L'amniocentesi è una metodica di diagnosi prenatale invasiva che consiste nel prelievo di una certa quota di liquido amniotico, nel quale il bambino è immerso. Lo scopo principale di questo esame è quello di studiare la struttura ed il numero dei cromosomi presenti nel nucleo delle cellule del feto.
Cos'è l'Amniocentesi?
Sappiamo come il sacco amniotico sia la cavità ripiena di liquido (liquido amniotico) nel quale il feto è immerso durante la sua crescita nell’utero. Nel liquido normalmente sono fluttuanti alcune cellule della pelle, del cavo oro-faringeo, dell’ano, della trachea e dei bronchi maggiori del bambino e queste possono essere esaminate in Laboratorio dopo opportune metodiche che ne consentono la crescita in provetta. Una volta prelevate e messe in coltura cellule del bambino che sono fluttuanti nel liquido, si ottengono popolazioni cellulari tutte omogenee fra loro, perché costituite da ripetizioni sempre uguali degli stessi elementi di partenza.
Come Viene Eseguita l'Amniocentesi?
Per prima cosa, quindi, si visualizza, con l’ecografia, il sacco amniotico ed il feto in essa contenuto; si controlla, poi, la posizione esatta del bambino e della placenta e si sceglie con cura il punto esatto in cui far passare l’ago che preleverà il liquido amniotico, evitando, se possibile la placenta ed individuando un’area colma di liquido lontano dal corpo fetale. Se la placenta non può essere evitata, possibilmente, si cercherà di infiggere l’ago nel punto di minore spessore dell’organo. Secondo alcuni Centri, l’attraversamento della placenta, costituirebbe, addirittura, un “elemento di sicurezza” dell’esame. La pelle sopra l’area dell’utero viene disinfettata a lungo con una soluzione antisettica.
Motivi per Sottoporsi all'Amniocentesi
- Pregresso esame nella stessa gravidanza con risultato anomalo (es. Bi-Test, Triplo-Test, test di screening per malattia infettiva)
- Presenza di un risultato patologico all’esame ecografico.
Risultati dell'Amniocentesi
Il tempo tecnico richiesto per la risposta all’esame varia in base alla richiesta specifica ed alla situazione clinica del singolo caso. Se vi è la necessità di conoscere in breve tempo solo il numero dei cromosomi del bimbo, nel sospetto di una malattia specifica, sulle cellule all’inizio della loro coltura in capsula di vetro (clonazione), si esegue un test detto FISH che permette una risposta nel giro anche di 48 - 72 ore (test rapido) nei confronti dei cromosomi 13, 18 e 21 e dei cromosomi sessuali X ed Y. La risposta della FISH, in genere, è quindi relativa alle trisomie più frequenti (13, 18 e 21), alla monosomia X (S. di Turner), alla S.
Normalmente per l’esame COMPLETO del cariotipo saranno necessarie 2-3 settimane. Quando i risultati sono pronti, questi possono essere ritirati personalmente o da seconda persona munita di delega scritta, datata e firmata con gli estremi di un documento, presso il Laboratorio Analisi o possono essere ricevuti per posta. I risultati non vengono dati, di norma, per telefono.
Come già detto, l’Amniocentesi e lo studio del materiale biologico ottenuto con questo prelievo, danno risultati affidabili per una serie o un gruppo, se si preferisce, di situazioni patologiche possibili. Come già scritto, il tempo richiesto per ricevere i risultati dipende dal tipo di esame per il quale è richiesta l’analisi.
Cosa Fare Dopo l'Amniocentesi
Molte donne hanno riferito come l’Amniocentesi sia fastidiosa ma non veramente dolorosa. Essa dura normalmente qualche minuto. In alcuni casi, dopo l’esecuzione dell’esame, si percepisce una sensazione di tensione al basso ventre o in sede specificamente uterina; queste sensazioni possono durare da pochi minuti a qualche giorno e sono alleviate dalla terapia farmacologica che alcuni Centri prescrivono.
- È una buona idea avere qualcuno come supporto dopo il prelievo, per il ritorno a casa.
- Evitare qualunque incombenza che sia faticosa o che richieda sforzo fisico intenso per almeno 48 - 72 ore.
- Si dovrebbe restare sdraiate a letto o in poltrona per almeno 3 - 4 ore subito dopo l’esame.
- Si consiglia di evitare rapporti sessuali nei tre giorni successivi al prelievo.
Rischi dell'Amniocentesi
Meno di 1 donna su 100 (0,5 - 0,9%) potrebbe avere un aborto come conseguenza del prelievo di liquido amniotico. Comunque più di 99 donne su 100 (99,1 - 99,5%) delle gravidanze prosegue normalmente, senza problemi inerenti il prelievo stesso. Per definizione si può imputare un aborto alla metodica, se questo accade nello spazio di 48 - 72 ore dal momento dell’esecuzione del prelievo stesso (N. Vaglio in “Manuale di Tecnica Chirurgica - Ostetricia e Ginecologia - Vol. II - Amniocentesi” - Ed. UTET Torino).
La maggior parte delle volte si ricorre ad un singolo prelievo da una singola infissione dell’ago. In casi rari (meno del 5% nella nostra casistica), è necessario eseguire più di una puntura con l’ago per vari motivi (ago difettoso, ago otturato, ago deviato nel decorso da contrazione volontaria o involontaria dei muscoli parietali della donna ecc.ecc.).
