In questo articolo, avrai tutte le risposte che cerchi su come è fatto un referto ecocardiografico.
Il referto, dal latino "referre" (riferire), è un atto scritto, ufficiale e definitivo con cui vengono trasmessi i risultati di un esame. È una sintesi, revisionata da uno specialista della metodica e da lui validata per mezzo di una firma autografa, delle informazioni a cui è giunto a conclusione.
Struttura di un Referto Ecocardiografico
Nello specifico del caso ecocardiografico è importante assicurarsi che i dati morfofunzionali raccolti con l’ecografia cardiovascolare siano comunicati in maniera chiara ed efficace ai clinici che utilizzeranno tali informazioni per la gestione dei pazienti.
Secondo la SIECVI (Società Italiana di Ecografia Cardiovascolare), il referto dell’ecocardiogramma è costituito essenzialmente da misure numeriche, descrizioni morfologiche in un certo qual modo ripetitive, valutazioni, dati e stime.
Come per ogni documento che abbia la pretesa d’informare qualcuno sullo stato clinico del paziente, deve contenere tutti i dati generici (nome, cognome, codice identificativo, data di nascita) e biometrici (età, peso, altezza, BMI, ecc…) utili allo scopo, oltre a data di esecuzione dell’esame, dati clinici, parametri vitali come ritmo e frequenza cardiaca.
Dovrebbe indicare quali metodiche sono state usate e che tipo di esame è stato eseguito (ecocardiogramma transtoracico, transesofageo, ecostress fisico o farmacologico, ecc…). La qualità dell’esame e delle immagini dovrebbe essere definita nei seguenti gradi: buona, sufficiente, scadente, inadeguata. In questa parte dovrebbero essere sempre presenti le descrizioni morfologiche delle anomalie riscontrate, funzioni e parametri quanti-qualitativi delle varie strutture cardiovascolari.
Conclusioni del Referto
Le conclusioni in un referto medico devono rispondere (o provare a farlo) al quesito diagnostico e, dissipare o confermare i sospetti clinici per cui è stato richiesto l’esame. In caso di più esami, è necessario confrontare le variazioni osservate con le precedenti e segnalarle, soprattutto se significative.
Esempio di Referto Ecocardiogramma
Di seguito è riportato un esempio di referto ecocardiogramma:
VENTRICOLO SX DI NORMALI DIMENSIONI E SPESSORI.
FUNZIONE DIASTOLICA NELLA NORMA ALLA VALUTAZIONE DOPPLER DEL FLUSSO TRANSMITRALICO (E/A =1,4, IVRT=76 MS, DT=140 MS) E DEL DOPPLER TISSUTALE ( EM =19, E/EM=3,84).
LEMBI DI NORMALE ECOSTRUTTURA E NORMALE ESCURSIONE DIASTOLICA, NO STENOSI (GRAD 1 MMHG), RIGURGITO TRASCURABILE.
ATRIO SX DIMENSIONI NELLA NORMA( DIAMETRO ANTERO-POSTERIORE =34 MM, VOLUME /BSA=21 M1/M2).
BULBO AORTICA DI NORMALI DIMENSIONI (34MM).
VALVOLA AORTICA TRICUSPIDE CON NORMALE SEPARAZIONE SISTOLICA DELLE CUSPIDI NO STENOSI RIGURGITO ASSENTE.
AORTA ASCENDENTE DI DIMENSIONI AUMENTATE (40 MM).
ARCO AORTICO DI NORMALI DIMENSIONI 32 MM.
AORTA DISCENDENTE PER QUANTO ESPLORABILE APPARE DI NORMALI DIMENSIONI (21MM).
AORTA ADDOMINALE PER QUANTO ESPLORABILE APPARE DI NORMALI DIMENSIONI (16 MM).
VENTRICOLO DX DI NORMALI DIMENSIONI (DIAMETRO SETTO-PARETE =32 MM) E CONTRATTILITA' (TAPSE =25 MM).
ATRIO DX DI NORMALI DIMENSIONI (VOLUME/BSA=18 M1/M2).
FUNZIONE DIASTOLICA DEL VENTRICOLO DX NORMALE ALLA VALUTAZIONE DOPPLER DEL FLUSSO TRANSTRICUSPIDALE (E/A=1,3) E DEL DOPPLER TISSUTALE (EM=12).
RIGURGITO TRICUSPIDALE TRASCURABILE.
ASSENTE RIGURGITO POLMONARE.
VENA CAVA INFERIORE DI NORMALI DIMENSIONI (14 MM), NORMOCOLLASSABILE CON GLI ATTI DEL RESPIRO.
NON VERSAMENTO PERICARDICO.
Interpretazione dei Risultati
Un esempio di domanda frequente riguarda le dimensioni dell'aorta ascendente:
"Buongiorno Egregi Dottori....vi ho allegato il mio referto ecocolordoppler eseguito per controllo e mi è stato riscontrato l'aorta ascendente che misura 40mm. Allora vi chiedo: è grave? Quant'è la misura massima di un aorta ascendente? E a che misurazione va eseguito un intervento chirurgico?"
È fondamentale consultare il proprio medico per una corretta interpretazione dei risultati e per valutare eventuali interventi necessari.
L'Importanza del Monitoraggio
Il monitoraggio è probabilmente l’attività che impegna maggiormente l’infermiere qualunque sia l’area intensiva in cui opera. Non può esistere area critica senza monitoraggio intensivo, che non serve tanto per curare quanto per fornire indicazioni necessarie ad agevolare la decisione assistenziale, clinica e diagnostico-terapeutica, perché rilevando continuamente i dati si possono ridurre rischi o complicanze cliniche.
Il monitoraggio intensivo, spesso condotto con strumenti sofisticati, è una guida formidabile per infermieri e medici nella cura dei loro malati.
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