Farmaci per il Colesterolo Non Statine: Cosa Sono e Quando Utilizzarli

Contro il colesterolo, aumenta il numero di farmaci a disposizione. L'Agenzia Italiana del Farmaco ha da poco approvato inclisiran, una nuova molecola capace di ridurre drasticamente i livelli di colesterolo grazie ad una iniezione ogni sei mesi.

Acido Bempedoico: Un'Alternativa alle Statine

Un'alternativa alle statine in chi soffre di disturbi muscolari. L’ultimo in ordine di tempo, autorizzato dall’Agenzia Italiana del Farmaco lo scorso marzo, si sta rivelando particolarmente efficace, come emerge da uno studio appena pubblicato sulla rivista Jama.

Si tratta dell’acido bempedoico, in grado di ridurre l’LDL, il “colesterolo cattivo”, con meno rischi per i pazienti con problemi cardiovascolari e soprattutto evitando i disturbi muscolari causati dalle statine, usate finora proprio contro il colesterolo. Si assume per via orale, dunque sotto forma di compressa, una volta al giorno, e può essere prescritto sia dagli specialisti sia dai medici di medicina generale. Fa parte di una classe di medicinali di nuova generazione, considerati “intelligenti”.

Come Funziona l'Acido Bempedoico

Trattandosi di un prodotto innovativo è ancora sotto la lente degli esperti e ora i risultati di uno studio americano ne confermano ulteriormente l’efficacia. Come emerso in occasione del convegno dell’American Diabets Association, il medicinale ha permesso di ridurre del 23,2% il colesterolo LDL nei pazienti trattati con 180 mg al giorno assunti per via orale per sei mesi.

Ma soprattutto ha portato a un calo del 39% dei rischi di infarto e, più in generale, di malattie cardiovascolari. A scendere sono stati anche i marker di infiammazione, pari al 22,7%, dunque quei parametri che indicano un problema di tipo infiammatorio.

«L’aspetto più importante è proprio il fatto che il nuovo farmaco sembra consentire una riduzione del rischio di eventi cardiocircolatori, come ictus o ischemia cardiaca», spiega Angelo Avogaro, presidente della Società italiana di Diabetologia, responsabile del Dipartimento funzionale Endocrino-Metabolico e del Rischio Cardiovascolare dell’Azienda ospedaliera-Università di Padova.

Per Chi è Indicato l'Acido Bempedoico

L’acido bempedoico è indicato in alcuni casi di ipercolesterolemia primaria, dunque in persone che hanno alti livelli di colesterolo dovuti a predisposizione genetica e familiarità, e che abbiano avuto un problema cardiovascolare, come un infarto, nei quali le terapie in corso non diano risultati efficaci.

«Si tratta di un prodotto considerato adatto per coloro che hanno un livello elevato di colesterolo LDL e che hanno bisogno di abbassarlo in modo deciso, portandolo a una concentrazione di meno di 50 milligrammi per 100 millilitri di sangue. In questi casi alle statine (e in particolare al trattamento con l’ezetimibe, che è una statina che agisce come inibitore dell’assorbimento del colesterolo), si può aggiungere l’acido bempedoico, soprattutto nel caso in cui le statine siano mal tollerate per i problemi muscolari che possono portare», spiega Avogaro.

Vantaggi dell'Acido Bempedoico

«Gli studi indicano che le statine non sono tollerate, a causa degli effetti collaterali a carico dei muscoli, nel 10% dei pazienti, ma probabilmente il dato è sottostimato. Questo fa sì che molti non le vogliano o non le assumano, rimanendo senza una protezione rispetto ai rischi cardiovascolari», aggiunge Gerardo Medea, responsabile di Ricerca Nazionale Area metabolica della Società italiana di Medicina generale e delle cure primarie.

«L’utilizzo del nuovo farmaco offre quindi una valida alternativa per questa fetta di persone. Ha anche il vantaggio di essere assunto per via orale una volta al giorno, senza bisogno di iniezioni. Non da ultimo, l’acido bempedoico può essere prescritto anche dal medico di medicina generale, mentre altri farmaci attualmente disponibili necessitano di un piano terapeutico da parte dello specialista».

L'Acido Bempedoico e la Riduzione del Rischio Cardiovascolare

L’acido bempedoico è risultato anche molto efficace «nella riduzione del rischio di eventi cardiovascolari e questo è molto importante: oggi, infatti, la somministrazione dei farmaci contro il colesterolo mira non tanto o non solo ad abbassare il colesterolo stesso, quanto a ridurre il rischio dell’evento che ne deriva, cioè un infarto, un’ischemia o un ictus», spiega Avogaro.