In caso di tipizzazione sanguigna con fattore Rh NEGATIVO materno, un ulteriore pericolo per la gestante è la sua sensibilizzazione, cioè la formazione di anticorpi specifici anti-globuli rossi; ciò lo si deve, in teoria, al passaggio di sangue fetale nel circolo della mamma indotto dall’ago all’atto del suo ritiro dalla cavità amniotica. In pratica questo evento è di bassissima incidenza, per la quantità alquanto elevata di sangue necessaria al fenomeno che è quasi impossibile venga “trasfusa” alla madre in corso di Amniocentesi.
Diarrea Dopo Amniocentesi: È Normale?
La diarrea è definita come emissione di feci acquose, semiformate o liquide più volte nel corso della giornata o comunque con frequenza maggiore rispetto a quella abituale. Più nel dettaglio, si tratta di un disturbo della defecazione con un aumento della quantità giornaliera di feci superiore ai 200 g. Come detto, in linea generale possiamo affermare che solitamente la dissenteria in gravidanza non è un fenomeno pericoloso.
Cause della Diarrea in Gravidanza
Sappiamo come la gravidanza si accompagni a uno stravolgimento ormonale già dal suo inizio. Questi cambiamenti possono farsi sentire a livello intestinale anche sotto forma di dissenteria. È vero che la maggior parte delle donne sviluppa una stipsi in gravidanza ma non è escluso che gli ormoni, lo stress della nuova scoperta e il cambio di alimentazione, possano incidere sulla mobilità dell’intestino causando leggere e poco frequenti scariche di diarrea.
Ad esempio, alcuni integratori che talvolta vengono prescritti all’inizio della gravidanza possono contenere alcuni elementi, come il ferro, che sovrastimolano le pareti intestinali e rendono le feci più liquide.
- Infezioni intestinali (gastroenterite)
- Virus (norovirus e rotavirus)
- Batteri (campylobacter e escherichia coli)
- Parassiti (giardia)
Le infezioni intestinali possono essere contratte anche durante viaggi all’estero, in particolare in zone con scarsa igiene (questo tipo di diarrea è nota come “diarrea del viaggiatore”). La maggior parte dei casi guarisce dopo un paio di giorni anche senza cure e, generalmente, non è necessario consultare il medico di famiglia.
Quando Preoccuparsi?
Nel secondo trimestre è difficile che la dissenteria sia imputabile al solo stato di gravidanza, e lo stesso vale per il settimo, ottavo e nono mese. Se questo sintomo compare durante questi periodi, o comunque prima del termine della gestazione, non occorre allarmarsi ma è importante escludere la presenza di contrazioni uterine regolari (non associate ai crampi diarroici).
Tendenzialmente, quando il sintomo è fisiologico tende a scomparire col proseguire della gravidanza e può apparire nuovamente poco prima dell’insorgenza del travaglio, come a predire il cambiamento ormonale e l’innalzamento dei livelli di ossitocina necessario per far iniziare le contrazioni uterine. In questo caso la diarrea è un “avvertimento”: cambiano gli equilibri ormonali, aumentano i livelli di ossitocina e di progesterone necessari per il travaglio.
Rimedi per la Diarrea in Gravidanza
In caso di dissenteria in gravidanza associata a disturbi gastrointesinali, è consigliabile l’utilizzo di probiotici, microrganismi vivi (nella maggior parte dei casi batteri) simili a quelli che si trovano naturalmente nell’intestino umano. Sono disponibili principalmente sotto forma di integratori alimentari e alimenti e “se somministrati in quantità adeguate conferiscono un beneficio per la salute all’ospite”. Sono disponibili da soli o in combinazione come compresse, gocce, liquidi e capsule orali o vaginali; sono anche contenuti in vari alimenti fermentati, più comunemente gli yogurt.
I probiotici sono stati usati per il trattamento della diarrea acuta, diarrea associata agli antibiotici, Clostridium difficile, lievito e vaginosi batterica. Se ingeriti per via orale o usati per via vaginale, i probiotici sono generalmente considerati sicuri e sono ben tollerati. I dati attuali suggeriscono che l’integrazione di probiotici è raramente assorbita a livello sistemico quando viene utilizzata da individui sani. Sono anche disponibili farmaci, tra cui la loperamide, che limitano la diarrea.
È possibile ridurre il rischio di diarrea mantenendo elevate condizioni di igiene.
Stipsi Dopo il Parto
Già nel corso della gravidanza, la stipsi o stitichezza rappresenta un sintomo molto comune, dovuto a diverse ragioni legate alla gestazione stessa, ovvero all’aumento del progesterone e all’aumento del volume uterino che preme sull’intestino rallentandone la motilità. La stipsi è una riduzione del numero di evacuazioni determinato da rallentamento del passaggio intestinale con difficoltà nell’espulsione delle feci.
Cause della Stipsi Post-Partum
I numerosi cambiamenti che la gravidanza comporta, assieme alle modificazioni subite durante il travaglio e il parto, possono determinare la stipsi dopo la nascita del bambino. L’alimentazione, l’idratazione e l’attenzione agli stili di vita sono rimedi naturali che, dopo il parto, possono migliorare senza particolari sforzi e costi una condizione di stitichezza.
- Livelli di progesterone
- Dieta e idratazione
- Terapia farmacologica
- Dolore
- Disfunzioni pelviche
Oltre a questi, esistono anche dei rimedi farmacologici, sia con formulazioni da banco sia su prescrizione medica. La stitichezza dopo il parto, come detto, può essere spesso fisiologica, conseguente cioè alle modificazioni dovute alla gravidanza e all’evento nascita.
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