Febbre dopo Isteroscopia: Cause e Rimedi

L'isteroscopia è un procedimento usato per esaminare l'interno dell'utero. Può essere usata sia per diagnosticare che per trattare una condizione ginecologica. L'isteroscopia usata per diagnosi è di solito fatta come procedura ambulatoriale.

Un'ecografia può essere usata per diagnosticare alcune condizioni ginecologiche. Una biopsia endometriale può essere un'alternativa all'isteroscopia se il medico ha bisogno di prendere un campione del tessuto dell'utero. Un tubo sottile viene passato attraverso la cervice e dentro la cavità uterina, poi una delicata suzione viene usata per rimuovere campioni di tessuto che saranno esaminati al microscopio.

Questo significa che non dovete passare la notte in ospedale e potreste non necessitare anestesia. In alternativa, potete effettuare la procedura in day hospital sotto anestesia generale che significa che dormirete durante l'operazione. Se subirete un'anestesia generale vi verrà chiesto di rispettare il digiuno. Questo significa non mangiare e non bere di solito per circa sei ore prima.

Il medico discuterà con voi cosa succederà prima, durante e dopo la procedura e qualsiasi dolore potreste avere. Questa è la vostra opportunità per capire cosa succederà e potete aiutarvi preparando delle domande da fare sui rischi, benefici e qualsiasi alternativa alla procedura. La procedura usata per una diagnosi di solito dura da 10 a 15 minuti.

Il medico inserirà uno strumento chiamato speculo nella vostra vagina per vedere la cervice (collo dell'utero). Lui o lei pulirà poi la vagina con una soluzione antisettica e farà passare un isteroscopio nell'utero. La macchina fotografica alla fine dell'isteroscopio manda fotografie dall'interno dell'utero a uno schermo video. Il medico guarderà queste immagini e, se necessario, prenderà una campione di tessuto (biopsia) o farà un trattamento necessario.

Se avete avuto un'anestesia generale avrete bisogno di riposare finché gli effetti non sono passati. L'anestesia generale può temporaneamente influenzare la vostra coordinazione e capacità di ragionamento, quindi non dovreste guidare, bere alcol, usare strumenti meccanici o firmare documenti legali per le 24 ore successive.

Potreste aver bisogno di indossare un assorbente dato che la procedura può causare un po' di sanguinamento vaginale. Se avete bisogno di qualcosa per il dolore, potete prendere antidolorifici da banco come paracetamolo o ibuprofene. L'infermiera potrà darvi un appuntamento per un controllo. Se avete subito un'isteroscopia diagnostica avrete bisogno di riposare e prendervela comoda per un giorno o due.

Se avete subito un trattamento durante l'isteroscopia, per esempio la rimozione di un polipo o un fibroma, la vostra ripresa potrà necessitare di più tempo. Come con ogni procedura, ci sono alcuni rischi associati all'isteroscopia. Gli effetti collaterali sono gli indesiderati ma temporanei effetti che potete avere dopo aver subito la procedura.

Ad esempio, potreste avere crampi dolorosi, come quelli che avete durante un ciclo. E' quando si verificano problemi durante o dopo la procedura. La maggior parte delle donne non ne subiscono. Specifiche complicanze dell'isteroscopia sono poco comuni, anche se è possibile che sviluppiate un'infezione successiva che può portare all'infertilità - ma è raro.

Durante la procedura, può non essere possibile al vostro chirurgo di far passare l'isteroscopio nel vostro utero per avere una visione chiara del rivestimento. Se questo accade, lui o lei discuterà con voi opzioni alternative. La maggior parte delle donne non hanno nessun problema dopo aver avuto un'isteroscopia.

È normale avere la febbre dopo un intervento chirurgico?

Nonostante negli ultimi anni si sia arrivati a procedure realmente poco invasive, rimane il fatto che, ogni intervento chirurgico, rappresenta pur sempre un trauma per il nostro corpo, benchè appunto di minore entità. A questo trauma il corpo reagisce in molteplici modi ed intensità, spesso correlati anche ad età e salute generale.

Si possono avere semplici dolori, lividi e gonfiori, fino a segnali più importanti, fra i quali l’innalzamento della temperatura corporea. Quindi avere della febbre dopo un intervento chirurgico potrebbe essere normale. La febbre è sintomo nella maggior parte dei casi è trascurabile. Questo processo infiammatorio è assolutamente normale ed anche è bene che avvenga.

E’ proprio grazie ad esso che molte sostanze chimiche vengono rilasciate in loco (cioè nell’area dove il trauma, chirurgico o non, è avvenuto) permettendo l’inizio della guarigione dei tessuti danneggiati dal trauma stesso. E però non tutte le sostanze rilasciate si occupano di questo, o solo di questo.

Ovvero della effettiva guarigione dei tessuti. Ecco allora che, come contorno alla guarigione già in atto dopo un intervento chirurgico, può essere normale che ci siano sintomi o segni quali dolori, gonfiori, lividi e febbri moderate. Ed è proprio questa la ragione per cui sarebbe opportuno limitare l’uso di eventuali antiinfiammatori a qualche giorno solamente.

Essi infatti attenuano sì i sintomi sopra citati che a noi danno fastidio. Ma anche i fondamentali processi della guarigione che sta avvenendo. Da aggiungere che già normalmente la nostra temperatura oscilla nell’arco della giornata e anche a seconda del momento di misurazione.

E’ bene anche sapere che il nostro corpo è solito reagire ad un qualsiasi sforzo con l’innalzamento di temperatura. Nel caso di sforzi importanti e prolungati invece si può avere una vera e propria febbre per 1-2 giorni. Altra cosa invece è una febbre postchirurgica più consistente, sopra i 38 gradi. Specialmente quando sale e scende a picchi giornalieri.

Possibili complicanze post-isteroscopia

  • Ascessi: Possono sorgere dopo qualsiasi chirurgia, non solo estetica. Sono caratterizzate da una infezione severa dove è avvenuta la chirurgia che può avere varie cause. La caratteristica principale è che l’infezione forma un accumulo di pus in uno spazio chiuso.
  • Polmoniti: Rare. la ridotta capacità di espansione della cassa toracica nell’atto inspiratorio a causa della aumentata tensione sulla parete muscolare addominale dovuta alla chirurgia. E quindi della sua temporanea ridotta espansibilità.
  • Trombosi Venosa Profonda: La più pericolosa tra le complicanze postchirurgiche. Molto rara in chirurgia estetica, ma possibile.
  • Infezioni urinarie (da catetere vescicale): Avvengono appunto solo se si usa il catetere vescicale.

Pertanto, benché queste ultime siano rare evenienze, rappresentano pur sempre una situazione clinica che necessita di rapidi trattamenti farmacologici aggiuntivi. E spesso il ricovero in ospedale potrebbe essere necessario. Ripeto, stiamo parlando di circostanze che difficilmente si verificano in chirurgia estetica.

Sono infatti eccezioni che vengono ampiamente scongiurate mediante diverse precauzioni prese durante la chirurgia e nell’immediato periodo post operatorio. L'esecuzione di un'isteroscopia è preceduta sempre da una ben precisa preparazione, a cui ogni paziente deve strettamente attenersi, per il buon esito dell'intera procedura.

Ovviamente, è presente anche un breve ripasso di cos'è l'isteroscopia. Quindi, dopo il cambio abito e poco prima che abbia inizio l'isteroscopia, un assistente del medico che effettuerà la procedura o questo stesso medico presenterà alla paziente un breve questionario, che contiene domande relative a eventuali allergie presenti (per esempio, allergia al nichel, allergia al lattice, allergia a farmaci anestetici ecc.), eventuali interventi chirurgici passati, eventuali condizioni morbose di tipo cronico in atto e, infine, eventuali particolari farmaci assunti in quel momento.

L'anestesia generale, invece, impone l'osservanza di un digiuno completo da almeno 8 ore (quindi, se per esempio la procedura è fissata per il mattino, l'ultimo pasto dev'essere la cena della sera precedente l'isteroscopia). Se è prevista l'anestesia generale, è bene che la paziente richieda a un parente o a un amico fidato di riaccompagnarla a casa, al termine della procedura, e di prendersi cura di lei nelle prime ore successive al rientro.

Tutto ciò si rende necessario in quanto l'anestesia generale rallenta momentaneamente i riflessi, induce uno stato confusionale temporaneo, impedisce per alcune ore la giusta concentrazione alla guida di un veicolo ecc. Per le donne mestruate, il momento più indicato per eseguire un'isteroscopia è nei primi sette giorni che seguono le mestruazioni.

In questa fase della procedura, è importante il monitoraggio attento, da parte dell'intero staff medico, della pressione intrauterina, la quale deve rimanere a un valore compreso tra i 60 e i 70 mmHg. Il mantenimento di tali valori pressori, infatti, evita la sovra-distensione delle pareti costituenti la cavità uterina e impedisce la diffusione nell'addome, attraverso le tube di Falloppio, del liquido di distensione.

Quando l'isteroscopio è finalmente nell'utero e quest'ultimo si è dilatato a sufficienza, comincia l'esplorazione visiva di cavità uterina, endometrio e canale cervicale. Quando è prevista l'anestesia, allo staff medico composto dal ginecologo e dai suoi infermieri si aggiunge un'altra figura professionale: l'anestesista.

L'anestesista è un medico specializzato in pratiche di anestesia e rianimazione. Al contrario, dopo un'isteroscopia operativa, la paziente può rientrare a casa solo al termine di una serie di accertamenti medici, che valutano il buon esito della procedura e la sua risposta all'anestesia generale (es: è previsto un monitoraggio delle funzioni vitali ecc.).

L'isteroscopia è una procedura sicura per la maggior parte delle donne. Curiosità: quanto comuni sono le complicanze di un'isteroscopia diagnostica? Il recupero da un'isteroscopia diagnostica è alquanto rapido, tanto che la paziente può tornare alle proprie attività lavorative (se non sono pesanti) già il giorno seguente la procedura.

Alle donne che hanno sostenuto un'isteroscopia, i ginecologi raccomandano l'astensione dall'attività sessuale per circa 7 giorni o, in presenza di sanguinamento vaginale, fino al termine di quest'ultimo. L’isteroscopia operativa è una procedura chirurgica utile a trattare alcune patologie dell’utero, dell’endometrio, delle tube e della cervice.

È considerata mininvasiva poiché avviene per via endoscopica, ovvero senza tagli e cicatrici esterne. Prevede l’inserimento per via vaginale e fino alla cavità uterina di un sottile tubicino, dotato di luce e telecamera: l’isteroscopio. L’isteroscopia operativa è indicata per la rimozione di polipi, fibromi, tumori benigni, aderenze o residui di placenta dopo un aborto spontaneo, ma anche per la correzione di malformazioni uterine congenite o acquisite o per la realizzazione della sterilizzazione tubarica o chiusura delle tube.

Si differenzia dall’isteroscopia diagnostica perché ha uno scopo terapeutico e non solo esplorativo. Talvolta può essere risolutiva per risolvere dei casi di infertilità femminile, come nel caso di utero setto (metroplastica isteroscopica). Non richiede obbligatoriamente il ricovero ospedaliero: dipende dall’obiettivo e dallo stato generale di salute della paziente.

Allo stesso modo la sua durata varia da pochi minuti ad un’ora o poco più. L’isteroscopia operativa si svolge in un ambulatorio ginecologico o in sala operatoria a seconda della tipologia e della durata prevista per l’intervento, anche in relazione alla necessità di un’anestesia.

Per affrontarla con maggiore serenità è utile conoscere tutti i passaggi utili, anche se la Dottoressa Monica Antinori è solita spiegarli sempre. La preparazione all’anestesia o la stessa, quando necessaria, è solitamente avviata immediatamente prima di questi passaggi. L’isteroscopia operativa è una procedura considerata di routine e comunque sicura, proprio perché mininvasiva.

Tuttavia, come ogni intervento chirurgico può comportare alcuni rischi e complicanze. Si tratta di complicanze e rischi piuttosto rari: molto dipende dall’esperienza del medico operatore, ma anche e soprattutto dalla tipologia dell’intervento e dalle condizioni generali di salute della paziente.

Per prevenire le complicanze dell’isteroscopia operativa, è importante seguire alcune raccomandazioni prima e dopo l’intervento. È necessario sottoporsi a una serie di esami preparatori, tra cui un’ecografia pelvica, un pap-test, un tampone vaginale e degli esami del sangue; in caso di anestesia è consigliato il digiuno nelle 8 ore precedenti.

Dopo l’operazione è consigliato riposare qualche ora: in genere si rimane in osservazione in ambulatorio o nelle situazioni più complesse, almeno 24 ore con ricovero. Meglio evitare di guidare nel ritorno a casa, soprattutto se si è state sottoposte a sedazione. Alcune perdite ematiche possono essere normali ed è suggerita l’astensione da rapporti intimi per qualche giorno.

Endometrite: un'altra possibile causa di febbre post-isteroscopia

L'endometrite è un processo infettivo-infiammatorio dell'endometrio, la mucosa che tappezza internamente l'utero. Quando l'infezione si spinge anche a livello del miometrio, si parla correttamente di endomiometrite.

Il target preferenziale dell'endometrite è rappresentato dalle donne nell'immediato post-parto, chiaramente più suscettibili alle infezioni. Nonostante quanto detto, l'endometrite può colpire anche le nullipare (donne che non hanno ancora partorito) e le donne durante la menopausa.

L'endometrite costituisce una delle più frequenti cause di sanguinamento uterino anomalo ed inatteso. Accanto a queste singolari perdite uterine, l'endometrite innesca una serie di sintomi, quali soprattutto dolori al basso ventre, febbre e spotting.

L'endometrite dev'essere prontamente curata con una terapia antibiotica, specifica per allontanare o uccidere il patogeno responsabile.

Classificazione dell'endometrite

Si differenziano due forme di endometrite:

  • Endometrite acuta: colpisce prevalentemente le donne nell'immediato post-parto. Si stima che solo l'1-3% delle donne che hanno dato alla luce un figlio con parto naturale sviluppi un'infezione dell'endometrio, mentre le donne costrette ad un parto cesareo sono più a rischio (l'indice d'incidenza sale al 19-40%). Un'immediata cura antibiotica è, in genere, sufficiente per rovesciare l'infezione acuta.
  • Endometrite cronica: si manifesta più spesso nelle donne al di fuori del periodo gestazionale. Anche in questo caso, la terapia con farmaci antibiotici risulta ottimale per allontanare i sintomi dell'endometrite.

Cause e fattori di rischio dell'endometrite

Cause

Nella maggior parte dei casi, l'endometrite è causata da un'infezione multipla; come tale, l'infiammazione è quindi innescata da due o più patogeni. Gli agenti eziologici maggiormente coinvolti sono batteri del tipo:

  • Cocchi gram +: Staphylococcus spp., Streptococcus spp. (in particolare streptococco beta emolitico del gruppo B)
  • Patogeni gram - : Escherichia coli, Klebsiella spp., Proteus spp., Enterobacter spp., Gardnerella vaginalis, Neisseria spp.
  • Batteri anaerobi : Peptostreptococcus spp., Bacteroides spp.
  • Altri: Mycoplasma spp., Ureaplasma spp., Mycobacterium tuberculosis

Fattori di rischio

Abbiamo osservato che le donne più esposte al rischio di endometrite sono le partorienti.

  • Malattie veneree (trasmesse per via sessuale), come clamidia o gonorrea
  • Salpingite acuta
  • Cervicite acuta
  • Età avanzata della gestante
  • Malattia infiammatoria pelvica o metrite
  • Cancro al collo dell'utero associato ad infezioni
  • Stenosi cervicale (restringimento del canale cervicale)
  • Indagini diagnostiche/interventi chirurgici, come isteroscopia o raschiamento: un intervento imperfetto può lacerare la parete uterina interna, causando endometrite
  • Introduzione del dispositivo contraccettivo IUD

Normalmente, il dolore non viene percepito fino a quando l'infezione si spinge oltre l'endometrio, invadendo anche il miometrio. Un'endometrite non curata può innescare complicanze anche gravi, facendo precipitare il quadro clinico. Tra le possibili complicanze ricordiamo: peritonite, annessite, ascesso pelvico ed ematoma pelvico.

Diagnosi dell'endometrite

L'abbinamento di esame fisico, anamnesi ed esame pelvico è in genere sufficiente per accertare un sospetto di endometrite. In caso di diagnosi incerta, è possibile procedere con ulteriori esami investigativi.

In tal senso, l'ipotesi può essere smentita o confermata mediante:

  • Test delle malattie veneree (esame colturale delle cellule della cervice uterina per la ricerca di Chlamydia trachomatis, Neisseria gonorrhoeae ecc.)
  • Biopsia dell'endometrio: un campione di tessuto può essere prelevato, per esempio, mediante isteroscopia o raschiamento
  • VES (velocità di sedimentazione degli eritrociti nel plasma)
  • Laparoscopia
  • TAC (tomografia assistita dal computer)
  • Esami del sangue
  • Esame di feci ed urine
  • Pap test

La diagnosi differenziale dev'essere posta tra endometrite e tutte le malattie che si caratterizzano per sintomi simili. Tra queste ricordiamo: appendicite, malattia infiammatoria pelvica, pielonefrite ed infezione alle vie urinarie.

Cure per l'endometrite

Fortunatamente, risulta piuttosto semplice ed immediato dominare e debellare l'infezione all'endometrio. La cura consiste nella somministrazione di antibiotici a largo spettro o - nel caso fosse individuato il patogeno responsabile - un antibiotico specifico.

Gli antibiotici più utilizzati per la cura dell'endometrite sono:

  • Clindamicina e gentamicina, da somministrare per via endovenosa fino a 24 ore dopo la scomparsa della febbre.
  • Amoxicillina + gentamicina + metronidazolo: la combinazione di questi tre farmaci è utilizzata per la cura dell'endometrite non complicata
  • Doxiciclina: il farmaco è indicato per la cura dell'endometrite associata a clamidia

Nel 90% dei casi, la terapia antibioticacontro l'endometrite garantisce una prognosi eccellente. Si osserva che la maggior parte delle donne guarisce completamente dai sintomi dell'endometrite dopo 48-72 ore dall'inizio della cura.

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