Esami del Sangue Tossicologici: Cosa Rilevano?

Vuoi sapere se dalle analisi del sangue si vede se ti droghi? Sì, le analisi del sangue potrebbero evidenziare l’uso di droghe, marijuana compresa. Ma prima di tutto devono essere mirate e, in secondo luogo, non dev’essere passato troppo tempo dall’assunzione. Se per qualche motivo devi fare degli esami del sangue e ti stai preoccupando riguardo gli esiti, oggi avrai tutte le risposte che cerchi.

Ti diremo in quali casi è possibile individuare l’assunzione degli stupefacenti nelle analisi e se anche assumere cannabis light possa dare problemi. Iniziamo subito!

Quali analisi del sangue rilevano l’uso di droghe e come funzionano?

Il sangue trasporta il nutrimento delle cellule nel nostro organismo, dunque qualsiasi sostanza consumiamo passa obbligatoriamente attraverso il nostro sistema circolatorio, perciò se fumi dell’hashish, i risultati delle analisi non saranno univoci. Per questo dai test antidroga e in specifico dalle analisi del sangue si può individuare un eventuale uso di sostanze stupefacenti, ma anche di alcool, medicinali e molto altro ancora.

Affinché le analisi rilevino il consumo di droghe è necessario che siano dedicate ad esaminare la presenza di sostanze o metaboliti (ovvero sostanze che il nostro organismo trasforma in modo da favorirne l’assimilazione).

Esami del sangue per sostanze stupefacenti: con il passare delle ore non sono molto efficaci

Hai potuto leggere che, per analizzare il consumo di alcol e stupefacenti, occorrono esami specifici. Il consumo di droghe non si riscontra in “normali” analisi del sangue come emocromo, glicemia, sideremia (per il ferro di passaggio nel sangue) etc.

Detto ciò, ti abbiamo anche anticipato che il sangue trasporta le sostanze alle cellule, dunque si può riscontrare la presenza di THC e altre droghe per un lasso di tempo estremamente limitato. Non esistono delle tempistiche precisissime, perché tutto dipende dal metabolismo delle singole persone… ma una cosa è certa: è impossibile rilevare la presenza di stupefacenti nel sangue dopo le 24-30 ore dalla loro assunzione.

Si tratta quindi del metodo perfetto per riscontrare un’alterazione dello status psicofisico di un individuo - magari dopo un incidente con concorso di colpa o un’altra situazione particolare -, ma non per esaminare se il consumo di sostanze sia regolare o meno.

Oltre alle analisi del sangue, esistono ulteriori test antidroga volti a riscontrare l’uso di sostanze stupefacenti.

Quali sono gli altri esami antidroga oltre le analisi del sangue?

La presenza di droghe si riscontra non solo nel sangue ma in qualsiasi parte del corpo. Dunque, oltre alle analisi del ematologiche, esistono anche test antidroga che analizzano la saliva, le urine, il capello, il sudore, tutti con finestra diagnostica differente.

Con il termine “finestra diagnostica” si intende l’arco di tempo in cui le analisi rilevano il consumo di sostanze, in questo caso una o più droghe.

E il THC della marijuana legale? Si riscontra dalle analisi del sangue e dagli altri test tossicologici?

L’erba light è il nome dato ai fiori di marijuana legale a bassissimo contenuto di THC (meno dello 0,2%) e ad alto contenuto di CBD, cannabinoide non psicotropo. Seppur l’utilizzo di cannabis legale non sia consentito in Italia, è possibile che alcune persone ne facciano lo stesso uso della marijuana illegale al fine di beneficiare degli effetti del CBD, sostanza antidolorifica, antinfiammatoria, antispastica e dalle numerose altre proprietà.

Le concentrazioni di THC nell’erba legale sono davvero minime - altrimenti non sarebbe legale in Italia e in tutta Europa - ma il consumo elevato di fiori light potrebbe comunque essere riscontrato nei test antidroga più efficaci, come le analisi di laboratorio. In ogni caso le quantità di tetraidrocannabinolo sono così basse da esser smaltite molto in fretta dall’organismo, dunque l’utilizzo di canapa light non dovrebbe destare preoccupazione (a meno che le analisi siano immediatamente successive al consumo).

Gli altri prodotti derivati dalla pianta di canapa, come l’olio CBD, non contengono alcuna percentuale di THC e non vengono rilevati dai test antidroga.

Quali sono gli esami da fare per l’accertamento dello stato di ebbrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti?

Gli esami ematochimici e delle urine servono a rilevare rispettivamente la presenza di sostanze stupefacenti o psicotrope o alcoliche presenti nel sangue o nelle urine.

