Il colesterolo è un elemento vitale del nostro organismo, anche se è più conosciuto tra i pazienti per i rischi che esso può determinare a livello cardiovascolare. Il suo trasporto nel sangue è veicolato da proteine (LDL e HDL). La pericolosità di alti livelli di colesterolo LDL, risiede nel fatto che esso può andare a costituire la placca aterosclerotica, una sorta di restringimento dei vasi che, in alcuni casi, e in alcuni distretti, provoca severe ostruzioni, determinanti a loro volta fenomeni di ridotto afflusso di sangue in alcuni organi noti come ischemie, le più temute e temibili delle quali sono quelle a carico del cuore dove, se particolarmente prolungate, possono portare a veri e propri infarti.
La sindrome metabolica, secondo la definizione della Società italiana di geriatria e gerontologia, è una «costellazione di fattori di rischio, tra loro correlati, per malattie cardiovascolari e diabete». La diagnosi prevede un corretto riconoscimento e inquadramento dei fattori di rischio che la compongono, vale a dire: alterato metabolismo glucidico e/o diabete mellito, obesità viscerale, dislipidemia, ipertensione arteriosa. Giocano un ruolo fondamentale nella Sindrome Metabolica anche: alimentazione, stress, inquinamento ambientale, radiazioni naturali e artificiali, fumo (fattori che definiscono l’exposoma) e le relazioni tra esseri umani e altre forme di vita, cioè l’interattoma, tutti in sensibile peggioramento tanto da favorirne la curva, che è in crescita.
Oggi la Sindrome Metabolica è considerata l’epidemia del III millennio, con importanti ripercussioni per il sistema, associati a importanti costi assistenziali e all’esposizione al rischio di condizioni associate: malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, altre patologie croniche. Stile di vita sano, dieta equilibrata, esercizio fisico regolare, controllo del peso possono contribuire in maniera sinergica e in un’ottica di prevenzione al contrasto della Sindrome Metabolica. In relazione alle implicazioni, la Sindrome Metabolica si inquadra in un contesto di “malattia sistemica” e, come tale, richiede anche un approccio terapeutico personalizzato sulle caratteristiche ed esigenze del singolo paziente, considerato non solo dal punto di vista biometrico, ma come un sistema complesso di corpo e mente, inserito nell’ambiente. Tali misure devono continuare a essere adottate anche in un percorso di cura personalizzato e integrato in cui integratori alimentari e nutraceutica possono avere un ruolo importante nella gestione della Sindrome Metabolica. Alcuni di questi agiscono con un principio di azione innovativo.
Berberina: Un Rimedio Naturale?
Ha una storia millenaria e deriva da una pianta il cui nome, tradotto dal greco, significa “conchiglia” per via delle foglie a conca. È la berberina, una sostanza vegetale conosciuta nella medicina cinese e ayurvedica e oggi utilizzata per la preparazione di rimedi omeopatici contro il colesterolo alto. La berberina è un alcaloide estratto dalla Berberis Vulgaris (crespino comune) e varie altre piante utilizzate nella medicina cinese. Un tempo vi si ricorreva per le sue note proprietà disinfettanti per il trattamento delle infezioni da diarrea batterica, da candida albicans e come immunostimolante.
Nei primi studi, nel 2004, la berberina veniva proposta come un nuovo principio attivo in grado di ridurre il tasso di colesterolo nel sangue. L’effetto positivo da parte della berberina è esercitato su più livelli, partendo dall’assorbimento e finendo alla sintesi dello sterolo. La berberina ostacolerebbe i processi arteriosclerotici e degenerativi delle arterie. Assunta in piccole dosi è considerata utile anche per moltissime altre funzioni: rinforzare il sistema immunitario, distruggere funghi e parassiti nell’intestino e sulla pelle, regolare i problemi intestinali e secondo alcuni sarebbe perfino in grado di curare il diabete di tipo 2, sostituendo l’azione della metformina. Chi ne sostiene i benefici, ritiene che la berberina sia in grado di migliorare la sensibilità all’insulina, di favorire l’assorbimento del glucosio nel sangue da parte delle cellule e di ridurre i livelli ematici di glucosio. Naturalmente, nessun paziente diabetico dovrebbe passare dall’uso del farmaco alla berberina senza il consenso di un medico.
