La salute del fegato può essere valutata con un semplice e comune prelievo di sangue da una vena dell'avambraccio. Nella prescrizione di semplici analisi del sangue il medico include un pannello (più o meno esteso) di esami che permettono di valutare la funzionalità del fegato: se qualcosa non va, per esempio se le cellule del fegato sono in sofferenza a causa di un’infezione virale come quella da HCV, certi parametri risulteranno più alti o più bassi rispetto ai valori di riferimento.
Il fegato, infatti, svolge funzioni metaboliche molto importanti, comprese la produzione di molecole essenziali per la salute dell’organismo e la scomposizione di altre sostanze.
Analisi del sangue (esami ematici) misurano la quantità delle sostanze che vengono prodotte dal fegato per capire se vi sono danni di funzionalità e permettono di individuare eventualmente le cause della malattia del fegato, se presente, e capire cioè se la malattia ha origine metabolica, virale, autoimmune. È possibile tenere sotto controllo il nostro fegato già nelle analisi del sangue, per misurare la quantità delle sostanze che devono essere prodotte dal fegato.
Il pannello epatico è un insieme di analisi che consente di valutare lo stato di salute dell'organo. Normalmente, i valori del fegato sono determinati con analisi eseguite nello stesso tempo su un campione di sangue. Il pannello epatico è utile per valutare e monitorare infiammazioni (epatiti) acute e croniche, danni del fegato e/o malattie (dalla cirrosi ai tumori).
Ecco alcuni dei test inclusi nel pannello epatico:
1. Bilirubina
La bilirubina è un pigmento giallo-arancio che deriva dalla degradazione dell’emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi che consente di trasportare i gas respiratori. A demolire i globuli rossi vecchi, e quindi la loro emoglobina, è prevalentemente la milza, che rilascia la bilirubina nel sangue come prodotto di scarto (bilirubina indiretta o non coniugata). Quando il sangue arriva al fegato, la bilirubina viene legata ad altre molecole (bilirubina diretta o coniugata) e riversata nella bile e poi nell’intestino.
Alti livelli nel sangue possono significare una cattiva capacità da parte del fegato di smaltire questa sostanza. L’eccesso di bilirubina è quello che conferisce alla pelle il colore giallastro che chiamiamo ittero.
Per quanto riguarda i valori normali di bilirubina, la bilirubina diretta o coniugata, dovrebbe essere presente in quantità inferiori a 0,3 mg/dl. I valori di bilirubina totale (diretta o indiretta) dovrebbero essere nell’intervallo da 0,10 a 1,30 mg/dl.
Un aumento della frazione totale con frazione non coniugata elevata e coniugata normale, può quindi riflettere un problema di funzionalità epatica (cirrosi, epatiti virali ecc.) o un aumentato catabolismo dei globuli rossi (anemia emolitica). Al contrario, un aumento della frazione coniugata (diretta) può riflettere un problema di ostruzione biliare intra od extraepatico. Livelli di bilirubina indiretta lievemente aumentati, con tutti gli altri markers di funzionalità epatica nella norma, sono comuni nella sindrome di Gilbert.
2. Transaminasi (ALT e AST)
Le transaminasi sono enzimi che partecipano al processo di trasformazione degli aminoacidi (i “mattoncini” che formano le proteine) in ammoniaca, che poi viene convertita nell’innocua urea. Possono essere liberate nel sangue dal fegato (ma anche da altri organi, come cuore e muscoli), e i loro livelli possono essere misurati attraverso semplici analisi. Se i valori differiscono dall’intervallo standard, è possibile che ci sia un problema al fegato.
Le principali transaminasi comprese negli esami del pannello epatico sono l’alanina aminotransferasi (ALT/GPT), l’aspartato aminotransferasi (AST/GOT) e la gamma-glutamil transferasi (GGT). Negli individui sani i loro livelli sono bassi, mentre un loro aumento può indicare un danno al fegato. Il dosaggio di ALT, in particolare, rappresenta il test di elezione per rilevare la presenza di epatite.
Di solito i dosaggi di ALT e AST vengono eseguiti insieme e il loro rapporto serve a distinguere tra le possibili cause di danno epatico e come indice prognostico. Il confronto tra i valori di ALT e gli esiti di altri test (bilirubina, gamma-glutamil transferasi, fosfatasi alcalina, proteine totali) possono aiutare a stabilire a quale tipologia di malattia epatica si è di fronte.
