La ferritina è una proteina intracellulare che stocca il ferro e lo rilascia quando l'organismo ne ha bisogno, funzionando come un magazzino per le riserve del minerale. La ritroviamo in quasi tutti gli organismi viventi. Poiché alcune tipologie chimiche di ferro risultano tossiche per le cellule, la ferritina è in grado di mantenere il ferro in forma solubile e non tossica, regolandone l’omeostasi in casi di carenza o eccesso.
Solitamente la ferritina la troviamo sotto forma di proteina citosolica (presente nel citoplasma della cellula): essa è inoltre presente in molteplici tessuti, sebbene una piccola quota della stessa venga secreta all’interno del torrente ematico dove funge da carrier/trasportatore di ferro. Grazie a tale caratteristica essa viene utilizzata come marker indiretto per valutare la quantità di ferro (inteso come riserva) all’interno dell’organismo: è infatti comune vederla dosata nei referti degli esami ematici, proprio allo scopo di valutare quanto ferro “residuo” abbiamo nel nostro corpo.
Funzioni e Struttura della Ferritina
La ferritina è una proteina globulare di massa 474 kDa comprendente ventiquattro subunità: tali subunità hanno un diametro esterno di dodici nanometri e un diametro interno di otto nanometri. Gli ioni di ferro vengono immagazzinati all’interno di un guscio proteico che prende il nome di apoferritina, la quale capta gli ioni di ferro in forma ferrosa Fe2+ e li ossida nella forma stoccabile, ovvero lo ione in forma ferrica Fe3+: la struttura “porosa” (a gabbia) della proteina è inoltre in grado di rinchiudere al suo interno fino a 4500 ioni ferro in stato di ossidazione Fe3+.
Nei vertebrati, la ferritina si costituisce di etero-oligomeri di due prodotti genici leggermente differenti tra loro, la cui percentuale all’interno della proteina varia al variare dell’espressione di questi due geni distinti. Ritroviamo due catene differenti denominate catena pesante (spesso indicata con lettera H) del peso molecolare di 21 kDa e catena leggera (spesso indicata con lettera L) del peso molecolare di 19 kDa. Il rapporto tra catene pesanti e leggere permette un lieve differenziamento della funzionalità proteica dal momento che le catene leggere sono deputate più ad una funzione di deposito mentre invece le catene pesanti sono caratterizzate da una funzione tampone dei radicali liberi citoplasmatici, andando quindi a giocare il ruolo di limitatori del danno intracellulare.
Il ferro libero risulta tossico per le cellule, andando esso stesso a generare radicali liberi e giocando il ruolo di catalizzatore di tali reazioni chimiche, altresì chiamate reazioni di Fenton. Proprio per tale motivo vi è la necessità di stabilizzare e stoccare il ferro all’interno di strutture in grado di renderlo innocuo per le nostre cellule: entra quindi in gioco la ferritina, la quale dapprima capta gli ioni ferro (ruolo dell’apoferritina), li converte da ferro ferroso (Fe2+) a ferro ferrico (Fe3+) mediante una reazione di ossidazione, per poi stoccarlo all’interno delle sue subunità proteiche.
Il Ruolo del Ferro nell'Organismo
Il ferro è un minerale indispensabile per la vita dell’essere umano. Nell’organismo troviamo all’incirca 5g di ferro, di cui circa l’80% è presente nell’emoglobina, ossia quella proteina incaricata del trasporto dell’ossigeno dai polmoni alle cellule di tutti i tessuti corporei. Nonostante la maggior parte di esso sia contenuto nell’emoglobina, abbiamo anche una parte dello stesso che funge da magazzino di riserva per la formazione e sintesi di nuove cellule, quali ad esempio i globuli rossi (che contengono emoglobina). Questa porzione di minerale di “scorta” risulta essere legata alla ferritina poiché, come visto nel corso di questa trattazione, il ferro in forma libera risulta tossico e necessita quindi della ferritina per essere innocuo.
La ferritina infine si accumula all’interno di organi quali la milza, il fegato, il midollo osseo, sedi, guarda caso, della sintesi dei globuli rossi. Nonostante il ferro sia presente in piccole quantità, esso assolve a numerose funzioni, prendendo parte alla formazione del gruppo eme, una proteina specifica contenuta negli eritrociti, la quale è in grado di legare l’ossigeno e di trasportarlo nel torrente ematico. Inoltre lo troviamo anche in un’altra proteina, la mioglobina, che è una sorta di “emoglobina muscolare” avente il compito di fissare l’ossigeno proprio all’interno della cellula muscolare e pertanto in tutti i muscoli del nostro corpo.
