Negli ultimi anni, il termine “colesterolo” è diventato una presenza costante nei discorsi sulla salute, spesso ridotto a spauracchio alimentare o a fattore di rischio generalizzato. Tuttavia, livelli di colesterolo superiori alla norma possono causare problemi di salute.
In questo articolo risponderemo alle domande:
- Cos’è il colesterolo e qual è il suo ruolo nelle cellule?
- Quali sono i legami tra colesterolo e tumori?
- Quali sono i meccanismi alla base dell’associazione tra il colesterolo e il cancro?
- Ridurre il colesterolo può essere utile anche contro i tumori?
Cos'è il colesterolo?
Il colesterolo è un lipide naturale che si trova nel sangue e viene trasportato da particelle microscopiche suddivise in lipoproteine ad alta densità (HDL), povere di colesterolo, e lipoproteine a bassa densità (LDL), ricche di colesterolo. Alti livelli di colesterolo LDL, noto come “colesterolo cattivo”, restringono le arterie, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari o ictus. Al contrario, livelli elevati di colesterolo HDL, chiamato “colesterolo buono”, prevengono l’ostruzione delle arterie, riducendo tale rischio.
Per formare una molecola di colesterolo servono 27 atomi di carbonio, 46 di idrogeno e uno di ossigeno (C27H46O). La formula chimica semplificata descrive una molecola che dal punto di vista biologico ha un’importanza enorme, tanto che più di dieci fra gli scienziati che l’hanno studiata da diversi punti di vista hanno ricevuto il premio Nobel.
Solo per citarne alcuni, si possono ricordare il Nobel per la chimica del 1927 assegnato a Heinrich Otto Wieland, per gli studi sulla composizione degli acidi biliari e la loro somiglianza strutturale con il colesterolo; oppure quello dell’anno successivo, il 1928, quando fu insignito Adolf Otto Reinhold Windaus per il suo contributo alla comprensione della costituzione degli steroli e della loro connessione con le vitamine.
Nel primo Novecento questi due ricercatori tedeschi diedero un enorme contributo alla conoscenza del colesterolo e delle sue funzioni all’interno dell’organismo.
Una molecola indispensabile
Il colesterolo era in realtà già stato identificato nel 1769 e in un certo senso “riscoperto”, dopo quasi mezzo secolo, nel 1815, col nome di colesterina. Ma i risultati cruciali per le conoscenze genetiche e molecolari sono stati ottenuti nella seconda metà del Novecento da Joseph Goldstein e Michael Brown, due scienziati premiati nel 1985 con il Nobel per la fisiologia o la medicina per avere scoperto i meccanismi di regolazione del metabolismo del colesterolo.
Oggi sappiamo che il colesterolo è presente in tutti gli animali e, seppur con qualche modifica nella struttura, nelle piante; Negli esseri umani l’80 per cento circa del colesterolo viene sintetizzato dall’organismo, mentre il restante 20 per cento viene assunto con la dieta.
Sempre Goldstein e Brown hanno identificato le lipoproteine, High Density Lipoprotein (HDL) e Low Density Lipoprotein (LDL), responsabili del trasporto del colesterolo. Proprio in base al legame con una o l’altra di queste lipoproteine, il cosiddetto colesterolo “buono” si distingue da quello “cattivo”. La forma “buona” è infatti quella legata alle HDL, che trasportano il colesterolo dalla periferia verso il fegato dove verrà poi smaltito, mentre la forma “cattiva” è quella legata alle LDL, anche responsabile della formazione delle placche aterosclerotiche che possono creare problemi a cuore e vasi. Per questa ragione, quando si eseguono gli esami del sangue, è importante valutare entrambe le componenti del colesterolo se si vuole avere una stima più precisa del rischio cardiovascolare e della salute in generale.
