Vitamina D3: Valori Normali negli Esami del Sangue e Importanza per la Salute

La vitamina D è una vitamina liposolubile essenziale per il corretto funzionamento dell'organismo. Viene accumulata nel fegato e rilasciata nell'organismo a piccole dosi. Si chiama vitamina D, ma non possiamo considerarla una vitamina in senso stretto. Il termine vitamina, infatti, identifica delle sostanze organiche indispensabili per la vita che devono necessariamente essere introdotte con la dieta poiché l’organismo non è in grado di sintetizzarle.

La vitamina D è più correttamente un pre-ormone, che ha il compito principale di regolare il metabolismo del calcio e del fosforo. Ricaviamo la vitamina D solo in minima parte dal cibo e l’esposizione solare è la fonte principale della produzione di vitamina D nella sua forma attiva. Alle nostre latitudini, per mantenere un livello adeguato di vitamina D, da marzo a novembre è sufficiente un’esposizione alla luce del sole di circa il 25% della superficie corporea, per almeno 15 minuti 2-3 volte alla settimana.

A Cosa Serve la Vitamina D?

La vitamina D agisce come un ormone che influisce sul processo intestinale di assorbimento di calcio e fosforo. La vitamina D è essenziale all’organismo perché:

  • Favorisce il processo di mineralizzazione delle ossa;
  • Aumenta l’assorbimento intestinale di fosforo e calcio;
  • Mantiene i livelli di fosforo e calcio stabili nel sangue;
  • Diminuisce l’eliminazione di calcio tramite l’urina.

Indirettamente contribuisce anche alla regolazione di processi fisiologici come la mineralizzazione delle ossa e alcune attività del sistema immunitario, come le infiammazioni.

E' importante che vi sia un’adeguata concentrazione di calcio nel sangue, poiché una carenza cronica può comportare un difetto di mineralizzazione ossea che porta allo sviluppo di rachitismo nel bambino e osteomalacia nell’adulto.

Il rachitismo è una condizione particolarmente grave poiché riguarda ossa in via di sviluppo che non hanno ancora raggiunto il picco di massa e comporta una crescita ridotta associata a un quadro di deformità scheletriche specifiche, in particolare a livello degli arti.

L’osteomalacia, invece, colpisce un osso già maturo e dunque comporta principalmente l’indebolimento dello scheletro, che diviene più fragile e suscettibile alle fratture.

Il VDR è espresso anche in diversi globuli bianchi, inclusi monociti e cellule T e B attivate, il che dimostra il suo ruolo immunitario.

Forme di Vitamina D

Esistono due forme di vitamina D in natura: l’ergocalciferolo (vitamina D2), assunto con il cibo, e il colecalciferolo (vitamina D3) sintetizzato dal nostro organismo. Circa il 10% della vitamina D presente nell'organismo è il risultato dell'assimilazione con la dieta, la restante parte (circa il 90%) è prodotta, a livello delle cellule della cute, in seguito all'esposizione ai raggi solari.

La disponibilità di 25(OH) Vitamina D3 nell'organismo è il risultato sia di meccanismi endogeni, che si attivano in conseguenza all'esposizione ai raggi solari, che di meccanismi esogeni dovuti all'introduzione di vitamine per via alimentare. Per questa nostra capacità di sintesi, la vitamina D è nota come vitamina sui generis: a differenza di tutte le altre vitamine che possiamo solo assumere tramite l’alimentazione non riuscendo a produrle in autonomia, la vitamina D viene per la maggior parte sintetizzata dall’organismo per azione dei raggi del sole.

Quando Misurare i Livelli di Vitamina D?

L’esame della vitamina D viene consigliato a:

  • Donne in gravidanza: la vitamina D contribuisce alla normale crescita del bambino e del suo scheletro e previene patologie come il rachitismo.
  • Donne in menopausa: a rischio di riduzioni del calcio nel sangue e più predisposte a sviluppare osteoporosi.
  • Anziani: le cui ossa diventano più fragili.

L'analisi dei pro-ormoni consente di avere informazioni circa lo stato vitaminico D del paziente. Viene prescritto quando è necessario monitorare l’eventuale supplementazione della stessa. L’esame consente di verificare la quantità di vitamina D presente nell’organismo e di accertare se il paziente sia carente o meno.

