Il fecaloma, noto anche come coproma, stercoma o scatoma, è una massa di feci disidratate e ferme di consistenza dura che si forma negli ultimi tratti dell'intestino. Questa condizione impedisce la fisiologica espulsione delle feci attraverso la defecazione e può portare all'ostruzione dell'intestino.
Cause e Fattori di Rischio
La formazione di un fecaloma è spesso associata alla stipsi cronica e, più raramente, al cancro al colon. Si forma generalmente in presenza di una motilità del colon insufficiente che aumenta il tempo di permanenza delle feci nell'intestino con conseguente perdita di una maggiore quantità di liquidi. Privata dell'acqua, la massa fecale diventa dura e secca a tal punto da rendere difficile la sua evacuazione e da provocare una vera e propria sensazione di tappo.
Più frequente negli anziani per condizioni multifattoriali, il fecaloma è comunemente riscontrato anche nelle donne in gravidanza a causa delle alterazioni ormonali tipiche di questo periodo. Le cattive abitudini di vita e alimentari, come uno scarso apporto di fibre, pasti non regolari, vita sedentaria e scarso consumo di acqua, possono contribuire alla sua formazione.
- Eccessiva sedentarietà
- Disidratazione
- Assunzione prolungata di lassativi
- Incapacità di defecare quando non si è fuori casa
- Abitudine a rimandare il bisogno di defecazione
Sintomi
Inizialmente asintomatico, il fecaloma può manifestare una sintomatologia lieve e aspecifica. Soltanto più tardivamente compaiono sintomi tipici dell'occlusione intestinale.
I sintomi legati ai disturbi intestinali possono essere diversi. In generale, i pazienti si presentano con un dolore addominale correlato spesso con un’alterazione dell’alvo, cioè della funzionalità dell’intestino (diarrea o stitichezza) e in alcuni casi, i pazienti riferiscono anche la presenza di sangue nelle feci. A volte si associano anche disturbi del tratto intestinale più alto e dunque nausea e vomito.
- Dolore addominale crampiforme
- Gonfiore addominale
- Alterazione dell'alvo (diarrea o stitichezza)
- Nausea e vomito
- Presenza di sangue nelle feci
Diagnosi
La diagnosi è possibile effettuando clinicamente un'esplorazione digitale dell'ampolla rettale.
Un accurato esame obiettivo e un'attenta anamnesi rappresentano, di solito, il primo step del percorso diagnostico.
Gli esami diagnostici includono:
- Radiografia dell'addome
- TAC addominale
- Ecografia addominale
- Clistere a base di solfato di bario (o clisma opaco)
Diagnosi Ecografica
L’ecografia delle anse intestinali è un esame semplice e indolore che si avvale di una sonda lineare che va meno in profondità (pertanto, è poco adatta a pazienti sovrappeso e/o obesi), ma permette un’accurata definizione delle strutture esplorate, nella fattispecie le pareti dell’intestino. Questo esame consente di studiare il piccolo intestino, in particolare l’ultima ansa ileale e seguire tutte le pareti del colon, valutando il contenuto del colon stesso, come gas o feci; spesso i pazienti che soffrono di dolori addominali hanno coliche dovute alla presenza eccessiva di gas nell’intestino e grazie a questo esame possiamo distinguere questo tipo di dolore (di natura funzionale) da un dolore legato ad una sottostante patologia e ad uno stato di infiammazione (di natura organica).
Con l’ecografia delle anse intestinali è anche possibile valutare l’eventuale presenza di diverticolosi e, soprattutto, di diverticolite, anche grazie all’utilizzo dell’eco-color-doppler che permette di stabilire se le pareti dell’intestino sono più vascolarizzate del normale, essendo questo un indice di infiammazione.
L’ecografia delle anse intestinali è anche un utile strumento complementare nella diagnosi di malattia celiaca: l’ispessimento o la dilatazione delle anse intestinali, la presenza di linfoadenopatie e/o di versamento nello scavo pelvico, l’aumentata peristalsi sono tutti segni suggestivi di malattia celiaca.
Trattamento
Il trattamento consiste nella rimozione del fecaloma per ricanalizzare l'intestino. In caso di fecaloma è molto importante provvedere all’ammorbidimento della massa fecale ostruttiva mediante appositi clismi e supposte o mediante frantumazione effettuata manualmente.
Si può altresì praticare la frantumazione manuale o meccanica nel corso dell'esplorazione rettale. Quella meccanica si effettua invece con un rettoscopio: si fa avanzare nel retto una sonda e si accompagna l'inserimento con piccole iniezioni di liquido dentro il fecaloma sino a romperne la consistenza.
Le opzioni di trattamento includono:
- Clistere (o clisma): Prevede l'inserimento nell'ano del paziente di una bottiglietta ripiena di liquido lubrificante e la successiva spremitura di tale bottiglietta, allo scopo di far fuoriuscire quanto vi è contenuto.
- Irrigazione transanale: Prevede l'inserimento nell'intestino retto del paziente (sfruttando chiaramente l'apertura anale) di un piccolo tubicino collegato a una macchina che emette acqua tiepida.
- Rimozione manuale del materiale fecale mediante esplorazione rettale digitale.
- Assunzione di un lassativo per via orale o anale.
La terapia del blocco intestinale richiede sempre l'ospedalizzazione del paziente.
Per aspirare il contenuto accumulato a monte dell’occlusione, viene generalmente utilizzato un sottile tubo noto come sondino nasogastrico, che viene inserito attraverso il naso del paziente e posizionato nello stomaco o nell’intestino. Poiché il vomito e la diarrea possono portare a una perdita significativa di liquidi e sali essenziali, spesso vengono somministrati al paziente liquidi per via endovenosa.
Nelle situazioni più gravi, in particolare quando il blocco intestinale è completo o si è verificato uno strangolamento, può essere necessario un intervento chirurgico. In alcune circostanze, per alleviare il blocco intestinale, il chirurgo può creare una colostomia o una ileostomia: con la stomia un’estremità dell’intestino tenue o crasso viene fissata in modo permanente a un’apertura chirurgica nella parete addominale.
Prevenzione
In generale condurre uno stile di vita sano basato sullo svolgimento di regolare movimento fisico, anche leggero, e su un’alimentazione ricca di frutta e verdura può favorire la motilità intestinale, prevenendo lo sviluppo di questa condizione.
In caso di stipsi è fondamentale l’idratazione, è poi importante mantenere orari stabili per i pasti ed effettuare regolare attività fisica. È bene poi assicurarsi una dieta ricca di fibre, con verdure, cereali integrali, yogurt con fermenti lattici; meglio evitare invece vino rosso, frutta astringente, cibi secchi e cibi complessi che possono rallentare il transito intestinale e favorire la stitichezza.
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