Quando sono effettuati gli esami del sangue e delle urine per l’accertamento dello stato di alterazione psicofisica?

Gli esami possono essere effettuati:

  • A seguito di un sinistro stradale che abbia portato le lesioni o la morte di una persona, al fine di verificare lo stato di alterazione del conducente;
  • A seguito di accertamento svolto dalle FFOO sull’idoneità alla guida di un soggetto che circola quale conducente;
  • A seguito di sospensione o revoca della patente per guida in stato d’ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti per verificare l’idoneità alla guida ed ottenere il certificato abilitativo della Commissione Medica Locale.

Cosa rilevano gli esami delle urine e del sangue?

Gli accertamenti sul sangue e sulle urine analizzano i liquidi biologici per rilevare la presenza di:

  • Alcol
  • Anfetamine
  • Barbiturici
  • Benzodiazepine
  • Cocaina
  • Marijuana
  • Oppiacei naturali e semisintetici
  • Fenciclidina (PCP)

Come si interpretano e quali sono i principali errori?

Per interpretare i risultati delle analisi ematochimiche, o delle urine, è necessario chiedere il parere di un esperto tossicologo o di un medico. Infatti, il risultato che emerge dalle mere analisi, anche se positivo sulla carta, può non essere indicativo di uno stato di alterazione.

Le linee guida degli esperti tossicologi forensi evidenziano come vi sia sempre un margine di errore che deve essere valutato nell’apprezzamento dei risultati delle analisi.

Gli esami effettuano la valutazione di diverse sostanze presenti nel sangue e nelle urine, tuttavia la loro positività non automaticamente corrisponde ad uno stato di alterazione, in quanto non tutte le molecole sono responsabili dell’insorgenza di effetti di alterazione clinicamente apprezzabili. Talune molecole che si rinvengono nel sangue, per esempio, a seguito dell’assunzione di cannabinoidi (come marijuana e hashish) evidenziano una precedente assunzione di sostanza stupefacente ma non sono rilevanti sul piano clinico (cioè, non producono uno stato di alterazione). Altri composti invece possono essere dei metaboliti prodotti dal corpo umano apposta per “allontanare” gli effetti del composto psicotropo.

Gli esami tossicologici non sono sempre accurati, può succedere ad esempio che in alcuni casi gli esami non rilevino una sostanza che la persona assume (risultato falso-negativo); ciò può accadere quando un esame non è mirato o possiede una sensibilità limitata nei confronti di una determinata sostanza, quando le urine sono molto diluite e pertanto la quantità di sostanza in esse contenuta è inferiore al limite di rilevamento dell’esame, oppure se il soggetto aggiunge una sostanza alle urine per contaminare il campione o fornisce un campione di qualcun’altro. Al contrario, altre volte gli esami possono dare un risultato positivo risultano positivi anche se il soggetto non sta in realtà assumendo sostanze illecite (risultato falso-positivo).

In ogni caso per valutare lo stato di alterazione psicofisica è sempre necessario procedere ad esame obiettivo sulle condizioni del fermato per valutare se vi siano degli elementi sintomatici (difficoltà nell’eloquio, scarsità di concentrazione, occhi rossi, allucinazioni, difficoltà alla deambulazione e così via).

L’esame clinico nella valutazione dello stato di alterazione

Per poter valutare i risultati ottenuti non è quindi necessario solo considerare la parte analitica, ma anche effettuare un esame clinico - un esame obiettivo - in cui vengano registrati gli effetti che i cannabinoidi producono. Per esempio, quando vi è stata assuzione di cannabioidi si riscontrano dei sintomi tipici, quali alterazione dello stato di coscienza, mancata coordinazione verbale, concettuale e motoria, e dispercezione, quindi la possibilità dell’insorgenza anche di alcune allucinazioni, mentre un sintomo prettamente fisico riguarda la pupilla, che aumenta il suo diametro, la cosiddetta “condizione di midriasi”.

Questi sintomi sono di prassi rilevati in accesso al Pronto Soccorso quando il sanitario è chiamato a fare un esame obiettivo, anche questa analisi è richiesto che vanga riportata all’interno della cartella clinica dell’indagato sottoposto ad esame.

Cosa dice la legge sul prelievo ematico e sugli esami ematochimici?

L’accertamento dello stato di ebbrezza o alterazione psicofisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti costituiscono atti di polizia giudiziaria urgenti ed indifferibili, disciplinati ai sensi dell’articolo 354 del codice di procedura penale, ai quali il difensore può assistere senza che egli abbia però il diritto di essere previamente avvisato.

