La pillola anticoncezionale è uno dei metodi contraccettivi più comuni e affidabili, utilizzato da milioni di donne in tutto il mondo. Oltre alla prevenzione della gravidanza, la pillola può avere altri benefici, come il miglioramento dei sintomi della sindrome premestruale e la regolazione del ciclo mestruale.
Per chi assume o intende assumere la pillola anticoncezionale è importante eseguire determinati esami ematochimici per monitorare la salute generale e per identificare eventuali effetti collaterali o rischi associati all'uso del contraccettivo orale.
Il rischio di trombosi e la pillola anticoncezionale
Il timore di sviluppare un coagulo di sangue (trombo) responsabile della trombosi a seguito dell’uso prolungato della pillola contraccettiva è una realtà per diverse donne. Esistono però diversi tipi e diversi dosaggi di contraccettivo orale che, insieme ai risultati dell’ampia rivisitazione degli studi in letteratura permettono di affermare che i benefici sono superiori al rischio, peraltro molto basso, di sviluppare trombosi venosa.
«Età, abitudine al fumo di sigaretta, ipertensione, sovrappeso, emicrania con aura, uno stile di vita sedentario o immobilizzazione, ad esempio dopo un trauma o un intervento chirurgico, sono fattori di rischio per la trombosi per le donne che assumono la pillola contraccettiva estroprogestinica - spiega il dottor Bulfoni -. La trombofilia ereditaria - prosegue la dottoressa Casabianca - è una tendenza genetica al tromboembolismo venoso, ovvero a sviluppare coaguli di sangue venoso chiamati trombi, la cui causa è la presenza di diversi fattori quali il fattore V Leiden, mutazione del gene della protrombina, carenze della proteina S, della proteina C e dell’antitrombina.
Per questo motivo - sottolinea il ginecologo - la prescrizione della terapia estroprogestinica (la pillola contraccettiva) dovrebbe richiedere sempre un colloquio informativo preliminare tra la donna e il ginecologo, accompagnato da esami specifici per valutare il rischio di trombofilia. Infatti, ci sono categorie di donne per le quali la contraccezione estroprogestinica non è indicata, oppure vanno valutate altre opzioni contraccettive.
«Idealmente, la donna dovrebbe sapere se nella propria famiglia sono presenti casi di trombofilia ereditaria - prosegue la dottoressa Casabianca -. Tuttavia, le condizioni che possono aumentare il rischio sono diverse, come ad esempio nelle donne portatrici asintomatiche di trombofilia, ovvero che non hanno mai avuto episodi di trombosi nè personale nè in famiglia, e nelle donne nel post partum. Quest’ultimo - conclude il dottor Bulfoni - anche in assenza di ereditarietà per la trombofilia, rappresenta un rischio elevato per tutte le donne.
Nelle donne che però hanno anche una storia familiare di trombofilia, la eventuale prescrizione della contraccezione dopo il parto dovrebbe essere valutata con il ginecologo. In generale, i contraccettivi che contengono estrogeni dovrebbero essere evitati nel post partum nelle donne che allattano e con elevata familiarità per la trombofilia, e per almeno sei settimane dopo il parto nelle donne con rischio medio di trombofilia».
La correlazione tra assunzione di contraccettivi ormonali estro-progestinici (CO) (pillola anticoncezionale, anello vaginale e cerotto transdermico) e tromboembolismo venoso (TEV) è caratterizzato da aspetti ormai consolidati, quali l'aumento del rischio di TEV nelle utilizzatrici di estro-progestinici "portatrici di alterazioni trombofiliche", e da problemi ancora controversi, come la necessità o meno di identificare le donne potenzialmente a rischio prima di prescrivere l'assunzione di contraccettivi ormonali (CO).
Quando fare lo screening per trombofilia?
La domanda che ci si pone nella pratica clinica quotidiana è se sia realmente necessario effettuare uno screening indiscriminato per la trombofilia in tutti i soggetti asintomatici che desiderano utilizzare la contraccezione ormonale. Secondo le linee guida (OMS, AOGOI) la ricerca di difetti ereditari della coagulazione in senso trombofilico va effettuata nella situazione di familiarità nota o di pregresso evento tromboembolico.
