L'esame istologico della biopsia endometriale è una procedura diagnostica fondamentale per valutare la salute dell'endometrio, la mucosa che riveste internamente l'utero. Questa analisi permette di esaminare al microscopio la composizione del tessuto endometriale, il suo stato e gli effetti degli ormoni sulla fisiologia dei suoi tessuti. La biopsia endometriale viene eseguita al fine di escludere o confermare un sospetto di malattia, come infiammazioni o tumori.
Cos'è l'Esame Istologico?
L'istologia è la branca della medicina che studia i tessuti e le loro anomalie per diagnosticare eventuali malattie. L’esame istologico, detto anche istopatologico, è un’analisi condotta al microscopio di campioni di tessuti organici prelevati tramite biopsia, per individuare dei segni e delle alterazioni indici di malattia. Si tratta di un test di laboratorio fondamentale per esempio per la diagnosi di tumore, che sia maligno o benigno, ma anche di epatiti (infiammazioni del fegato), di nefriti (infiammazioni del rene), di infezioni dei linfonodi e di diverse malattie della pelle.
L’esame istologico esamina frammenti del tessuto allo scopo per valutarne la struttura. Chiaramente ogni referto istologico è diverso perché dipende qual è la condizione che si esamina. L'istologico consiste nel prelievo di un frammento di tessuto per l'analisi al microscopio. Il campione prelevato viene prima fissato in formalina, quindi incluso in paraffina, successivamente tagliato in fettine dello spessore di 2-4 micron che vengono fissate su un vetrino portaoggetti e colorate.
Differenziazione tra Esame Istologico e Citologico
L'esame istologico non è sinonimo di esame citologico: l'esame citologico si occupa infatti nel dettaglio dello studio delle cellule del tessuto esaminato, per capire se vi sono in esse delle mutazioni genetiche che indicano la presenza di una malattia. L'esame istologico e l'esame citologico si differenziano principalmente per il tipo di campione analizzato e l'obiettivo diagnostico. L'esame istologico prevede l'analisi di un frammento di tessuto, permettendo una valutazione dettagliata dell'architettura cellulare e della disposizione delle cellule all'interno del tessuto stesso. Al contrario, l'esame citologico si basa sullo studio di singole cellule o gruppi di cellule prelevate mediante agoaspirato, scraping o lavaggio di cavità corporee, e si utilizza principalmente per indagini rapide e di screening, come nel caso del Pap-test.
Come si Esegue l'Esame Istologico?
L'esame istologico segue diverse fasi:
- Inclusione: Il campione, precedentemente privato della componente acquosa, viene incorporato in un materiale più saldo ma inerte. La procedura standard prevede l’uso della formalina per stabilizzare i campioni biologici sezionati e la conservazione permanente in paraffina liquida.
- Sezionamento: Il materiale biologico viene sezionato in "fette" sottilissime per essere osservato in controluce. Questo permette di visionare dettagli minuti della struttura cellulare ingranditi al microscopio ottico o elettronico. Il sezionamento si ottiene attraverso strumenti detti microtomi, in grado di “affettare” il campione in strisce estremamente sottili (nell’ordine di micron-μm) e con un grado di spessore che varia a seconda del tipo di campione e all’esame da effettuare.
- Colorazione: Questo passaggio fondamentale evidenzia tessuti che, per natura, sono pressoché trasparenti e omogenei. I coloranti usati variano a seconda del tipo di campione e del suo pH.
Tipi di Biopsia
Per eseguire un esame istologico serve una minima parte di tessuto da analizzare, ottenuta tramite biopsia. Esistono diversi tipi di biopsia:
- Biopsia Punch: Eseguita sulla cute tramite piccoli bisturi, per esempio nel caso di nei o macchie sospette della palle.
- Biopsia con Ago Aspirato: Un ago viene introdotto nella zona da prelevare sotto controllo di ecografia, TAC o raggi X. Si usa normalmente per prelevare dei noduli al seno o per asportare del tessuto dal midollo osseo.
- Biopsia di Escissione (Asportazione): Un intervento chirurgico necessario quando serve prelevare una porzione più consistente per la quale non è possibile usare un’altra tecnica.
- Biopsia Perioperatoria: Eseguita in sala operatoria durante un intervento per capire la natura del tessuto che si sta operando e capire come proseguire. In questo caso si parla di esame istologico estemporaneo.
Esame Istologico Estemporaneo
L’esame istologico estemporaneo è un test rapido, dove il campione viene sottoposto a congelamento, sezionato e subito analizzato per definire la tipologia di lesione. Non ha dunque la stessa attendibilità dell’istologico standard, eseguito con le tecniche e i tempi che abbiamo visto, ma consente una prima valutazione che permette all’equipe di decidere seduta stante come procedere con l’intervento che stanno eseguendo. In genere si richiede questa urgenza in caso di sospetto tumore rilevato in sede di intervento chirurgico oppure per stabilire l’estensione delle massa e stabilire fino a dopo andare ad incidere e rimuovere.
Preparazione del Paziente e Complicanze
La preparazione del paziente per il prelievo di un campione tissutale varia in base alla sede e alla tecnica utilizzata per la biopsia. In alcuni casi, il medico potrebbe consigliare di sospendere temporaneamente l'assunzione di farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, previo consulto con il medico curante, per ridurre il rischio di sanguinamento. Per biopsie eseguite in anestesia locale, generalmente non è necessaria una preparazione specifica, mentre per procedure più invasive, come una biopsia epatica o polmonare, potrebbe essere richiesto il digiuno nelle ore precedenti l'esame.