Rischi e Considerazioni Sull'Uso Della Berberina
Il crespino da cui è estratta la berberina è considerato una pianta velenosa. La berberina infatti è un alcaloide (composto chimico presente nelle piante) che in dosi massicce può risultare pericoloso. Tempo fa il Centro di medicina naturale della Regione Toscana allarmava il ministero della Sanità sulla presenza in commercio di integratori contenenti la berberina pura. Esempio classico è la morfina, uno dei tanti alcaloidi presenti nel papavero da oppio. La morfina pura, potente analgesico, arriva a provocare arresti respiratori. In piccole dosi, invece, favorisce il sonno. La berberina può inoltre avere effetti collaterali in interazione con altri farmaci, come i digitalici, spesso assunti da cardiopatici.
Omeopatia: Principi e Critiche
L’omeopatia è una pratica inventata nell’Ottocento da un medico tedesco, Samuel Hahnemann, che sostiene si possa stimolare la forza vitale dell’organismo per raggiungere la guarigione dalle malattie. Questa pratica si basa sulla teoria dei simili (“il simile cura il simile”), secondo cui per curare un sintomo bisognerebbe assumere una sostanza che ne provochi uno affine (un bruciore si dovrebbe trattare con una sostanza che provoca ugualmente bruciore, come il peperoncino; l’insonnia, con una sostanza che provoca insonnia, come il caffè, e così via). Il secondo elemento su cui si basa l’omeopatia è la diluizione. Il principio attivo quindi viene diluito diverse volte in acqua o alcol e poi spruzzato su globuli di zucchero (o in soluzioni liquide).
Per gli omeopati, anche se una sostanza non esiste più a livello chimico, l’acqua nella quale è diluita “ricorda”, per una sorta di “memoria” le caratteristiche di quella sostanza. Per attivare il preparato sarebbe infine necessario lo scuotimento, per decine di volte, del flacone che contiene la soluzione omeopatica (questa procedura si chiama “succussione” o “dinamizzazione”). La diluizione dei preparati omeopatici è talmente elevata (da poche diluizioni a centinaia o migliaia) da non avere più traccia del principio attivo di partenza nel prodotto finale.
Sebbene vi siano pubblicazioni di vari studi, allo stato attuale non ci sono prove scientifiche né plausibilità biologica che dimostrino la fondatezza delle teorie omeopatiche (quella dei simili, la succussione o l’utilità delle diluizioni per potenziare i rimedi) secondo i canoni classici della ricerca scientifica. Infatti, diversi studi condotti con una metodologia rigorosa hanno evidenziato che nessuna patologia ottiene miglioramenti o guarigioni grazie ai rimedi omeopatici. Nella migliore delle ipotesi gli effetti sono simili a quelli che si ottengono con un placebo (una sostanza inerte).
Rimedi Omeopatici e Sindrome Metabolica
Il trattamento omeopatico della sindrome metabolica prevede, in linea di massima, l’impiego di medicinali ad azione sintomatica e di terreno (azione riequilibrante). Come scriveva il medico omeopata M. Lycopodium clavatum: indicato nel soggetto dismetabolico con tendenza al diabete, iperuricemia, ipercolesterolemia (LDL elevato malgrado un regime dietetico adeguato), iperazotemia e alterazione degli enzimi epatici. Nux vomica: indicato in casi di ipertensione legata a uno stile di vita eccessivo: abuso di caffè, alcol, tabacco, eccitanti etc. (azione «disintossicante»). Sulfur: presenta “Molti sintomi o silenzio totale”(Guermonprez, 2006). Ipertensione in soggetti attivi, calorosi, talvolta in sovrappeso perché amanti della buona tavola, con tono dell’umore generalmente buono.
