Fino A Che Età Si Fa La Colonscopia: Raccomandazioni

Il tumore del colon-retto ha origine quasi sempre da polipi adenomatosi, tumori benigni dovuti al proliferare delle cellule della mucosa intestinale, che impiegano mediamente tra i 7 e i 15 anni per trasformarsi in forme maligne. È in questa finestra temporale che lo screening consente di fare una diagnosi precoce ed eliminare i polipi prima che abbiano acquisito caratteristiche pericolose.

I polipi, infatti, possiedono due proprietà che li rendono facili da individuare: tendono a sanguinare e sporgono dalla mucosa per cui sono visibili sulla sua superficie.

Test di Screening Disponibili

Per questa ragione i test di screening attualmente in uso sono:

  • La ricerca del sangue occulto nelle feci
  • La rettosigmoidoscopia

La colonscopia vera e propria in Italia è consigliata soltanto in una seconda fase, se la ricerca del sangue occulto nelle feci ha dato esito positivo. Anche per la cosiddetta colonscopia virtuale non ci sono attualmente prove che sia superiore ai test attualmente in uso per i programmi di screening.

La Ricerca del Sangue Occulto nelle Feci

L’esame del sangue occulto nelle feci consiste nella ricerca, compiuta attraverso metodi diversi, di tracce di sangue non visibili a occhio nudo in un piccolo campione di feci. Queste tracce possono essere dovute al sanguinamento di un polipo. In media, per ogni 100 persone che fanno l’esame, cinque risultano positive. Non tutte, però, avranno polipi: le tracce di sangue possono essere dovute per esempio a emorroidi o a piccole lesioni dovute alla stitichezza.

Inoltre l’esame non sempre è in grado di rilevare la presenza di un polipo: può infatti capitare che un polipo o una lesione tumorale siano presenti ma non sanguinino il giorno dell’esame. Per questo è importante ripetere lo screening alla periodicità consigliata.

Nonostante i limiti, la ricerca del sangue occulto nelle feci è un ottimo esame di screening. Le tecniche di analisi più recenti hanno inoltre consentito di migliorarne ulteriormente l’efficacia e di ridurre i disagi per il paziente. Oltre ad avere una maggiore capacità diagnostica, infatti, i test consentono di raccogliere un campione di feci senza la necessità di osservare restrizioni alimentari.

Chi Lo Deve Fare e Quando?

La ricerca del sangue occulto nelle feci (in sigla SOF) viene consigliata dal Ministero della salute ogni due anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni. In alcune regioni è stato esteso lo screening fino all’età di 74 anni.

Che Cosa Succede Se È Positivo?

Se l’esame rileva la presenza di sangue occulto, il protocollo degli screening invita:

  • A ripetere l’esame se si sospetta una preparazione inadeguata del materiale da analizzare;
  • A sottoporsi a una colonscopia.

Questo esame prevede, dopo un’adeguata preparazione per svuotare l’intestino, l’introduzione di una sottile sonda flessibile dotata di telecamera attraverso l’ano, per visualizzare l’interno dell’intestino. L’obiettivo è verificare la presenza di polipi. Se questi sono presenti, è possibile rimuoverli nella stessa seduta.

La Rettosigmoidoscopia

Circa il 70% dei tumori del colon-retto si sviluppa nella parte finale dell’intestino, ossia il sigma e il retto. Per questo in alcuni programmi di screening è in uso, al posto della ricerca del sangue occulto nelle feci, la rettosigmoidoscopia (o rettoscopia). Si tratta di un esame meno invasivo, analogo alla colonscopia, ma che esplora soltanto la porzione finale dell’intestino, di circa 30 centimetri.

La rettoscopia è un esame più accettabile per i pazienti rispetto alla colonscopia, dal momento che richiede una preparazione per lo svuotamento dell’intestino meno fastidiosa nei giorni precedenti all’esame. Inoltre dura circa la metà del tempo, la sua efficacia diagnostica è maggiore rispetto alla ricerca di sangue occulto e consente di rimuovere nella stessa seduta gli eventuali polipi individuati.

Chi La Deve Fare e Quando?

La rettosigmoidoscopia prevista dai programmi di screening viene effettuata una sola volta nella vita, tra i 58 e i 60 anni, e se risulta negativa non deve essere ripetuta. Gli studi fin qui condotti, infatti, suggeriscono che, dati i lenti tempi di sviluppo di questo tipo di tumore, possa offrire una protezione superiore ai 10 anni.