«Questi, infatti, sono causati proprio dai livelli elevati di LDL in un nesso quasi diretto di causa-effetto. Ecco che un farmaco come l’acido bempedoico contribuisce a una diminuzione del 20% circa del colesterolo, e di quasi il 40% dell’evento cardiovascolare, il che è un ottimo risultato: basti pensare che la placca aterosclerotica, che è quella che crea il problema cardiovascolare, è costituita soprattutto da grassi, cioè dal colesterolo. Abbassandone i livelli nel sangue, si riduce anche quello della placca, quindi si riduce la gravità dell’ischemia a livello cardiaco».

Inclisiran: Un'Altra Alternativa Innovativa

L’acido bempedoico, dunque, rappresenta un farmaco di nuova generazione, come l’Inclisiran, approvato lo scorso novembre. Quest’ultimo viene somministrato tramite due iniezioni sottocutanee all’anno, dunque in modo molto più contenuto e agile rispetto ad altre terapie. Ad oggi l'Inclisiran è disponibile in quattro regioni italiane: in Lazio, Lombardia, Campania e Puglia, mentre negli Stati Uniti è distribuito da un anno.

Inclisiran: Come Funziona

Tra i vari attori della regolazione di questo processo c’è la proteina PCSK9. Ad inizio anni duemila si è scoperto che quando per un difetto genetico è prodotta in scarsa quantità, i livelli di colesterolo sono bassi. In particolare questa proteina è implicata nel trasporto e nella distruzione dei recettori che catturano il colesterolo.

Un'altra strategia utilizzata per "spegnere" PCSK9 è l'utilizzo di molecole capaci di "silenziare" l'mRNA che porta le informazioni utili alla produzione la proteina. Questo genere di farmaci appartiene alla categoria dell'RNA interference. Uno di essi è inclisiran, molecola sperimentata con successo tanto da avere l'approvazione di AIFA per il trattamento dell'ipercolesterolemia primaria (eterozigote familiare e non familiare) e dislipidemia mista.

Il vantaggio di questo approccio è innanzitutto relativo all'efficacia: negli studi che hanno condotto all'approvazione inclisiran si è dimostrato utile nel ridurre i livelli di colesterolo in maniera maggiore rispetto alle statine o ad altri medicinali indicati per l’abbassamento dei lipidi nel sangue. In particolare, dopo un anno e tre mesi di assunzione, nei pazienti trattati con il nuovo farmaco il colesterolo LDL era sceso di oltre il 50% rispetto a quelli che avevano assunto il placebo.

Il secondo è relativo alla somministrazione: dopo la prima iniezione, i pazienti ricevono la dose successiva dopo tre mesi e poi ogni sei mesi.

Inclisiran in Italia è indicato, in aggiunta alla dieta, in associazione a una statina o una statina con altre terapie ipolipemizzanti orali in pazienti non in grado di raggiungere gli obiettivi con la dose massima tollerata di una statina, oppure in monoterapia o in associazione ad altre terapie ipolipemizzanti in pazienti intolleranti alle statine o per i quali una statina è controindicata.

Altre Opzioni Terapeutiche

In alternativa, o in associazione alle statine, abbiamo a disposizione l’ezetimibe. E’ stato dimostrato ed è attualmente chiaro a tutti che ridurre il colesterolo LDL, protegge i pazienti e porta a una riduzione delle malattie cardiovascolari.

Inibitori del PCSK9

Questa tipologia di anticorpi monoclonali riduce in modo significativo i livelli di colesterolo cattivo, ma si tratta di farmaci completamente diversi dalle già note statine, che fermano semplicemente la produzione di colesterolo, mentre questi aiutano ad eliminare gli eccessi di colesterolo già presenti nel nostro organismo. I nuovi farmaci saranno riservati a chi soffre di forme più gravi di ipercolesterolemia e non sostituiranno le statine, bensì si aggiungeranno ad esse nella maggior parte dei casi.

Quando Considerare le Alternative

So che soffri di colesterolo alto e il tuo medico ti ha consigliato le statine, ma tu non le vuoi prendere perché hai sentito dire che causano problemi muscolari. Ma gli integratori alimentari, come ad esempio il riso rosso fermentato, sono davvero un’alternativa migliore alle statine? Iniziamo sfatando un mito: naturale non significa sicuro. Alcuni integratori alimentari, come ad esempio quelli a base di riso rosso fermentato, contengono delle sostanze (ad esempio, la monocolina K) il cui meccanismo d’azione è identico a quello delle statine.Pertanto, esattamente come le statine, anche gli integratori per abbassare il colesterolo possono dare effetti collaterali, inclusi disturbi muscolari, epatici e renali.