Metabolismo e Assorbimento del Ferro
Il ferro viene assunto tramite la dieta e gli alimenti che lo contengono, esso è contenuto prevalentemente in cibi quali carne, pesce, tuorlo d’uovo (l’albume ne è invece quasi privo), in alcune tipologie di verdure a foglia verde, nei legumi e nella frutta secca. Il ferro è presente sia in alimenti di origine animale, sia in alimenti di origine vegetale, tuttavia nelle fonti animali la quota di minerale risulta essere maggiormente biodisponibile e quindi assorbibile dal nostro organismo rispetto invece alle fonti vegetali.
Con il termine biodisponibilità viene indicata la misura con cui un dato nutriente è in grado di essere assorbito e di entrare nel circolo sanguigno in seguito alla sua ingestione. Un’elevata biodisponibilità significa che buona parte del nutriente ingerito verrà assorbito e sarà utilizzabile dal nostro corpo, viceversa una bassa biodisponibilità significa che nonostante vi sia presenza del nutriente, quest’ultimo viene assorbito solamente in piccola parte. Come visto poco fa il ferro risulta essere più biodisponibile nelle fonti animali rispetto a quelle vegetali, tuttavia bisogna fare attenzione a considerare anche le quantità totali di ferro ingerito: spesso accade che consumare una porzione di alimento vegetale apporti quantitativi di ferro molto più alti se paragonati ad una porzione di alimento animale. In tal caso la minor biodisponibilità viene compensata da un maggior livello di assunzione.
Inoltre bisogna anche considerare che alcuni cibi (quali il caffè e i cereali integrali) se assunti congiuntamente alle fonti di ferro, vanno a interferire con l’assorbimento, limitandone così la biodisponibilità. Analogamente a questo concetto, la vitamina C e l’acido citrico aiutano invece ad aumentarne la biodisponibilità, pertanto quella frase fatta del “condire con il succo di limone fa bene perché aiuta l’assorbimento del ferro” non è infondata, anzi! Tali nutrienti contenuti nel succo di limone consentono la riduzione del ferro da forma ferrica (Fe3+) a forma ferrosa (Fe2+), più facilmente assimilabile dal nostro intestino.
Il ferro viene assorbito a livello dell’intestino tenue e nello specifico nella parte prossimale: il duodeno. Sulla superficie dei villi intestinali sono presenti le cellule specifiche deputate all’assorbimento dei nutrienti chiamate enterociti. Queste cellule sono in grado di captare dal lume intestinale oltre a proteine, carboidrati e grassi, anche i micronutrienti come vitamine e minerali. Il ferro di tipo animale, denominato ferro di tipo “eme”, viene assorbito in maniera diretta mentre invece quello di tipo vegetale passa dal lume alle cellule in forma bivalente: a contatto con l’acidità dello stomaco il minerale subisce naturalmente una riduzione, così come avviene con il succo di limone, favorendone il passaggio da forma ferrica a ferrosa. Inoltre, sulla superficie degli enterociti è presente una proteina specifica denominata “Dcytb”, un particolare citocromo duodenale che svolge anch’esso funzione riducente. Il ferro in forma 2+ entra quindi nella cellula enterocitica sfruttando un trasportatore denominato “trasportatore bivalente del ferro” o dmt1. Una volta entrato nella cellula intestinale il ferro passa poi nel sangue legandosi dapprima alla transferrina per poi essere immagazzinato nella ferritina.
Fabbisogno Giornaliero di Ferro
I fabbisogni variano in base a sesso del soggetto, età, stato di gravidanza e allattamento. Gli attuali LARN (livelli di assunzione raccomandati per la popolazione italiana) raccomandano un’assunzione di ferro di 11 mg al giorno per i lattanti fino all’anno di età, mentre invece in età adulta gli apporti si attestano a 10 mg al giorno per l’uomo e 18 mg al giorno per la donna. Durante la gravidanza, invece, si arriva addirittura ad un fabbisogno di 27 mg al giorno, per poi attestarsi agli 11 mg al giorno nel caso dell’allattamento. La donna necessita mediamente di più ferro rispetto all’uomo, questa peculiarità è da attribuirsi alle maggiori perdite di ferro che interessano la donna, ovvero durante il ciclo mestruale. Maggiori apporti di ferro con la dieta garantiscono quindi il mantenimento dell’omeostasi, compensando le perdite e ripianando le riserve.
Ferritina Alta: Cosa Significa?
Tale disfunzione comporta alti livelli di ferro nel sangue che, purtroppo, il corpo non è in grado smaltire. Il dosaggio plasmatico della ferritina è una delle modalità esistenti per valutare lo stato delle riserve di ferro dell’organismo. Sebbene i range di normalità siano molto ampi, non è raro incappare in valori al di sotto o al di sopra della normalità: nello specifico possiamo parlare di valori nella norma in un intervallo compreso tra i 13-150 ng/mL per la donna e compreso tra i 30-400 ng/mL per l’uomo. Poiché le quote di ferritina extracellulare e intracellulare sono in equilibrio tra loro, è possibile utilizzare il dosaggio plasmatico della ferritina sierica in ottica predittiva essendo un buon indicatore del minerale, nei soggetti 1 ng/mL di ferritina sierica corrisponde a circa 8 mg di ferro presente nei tessuti. Valori al di sotto della norma possono essere predittivi di stati di anemia, mentre invece in caso di valori superiori alla soglia (ferritina alta) è opportuno indagare sull’eziologia di tale sovraccarico, andando quindi a escludere eventuali patologie a carico del fegato oppure stati infiammatori acuti o cronici, neoplasie e infezioni.