Dal punto di vista delle funzioni, il colesterolo è indispensabile alla crescita e al funzionamento delle cellule dell’organismo umano: è una componente essenziale delle membrane cellulari, contribuisce alla formazione degli acidi biliari, è un precursore degli ormoni steroidei e della vitamina D e ha inoltre un ruolo nella formazione dello sperma, nel funzionamento del sistema nervoso centrale e nelle difese immunitarie.
Colesterolo e cancro: cosa si dice in clinica
Se inizialmente i livelli di colesterolo nel sangue venivano associati quasi esclusivamente alla salute cardiovascolare, oggi si riconosce a questa molecola un ruolo di primo piano anche in altre patologie, incluso il cancro.
Negli esami clinici, molti pazienti con tumore presentano livelli alterati di colesterolo e numerosi studi hanno messo in luce un rapporto tra l’aumento del colesterolo alimentare e un rischio più elevato di ammalarsi di tumore della mammella, dello stomaco, dell'ovaio e del pancreas. Tuttavia le domande aperte sul tema sono ancora molte. Per esempio, gli esperti ancora non sanno dire se riduzioni della concentrazione di colesterolo in alcuni tumori come quello gastrico siano una causa o una conseguenza della malattia oncologica. Inoltre, a seconda del tipo di studio, i risultati ottenuti possono essere contrastanti anche per lo stesso tipo di tumore.
Per il tumore del colon, ci sono ricerche che mostrano un’associazione tra aumento del colesterolo e del rischio di malattia, mentre altre dimostrano la relazione opposta e altre ancora sembrano suggerire che il legame non esista. Come si legge in un articolo di revisione pubblicato nel 2021 sulla rivista Translational Oncology, simili discrepanze sono state rilevate anche per il tumore della mammella, del polmone, del pancreas, dell’ovaio e anche per alcuni tumori del sangue.
Altri filoni di ricerca importanti sono quelli che hanno trovato un’associazione tra i livelli di colesterolo e la risposta alle terapie oncologiche. Come già osservato, il metabolismo del colesterolo influenza le risposte immunitarie contro il tumore e di conseguenza anche l’efficacia delle immunoterapie.
Studi sul tumore ovarico hanno mostrato che alti livelli di colesterolo nell’ascite (il liquido che si forma in conseguenza del tumore e si raccoglie nell’addome) sono correlati a resistenza alla chemioterapia. In cellule di carcinoma del fegato, un trattamento con colesterolo è associato a una riduzione della morte cellulare indotta dal farmaco sorafenib. L’effetto è simile a quello osservato nelle cellule di tumore di polmone che, se trattate con colesterolo, sono meno sensibili alla chemioterapia con cisplatino e oxaliplatino.
Gli esempi potrebbero continuare, ma è importante ricordare che, a oggi, gli esperti stanno ancora cercando le ragioni alla base di queste osservazioni.
Alla scoperta dei meccanismi molecolari
Le prime osservazioni su un possibile legame tra colesterolo e cancro risalgono ai primi anni del secolo scorso, ma i dettagli molecolari della relazione pericolosa non sono ancora chiari. Conosciamo però alcune delle caratteristiche dei meccanismi alterati che regolano il metabolismo del colesterolo nei pazienti oncologici.
In un organismo sano, la sintesi del colesterolo da parte del fegato si riduce se il colesterolo introdotto con la dieta aumenta, e viceversa. Nelle cellule tumorali, invece, questo tipo di regolazione non funziona a dovere e, inoltre, come riportato in un recente studio, queste cellule soddisfano il proprio bisogno di nutrienti e crescono in modo incontrollato sfruttando anche il colesterolo.
Inoltre i risultati di numerosi esperimenti con cellule e animali di laboratorio hanno mostrato modifiche nel metabolismo del colesterolo, che portano a maggiore sintesi, assorbimento e accumulo della molecola e alla promozione della proliferazione delle cellule tumorali, della loro capacità di dare metastasi e della resistenza alle terapie.