Integratori Alimentari: Cosa Sapere

A differenza di quanto creduto, in realtà gli integratori alimentari non sono davvero in grado di ridurre i livelli di colesterolo. Cosa fare per abbassare il colesterolo? La dieta per chi ha il colesterolo alto e l’attività fisica sono sicuramente importanti per ridurne i livelli. L’indicazione alla terapia con statina va valutata dal cardiologo sulla base del tuo rischio di avere eventi cardiovascolari. Se il rischio cardiovascolare è considerato basso o intermedio, il primo step per abbassare il colesterolo consiste nel modificare il tuo stile di vita ottimizzando la dieta e facendo la giusta attività fisica.

Il presente articolo ha scopo meramente informativo e non costituisce una valutazione dell’efficacia delle statine né affronta la questione delle loro indicazioni terapeutiche. È fondamentale ricordare che qualsiasi decisione terapeutica deve essere presa esclusivamente dal medico curante, il quale, per le prescrizioni a carico del Servizio Sanitario Nazionale, è tenuto ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni ministeriali contenute nella Nota 13.

Altre Opzioni Farmacologiche

Una delle prime opzioni da considerare, spesso trascurata, è il passaggio ad una statina differente. Le resine a scambio anionico, di cui la più comune è la colestiramina, sono vecchi farmaci che agiscono in modo simile all’ezetimibe, ovvero legando gli acidi biliari nell’intestino per impedirne il riassorbimento e aumentando così l’aumento dell’escrezione fecale di colesterolo. L’acido bempedoico rappresenta una delle più recenti e promettenti alternative nel campo della terapia ipolipemizzante.

Inibitori del PCSK9: Un Approccio Sofisticato

Nel panorama in continua evoluzione delle terapie ipolipemizzanti, gli inibitori del PCSK9 emergono come una delle innovazioni più promettenti degli ultimi anni. Il meccanismo d’azione di questi farmaci è tanto sofisticato quanto mirato. Prendono di mira la proteina PCSK9 (Proprotein convertase subtilisin/kexin type 9), un elemento chiave nella regolazione dei livelli di LDL nel sangue.

L’efficacia degli inibitori del PCSK9 è impressionante: in monoterapia, possono ridurre i livelli di LDL di oltre il 60% rispetto ai valori iniziali. Ma è in combinazione con altre terapie che questi farmaci mostrano il loro pieno potenziale. Quando associati a statine ad alta intensità ed ezetimibe, la riduzione del colesterolo LDL può raggiungere addirittura l’85%.

Aspetti Pratici e Limitazioni

Un altro aspetto che rende gli inibitori del PCSK9 particolarmente attraenti è la loro frequenza di somministrazione. A differenza di molti altri farmaci che richiedono assunzioni quotidiane, questi possono essere somministrati una volta ogni due settimane, o addirittura una volta al mese per alcune molecole specifiche. La prima riguarda la via di somministrazione: a differenza delle statine che si assumono per via orale, questi farmaci richiedono un’iniezione sottocutanea.

Ma la sfida più significativa all’adozione diffusa di questi farmaci è senza dubbio il loro costo. Gli inibitori del PCSK9 sono notevolmente più costosi delle terapie convenzionali, con un prezzo che supera quello delle statine di circa due ordini di grandezza.

Nonostante queste limitazioni, gli inibitori del PCSK9 rappresentano un’importante aggiunta all’arsenale terapeutico per il controllo del colesterolo. Offrono una soluzione potente per i casi più complessi e resistenti alle terapie tradizionali.

Monacolina K e Fitosteroli

La monacolina K, presente nel riso rosso fermentato, si è dimostrata sorprendentemente efficace nel ridurre i livelli di colesterolo LDL. La sua efficacia è paragonabile a quella della lovastatina, una statina regolarmente commercializzata. Questo non dovrebbe stupire, considerando che si tratta della stessa molecola.

Recentemente, la legislazione europea ha imposto restrizioni sulle dosi di monacolina K vendibili senza ricetta, sottolineando l’importanza di un approccio cauto. È fondamentale ricordare che “naturale” non equivale automaticamente a “sicuro”. Il fatto che una sostanza sia prodotta dalla natura non la rende intrinsecamente meno pericolosa di quelle sintetizzate in laboratorio.

Passando ai fitosteroli, questi composti naturali presenti nelle piante meritano una menzione speciale. Con una struttura simile al colesterolo animale, i fitosteroli - noti anche come steroli o stanoli vegetali - sono presenti in molti alimenti che consumiamo quotidianamente.

Il meccanismo d’azione dei fitosteroli è particolarmente interessante: competono con il colesterolo per l’assorbimento intestinale, portando così a una diminuzione dei livelli dicolesterolo nel sangue. Tuttavia, la loro efficacia, sebbene clinicamente significativa, non è eclatante. Questa riduzione, seppur interessante, probabilmente non è sufficiente per la maggior parte dei pazienti come vera alternativa alla terapia farmacologica.

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