Quali Sono i Limiti?

Nonostante questi vantaggi, che si traducono in una riduzione del rischio di sviluppare un tumore al colon-retto, la rettosigmoscopia ha un limite significativo: non è in grado di individuare i polipi e i tumori che insorgono nella parte più alta del colon-retto. Anche per questa ragione, nelle persone che presentano alla rettoscopia polipi di dimensioni di 1 centimetro o più oppure anche più piccoli, ma con caratteristiche particolari, viene consigliata una colonscopia.

La Colonscopia e la Colonscopia Virtuale

La colonscopia è un esame che viene effettuato in caso di necessario approfondimento a seguito del risultato positivo dell’esame del sangue occulto. L’esame consiste nell’osservazione della mucosa dell’intero colon attraverso un colonscopio, uno strumento flessibile con una luce intensa all’estremità introdotto nell’ano. Durante l’esame il medico può effettuare uno o più prelievi sulle eventuali lesioni riscontrate. I frammenti così ottenuti sono poi sottoposti a esame istologico per chiarirne la natura.

La scelta di un'indagine da impiegare nell’ambito di uno screening è sempre il frutto della valutazione, tra le altre cose, del rapporto tra i possibili benefici e i costi da sostenere per la collettività. Se la colonscopia ha altissimi benefici, altrettanto alti sono i costi, sia per i pazienti, sia per il servizio sanitario.

Innanzitutto, a causa dell’invasività, la colonscopia è un test difficilmente accettabile da una popolazione fino a prova contraria sana: comporta infatti disagi legati sia durante la preparazione sia per la modalità di esecuzione. Inoltre, seppur rari e per lo più ridotti, non è esente da rischi: per esempio c’è la possibilità di contrarre infezioni per via del passaggio del colonscopio attraverso il tratto intestinale che può introdurre microrganismi intestinali nel sangue. Infine il tempo e le modalità di esecuzione del test (e di conseguenza il numero di specialisti da dedicare) lo rendono un esame costoso dal punto di vista economico.

Per tutte queste ragioni, a oggi, la colonscopia è indicata e utilizzata come esame di secondo livello all’interno di programmi organizzati di screening.

La colonscopia virtuale è invece una tecnica introdotta nel 1997 che simula la colonscopia tradizionale e che a oggi ha raggiunto livelli elevati di accuratezza nelle diagnosi. A differenza di quella tradizionale, la colonscopia virtuale consiste nell’esecuzione di una TC in grado di fornire una visualizzazione tridimensionale della parete interna dell’intestino. Prima dell’esame nell’intestino viene introdotta dell’aria attraverso un sondino flessibile posizionato nel tratto intestinale chiamato ampolla rettale.

La colonscopia virtuale viene effettuata per l’approfondimento dell’analisi del colon in tutti i casi in cui l’esame tradizionale risulti incompleto o si riscontrino limiti di esecuzione per il paziente. La colonscopia virtuale permette alcuni vantaggi rispetto al test del sangue occulto nelle feci, dal momento che è più immediata e accurata e consentirebbe di anticipare la diagnosi.

Rispetto alla colonscopia e rettoscopia, non è invece prevista l’assunzione di forti lassativi per lo svuotamento dell’intestino e quindi potrebbe essere meglio accettata dalla popolazione. Tuttavia, la reale efficacia dell’esame è ancora poco conosciuta (per esempio non è chiara la sua capacità di rilevare i polipi di piccole dimensioni) e non manca di limiti: la colonscopia virtuale, a differenza di quella tradizionale, utilizza radiazioni ionizzanti, dato che effettuando la TC si è sottoposti a radiazioni che sono un fattore di rischio oncologico. Inoltre, una volta identificato un polipo, non è possibile eliminarlo nella stessa seduta.

Secondo uno studio pubblicato su JAMA Oncology, un esame endoscopico prima dei 50 anni di età si associa a un rischio ridotto di carcinoma del colon-retto (CRC), e in particolare del tumore con una diagnosi prima dei 55 anni.

