Riso Rosso Fermentato: Benefici, Rischi ed Effetti Collaterali

Gli integratori a base di riso rosso fermentato sono largamente utilizzati anche in Italia per tenere sotto controllo il livello del colesterolo nel sangue, che se troppo elevato rappresenta un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, prima causa di morte nei Paesi occidentali. Da qualche anno gli integratori contenenti riso rosso fermentato sono entrati a far parte della strategia di prevenzione cardiovascolare.

È cosa risaputa che il riso rosso fermentato contribuisce a ridurre i livelli di colesterolo endogeno, interferendo direttamente sulla via biosintetica a livello delle HMG-CoA riduttasi, in virtù di alcuni suoi peculiari componenti: le monacoline prodotte per fermentazione da un fungo, Aspergillus terreus. Tra tutte si distingue la monakolina K che riproduce esattamente la struttura chimica della lovastatina, precursore della classe farmacologica delle statine.

Merito di una sostanza in esso contenuta, la monacolina K, che come spiega Roberto Da Cas, ricercatore del centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto Superiore di Sanità, «ha un effetto paragonabile a quello delle statine, sostanze che invece sono contenute nei farmaci anticolesterolo».

Cos'è il Riso Rosso Fermentato?

Il riso rosso è una varietà di riso molto utilizzato in Cina e Giappone, nelle zone tropicali e in Sud-Africa. E’ ricavato per fermentazione del comune riso da cucina grazie a un particolare microorganismo chiamato "lievito rosso" (Monascus purpureus). Il nome deriva proprio dalla colorazione che assume dopo la fermentazione, che ne cambia consistenza, sapore e aroma. Nella medicina tradizionale cinese è usato sin dall’antichità (le prime testimonianze risalgono all’VIII secolo) e oggi il riso rosso fermentato è molto conosciuto anche in Occidente dove viene considerato un alimento dietetico, nutritivo e funzionale.

Fu il medico farmacologo Li Shizen, vissuto all’epoca della dinastia Ming, a descrivere per primo le proprietà del riso rosso fermentato. Mentre nel 1979 un professore giapponese, Akira Endo, scoprì la Monacolina K e il suo effetto farmacologico sulla riduzione del colesterolo.

Proprietà del Riso Rosso Fermentato

Un’opportuna fermentazione del riso ad opera di Monascus purpureus arricchisce il prodotto finale di sostanze simili ai farmaci più utilizzati per combattere il colesterolo alto (le statine) che possono aiutare a ridurre i livelli di colesterolo e di trigliceridi nel sangue. Per questo motivo il riso rosso fermentato è proposto per mantenere i livelli di colesterolo nella norma (in mancanza di problematiche) e per ridurli quando si è già alle prese con situazioni di colesterolo alto.

  • Riduzione del colesterolo e dei trigliceridi: Aiuta a ridurre i livelli di colesterolo e di trigliceridi nel sangue e a mantenere i livelli di colesterolo nella norma.
  • Controllo del diabete: Aiuta a regolare il livello di insulina grazie al basso indice glicemico.
  • Azione antiossidante: Contrasta i radicali liberi grazie alla presenza di manganese.
  • Benefici per le ossa: Combatte l'osteoporosi grazie alla presenza di B-sitosterolo, campesterolo, stigma sterolo, sapogenine, isoflavoni ed acidi grassi monoinsaturi.

Il riso rosso contiene anche Vitamina B6: consumando una sola porzione di questo alimento si può soddisfare il 23% di fabbisogno giornaliero di vitamina B6.

Come si assume?

In commercio esistono diversi integratori a base di riso rosso utilizzati per tenere sotto controllo il livello del colesterolo nel sangue. L’apporto giornaliero del riso rosso fermentato dovrebbe essere compreso tra 3mg e 10/12 mg. Va ricordato che gli integratori di riso rosso, come tutti gli integratori alimentari, vanno assunti seguendo le dosi riportate in etichetta per evitare problemi di sovra dosaggio.

Per essere efficaci gli estratti di riso rosso fermentato vanno assunti tutti i giorni preferenzialmente alla sera associati a una corretta alimentazione. I primi esami del sangue per valutare l'effetto devono essere programmati entro le 12 settimane di assunzione che non deve essere sospesa.