La transaminasi ALT o GPT è l’alanina transaminasi, un enzima presente negli epatociti che non deve trovarsi nel sangue. Alti valori di questo enzima nel sangue suggeriscono la presenza di malattia epatica come l’epatite, dove le cellule epatiche sono danneggiate. Valori normali sono inferiori a 35 U/l per le donne e inferiori a 40 U/l per gli uomini.
La transaminasi AST o GOT, è l'aspartato transaminasi, un altro enzima, che se presente nel sangue oltre una certa quantità suggerisce la presenza di malattia ai tessuti epatici ma anche nei tessuti cardiaci. Valori normali sono inferiori a 35 U/l per le donne e inferiori a 40 U/l per gli uomini. È necessario che il medico confronti questi valori con quelli di ALT per poter capire se davvero si tratta di danno epatico e non ad altri tessuti.
Differenze tra ALT e AST
Come descritto in precedenza, ALT è presente quasi esclusivamente nel fegato, mentre AST si ritrova anche in altri tessuti. Questo porterebbe a pensare che un innalzamento dei livelli ematici di ALT sia maggiormente indicativo di una patologia di fegato, che non un rialzo dei livelli ematici di AST (che potrebbero essere il segnale di danni anche ad altri tessuti).
Di norma il dosaggio della transaminasi ALT si effettua in coppia con quello delle transaminasi AST (GOT), perché quando vi è un danno a livello epatico in genere i valori dell’ALT risultano più elevati delle GOT.
3. Fosfatasi Alcalina (ALP)
La fosfatasi alcalina è un enzima prodotto dal fegato, oltre che dalle ossa, dai reni e dall’intestino. Qualora ci siano patologie legate a questi organi e tessuti, i livelli nel sangue di fosfatasi alcalina aumentano.
L’AlPh è un enzima presente in vari tessuti del corpo, inclusi i dotti biliari. Se alta può indicare un blocco dei dotti biliari, ma il valore va considerato accanto agli altri esami di funzionalità epatica, come bilirubina e transaminasi (AST e ALT).
In condizioni di salute le concentrazioni di fosfatasi alcalina di origine epatica e di origine ossea sono più o meno sovrapponibili, e sono, per uomini e donne, da 50 a 150 U/L in media (unità per litro di sangue).
4. Albumina e Proteine Totali
L’albumina è una proteina prodotta dal fegato e rappresenta più della metà delle proteine plasmatiche. È coinvolta nella permeabilità dei vasi sanguigni, nel trasporto di sostanze (ormoni, vitamine, farmaci, etc) e funge da fonte di aminoacidi nel metabolismo dei tessuti. La sua concentrazione può aumentare o diminuire in presenza di patologie.
Per esempio, se il fegato non funziona bene i livelli di albumina nel sangue diminuiscono. I valori di riferimento per l’albumina sono compresi fra 3,5 e 5,5 grammi per 100 millilitri (35-55 g/Litro).
Questa dicitura si riferisce al dosaggio di vari tipi di proteine che si trovano nel plasma, in particolare l’albumina (che rappresenta il 60% del totale) e le globuline (40%). La concentrazione di proteine totali può aumentare o diminuire in presenza di patologie.
Valutare il rapporto tra albumina e globuline e i suoi cambiamenti nel tempo è utile per individuare le cause delle alterazioni. In caso di una malattia epatica cronica (es. cirrosi), i livelli di albumina sierica (e la sua sintesi) risultano diminuiti. Anche l'alcolismo, l'infiammazione cronica e la malnutrizione proteica riducono la sintesi di questa proteina.
5. Gamma Glutamil Transferasi (GGT)
Il Gamma GT è un enzima necessario alla funzione di detox che deve svolgere il fegato. Alti valori di questo enzima indicano la possibilità di problemi di funzionalità epatica, solitamente in seguito all’abuso di alcol. I valori di riferimento da considerarsi normali variano da laboratorio a laboratorio, a seconda dello strumento utilizzato.
Una Gamma GT alta suggerisce la possibilità di un danno al fegato o alle vie biliari dovuto all’alcolismo oppure all’uso di certi farmaci che alzano il valore. Alti valori di questo enzima indicano la possibilità di problemi di funzionalità epatica, solitamente in seguito all’abuso di alcol.