Il legame tra colesterolo e cancro è complesso e i fattori in gioco sono numerosi. È stato osservato che il colesterolo, o alcuni prodotti intermedi del suo metabolismo, possono attivare direttamente vie di segnalazione coinvolte nello sviluppo dei tumori. Potrebbero tuttavia avere un ruolo anche altri fattori, come il tipo di tessuto (con le relative diverse richieste di colesterolo), e inoltre l’alimentazione e lo stile di vita, che possono modificare l’espressione di alcuni geni, sostenendo la crescita del tumore.
Infine, in uno studio i cui risultati sono stati pubblicati su Nature Communications, è stato identificato un nuovo meccanismo attraverso il quale il colesterolo potrebbe “aiutare” il tumore a resistere a un tipo di morte programmata chiamata ferroptosi. Le cellule tumorali potrebbero diventare così più efficienti nella loro capacità di dare origine a metastasi.
Cause di colesterolo alto
Il rischio di malattie cardiache o ictus non dipende solo dai livelli di colesterolo elevati, ma anche da altri fattori, tra cui il fumo, la pressione alta, l’età, il sesso, il diabete di tipo 2 e la storia familiare di malattie cardiache.
- Ereditarietà: I livelli di colesterolo possono dipendere dalla predisposizione genetica. Chi ha una storia familiare di colesterolo alto è a rischio maggiore.
- Stile di vita: La mancanza di esercizio fisico e una dieta ricca di grassi saturi possono favorire l’aumento del colesterolo.
Numerose condizioni mediche che possono causare un aumento di colesterolo sono correlate a uno stile di vita non corretto: ad esempio, la carenza di attività fisica e un’alimentazione poco sana possono favorire il sovrappeso e l’obesità.
Anche il genere può avere un impatto sull’aumento del colesterolo cattivo all’interno del nostro sangue. Infatti, fino ai 55 anni circa (o fino alla menopausa) le donne hanno generalmente dei livelli di LDL minori rispetto agli uomini.
Una causa di colesterolo alto nel sangue è l’ipercolesterolemia familiare, una malattia genetica (cioè trasmessa dai genitori ai figli) che causa elevati livelli di colesterolo LDL. Questa condizione si presenta alla nascita e può causare un attacco cardiaco a qualunque età.
In conclusione, le cause di colesterolo alto possono essere numerose: su alcune puoi agire modificando il tuo comportamento, come nel caso dello stile di vita, mentre altre sono al di fuori del nostro controllo come l’età, il genere e l’ereditarietà. Pertanto conoscerle è importante per poter agire in modo mirato; è possibile supportare il benessere generale del nostro organismo grazie all’utilizzo di integratori per il colesterolo, specificamente formulati.
Come gestire il colesterolo alto
Esistono strategie e trattamenti efficaci per aiutarti a gestire i livelli di colesterolo alto e ridurre il rischio di malattie cardiache o ictus. Il medico ti aiuterà a trovare l'opzione terapeutica più adatta a te.
Il medico ti consiglierà innanzitutto modifiche dello stile di vita e, se necessario, prescriverà farmaci per abbassare i livelli di colesterolo cattivo e ridurre il rischio di ictus e malattie cardiache.
- Smettere di fumare: Smettere di fumare aiuta a prevenire le malattie cardiache, indipendentemente dai livelli di colesterolo.
- Perdere peso: L'obesità aumenta il rischio di problemi cardiaci, mentre perdere peso aiuta a prevenirli.
- Modifiche dietetiche: Ridurre il consumo di grassi saturi nella dieta aiuta a prevenire le malattie cardiache. Tuttavia, non tutti i grassi sono dannosi: i grassi insaturi sono benefici.
- Esercizio fisico: L'attività fisica regolare protegge dalle malattie cardiache.
Il medico potrebbe anche consigliare integratori alimentari per aiutarti a controllare i livelli di colesterolo, in combinazione con una dieta adeguata.