Come ogni procedura medica, la biopsia può comportare alcune complicanze, ma è rarissimo che siano gravi. Tra gli effetti collaterali più comuni vi sono il dolore locale e la formazione di ematomi nella zona del prelievo. In alcuni casi, possono verificarsi infezioni, che richiedono trattamento antibiotico. Per biopsie che interessano organi interni, come polmoni o fegato, esiste un piccolissimo rischio di complicanze più gravi, come il pneumotorace (presenza di aria nella cavità pleurica) o emorragie interne.
Tra le complicanze della biopsia endometriale si può avere perdita ematica (solitamente contenuta), dolore al prelievo e sindrome vagale (formicolio agli arti, senzazione di nausea e sudorazione fino, in casi rari, allo svenimento) che solitamente si risolve in pochi minuti. Talvolta, per motivi indipendenti dall’operatore è possibile che il materiale raccolto non sia sufficiente all’analisi, pertanto è necessario ripetere il prelievo il mese successivo.
Interpretazione dell'Esame Istologico
L’esame istologico permette di descrivere colore, le dimensioni e il peso del campione biologico considerato; se si tratta di tumore, in tal caso la stadiazione, ovvero quanto le cellule neoplastiche divergono rispetto a quelle sane in una scala di riferimento e la proliferazione, ovvero la velocità con cui le cellule tumorali si moltiplicano, che ci dice quanto la neoplasia sia aggressiva. Se l'esame istologico risulta positivo il paziente viene chiamato a ritirarlo con precedenza rispetto ad altri casi meno urgenti, e possono bastare da pochi giorni ad una settimana.
Endometrite: Un Focus Specifico
Recentemente si è sviluppato un rinnovato interesse sul ruolo dell’endometrite cronica nell’aborto ricorrente e nei ripetuti fallimenti di impianto embrionario nei cicli FIVET. L’endometrite è una infezione cronica, spesso asintomatica, dell’endometrio che potrebbe influenzare l’impianto.
- Endometrite Acuta: Colpisce prevalentemente le donne nell’immediato post-parto. La forma acuta della malattia è caratterizzata dalla presenza di micro-ascessi od agglomerati di leucociti neutrofili nelle ghiandole endometriali. Si stima che solo l’1-3% delle donne che hanno dato alla luce un figlio con parto naturale sviluppi un’infezione dell’endometrio, mentre le donne costrette ad un parto cesareo sono più a rischio (l’indice d’incidenza sale al 19-40%).
- Endometrite Cronica: Si manifesta più spesso nelle donne al di fuori del periodo gestazionale. L’endometrite cronica è contraddistinta dalla presenza di un numero variabile di cellule plasmatiche nello stroma endometriale (o tonaca propria).
I sintomi principali sono febbre, irritazione dell’utero, dolore durante i rapporti sessuali, dismenorrea con mestruazioni dolorose, perdite vaginali con o senza sangue. Ovviamente la terapia antibiotica è consigliata, mentre il raschiamento viene effettuato per rimuovere eventuali tessuti rimasti nell’utero. L’ago aspirato è consigliato per drenare eventuali ascessi, mentre in casi gravi è consigliato un intervento chirurgico.
Diagnosi di Endometrite Cronica
La prevalenza di tale infiammazione nella popolazione infertile si stima essere del 2,8% circa e si ritiene possa essere sottostimata in quanto la diagnosi istologica si basa sulla colorazione Ematossilina-eosina che sembra non sia specifica e sensibile nella diagnosi. Oggi attraverso una indagine immunoistochimica con l’uso del CD 138 (marcatore specifico ) la specificità di diagnosi di endometrite cronica è più alta in quanto la identificazione delle plasmacellule, caratteristiche di questa infezione è significativamente aumentata. Per questo il presso il nostro centro Biogene è possibile eseguire esami per cercare nel tessuto endometriale le plasmacellule che sono indice di endometrite cronica. Inoltre è bene eseguire un’endometriocoltura.
Endometrio e Impianto Embrionale
Fondamentale è la fase secretiva dell’endometrio, il periodo precedente alla mestruazione durante il quale l’endometrio si prepara all’annidamento dell’ovulo fecondato. L’endometrio può essere in fase PROLIFERATIVA oppure SECRETIVA.
- Endometrio Proliferativo: Nella fase PROLIFERATIVA l’endometrio deve avere due caratteristiche:
- Endometrio trilaminare
- Endometrio di spessore maggiore o uguale a 7 millimetri
- Endometrio Secretivo: Nella fase SECRETIVA vanno valutati due elementi:
- Aspetto dell’endometrio secretivo (deve essere un aspetto “compatto” , ecograficamente “bianco”)
- Spessore dell’endometrio secretivo (non ha particolare importanza)
L’endometrio prima del pickup o prima dell’inizio del progesterone deve essere trilaminare. Non deve essere in fase proliferativa iniziale né, tanto meno, in fase proliferativa avanzata.
Natural Killer (NK) e Infertilità
Nel sistema immunitario esistono infatti diversi tipi di cellule, ciascuno con un ruolo molto specifico nella difesa dell’organismo da infezioni e tumori. Fra le cellule più importanti ci sono le Natural Killer (NK), linfociti deputati a contrastare batteri, virus e cancro nelle fasi iniziali. Le cause di una sovrapproduzione delle NK posso essere ricercate nella presenza di infiammazioni su diversi distretti (tube di Falloppio, endometriosi, sindrome ovarica policistica) o di una malattia autoimmune, o ancora per disfunzioni del sistema immunitario, spesso dovute a squilibri della tiroide.
La questione NK rimane d’altra parte piuttosto controversa, anche per il fatto che uno studio cinese attesta che in realtà le natural killer uterine sono molecole preziose in placenta dato che aiutano la crescita del feto nelle prime settimane di gestazione, grazie alla produzione di particolari proteine, pleiotropina e osteoglicina.
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