aumentando l’insulino resistenza. Questo perchè spesso soggetti diabetici o con la sindrome metabolica hanno un metabolismo epatico alterato e spesso hanno il fegato grasso.
Si è visto che l’ingestione, in soggetti prediabetici, di 40-60g di fruttosio, oltre a quello contenuto nella frutta, altera in negativo il metabolismo glucidico, aumenta il fegato grasso, aumenta l’ipertensione, la sindrome metabolica e la resistenza insulinica e l’ipertrigliceridemia.
Recentemente sono stati svolti numerosi lavori sperimentali sul consumo di fruttosio nei diabetici e negli obesi, ed i risultati non sono buoni. "un eccessivo consumo di fruttosio può avere effetti deleteri sulla salute umana (obesità, ipertensione arteriosa, sindrome metabolica, ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia e danno renale). In particolare, nella comune pratica clinica nefrologica, ai pazienti nefropatici si consiglia di seguire un regime dietetico ipoproteico correndo il rischio di incrementare inconsapevolmente, per compenso, l'apporto di carboidrati tra cui anche il fruttosio.
Contrariamente a quanto si pensa l’amido (pasta e cereali in generale), migliorano, in una dieta bilanciata, la nostra affinità col glucosio. Per questo nelle linee guida per i diabetici c’è sempre un buon quantitativo di carboidrati (che teoricamente potrebbe essere un paradosso, visto che la glicemia è alta).
Purtroppo il fruttosio fa male ai diabetici, ma non solo, quando in eccesso. Se il fruttosio che assumiamo viene dalla frutta e verdura non ci sono problemi (perchè il suo contenuto è limitato), non va bene quando arriva dallo sciroppo di mais o lo sciroppo di fruttosio.
Avendo un potere dolcificante doppio rispetto al glucosio, il fruttosio è spesso utilizzato dall’industria alimentare.
Intolleranza al Fruttosio: Cosa Significa?
Per prima cosa bisogna identificare cosa intendiamo per intolleranza al fruttosio. Clinicamente parliamo di una malattia che colpisce 1/20.000 della popolazione e si presenta fin dalla nascita, portando ad ipoglicemia, acidosi e chetosi. Diverso invece è il caso di ridotta tolleranza al fruttosio, caso in cui la persona fatica a digerire lo zucchero ed abbiamo un malassorbimento che porta a fermentazione, flatulenza e problemi intestinali.
Fruttosio nella Dieta: Quando è Indicato?
Il fruttosio non alterando la glicemia è indicato nel diabete quando viene da frutta e verdura, oppure quando si segue un regime ipocalorico o sotto controllo.
Frutta e Diabete: Un Binomio Possibile
La frutta nel diabete non è un problema. Pur contenendo zuccheri e fruttosio il suo quantitativo calorico e zuccherino è basso in rapportato al peso.
Ne sono particolarmente ricche le carote, i fichi, le prugne, i peperoni, le zucchine, le banane e le mele. Se polimerizzato in lunghe catene tramite legami β-2,1 forma invece l'inulina, una componente della fibra solubile NON digeribile per l'uomo ma comunque utile al funzionamento dell'intestino (grazie alla funzione PREBIOTICA nei confronti dei Bifidobacteria fisiologici).
Spesso la persona diabetica si chiede quale dolcificante dovrebbe usare? I polialcoli (mannitolo, sorbitolo, maltitolo) alterano meno la glicemia, hanno però delle calorie ed un potere dolcificante inferiore.
Dolcificanti per Diabetici: Alternative e Consigli
Per preparare dei biscotti che abbiano un minore impatto glicemico, gli zuccheri non sono l’unico ingrediente da tenere in considerazione.
- Il saccarosio dello zucchero da cucina va sicuramente evitato il più possibile: perché il glucosio che ne deriva è rapidamente assorbito.
- Il fruttosio ha un impatto molto minore sulla glicemia, ma se si utilizza con continuità può portare ad aumento dei trigliceridi e inoltre non attiva i meccanismi di sazietà allo stesso modo del glucosio, spingendo a mangiare di più.
- L’estratto di stevia, dolcificante naturale acalorico, pare sia tra le migliori alternative tra i dolcificanti per diabetici dopo che l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) ha approvato l’utilizzo in Europa come additivo alimentare ha stabilito la non cancerogenicità (alle dosi di 4mg/kg/giorno).
- I polialcoli (mannitolo, sorbitolo, maltitolo) hanno minor impatto sulla glicemia ma non sono senza calorie e hanno un potere dolcificante inferiore, inoltre possono avere effetto lassativo.
- I dolcificanti artificiali - come aspartame, saccarina, sucralosio - sono acalorici e non causano picchi glicemici. Ma da studi recenti sembrerebbero agire negativamente sulla flora batterica intestinale.
Il nostro suggerimento è dunque quello di utilizzare un dolcificante naturale: come miele o sciroppo d’acero o succo di agave o zucchero integrale di canna (ma a basse dosi). In alternativa si può provare con la stevia, tenendo presente che ha un retrogusto non sempre gradevole negli alimenti. Inoltre è molto importante che utilizzi per i suoi biscotti una farina integrale o al limite di tipo 2, magari aggiungendo frutta secca o semi (per esempio i semi di canapa) per abbassare ulteriormente il carico glicemico.