Dieta e colesterolo
La dieta, innanzitutto, rappresenta un elemento spesso sopravalutato, ma comunque importante. Se l'apporto giornaliero di colesterolo è particolarmente elevato, la colesterolemia aumenta, ma solo di poco. In questi casi, infatti, interviene il tipico meccanismo omeostatico che cerca di mantenere inalterato l'equilibrio del nostro ambiente interno. In pratica, in risposta all'elevato apporto alimentare, il corpo rallenta la sintesi endogena attuando, di fatto, un classico controllo a feedback.
Una dieta sana e senza eccesso di grassi è senza dubbio il primo passo per raggiungere il traguardo, al quale sarà più semplice arrivare grazie all’attività fisica costante.
Attività fisica e colesterolo
L'attività fisica regolare di tipo aerobico è in grado di aumentare la colesterolemia HDL.
Farmaci per il colesterolo alto
I farmaci in assoluto più studiati e più utilizzati nel controllo della ipercolesterolemia sono le statine. Le statine sono farmaci che inibiscono la sintesi del colesterolo prodotto dall’organismo agendo sull’enzima HMG-CoA reduttasi.
Le statine funzionano diminuendo la frazione dannosa del colesterolo, ossia LDL, e impediscono che questa si accumuli nelle arterie del corpo (comprese le arterie coronarie). Esse agiscono anche su altri livelli del metabolismo lipidico, con la riduzione dei trigliceridi e l’aumento discreto della frazione del colesterolo buono (HDL). Tutti gli studi più importanti sulle statine hanno mostrato una riduzione degli eventi cardiovascolari nei pazienti che le assumevano.
Statine: precauzioni e controindicazioni
L'uso delle statine è controindicato nelle persone con gravi malattie del fegato, o nel caso in cui si sospetti un problema al fegato per il riscontro di valori alterati delle analisi del sangue. L'assunzione delle statine è controindicata durante la gravidanza e l'allattamento perché non sono disponibili dati certi sulla loro sicurezza.
Le statine vanno prese con cautela da tutte le persone che hanno un rischio più alto di sviluppare effetti collaterali quali la miopatia (malattia dei muscoli) o la rabdomiolisi (rottura delle fibre muscolari).
L'interazione con altri farmaci è uno degli aspetti più critici della terapia con le statine. Le persone che assumono statine, prendono spesso anche altri farmaci che possono modificare l'effetto o la sicurezza delle statine, ad esempio riducendone l'efficacia o aumentando la possibilità di sviluppare effetti collaterali, come la miopatia. È importante sapere che se durante la terapia con le statine dovesse essere necessario prendere anche uno di questi farmaci, il medico potrebbe prescrivere un medicinale alternativo alle statine oppure potrebbe abbassarne il dosaggio.
Il succo di pompelmo può interagire con alcune statine e aumentare il rischio di sviluppare effetti collaterali. Il medico può consigliare di evitarne l'uso oppure di consumarne in quantità limitate.
Per avere dettagli completi sulle precauzioni da usare e sulle possibili interazioni con altri medicinali, è consigliabile leggere il foglietto illustrativo presente nella confezione del farmaco.
Effetti collaterali delle statine
Generalmente, le statine vengono ben tollerate, anche se come qualsiasi altro farmaco possono comunque dare origine ad effetti collaterali. L’effetto collaterale più comune riportato dai pazienti in terapia con statine è il dolore muscolare (mialgia), che si verifica in meno dell’1% dei pazienti ed è spesso alleviato dal passaggio a un’altra statina.
Si raccomanda di determinare l’attività della creatina chinasi (CK) nei pazienti con sintomi muscolari. Se l’attività CK è più di cinque volte il limite superiore della norma, l’uso della statina deve essere interrotto. Se l’attività CK ritorna alla normalità e i sintomi si risolvono dopo la rimozione della statina, si può fare un secondo tentativo con la stessa statina ad una dose inferiore o con una statina diversa.