Segni caratteristici di Sulfur sono la congestione con rossore del volto, la cefalea congestizia, i piedi caldi con senso di bruciore, le vampe di calore, la congestione emorroidaria. “Per la scuola omeopatica francese, l’uso di Sulfur nella terza età è quasi un protocollo universale che trascende dai dati particolari per un uso anti-invecchiamento che potrebbe essere valido per chiunque.
Statine e Alternative
Ai pazienti con un livello di colesterolo troppo alto nel sangue, allo scopo di prevenire l’infarto o l’ictus, si prescrivono i farmaci a base di statine. Talvolta suggerita dal medico di fiducia in alternativa alle statine - in questo caso nessun problema - altre volte in completa autonomia - scelta incauta - il paziente intraprende la via delle statine naturali.
Se un paziente soggetto a colesterolo alto assume del riso rosso fermentato quasi certamente sarà soggetto ad una diminuzione di questo. Il motivo di questa reazione è dovuto al processo di fermentazione del riso ad opera del Monascus purpureus che arricchisce il prodotto finale di sostanze simili ai farmaci più utilizzati per combattere il colesterolo,la monacolina K. Spesso si tende a confondere il termine “naturale” con quello “innocuo”. I principali effetti indesiderati sono a carico dell’apparato muscolare e del fegato. Nel primo caso si possono verificare dolori muscolari, aumento degli enzimi (CPK) e miopatie.
Si hanno inoltre possibili problemi ai tessuti muscolari, più o meno gravi, che possono culminare nella rabdomiolisi (rottura delle fibre muscolari). Oggi molti preparati sono venduti come integratori alimentari, ma spesso, sono farmaci a tutti gli effetti e possono contenere dosaggi molto differenti di monacolina k che rendono l’integratore o del tutto inutile o potenzialmente pericoloso. Questi integratori, comunemente chiamati “nutraceutici” contengono spesso altre sostanze che aiutano la riduzione del colesterolo come la berberina, i policosanoli o l’enzima Q10.
Tra i punti significativi affrontati dalla linee guida AHA/ACC rientra senz’altro la sottolineatura dell’importanza degli stili di vita nella prevenzione degli eventi aterosclerotici cardiovascolari (ASCVD). Il trattamento con le statine, secondo gli esperti del panel che ha redatto le raccomandazioni, è efficace soprattutto in alcuni gruppi di adulti, tra cui rientrano, nella prevenzione secondaria, i pazienti già affetti da patologie aterosclerotiche cardiovascolari.
Quando il rischio cardiovascolare è basso, il rapporto medico-paziente è necessario per far sì che le decisioni siano prese congiuntamente dai clinici e dai pazienti “informati”, evitando il ricorso automatico alla terapia con statine nella prevenzione primaria per pazienti con livelli di colesterolo sotto la soglia dei 190 mg/dL.
Come detto, le nuove raccomandazioni ACC/AHA consigliano la misurazione dei lipidi all’inizio, 1-3 mesi dopo l'avvio della terapia con statine, e, successivamente, ogni anno per verificare l'attesa riduzione percentuale dei livelli di LDL- C (dal 30 % al 45 % con una statina ad efficacia moderata e ≥ 50 % con un statina ad alta efficacia). L'attenzione rigorosa agli obiettivi lipidici potrebbe involontariamente condurre a negare un trattamento a pazienti ad alto rischio con livelli lipidici iniziali favorevoli o ad aggiungere inutilmente farmaci diversi dalle statine.
Tabella: Valori Ottimali di Colesterolo
| Tipo di Colesterolo | Valore Ottimale |
|---|---|
| Colesterolo Totale | Inferiore a 200 mg/dL |
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