Con l’emocromatosi, l’eccesso di ferro incrementa lo stress ossidativo e libera l’attività dei radicali liberi, che possono danneggiare il DNA.
Dieta Consigliata in Caso di Ferritina Alta
La migliore dieta per la ferritina alta coinvolge ovviamente il cibo, ma in un senso molto ampio. Innanzitutto, il ferro introdotto attraverso l’alimentazione non è tutto uguale. Il ferro eme è più biodisponibile del non eme e ciò significa che è anche più facilmente assimilabile dal corpo. Altri prodotti che migliorano la biodisponibilità del ferro non eme sono la vitamina C, o acido ascorbico, la carne e i prodotti ittici.
Dopo aver effettuato gli appositi esami di accertamento, in cui viene esclusa la presenza di danni epatici o stati infiammatori, si ricorre ad una cura apposita. Una delle opzioni percorribili a livello alimentare è quella di ridurre il consumo di tutti quegli alimenti che apportano grandi quantità di ferro nonchè di ridurne il suo assorbimento con dei prodotti o farmaci “chelanti”, in grado di ridurre l’assorbimento intestinale del ferro stesso oppure legandolo e eliminarlo tramite le urine.
Cosa Mangiare con Moderazione:
- Carni Rosse: Fanno parte di una dieta equilibrata, se consumate con estrema moderazione, proprio perché sono una fonte di ferro eme, pertanto più facilmente assorbibili dal corpo.
- Prodotti Ittici: Nonostante i prodotti ittici non contengano una quantità eccessivamente dannosa di ferro, è necessario evitare alcuni tipi di molluschi a causa dei batteri che contengono. Per esempio il Vibrio Vulnificus è un tipo di batterio presente nelle acque costiere che può infettare diversi molluschi. Alcune ricerche hanno dimostrato che il ferro gioca un ruolo fondamentale nella diffusione di tale batterio.
Alimenti Utili:
- Verdure: Spesso a chi soffre di ferritina alta si consiglia di stare lontani dalle verdure ricche di ferro. In realtà, non è sempre strettamente necessario. Le verdure ricche di ferro, come spinaci e verdura a foglia verde, contengono solo ferro non eme. E, come abbiamo visto, il ferro non eme è difficile da assorbire, rispetto al ferro eme.
- Cereali e Legumi: Cereali e legumi contengono delle sostanze, come l’acido fitico, che inibiscono l’assorbimento del ferro.
- Uova: Le uova sono una fonte di ferro non eme.
- Tè e Caffè: Tè e caffè contengono i polifenoli, come i tannini, che riducono l’assorbimento del ferro nell’organismo.
Altre Considerazioni Dietetiche
È importante impostare un corretto regime dietetico, introducendo nelle giuste proporzioni grassi, proteine, carboidrati e fibre. È utile organizzarsi quando si fa la spesa e fare provviste a stomaco pieno, evitando di passare dove sono esposti i prodotti "tentatori" o di scegliere cibi proposti dalle offerte. Preferire confezioni monoporzione, per evitare avanzi "pericolosi".
Si consiglia di consumare 2 porzioni di pesce a settimana e 2 a base di legumi; i legumi potranno essere consumati da soli (es. fagioli) o associati a pasta o riso (es. pasta e fagioli). È preferibile cucinare con pentole antiaderenti con spatole di legno ed evitare salse di ogni genere. Condire con olio extravergine di oliva, di mais, di soia, di girasole, di vinaccioli.
Trattamenti Medici per la Ferritina Alta
Un’altra cura spesso utilizzata per tale scopo è la flebotomia, il cosiddetto “salasso”, tale pratica consiste in un vero e proprio prelievo di sangue finalizzato all’eliminazione del minerale; basti pensare che la rimozione di 500 ml di sangue permette di eliminare circa 250 mg di ferro. La flebotomia è stata abbandonata negli anni per via della sua dubbia utilità e, a mano a mano che la medicina progrediva ed evolveva, metodi e cure più innovative hanno nel tempo soppiantato il salasso. Ad oggi, infatti, è stata dimostrata l’inefficacia di tale pratica per la maggior parte delle malattie, essa viene adottata solamente in casi di specifiche patologie quali l’emocromatosi, la policitemia e in alcuni casi anche per il trattamento della ferritina alta.
Qualora vengano rilevati valori anomali dagli esami diagnostici della ferritina, si consiglia dapprima di consultare il proprio medico curante, che a sua volta valuterà una visita specialista a scopo di approfondimento.
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