L’alterazione del fegato è rara, compare nello 0,5-2% di tutti i pazienti, reversibile nella stragrande maggioranza dei casi e facilmente rilevabile con gli esami del sangue. Infatti, le statine potrebbero alterare l’equilibrio glucidico, ma il paziente deve avere un significativo pre-diabete per sviluppare il diabete di tipo 2 a causa di una statina. Questo si verifica in circa l’1 per cento dei pazienti con pre-diabete che assumono il farmaco.
Altri farmaci per il colesterolo
In alternativa, o in associazione alle statine, abbiamo a disposizione l’ezetimibe. L'ezetimibe è in grado di inibire selettivamente l'assorbimento di colesterolo esogeno (quindi, introdotto con l'alimentazione) e dei relativi steroli vegetali direttamente a livello intestinale. Per fare ciò, l'ezetimibe ostacola l'attività del trasportatore degli steroli, Niemann-Pick C1-Like 1 (NPC1L1), responsabile della captazione intestinale di colesterolo e fitosteroli.
I farmaci fibrati rappresentano un'altra classe farmaceutica largamente impiegata per ridurre il colesterolo e i trigliceridi nel sangue. Fra le diverse resine che sequestrano gli acidi biliari ancora in commercio (febbraio 2019) ritroviamo la colestiramina (Questran®). L'acipimox (Olbetam®) è un principio attivo derivato sintetico dell'acido nicotinico (anche noto come niacina, vitamina B3 o vitamina PP). In terapia viene utilizzato soprattutto per contrastare la trigliceridemia.
Ipercolesterolemia familiare
L’ipercolesterolemia familiare (FH) è una malattia ereditaria in cui un’alterazione genetica provoca livelli estremamente elevati di colesterolo nel sangue. In particolare, ad aumentare è il colesterolo LDL (Low Density Lipoproteins, lipoproteine a bassa densità), il cosiddetto “colesterolo cattivo”.
La diagnosi di ipercolesterolemia familiare può essere fatta sulla base dell’anamnesi personale e familiare del paziente e sull'identificazione di alcuni segni clinici che, se presenti, sono indicativi della malattia: i più comuni sono dei rigonfiamenti sui tendini del tallone e delle mani (xantomi) o sulle palpebre (xantelasmi). La conferma diagnostica si ottiene mediante test genetico volto ad individuare le mutazioni coinvolte nella patogenesi della malattia.
Le persone affette da FH devono seguire una dieta a basso contenuto lipidico, associata a una terapia ipolipemizzante basata sull’uso di vari farmaci, fra cui statine, ezetimibe, sequestranti degli acidi biliari e niacina. Negli ultimi anni si sono resi disponibili nuovi farmaci, come la lomitapide, gli anticorpi monoclonali anti-PCSK9 (alirocumab ed evolocumab) e l’oligonucleotide antisenso mipomersen (per ora approvato solo negli Stati Uniti).
Tabella riassuntiva farmaci per il colesterolo
| Farmaco | Meccanismo d'azione | Indicazioni | Precauzioni |
|---|---|---|---|
| Statine | Inibiscono la sintesi del colesterolo | Ipercolesterolemia | Malattie del fegato, gravidanza, interazioni farmacologiche |
| Ezetimibe | Inibisce l'assorbimento del colesterolo intestinale | Ipercolesterolemia | Nessuna precauzione particolare |
| Fibrati | Riduce colesterolo e trigliceridi | Ipertrigliceridemia | Cautela in caso di malattie del fegato e reni |
| Colestiramina | Sequestra gli acidi biliari | Ipercolesterolemia | Può interferire con l'assorbimento di altri farmaci |
| Acipimox | Riduce i trigliceridi | Ipertrigliceridemia | Cautela in caso di malattie del fegato |
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