È raccomandata una attenta anamnesi familiare e personale per la iindividuazione di fattori di rischio tromboembolico. NON sono raccomandati test di screening per la valutazione della coagulazione del sangue, né test genetici di trombofilia prima della prescrizione dei contraccettivi ormonali. La familiarità (parenti di primo grado con episodio tromboembolico prima dei 50 anni) è una controindicazione all'utilizzo degli anticoncezionali ormonali in assenza di altre motivazioni specifiche, non vi è indicazione alla esecuzione di test genetici in queste donne.
La presenza di polimorfismo dei fattori della coagulazione è controindicazione alla contraccezione estroprogestica, non alla POP (minipillola). La contraccezione con solo progestinico (minipillola) non aumenta significativamente il rischio tromboembolismo venoso di base di ciascuna donna.
Considerando la situazione italiana (prevalenza di fattore V Leiden FVL al 4%) per prevenire un episodio di TEV sarebbe necessario controindicare la pillola a circa 350 donne eterozigoti per il FVL e per individuare queste ultime si dovrebbero sottoporre a screening circa 10.000 soggetti. Il clinico deve essere consapevole della possibile inaccuratezza delle indagini genetiche (e biologiche): la sottostima di possibili errori può falsare alcune decisioni cliniche e il counselling.
Basandosi sulle indagini genetiche, si avrà in un certo numero di casi una falsa sicurezza sull'assenza di un'alterazione trombofilica o, al contrario, si creerà un ingiustificato allarme in soggetti sani. Allo stato attuale, pertanto, lo screening di popolazione per trombofilia in vista della prescrizione di contraccettivi ormonali NON risulta essere una strategia efficace, in quanto comporterebbe pesanti costi per il Servizio Sanitario Nazionale ed il rischio di suscitare inutili timori nelle donne, il tutto per ridurre in misura marginale il rischio di TEV.
"Un medico che, applicando le raccomandazioni di questa Conferenza di Consenso, prescriva la contraccezione estro-progestinica senza richiedere l'esecuzione di tests di predisposizione genetica, segue una buona pratica clinica" (Conferenza di consenso ROMA settembre 2008).
Come funzionano i contraccettivi orali?
I metodi contraccettivi ormonali come la pillola funzionano con l’assunzione di estrogeni e progesterone, che possono essere assorbiti in modi e tempi diversi. Inoltre, agiscono modificando il rivestimento dell’utero, rendendolo meno adatto per un eventuale impianto dell’ovulo fecondato.
I contraccettivi orali offrono diversi vantaggi. Se usati correttamente, sono molto efficaci nel prevenire gravidanze, con un tasso di fallimento inferiore allo 0,3% (indice di Pearl). Questi contraccettivi hanno anche effetti benefici per la salute delle donne. Inoltre, aiutano a prevenire alcune cisti ovariche, le malattie infiammatorie pelviche e l’endometriosi.
Tipi di confezioni
I contraccettivi orali per la maggior parte sono disponibili in confezioni da 21 o 28 pillole:
- Confezioni da 21 pillole: si prende una pillola ogni giorno per 21 giorni, a partire dal primo giorno delle mestruazioni.
- Confezioni da 28 pillole: contengono 21 pillole attive e 7 pillole placebo (senza principio attivo).
Esiste poi una pillola anticoncezionale stagionale, che si assume per 84 giorni consecutivi con compresse contenenti il principio attivo levonorgestrel, seguite da 7 giorni di compresse a base di etinilestradiolo.
Cosa bisogna fare prima di assumere la pillola contraccettiva?
Prima di prendere la pillola contraccettiva, piuttosto che basarsi subito su esami del sangue è necessaria una valutazione accurata da parte del medico:
- Anamnesi familiare: va indagata la tua storia clinica familiare.
- Condizioni mediche: è importante sapere se soffri di malattie per le quali la pillola è controindicata, come l’emicrania con aura o alcuni tumori ormono-dipendenti in atto o pregressi (come quelli alla mammella o all’ovaio), l’epilessia o anche l’obesità.
- Esami per verificare l’assetto coagulativo e l’idoneità ai contraccettivi ormonali.
Check-up per la contraccezione ormonale
Le analisi comprese nel Check Up Contraccettivo Butterfly permettono di valutare lo stato di salute generale e la funzionalità dell’assetto coagulativo nel sangue, in particolare nelle donne che desiderano assumere contraccettivi ormonali (tra cui la pillola). La pillola anticoncezionale, pur essendo uno dei farmaci più utilizzati al mondo, ha come raro effetto collaterale l’aumento del rischio di sviluppare trombosi, soprattutto in presenza di familiarità ereditarie (es. trombofilia) o altri fattori predisponenti.
Esami compresi nel Check Up Coagulativo
Il pacchetto esami per coagulazione del sangue comprende test per indagare il benessere generale e il rischio trombotico, in particolare per chi intende prendere la pillola:
- Glucosio e colesterolo (totale e HDL), per controllare la glicemia e il profilo lipidico;
- Transaminasi, gamma GT e bilirubina, per valutare la salute di fegato e vie biliari;
- Antitrombina III, tempo di protrombina e tempo di tromboplastina parziale, parametri chiave per verificare l’efficienza della coagulazione del sangue;
- Proteina C e S, APC resistenza, fibrinogeno e omocisteina, per il rischio di trombosi;
- Fattore V di Leiden e fattore II protrombina (opzionali), test genetici per identificare eventuali caratteristiche che aumentano la predisposizione alla trombofilia.
Perché prenotare gli esami per la coagulazione? Le analisi per la coagulazione del sangue permettono di iniziare ad assumere la pillola contraccettiva in sicurezza, soprattutto se sono potenzialmente presenti fattori di rischio personali, genetici o ereditari. Il profilo ormonale dei contraccettivi può influenzare la coagulazione ematica, sviluppando un possibile rischio di trombosi in alcune donne.
A chi è rivolto:
- Donne che desiderano iniziare ad assumere la pillola anticoncezionale o altre terapie ormonali (cerotto, anello, cure ormonali sostitutive);
- Chi è già in trattamento, e desidera monitorare eventuali effetti collaterali o variazioni nei parametri del sangue;
- Persone con familiarità per trombosi, ictus, infarti o malattie cardiovascolari;
- Chi ha vissuto eventi trombotici, in particolare da giovane o in sedi insolite.
Preparazione all'esame
Prima del prelievo di sangue è prescritto un periodo di digiuno di 8-10 ore. Se si dovesse avvertire sensazione di sete, durante tale periodo si possono assumere fino a 1-2 bicchieri di acqua. Sono assolutamente vietati fumo e l’assunzione di bevande alcoliche. Nei giorni precedenti all’esame del sangue si prega di non cambiare abitudini alimentari e di vita, evitando di effettuare sforzi fisici intensi il giorno stesso e quelli antecedenti.
Analisi molecolari e trombofilia
Contrariamente a quanto comunemente si possa pensare, le mutazioni di questo tipo non sono infrequenti nel sesso femminile: la più comune, chiamata fattore 5° di Leiden, la variante della proteina fattore V umana che aumenta il rischio di trombosi venosa poiché causa uno stato di ipercoagulabilità del sangue, conosciuta in ambito scientifico come la mutazione della metilen-tetraidrofolato reduttasi, rintracciabile con i test sul Dna umano. Uno degli ambiti di applicazione più frequenti delle analisi molecolari è dunque lo screening della trombofilia.
Anche se il rischio di trombosi aumenta in presenza di altri fattori concomitanti, le analisi molecolari consentono dunque di capire se il soggetto è predisposto a questo tipo di patologia. La trombofilia congenita, ossia quella particolare forma di trombofilia determinata anche da fattori di carattere ereditario, implica, infatti, una maggiore predisposizione al rischio di trombosi, ed è imputabile ad una sovrattività dei fattori di coagulazione.
Le analisi molecolari hanno lo scopo di conoscere le caratteristiche e le eventuali anomalie del Dna e ad oggi sono conosciute come il metodo più innovativo adottato nelle attività di laboratorio, dal momento che, attraverso le analisi di secondo livello, permettono di individuare le mutazioni del nostro genoma, responsabili di molte patologie.
Oltre al fattore V di Leiden, un altro gene particolarmente studiato dalle analisi è l’MTHFR (metilen-tetraidrofolato reduttasi) la cui funzione è quella di regolare la produzione di omocisteina, molecola presente nel sangue che può essere responsabile, a determinati livelli, di problemi coagulativi e che è stata recentemente individuata anche come una delle cause di particolari e sospetti aborti o poliabortività (aborti ripetuti). Le donne sofferenti di trombofilia ereditaria, ovvero dell’eccessiva coagulazione del sangue, sono infatti la categoria più a rischio di aborto in utero a gravidanza avanzata.
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