Rischi ed Effetti Collaterali

Ma pur non essendo riconosciuti come veri e propri farmaci, ciò non toglie che possano dare origine a effetti collaterali. Al pari delle statine di sintesi - a dispetto del fatto che pochi studi sono stati sin qui condotti sul suo profilo di sicurezza, rispetto ai farmaci di sintesi - il riso rosso fermentato può indurre reazioni indesiderate da non sottovalutare. A mettere in evidenza i potenziali rischi associati all’uso di questo tipo di integratori è stata una ricerca tutta italiana da poco pubblicata sulla rivista British Journal of Clinical Pharmacology, che ha preso in rassegna le reazioni avverse causate dal riso rosso fermentato segnalate dal 2002 al 2015 al «sistema di sorveglianza sulle reazioni avverse da integratori naturali» dell’Istituto Superiore di Sanità.

Su questi si sono concentrati gli scienziati italiani, che in una ricerca pubblicata sul British Journal of Clinical Pharmacology hanno approfondito il profilo di rischio degli integratori contenenti riso rosso fermentato attraverso l’analisi delle segnalazioni spontanee di sospette reazioni avverse pervenute al sistema di fitosorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel lavoro sono stati riportati i dati raccolti dal 2002 al 2015. Sono state documentate 55 reazioni avverse provocate dagli integratori a base di riso rosso fermentato: consistenti in dolori muscolari, rabdomiolisi (rottura delle cellule muscolari), reazioni gastointestinali, danni epatici e reazioni cutanee.

Nel 70% dei casi erano le donne a riportare gli eventi, mentre in 13 casi la reazione era così importante da richiedere un ricovero in ospedale. Non essendo classificati come farmaci, infatti, gli integratori a base di riso rosso non sono soggetti a programmi stringenti di controllo degli eventi avversi e, soprattutto, la quantità di principio attivo al loro interno potrebbe essere molto variabile. «Bisogna ricordare che, seppur venduti come integratori, questi estratti contengono principi farmacologicamente attivi, quindi l’assunzione al di fuori del controllo medico è assolutamente sconsigliabile» ammonisce Gabriela Mazzanti.

I ricercatori dell’ISS hanno esaminato le segnalazioni di reazioni avverse pervenute al sistema di fitosorveglianza italiano e delle 1261 segnalazioni raccolte tra il 2002 e il 2015, 52 sono risultate legate all’assunzione di riso rosso fermentato. La maggior parte delle segnalazioni (70%) riguardava donne di 49-68 anni (età mediana 60 anni).

In tale articolo sono stati messi in evidenza i seguenti casi di eventi avversi:

  • Mialgia e/o aumento della creatinfosfochinasi (19)
  • Rabdomiolisi (1)
  • Reazioni gastrointestinali (12)
  • Danni al fegato (10)
  • Reazioni cutanee (9)
  • Altri tipi di reazioni (4)

L’età media dei 52 soggetti presi in osservazione era di 64, con una netta prevalenza del sesso femminile (70%), e il periodo di monitoraggio clinico andava da aprile 2002 a settembre 2015.

Tanto quanto le statine di sintesi, il riso rosso fermentato blocca il rilascio di coenzima Q10 (con conseguente compromissione delle fibre muscolari, anche cardiache), può risultare tossico a livello epatico, oltre a interagire con svariati farmaci (come trattamenti a base di ciclosporine e gemfibrozil).

Ecco alcuni degli effetti collaterali più comuni documentati:

  • Danno epatico (10 casi), aumento degli enzimi epatici ed epatite.
  • Reazioni gastrointestinali (12 casi): vomito, diarrea, nausea.
  • Reazioni cutanee (9 casi): orticaria, rash cutaneo.

“Il profilo di rischio dei prodotti a base di riso rosso fermentato è risultato confrontabile con quello delle statine di sintesi - ha dichiarato la ricercatrice dell’ISS - Per questo motivo è importante che il personale medico sia adeguatamente informato dei rischi legati a questo tipo di integratori, per poter effettuare un costante monitoraggio delle funzioni epatiche ai pazienti.