Valori elevati di GGT si riscontrano nelle disfunzioni epatobiliari, in particolare nella colestasi. L'aumento delle gamma-glutamil transpeptidasi si osserva anche durante il consumo di alcol e in alcune patologie, come lo scompenso cardiaco congestizio. Livelli di GGT bassi o normali non destano preoccupazioni, in quanto sono indicativi di una buona funzionalità epatica: le probabilità che il paziente soffra di una malattia del fegato sono, quindi, basse.
6. Lattato Deidrogenasi (LDH)
È un enzima che si trova sia nel fegato che nel miocardio e nei muscoli, importante nella produzione di energia della cellula.
7. Tempo di Protrombina (PT)
Uno dei compiti del fegato è anche quello di produrre le proteine che promuovono la coagulazione del sangue. Tra queste vi è la protrombina (PT), anche definita fattore II di coagulazione. L’esame del tempo di protrombina (o tempo di Quick) infatti serve a misurare il tempo necessario al sangue per formare un coagulo, che rappresenta - in condizioni normali di salute - la naturale reazione dell’organismo a un'emorragia, ad esempio a seguito di una lesione con perdita di sangue.
Valori troppo elevati, indice di una coagulazione lenta e di un maggior rischio di emorragia, si registrano anche in chi soffre di disturbi epatici tra cui tumori, cirrosi, epatiti e ostruzione biliare.
Questo esame del sangue misura il tempo di coagulazione del plasma; dal momento che il fegato è l'organo chiave nella sintesi delle proteine della coagulazione, un aumento di questo intervallo può indicare un danno epatico.
Valori che indicano la presenza di infezione virale
Valori che indicano la presenza di infezione virale (HBV, HCV,HAV, EBV; Toxoplasma, CMV), cioè Anticorpi specifici per l'epatite A, l'epatite B, l'epatite D e l'epatite E.
Intervento terapeutico per ridurre le transaminasi
L’intervento terapeutico più importante per ridurre le transaminasi è sottoporsi al trattamento previsto in presenza della patologia individuata come responsabile dell’innalzamento.
- bere caffè: uno studio del 2017 riporta che bere da 1 a 4 tazze di caffè aiuta a ridurre gli enzimi epatici, in particolare le transaminasi ALT.
- incrementare il consumo di cibi ricchi di folati: uno studio del 2023 ha evidenziato che le persone con carenza di folati sono più a rischio di fegato grasso.
- praticare regolarmente esercizio fisico: 150 minuti di attività fisica a settimana aiutano a mantenere sotto controllo il livello degli enzimi epatici.
- mangiare sano: preferire frutta, verdura e cibi ricchi di fibre, a discapito di alimenti eccessivamente lavorati, aiuta il fegato nella sua azione detossificante dell’organismo. Il risultato finale corrisponde a un miglioramento del profilo enzimatico epatico.
- non bere alcolici: una delle principali cause di danno epatico è l’eccessivo consumo di bevande alcoliche.
- non fumare: le sostanze tossiche presenti nelle sigarette recano danno alle cellule epatiche.
Esami Strumentali
Tra gli esami strumentali utilizzati per indagare la salute del fegato, un ruolo di primo piano è ricoperto dall'ecografia addominale, che sfrutta la diversa capacità dei tessuti di riflettere gli ultrasuoni emessi da una sonda. In alternativa o quale conferma di quanto evidenziato con l'ecografia, può essere utilizzata la risonanza magnetica. A volte, la certezza diagnostica è ottenuta con la biopsia, cioè mediante il prelievo di un piccolo frammento di tessuto epatico, mediante apposito ago inserito nell'addome, ovviamente sotto guida ecografica ed in anestesia locale. Altre volte ancora, si utilizza un esame chiamato colangiopancreatografia endoscopica retrograda, che consiste nella discesa di un sondino per via orale fino al raggiungimento delle vie biliari extraepatiche.
NOTA BENE: l'intervallo di riferimento indicato per ciascun parametro può cambiare in funzione della strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto.
Per questo motivo, allo scopo di formulare una diagnosi precisa o escludere una malattia del fegato, il medico interpreta i parametri nel loro insieme e, qualora necessario, può indicare l'esecuzione di altreindagini d'approfondimento, come ecografie o biopsie dell'organo.
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