Vitamina D3 Bassa: Cause e Sintomi

Quando si parla di "vitamina D3 bassa", ci si riferisce a una condizione in cui i livelli di questa vitamina nel sangue sono inferiori alla norma. La misurazione dei livelli di vitamina D nel sangue si effettua generalmente attraverso il test della 25-idrossivitamina D (25(OH)D).

Le cause di una vitamina D3 bassa sono molteplici e spesso interconnesse. La causa più comune è l'insufficiente esposizione alla luce solare, essenziale per la sintesi cutanea di vitamina D. Questo problema è particolarmente rilevante nelle regioni ad alta latitudine, dove l'intensità dei raggi UV è minore, soprattutto durante i mesi invernali. Altre cause importanti includono una dieta povera di alimenti ricchi di vitamina D, come pesce grasso, tuorlo d'uovo e alimenti fortificati.

Alcune condizioni mediche possono interferire con l'assorbimento o il metabolismo della vitamina D, come le malattie infiammatorie intestinali, la celiachia, l'insufficienza renale cronica o le malattie epatiche. Anche l'obesità è un fattore di rischio, poiché la vitamina D, essendo liposolubile, tende a rimanere "intrappolata" nel tessuto adiposo. Fattori genetici possono influenzare l'efficienza della sintesi e del metabolismo della vitamina D.

I sintomi di una carenza di vitamina D3 possono essere subdoli e non specifici, rendendo spesso difficile la diagnosi senza un test del sangue. È importante notare che molti individui con livelli bassi di vitamina D3 possono essere asintomatici, soprattutto nelle fasi iniziali della carenza.

Valori Normali della Vitamina D

I livelli di calcidiolo e calcitriolo nel sangue, le due forme più importanti di vitamina D, possono essere dosati grazie a un'indagine diagnositica specifica, il cosiddetto test della vitamina D [25(OH)D]. Un valore ottimale di vitamina D nel sangue varia tra 30 e 99 ug/L.

I valori di riferimento per la valutazione dell’eventuale carenza di vitamina D o di uno stato di ipervitaminosi sono i seguenti:

Livello di Rischio Valore (ug/L)
Carenza < 20
Insufficienza 21 - 29
Valore Ottimale 30 - 99
Tossicità > 100

Tali valori sono sovrapponibili a quelli indicati dall’US Endocrine Society che definisce valori di vitamina D bassa < 20 ng/ml e l’insufficienza compresa tra 21 e 30 ng/ml, e dall’Institute of Medicine statunitense, che riconosce in valori pari o superiore a 20 ng/ml una concentrazione adeguata per il mantenimento di una buona salute ossea.

L’AIFA ha dichiarato che l’integrazione di vitamina D è consigliata con valori inferiori a 12 nanogrammi per millilitro di sangue (o 30 nmol/L). Al di sopra di questi livelli è raccomandata la sua somministrazione solo in caso di specifiche patologie, come l’osteoporosi.

Solo per livelli inferiori a 12 ng/mL è indicato un trattamento anche in assenza di sintomi. Se sei in terapia con antiepilettici, glucocorticoidi e altri farmaci che interferiscono con il metabolismo della vitamina D o sei un adulto o un’adulta con malattie che causano malassorbimento, come il morbo di Chron o la fibrosi cistica, la vitamina D dovrà essere assunta se i valori sono inferiori a 20 nanogrammi per millilitro di sangue (o 50 nmol/L). Se invece soffri di osteoporosi o iperparatiroidismo bisognerà integrarla quando i livelli sono al di sotto di 30 ng/mL (o 75 nmol/L).

Non esiste ancora univocità nella interpretazione dei risultati, soprattutto nel trasferimento “pratico” del dato alla decisione di intraprendere una terapia sostitutiva. Sono certamente necessari almeno 2 mesi prima di potere apprezzare una modifica clinicamente significativa, e quando si parte con dosi superiori per correggere livelli basali molto carenti è raccomandabile una verifica a 2-3 mesi per evitare di proseguire con dosi non necessarie.

Cosa Fare in Caso di Vitamina D Bassa

Quando si osservano bassi livelli di vitamina D nel sangue, l'integrazione o il trattamento farmacologico con vitamina D è una soluzione quasi sempre efficace. La vitamina D deve essere dunque integrata farmacologicamente soltanto quando si manifestano particolari sintomi o forti carenze. Inoltre, l’acquisto di farmaci che la contengono richiede la prescrizione di un medico, perché gli eccessi possono essere tossici.

Nel caso di ipovitaminosi D il medico curante o lo specialista consiglieranno una supplementazione vitaminica. La vitamina D somministrata si accumula in gran parte nel tessuto adiposo, per poi essere rilasciata gradualmente.

Il ripristino dei livelli ottimali di vitamina D3 nel sangue richiede un approccio multifattoriale che combina l'aumento dell'esposizione solare, modifiche dietetiche e, in molti casi, la supplementazione. L'esposizione al sole rimane il modo più naturale ed efficace per aumentare i livelli di vitamina D. Si raccomanda generalmente un'esposizione di 10-30 minuti al giorno, preferibilmente tra le 10:00 e le 15:00, su braccia e gambe.

Dal punto di vista alimentare, incorporare nella dieta alimenti ricchi di vitamina D può contribuire significativamente al miglioramento dei livelli. Questi includono pesce grasso come salmone, sgombro e aringa, tuorlo d'uovo, funghi esposti ai raggi UV e alimenti fortificati come latte, succhi di frutta e cereali.

Tuttavia, per molte persone, soprattutto quelle che vivono in regioni con scarsa esposizione solare o che hanno fattori di rischio specifici, la supplementazione diventa necessaria. Le dosi di supplementi di vitamina D3 possono variare ampiamente, da 600 UI a 5000 UI al giorno o più, a seconda del grado di carenza e delle esigenze individuali.

Di norma si preferisce che il paziente segua delle somministrazioni giornaliere, settimanali o mensili di vitamina D che, in condizioni normali, viene assunta per via orale. La forma che si predilige è quella inattiva, dunque il colecalciferolo, la medesima che viene sintetizzata dal nostro organismo tramite l’esposizione solare. Solo in condizioni particolari, quali il malassorbimento, si preferisce la somministrazione intramuscolo.

Vitamina D Alta: Cosa Succede?

Un eccesso di vitamina D per diversi mesi può causare calcificazioni diffuse negli organi, contrazioni e spasmi muscolari, vomito e diarrea, ma anche ipercalcemia (eccessiva quantità di calcio nel sangue), identificabile da sintomi quali: aumento immotivato della sete, aumento della frequenza di minzione, nausea e vomito, debolezza.

Una situazione di ipervitaminosi può riscontrarsi spesso in soggetti che fanno un uso esagerato di integratori di vitamina D, che dovrebbero quindi essere sospesi sotto lo stretto controllo del proprio medico, che procederà, in base al caso, a consigliare la terapia più adeguata per abbassare il livello di tossicità.

Anche sulla necessità e sulla cadenza dei controlli non esiste una posizione univoca.

Vitamina D e Patologie: Cosa Dice la Scienza?

Nel corso degli anni una carenza di vitamina D è stata associata a diversi tipi di malattie, dal diabete al cancro, dal morbo di Alzheimer alla sclerosi multipla e più di recente alle forme gravi di infezione da SARS-CoV-2. I nessi di causa ed effetto di queste associazioni sono in realtà ancora da dimostrare.

Si è visto che l’attività di regolatore genico, infatti, consente alla Vitamina D3 di svolgere un ruolo di prevenzione anche per le malattie cardiovascolari attraverso un controllo attivo sulla pressione arteriosa, l’infiammazione e le calcificazioni cardiovascolari.

Nonostante i risultati dei primi studi epidemiologici avessero suggerito un ruolo protettivo della vitamina D contro i tumori, indagini più recenti non hanno confermato questo effetto.

Conclusioni

Il monitoraggio dei livelli di vitamina D è fondamentale per la salute, soprattutto in determinate fasce d'età e condizioni di salute. Consultare sempre un medico per valutare la necessità di integrazione e per interpretare correttamente i risultati degli esami.

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