La struttura chimica della monocolina K è identica a quella della lovastatina, e simile ad altre statine, per questo motivo, in Italia è stata aggiunta nelle confezioni l’avvertenza di “non assumere integratori a base di riso rosso fermentato insieme a statine”.

Il riso rosso fermentato potrebbe avere effetti collaterali a livello del fegato; per questo ne è sconsigliata l’assunzione in caso di problemi epatici, se si è consumatori di alcolici e in caso di terapie che possano a loro volta danneggiare quest’organo. Inoltre potrebbe interferire con i trattamenti a base di ciclosporine e gemfibrozil e assumerlo con delle statine potrebbe aumentare il rischio di effetti collaterali, mentre i farmaci metabolizzati dal citocromo P450 3A4 possono ridurre la sua velocità di degradazione.

L’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha autorizzato il claim secondo cui la monacolina K presente nel riso rosso fermentato contribuisce al mantenimento di livelli ematici di colesterolo nella norma. Tale claim può però essere utilizzato solo nel caso di prodotti che forniscono un apporto giornaliero di monacolina K da riso rosso fermentato pari a 10 mg.

Dal punto di vista regolatorio, in Italia nel 2003 il Ministero della Salute aveva stabilito una dose massima di monacolina K negli integratori alimentari di 3 mg/die (nota numero 2839 del 01/10/2003 e successiva circolare 3178 del 12/11/2003). Tale dosaggio è stato successivamente portato a 10 mg/die dall’Unione Europea in seguito al parere dell’Efsa nel 2011 che ha approvato per tale dosaggio di monacolina K il claim salutistico “favorisce il mantenimento dei livelli normali di colesterolo LDL nel sangue”.

Nella matrice biologica dell’estratto fungino, la monacolina presenta una maggiore biodisponibilità rispetto alla forma farmaceutica tipica (lovastatina). A parità di dosaggio, la monacolina K esercita quindi un effetto ipocolesterolemizzante decisamente maggiore della statina sintetica.

L’utilizzo degli integratori a base di riso rosso fermentato è di norma di due tipi: spontaneo (il meno prudente) o indicato dallo specialista dopo aver verificato l’intolleranza di un paziente al farmaco. A ciò occorre aggiungere che ulteriori riscontri sono richiesti anche in merito alla presunta capacità della monacolina K di elevare i livelli del colesterolo Hdl. Anche in questo senso l’utilizzo degli integratori, al fine di raggiungere il miglioramento del profilo lipidico, sarebbe stato sdoganato in assenza di prove oltremodo solide.

È quanto si evince dalla lettura di una metanalisi pubblicata sulla rivista BioMed Research International, da cui emerge che «l’unico studio che mostra evidenze solide è stato condotto su un gruppo ampio di pazienti cinesi che avevano già avuto un infarto del miocardio - spiega Mariangela Rondanelli, docente di scienze e tecniche dietetiche applicate all’Università di Pavia -.

Un disco giallo nei confronti dei prodotti di origine vegetale usati per la prevenzione cardiovascolare - con indicazioni per il trattamento dell’ipertensione arteriosa, dello scompenso cardiaco, della cardiopatia ischemica, e dell’arteriopatia periferica - è giunto infine dai ricercatori del centro di medicina dell’invecchiamento dell’Università Cattolica, che in un lavoro apparso sull’American Journal of Cardiology hanno documentato la scarsa efficacia e sicurezza di 42 sostanze erboristiche: tra cui l’aglio, il cardo mariano, il biancospino, l’olio di lino, la soia, il tè verde e il ginseng. Il loro impiego, secondo gli estensori del documento, interferirebbe inoltre con l’assunzione dei farmaci tradizionali e potrebbe determinare un «allontanamento» dalle terapie convenzionali.

«L’utilizzo dei fitoterapici per il trattamento delle malattie cardiovascolari non è supportato da adeguate evidenze scientifiche - conclude Rossella Liperoti, geriatra del policlinico Gemelli e autore della ricerca -.

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico.

Fonte: Mazzanti G, Moro PA, Raschi E, Da Cas R, Menniti-Ippolito F. Adverse reactions to dietary supplements containing red yeast rice: assessment of cases from the Italian surveillance.

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