Il Fruttosio e il Cancro: Cosa Dice la Scienza
Una nuova ricerca della Washington University (WashU) di St. Louis, mostra che il fruttosio alimentare è in grado di promuovere la crescita tumorale in modelli animali di melanoma, cancro al seno e cancro cervicale. L'idea che si possa combattere il cancro con la dieta è intrigante, sottolinea Gary Patti, docente di genetica e medicina presso la Facoltà di medicina della WashU.
Inizialmente, pensavamo che le cellule tumorali metabolizzassero il fruttosio proprio come il glucosio, utilizzando direttamente i suoi atomi per costruire nuovi componenti cellulari come il Dna. Siamo, invece, rimasti sorpresi dal fatto che il fruttosio fosse metabolizzato a mala pena nei tipi di tumore che abbiamo testato. Le cellule tumorali da sole non raccontano tutta la storia.
Grazie ad analisi di metabolomica, i ricercatori hanno osservato come una modalità attraverso la quale alti livelli di consumo di fruttosio promuovono la crescita del tumore è aumentando la disponibilità di lipidi circolanti nel sangue.
Gli scienziati sanno da tempo che le cellule tumorali hanno una forte affinità per il glucosio, uno zucchero semplice che costituisce la fonte energetica preferita dall'organismo. In termini di struttura chimica, il fruttosio è simile al glucosio. Sono entrambi tipi comuni di zucchero, con la stessa formula chimica, ma differiscono nel modo in cui l’organismo li metabolizza. Il glucosio viene assorbito ovunque, mentre il fruttosio viene quasi interamente metabolizzato dall'intestino tenue e dal fegato. Entrambi gli zuccheri si trovano naturalmente in frutta, verdura, latticini e cereali. Sono anche aggiunti come dolcificanti in molti alimenti trasformati.
Se buttiamo un occhio alle nostre dispense, il fruttosio, è praticamente ovunque, continua Patti.
I ricercatori hanno iniziato la loro indagine alimentando gli animali affetti da tumore con una dieta ricca di fruttosio, scoprendo che quest’ultimo promuoveva la crescita del tumore senza modificare peso corporeo, glicemia a digiuno o i livelli di insulina a digiuno. Il passo successivo nei loro esperimenti li ha inizialmente lasciati perplessi. Somministrando fruttosio a cellule cancerose isolate in una capsula di Petri, le cellule non hanno risposto. Quindi, i ricercatori sono tornati a osservare i cambiamenti nelle piccole molecole nel sangue di animali alimentati con diete ad alto contenuto di fruttosio. Utilizzando la metabolomica, hanno identificato livelli elevati di una varietà di specie lipidiche, tra cui le lisofosfatidilcoline (Lpc).
Le cellule tumorali non sono state in grado di usare il fruttosio come nutriente perché non esprimono il giusto macchinario biochimico per farlo, ha detto Patti. Le cellule epatiche, invece, sì. Una caratteristica distintiva del cancro è la proliferazione incontrollata delle cellule maligne. Ogni volta che una cellula si divide, deve replicare il suo contenuto, comprese le membrane.
Negli ultimi anni, è diventato chiaro che molte cellule tumorali preferiscono assorbire i lipidi piuttosto che produrli, ha osservato Patti. La complicazione è che la maggior parte dei lipidi sono insolubili nel sangue e richiedono meccanismi di trasporto piuttosto complessi. Gli Lpc, da questo punto di vista, sono unici.
È interessante notare - commentano gli Autori - che, nello stesso periodo di tempo in cui il consumo di fruttosio è aumentato, un certo numero di tumori è diventato sempre più diffuso tra le persone di età inferiore ai 50 anni. Ciò impone di indagare se le tendenze siano collegate. Un messaggio da portare a casa da questo studio è che se sei così sfortunato da avere il cancro, allora meglio evitare il fruttosio, benché sia più facile a dirsi che a farsi. La ricerca, però, potrebbe anche aiutarci a sviluppare una soluzione terapeutica che impedisca al fruttosio di favorire la crescita del tumore, magari attraverso farmaci mirati. Una conseguenza di queste scoperte è che non dobbiamo limitarci a terapie che hanno come bersaglio solo le cellule malate. Piuttosto, possiamo pensare di prendere di mira il metabolismo delle cellule sane per curare il cancro.
Il fruttosio è un glicide utile alla terapia dietetica ma del quale è assolutamente sconsigliato l'ABUSO, in particolar modo nel trattamento dei pazienti dismetabolici, obesi e nefropatici.
Conclusioni
In conclusione, è probabile (e abbastanza sicuro per quel che riguarda il cancro del seno) che una dieta troppo ricca di zuccheri possa favorire la malattia attraverso il mantenimento di un microambiente infiammato. Per molti tipi di cancro mancano tuttavia dati epidemiologici a sostegno di questa ipotesi, che è basata soprattutto sulle conoscenze di biologia cellulare e sugli studi negli animali.
È certo però che una dieta a ridotto contenuto dizuccheri aiuta a tenere a bada alcuni fattori di rischio indiretto sia per lo sviluppo del cancro sia per la sua progressione e metastatizzazione.
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