Il tumore della mammella è molto diffuso e colpisce una donna su 8 ed è il tumore più frequente nel sesso femminile, anche se pure gli uomini possono esserne colpiti, ma con un’incidenza notevolmente più bassa. In Italia vengono diagnosticati oltre 55.500 nuovi casi di tumore al seno, corrispondenti al 30% del totale delle diagnosi di cancro.
Nonostante il continuo aumento dell’incidenza, il tumore della mammella è oggi sempre più curabile rispetto al passato, grazie anche ai continui progressi della medicina e agli screening per la diagnosi precoce tramite mammografia. Per questo tumore sono stati identificati numerosi fattori di rischio, alcuni modificabili, come alcune abitudini, e altri non modificabili, come i fattori genetico-costituzionali e l’età (la maggior parte dei tumori del seno colpisce donne oltre i 40 anni). Il 10% circa dei tumori del seno è favorito da fattori ereditari, come la presenza nel DNA di mutazioni in alcuni geni: quelli più frequentemente coinvolti sono BRCA1 e BRCA2.
Anche alcuni fattori legati alla vita riproduttiva possono influenzare il rischio di sviluppare un tumore del seno. Un periodo fertile breve (una prima mestruazione tardiva e una menopausa precoce) e una gravidanza in giovane età (20-25 anni) sono fattori protettivi, così come l’allattamento. In quest’ultimo caso l’effetto protettivo si ottiene in modo significativo se si è allattato per lunghi periodi (oltre un anno).
Screening mammografico: età e raccomandazioni
Tra i requisiti principali di un programma di screening per la diagnosi precoce c’è la capacità di ridurre la mortalità, per la patologia per cui viene offerto a uno specifico gruppo di popolazione. Solo se tale requisito è soddisfatto, lo screening può essere proposto, attuato e sostenuto dal Sistema sanitario nazionale.
Lo screening mammografico per il tumore al seno ha dimostrato di ridurre la mortalità a livello di popolazione per le donne nella fascia di età tra i 50 e i 69 anni. Anche in questo campo, però, la ricerca non si ferma e alcune Regioni stanno sperimentando l’efficacia dello screening in una fascia di età più ampia, compresa tra i 45 e i 74 anni.
La ragione per cui lo screening è in genere limitato alla fascia di età che va dai 50 ai 69 anni è che, per questo specifico periodo di vita della donna, una eventuale diagnosi precoce di cancro al seno offre il vantaggio, a livello di popolazione, di una effettiva diminuzione della mortalità, superando il rischio di una possibile sovra-diagnosi. Nelle donne più giovani o più anziane, invece, il bilancio dei rischi e benefici dello screening è meno favorevole, o perché l’efficacia è minore (nelle donne più giovani) o perché l’aspettativa di vita è più limitata (nelle donne più anziane). Un medico può comunque prescrivere il test a una donna anche al di fuori della fascia di età identificata per lo screening nazionale. In tal caso la scelta sarà motivata per esempio dalla presenza di tumori al seno nella storia famigliare o a un particolare aspetto del seno con caratteristiche che possono predisporre al cancro (come un tessuto ghiandolare iperdenso).
Occorre qui un chiarimento linguistico: secondo alcune indagini tra la popolazione, spesso si confondono le parole “prevenzione” e “diagnosi precoce”. Il primo termine, più generico, è spesso usato indistintamente per tutti i tipi di prevenzione, compresa quella secondaria, che in linguaggio medico sta per diagnosi precoce. Tante persone quindi pensano che sottoponendosi allo screening eviteranno di ammalarsi, mentre potranno “soltanto” diagnosticare precocemente l’eventuale malattia. E questo può generare confusione per chi deve decidere se e come aderire a campagne di screening.
Se un esame per la diagnosi precoce è proposto a tutte le persone in una certa fascia di età e con particolari caratteristiche, è chiamato “esame di screening” perché è appunto rivolto a un’intera popolazione con caratteristiche comuni all'intero gruppo e non a specifici individui con determinate storie familiari. Uno degli elementi importanti perché un esame possa diventare uno screening è che incida positivamente sulla mortalità per la malattia che diagnostica. Non basta effettuare più diagnosi: bisogna che queste diagnosi anticipate permettano di salvare vite umane cambiando il naturale decorso della malattia. La mammografia, per esempio, ha queste caratteristiche ed è perciò raccomandata e offerta gratuitamente in Italia a tutte le donne nella fascia di età tra i 50 e i 69 anni. Alcune Regioni, su indicazione del Ministero della Salute, la stanno estendendo alle donne tra i 45 e 49 anni con intervallo annuale e tra i 70 e 74 anni con intervallo biennale.
Tuttavia alcune donne possono aver bisogno di fare la mammografia anche in età più giovanile, per esempio se hanno una storia familiare di cancro al seno oppure perché hanno una mammella con alcune caratteristiche particolari che, sulla base degli studi condotti finora, possono favorire la comparsa di un tumore. Nel loro caso non si parla però di screening, perché non rientrano nella categoria generale, ma di esami diagnostici prescritti sulla base di caratteristiche individuali. Per le donne ad alto rischio di sviluppare un tumore del seno si utilizza anche la risonanza magnetica mammaria.