La ricerca, un’analisi su oltre 100.000 donne, mostra anche come uno screening endoscopico tra i 45 e i 49 anni si associa a un riduzione del rischio assoluto di tumore fino a 60 anni, rispetto a quando si inizia a 50 o più; risultati che, per i ricercatori, sono a supporto delle linee guida prodotte qualche anno fa dall’American Cancer Society e dalla Preventive Services Task Force statunitense che, alla luce dell’aumento di incidenza del CRC tra le persone di età inferiore ai 50 anni, raccomandano a quelle con rischio intermedia di iniziarne lo screening a 45 anni, mediante endoscopia ed sangfue occulto nelle feci.

La sua efficacia non è in discussione: lo screening per il tumore del colon-retto può salvare la vita, perché una eventuale diagnosi precoce offre maggiori opportunità terapeutiche. Proprio per questo motivo, in ragione anche di un aumento dei casi prima dei 50 anni, soprattutto al di là dell'Atlantico, il dubbio è piuttosto un altro.

Se oggi nel nostro Paese lo screening è offerto a uomini e donne a cadenza biennale tra i 50 e i 69 anni, anticiparne l'inizio è un'opportunità per ridurre l'impatto di una malattia che ogni anno in Italia colpisce 53mila persone e ne uccide quasi ventimila? Il documento esprime la posizione ufficiale dell'American Cancer Society, la prima a prendere in considerazione l'ipotesi di anticipare l'avvio dello screening per il tumore del colon-retto.

Pur convinti che la maggior parte delle diagnosi si verifichi una volta superati i 50 anni, gli oncologi statunitensi ritengono che sia il momento di accendere i riflettori sugli adulti più giovani che, a meno di un'acclarata familiarità o di una diagnosi già ricevuta di morbo di Crohn o di rettocolite ulcerosa, non si sottopongono ad alcun controllo preventivo.

«Non sappiamo perché, ma è un dato di fatto che le persone nate più di recente hanno un rischio fino a quattro volte più alto di ammalarsi di cancro del colon rispetto a quello che alla loro stessa età avevano i nati negli anni '50 - afferma Richard Wender, presidente dell'American Cancer Society -. Conosciamo alcuni fattori di rischio: l'obesità, il fumo e il consumo di alcol. Ma nessuno di questi da solo è sufficiente a spiegare l'aumento dei casi tra le persone più giovani».

Nella messa a punto del modello matematico che ha evidenziato un beneficio nell'anticipazione dell'età di inizio dello screening, gli oncologi non hanno indicato un test migliore di un altro: l'importante è anticipare l'inizio dei controlli, quanto agli esami è possibile scegliere tra i sei oggi riconosciuti come validi e utilizzati in tutto il mondo. Ovvero: l'esame delle feci (ricerca del sangue occulto, il test immunochimico fecale e il test al guaiaco), i test del Dna, la colonscopia virtuale e la sigmoidoscopia e la colonscopia (con cadenze diverse). Quest'ultima sarebbe comunque indispensabile come conferma, se qualsiasi degli esami precedenti desse un esito positivo o sospetto.

Le indagini, secondo gli esperti, dovrebbero essere effettuate fino ai 75 anni. Nel decennio successivo, la valutazione dovrebbe riguardare il singolo caso: potrebbe essere opportuno portare avanti i controlli fino agli 85 anni su indicazione del proprio medico curante.

In Italia lo screening per il tumore del colon rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), come quello per il tumore al seno e il tumore della cervice uterina. L'approccio in uso nel nostro Paese - per le persone sane e non considerate a rischio - prevede che, tra i 50 e i 69 anni, a cadenza biennale, uomini e donne effettuino su invito della propria Asl il test del sangue occulto nelle feci. Fa eccezione soltanto il Piemonte, che ha scelto una strada alternativa: rettosigmoidoscopia per tutti a 58 anni o, in alternativa, ricerca del sangue occulto nelle feci (fino a 69 anni).

Ma un'ipotesi come quella statunitense potrebbe essere concretizzata nel nostro Paese? «In Italia le diagnosi di tumore del colon tra chi ha meno di 50 anni riguardano soltanto il cinque per cento del totale dei casi - afferma l'epidemiologo Marco Zappa, direttore dell'Osservatorio Nazionale Screening -. Fatta questa premessa, l'efficacia della strategia ipotizzata dai colleghi statunitensi non è in discussione: anticipando lo screening si intercettebbero dei polipi o delle lesioni prima che evolvano in un tumore del colon o del retto. La scelta di partire dai 50 anni è puramente organizzativa. Cominciando prima, però, aumenterebbe il numero delle colonscopie da effettuare.

leggi anche: