Francesca Bonifazi: Una Svolta nell'Ematologia e nei Trapianti

Francesca Bonifazi, ematologa presso il Sant'Orsola di Bologna, ha dedicato dieci anni della sua vita a una ricerca che promette di rivoluzionare il modo in cui vengono eseguiti i trapianti. "Questo è lo studio della mia vita, al quale lavoro da dieci anni. Da oggi il modo di fare i trapianti migliora grazie a noi", afferma con orgoglio la dottoressa Bonifazi.

La sua ricerca, condotta in collaborazione con Nicolaus Kroger di Amburgo e Carlos Solanos di Valencia, si concentra sulla riduzione delle complicanze potenzialmente mortali associate ai trapianti di midollo osseo e di cellule staminali emopoietiche, utilizzate per curare malattie come la leucemia.

Il Paradosso del Trapianto: Cura e Rischio

"Malattie come la leucemia vengono curate con i trapianti di midollo oppure di “sangue periferico”. È il caso delle cellule staminali emopoietiche, le più diffuse" racconta la trapiantologa del policlinico bolognese. Il trapianto comporta il trasferimento del sistema immunitario del donatore nel paziente attraverso via endovenosa, nello specifico i linfociti.

Il paradosso risiede nel fatto che questi linfociti, pur combattendo la leucemia, possono attaccare gli organi del paziente, scatenando una reazione chiamata Graft-versus-Host Disease (GvHD), una malattia devastante che, nei casi più gravi, può portare alla morte o compromettere seriamente la qualità della vita del paziente.

La Nuova Terapia: Un Approccio Bilanciato

La Bonifazi ha contribuito a mettere in pratica una terapia che consente di abbattere questo rischio. La nuova terapia sviluppata dalla dottoressa Bonifazi mira a bilanciare l'azione dei linfociti del donatore. "Durante il ciclo di chemioterapia che precede il trapianto viene iniettato nel paziente un siero, un farmaco che “intontisce” i linfociti del donatore. In questo modo si ottengono due risultati: i linfociti combattono lo stesso la leucemia ma non attaccano gli organi sani".

I ricercatori hanno dovuto tener conto di un altro grosso rischio. Se si “spegnesse” del tutto il sistema immunitario ricevuto dal donatore, il trapianto non servirebbe più a nulla, visto che non assolverebbe al suo compito fondamentale: distruggere le cellule “cattive”. Se, invece, i linfociti vengono usati secondo le esigenze dei medici, con un farmaco che è in grado di bilanciarne e condizionarne l’azione, i risultati sono ben altri.

I Numeri di una Svolta: Meno Rischi, Stessa Efficacia

I risultati della sperimentazione condotta su 161 pazienti in due anni sono incoraggianti. "Su 161 pazienti sottoposti alla sperimentazione in due anni, "il rischio di Gvhd è passato dal 68,7% al 32% dei casi" dice Bonifazi. Di più. "Nei casi più gravi, che portano alla morte, questo calo è ancora più drastico: da oltre il 50% al 7% di casi di malattia".

Questo significa che i trapianti possono essere eseguiti con maggiore sicurezza, riducendo gli effetti collaterali senza comprometterne l'efficacia. "Saranno più sicuri, con meno effetti collaterali ma con la stessa efficacia. Da adesso cambia tutto - dice il medico, ancora incredulo".

Tabella: Riduzione del Rischio di GvHD

Esito Prima della Terapia Dopo la Terapia
Rischio di GvHD (totale) 68,7% 32%
Rischio di GvHD (mortale) Oltre il 50% 7%

Un Orgoglio Italiano

"Sono orgogliosa e fiera di dire che una grossa parte di questo studio è italiana. Che 90 dei 161 pazienti oggetto della sperimentazione sono italiani, li ho coordinati io", afferma con fierezza la dottoressa Bonifazi. Questo successo sottolinea l'eccellenza della ricerca italiana nel campo dell'ematologia.

Francesca Bonifazi è anche presidente del Gitmo (Gruppo italiano per il trapianto di midollo osseo). Parla di questo lavoro tra una visita a un paziente e l’altra, ricorda ancora quando ha cominciato, quando i suoi pazienti erano disperati per la malattia che li divorava senza che lei potesse farci nulla. "Questo risultato mi ripaga di molte cose, di tanti sacrifici e di rinunce, anche a livello professionale".

Prospettive Future

Ma per lei, che fa centinaia di trapianti l’anno, il lavoro non è finito. "Ma non possiamo fermarci". "I miei prossimi obbiettivi? La leucemia acuta ha una sopravvivenza del 60%".

leggi anche: