La tecnica di Fat Sat (saturazione del grasso) è una modalità della risonanza magnetica (RM) che, una volta attivata in una sequenza, permette di annullare il segnale del grasso, migliorando la visualizzazione di altre strutture anatomiche e patologiche.
Principi di Base
Il segnale RM è generalmente composto da due picchi corrispondenti alla frequenza dell'acqua e del grasso.
- La differenza di frequenza tra i due picchi diminuisce con la riduzione del campo magnetico.
- A 0.2 Tesla (T), la differenza è minima e i picchi sono quasi sovrapposti, rendendo l'applicazione dell'impulso di saturazione quasi impossibile senza influenzare anche il picco dell'acqua.
Applicazioni e Modalità
La tecnica Fat Sat può essere applicata a diverse pesature, tra cui T1, DP (densità protonica), T2 e T2*.
Di solito, nelle apparecchiature RM, il Fat Sat è implementato come un semplice selettore che viene attivato o disattivato. Tutte le procedure per ottenere il risultato desiderato vengono eseguite automaticamente dalla macchina.
È comunque possibile intervenire manualmente in queste operazioni, settando e verificando ogni singola azione della macchina. Infatti, può succedere che il picco dell'acqua venga rilevato con un lieve errore, compromettendo la saturazione del grasso.
Considerazioni Tecniche
L'applicazione del Fat Sat generalmente comporta una diminuzione degli strati possibili nel Tempo di Ripetizione (TR), con conseguente allungamento della sequenza. Questo effetto è più evidente nelle sequenze Gradient Echo (GRE) e nelle Turbo Spin Echo (TSE) T1.
Utilità Diagnostica
La tecnica di saturazione spettrale può essere utilizzata per:
- Verificare la natura di una struttura non conosciuta che appare iperintensa in T1 senza mezzo di contrasto (mdc): è composta da grasso? È emorragica? Contiene materiale proteico?
- Eliminare il segnale di sostanze con una frequenza specifica, come il silicone delle protesi mammarie.
Fat Sat e Patologie della Colonna Vertebrale
Nella diagnostica del dolore lombare, la RM con sequenze Fat Suppression (FS) T2-pesate, ed eventualmente T1-pesate FS dopo somministrazione di mezzo di contrasto e.v., permette una visualizzazione più completa delle alterazioni degenerative della colonna vertebrale e rivela talvolta situazioni patologiche insospettabili all' esame RM di base.
Materiali e Metodi
In uno studio specifico, pazienti affetti da dolore lombare, talvolta irradiato agli arti inferiori, sono stati sottoposti a un protocollo di studio che includeva sequenze RM standard e sequenze con Fat Suppression. Questo protocollo è stato applicato in particolare nei casi in cui l'esame RM "tradizionale" non dimostrava un conflitto disco-radicolare, e in pazienti con alterazioni degenerative potenzialmente responsabili del dolore (alterazioni osteocondrosiche, spondilolistesi, artrosi interapofisaria, anomalo orientamento delle faccette articolari).
I pazienti sono stati esaminati con un apparecchio RM da 1.5 Tesla (Siemens Symphony). Sono state impiegate le seguenti sequenze di studio:
- TSE T1 sul piano sagittale
- TSE T2 sul piano sagittale
- SE T1 sul piano assiale
- TSE T2 FAT SUPPRESSION sul piano sagittale
- TSE T2 FAT SUPPRESSION sul piano assiale (eseguita eventualmente sul livello di studio)
In alcuni pazienti è stato somministrato mezzo di contrasto paramagnetico e.v., ripetendo le acquisizioni T1 FS sul piano sagittale ed assiale sul livello di studio.
Tecnica Fat Suppression
La tecnica Fat Suppression è costituita dalla saturazione spettrale del grasso stesso. La sequenza può essere una normale Spin Echo o una Gradient Echo, a cui viene aggiunto un impulso RF (radio frequenza) selettivo sulla frequenza del grasso. Per determinare la frequenza del grasso, la macchina controlla la presenza di un picco a circa 130 Hz (1.5 T) rispetto alla frequenza di risonanza dell'acqua, e a quella frequenza emette l'impulso RF. L'effetto di questo impulso selettivo è quello di eccitare oltre 180° il grasso, il quale non sarà in grado di restituire segnale. Questa tecnica permette di saturare il segnale del grasso su quasi tutte le sequenze disponibili, dalle Spin Echo alle Gradient Echo, con qualsiasi tipo di contrasto T1, T2 o T2*.
Un altro metodo di soppressione del segnale del grasso è rappresentato dalla tecnica Inversion Recovery (IR), che tuttavia necessita in generale di maggiori tempi di acquisizione.
Risultati e Discussione
I pazienti sottoposti al protocollo di studio presentavano una sindrome da low back pain, con dolore localizzato a livello lombo-sacrale, talvolta con irradiazione agli arti inferiori. L'irradiazione, quando presente, non risultava tipicamente radicolare. Il dolore era sostenuto da cause differenti, accomunate da fenomeni degenerativi artrosici della colonna. Sono stati esaminati anche pazienti sottoposti ad intervento chirurgico per ernia discale, in seguito alla ricomparsa della sintomatologia dolorosa.
È utile suddividere la colonna vertebrale in due principali compartimenti anatomici, anteriore e posteriore, corrispondenti rispettivamente all'articolazione intersomatica e alle articolazioni dell'arco vertebrale posteriore. Ciascuno di questi compartimenti può essere ulteriormente suddiviso, in accordo con gli studi di biomeccanica e con il concetto di unità anatomica funzionale della colonna.
La maggior parte dei pazienti studiati con il nostro protocollo presentava fenomeni degenerativi dei dischi intervertebrali, che rappresentano comunemente la prima struttura della colonna a presentare modificazioni degenerative. Sul piano morfologico, la degenerazione discale si traduce in: riduzione di altezza, protrusione, fissurazione dell'anello fibroso, ernia discale. Le alterazioni degenerative discali si accompagnano tipicamente ad alterazioni morfo-strutturali dei corpi vertebrali adiacenti (fenomeni di osteo-condrosi e spondilosi).
La RM documenta brillantemente tali fenomeni fin dalle fasi iniziali, quando il disco mostra una riduzione della intensità di segnale nelle sequenze T2 pesate (per processi di disidratazione o di variazione nella composizione di proteoglicani), riducendosi progressivamente in altezza. In uno stadio più avanzato di degenerazione il disco collassa, può presentare fenomeni di degenerazione gassosa, calcificazioni.
I processi di degenerazione discale si accompagnano presto o tardi ad alterazioni morfo-strutturali dei corpi vertebrali sovra- e sottostanti al disco in degenerazione. La RM permette di rilevare in fase iniziale tali modificazioni, classificabili in:
- Tipo I: sostituzione fibro-vascolare del midollo osseo
- Tipo II: proliferazione di midollo adiposo
- Tipo III: sclerosi ossea
Nei pazienti sottoposti al protocollo di studio, tali fenomeni sono risultati meglio evidenti nelle sequenze T2-pesate Fat Suppression. Con tali sequenze in particolare sono risultate meglio evidenti le alterazioni di tipo I, che abbattendo il segnale del grasso, esaltano i fenomeni di trasformazione fibro-vascolare. Inoltre, con l'utilizzo di sequenze T1-pesate Fat Saturation effettuate dopo somministrazione di mdc, è stata evidenziata spesso una impregnazione dei piatti somatici e della adiacente spongiosa, abitualmente mascherata nelle sequenze tradizionali T1-pesate dopo mdc. In alcuni casi, si è evidenziata una impregnazione dopo mdc dei tessuti molli perivertebrali in corrispondenza dei processi osteocondrosici, ad indicare la presenza di fenomeni infiammatori.
Per quanto riguarda le ernie discali, l'utilizzo di sequenze T1 Fat Sat dopo somministrazione di mdc è in grado di esaltare i reperti, come esalta altri tipi di impregnazione patologica (es. complicanze spondilodiscitiche).
Anche le articolazioni interapofisarie possono andare incontro a fenomeni degenerativi artrosici, che si manifestano con riduzione o perdita dello spazio articolare, erosioni delle superfici articolari, sclerosi subcondrale, fenomeni osteofitosici, calcificazioni della capsula articolare e dei legamenti gialli, ipertrofia apofisaria. Possono derivare inoltre situazioni di sublussazione articolare e spondilolistesi.
La RM svolge un ruolo determinante nell'identificazione dei fenomeni degenerativi delle articolazioni interapofisarie, permettendo di rilevare alcune alterazioni insospettabili con altre tecniche diagnostiche. In particolare, le tecniche di Fat Suppression permettono di rilevare fenomeni di sinovite, caratterizzati da una iperintensità di segnale della rima articolare nelle sequenze T2 pesate FS (espressione di un "gapping" e di una soffusione articolare) e talvolta da una impregnazione dopo mdc della stessa rima nelle sequenze T1 pesate FS. In alcuni casi l'impregnazione dopo mdc si estende anche a livello dei tessuti molli periarticolari, ad indicare una reazione infiammatoria periarticolare.
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