Al momento la maggior parte degli esperti sostiene che vi sono sufficienti prove di efficacia dello screening con cadenza biennale nella fascia di età che va dai 50 ai 69, e probabilmente ai 75 anni. Questa è anche la posizione della maggior parte delle istituzioni europee, anche se in alcune nazioni si sta pensando di rivedere il sistema di screening, possibilmente per passare a un sistema di diagnosi precoce su base individuale, dietro prescrizione del medico. Questa strategia, che potrebbe anche essere sensata, si scontra però con le abitudini delle persone nelle diverse nazioni: una donna abituata a fare lo screening lo vorrà fare comunque, anche qualora sia dimostrato che nel suo caso è controindicato.
Gli studi sugli effetti negativi dell'irraggiamento da mammografia invitano anche a stare attenti a dove si fa l’esame: i centri specializzati, che utilizzano macchinari recenti con dosi di radiazioni più basse e che hanno medici in grado di leggere un gran numero di mammografie l’anno offrono le migliori garanzie di sicurezza e serietà. Si tratta di requisiti fondamentali per ridurre il numero di errori diagnostici, indipendentemente dall’inevitabile sovra-diagnosi.
Il consiglio è quindi di sottoporsi allo screening mammografico secondo le linee guida in vigore in Italia, scegliendo il centro diagnostico con maggiore esperienza e competenza.
Fino a che età bisogna fare la mammografia?
Il programma di screening prevede che le donne siano invitate a eseguire una mammografia gratuita fino all'età di 74 anni. Da questa età, infatti, il beneficio atteso da una eventuale diagnosi precoce si riduce a causa della cosiddetta "mortalità competitiva". Significa che esistono altre patologie che prendono il sopravvento come ad esempio le malattie cardio-vascolari che sono molto frequenti e rischiano di compromettere la sopravvivenza della donna, in maniera molto più significativa rispetto a un eventuale tumore asintomatico al seno che viene diagnosticato in tarda età.
Bisogna inoltre dire che, al giorno d’oggi, la maggior parte delle donne arriva a 74 anni in un ottimo stato di salute: in questi soggetti non vedo motivo per non continuare, in maniera autonoma, a effettuare i controlli mammografici. Le donne che non ricevono più l'invito da parte dello screening organizzato dal Sistema Sanitario Nazionale possono quindi continuare a programmare i propri controlli, tendenzialmente ogni due anni, tenendo in considerazione le indicazioni del radiologo senologo.
Mammografia a 40 anni: cosa sapere
Completamente diversa è invece l’indicazione ai controlli periodici individuali, che devono iniziare già a 30-35 anni con un’ecografia mammaria annuale e dai 40 anni anche con una mammografia annuale, l’unico esame in grado di identificare ad esempio le micro-calcificazioni che sono spesso una spia di una iniziale lesione tumorale.
La validità di queste indicazioni è stata nuovamente confermata, nei giorni scorsi, da uno studio pubblicato sulla rivista Radiology e condotto dai ricercatori americani del Swedish Cancer Institute di Seattle su oltre duemila pazienti con carcinoma mammario e un’età compresa fra i 40 e i 49 anni: nelle partecipanti che si erano sottoposte a mammografia (tramite la quale era stata scoperta la malattia) la prognosi si è rivelata migliore perché la neoplasia era in uno stadio iniziale, più facile da curare e dunque meno letale e con minori probabilità di ricaduta.
L’età dai 30 ai 50anni è in effetti la più delicata dal punto di vista diagnostico, poiché coesistono tutte le patologie, benigne (fibroadenomi, cisti, displasia) ma anche neoplastiche. E’ quindi opportuno abbinare la mammografia all’ecografia e possibilmente al controllo specialistico dal senologo che, in base ai vari fattori di rischio (come la familiarità) e agli esiti degli esami, può indirizzare la singola donna verso il corretto iter di prevenzione.
Per quanto riguarda i possibili danni da radiazioni è doveroso ricordare che la moderna mammografia digitale utilizza dosi di radiazioni bassissime, assolutamente non pericolose.
Le raccomandazioni delle società scientifiche sono chiare: mammografia dai 40 anni, prenotando con il Cup e pagando il ticket, dai 45 anni invece, grazie alla legge Veronesi, non si paga più neanche il ticket. Ma ci sono liste d'attesa molto lunghe e chi può ricorre al privato.
Sotto i 40 anni è consigliata la visita senologica e l'ecografia. Sopra i 40 anni valutare la mammografia con lo specialista e comunque controllare il seno, dai 45 ai 49 la mammografia in alcune regioni è annuale, sopra i 50 e sotto i 74 anni mamografia biennale. E andrebbe continuata anche sopra i 74 anni.
Dovrebbero avere dei percorsi dedicati ma esistono soltanto sulla carta perché non sono mai cominciati sul serio. Percorsi ad personam e molto stringenti con mammografia e risonanza magnetica ogni anno.In certe regioni si comincia a 25 anni, in altre a 30, in alcune si fanno ecografie ogni sei mesi, in altre ogni 12.
leggi anche:
- Mammografia: Fino a Che Età è Raccomandata Farla?
- Mammografia: Fino a Che Età è Consigliabile Farla?
- Analisi del Sangue: Fino a Che Ora è Possibile Farle? Orari e Info Utili
- ECG a Riposo: Scopri i Valori Normali e Come Interpretare il Tuo Tracciato
- Mammografia con Tomosintesi a Villa Margherita: Scopri Vantaggi e Benefici Unici!