La polizia giudiziaria ha però l’obbligo, prima di procedere all’accertamento, di avvisare l’interessato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia. L’omesso avviso rappresenta una nullità dell’atto che può essere eccepita dal difensore sino alla sentenza conclusiva del grado.

Difatti al riguardo la Suprema Corte di cassazione (cfr. Cassazione penale sez. IV - 09/07/2020, n. “In caso di richiesta, ai sensi dell’articolo 186, comma 5, del codice della strada, di prelievo ematico su soggetto coinvolto in incidente stradale e condotto presso struttura ospedaliera, al fine di accertare il tasso alcolemico e la presenza di droghe di abuso nel sangue, l’esecuzione deve essere preceduta dal “previo avviso” della facoltà di farsi assistere da un difensore, come disposto dagli articoli 356 del Cpp e 114 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, non solo nell’ipotesi in cui il prelievo venga effettuato esclusivamente su richiesta della polizia giudiziaria, ma anche nel caso in cui l’accertamento venga richiesto esclusivamente dalla polizia giudiziaria sul campione di sangue prelevato per esigenze diagnostiche di altro genere, disposte dal personale medico, non comprensive della verifica specifica.

L’uso cronico e l’uso o l’abuso pregresso di sostanze stupefacenti possono essere verificati tramite l’analisi tricologica dei peli o dei capelli.

Deve essere documentata la procedura di prelievo, trasporto e conservazione del campione biologico. E’ opportuno rispettare la procedura della c.d. catena di custodia che assicura l’integrità, la tracciabilità e l’autenticità del campione di prelievo del sangue in tutte le sue fasi di trattamento. Tale procedura, che deve essere documentata e serve ad evitare eventuali manomissioni volontarie o contaminazioni involontarie che sono in grado di alterare i risultati dell’esame del campione biologico.

Non sono sufficienti le analisi di screening - che sono delle analisi preliminari - affinchè il risultato possa avere una validità medico legale.

I TEST ANTIDROGA: SONO TUTTI UGUALI?

Parliamo di test antidroga ed esami tossicologici. Una ricerca di sostanze farmacologicamente attive su un campione di urina fornisce un risultato che ci indica cosa è stato assunto nelle ore precedenti al prelievo. Le sostanze assunte possono avere una finestra di rilevamento nelle urine che va da alcune ore fino a una settimana dopo l’assunzione, a seconda della sostanza e delle modalità d’uso. Questo le rende utili per identificare un consumo recente.

Una positività all’esame delle urine per una sostanza non indica che la persona fosse sotto l’effetto del presunto principio attivo al momento del prelievo, ma che l’abbia assunta alcune ore/giorni prima.

La saliva è molto facile da prelevare ma al momento presenta ancora notevoli zone d’ombra per quanto riguarda l’affidabilità del risultato e la finestra di rilevazione temporale della sostanza, sebbene venga paragonata al sangue. Tuttavia, la concentrazione di una sostanza nella saliva può non corrispondere direttamente a quella nel sangue. Questo può portare a risultati difficili da interpretare, senza considerare variabili individuali come il tasso metabolico della persona, la quantità di droga consumata, e altri fattori come la presenza di cibo, bevande, fumo, o altre sostanze nella bocca al momento del test che possono alterare o contaminare il campione di saliva.

Un esame eseguito sui capelli invece permette di valutare l’assunzione di stupefacenti in un arco temporale ben definito poiché la crescita del capello è molto regolare (circa 1 cm / mese). Le sostanze eliminate dall’organismo, vengono intrappolate nella matrice cheratinica man mano che questa cresce.

Infine, la presenza di una sostanza o dei suoi metaboliti nel sangue consente di valutare l’effetto farmacologico in atto al momento del prelievo.

Adesso che è stata fatta un po’ di chiarezza sulle matrici biologiche possiamo capire quale sia il metodo di analisi più adeguato alle proprie esigenze.

I test antidroga di screening sono utili per avere un riscontro rapido sulla presenza di sostanze stupefacenti nella matrice analizzata. Si tratta di test rapidi che forniscono solo risultati qualitativi e quindi preliminari, spesso relativi a una famiglia o a un gruppo di sostanze. Questi test sono solitamente effettuati sulle urine e sulla saliva.

Sono costituiti da strip nelle quali il campione migra lungo la membrana test per rivelare visivamente il risultato. Il principio alla base di questi test è quello del legame molecola-anticorpo e poiché alcuni principi attivi potrebbero reagire allo stesso modo delle sostanze stupefacenti c’è il rischio di avere falsi positivi. Pertanto, queste prove hanno una valenza circoscritta e sono utili in contesti che prevedono una certa praticità e velocità di risultato (es. esame alla guida, esame al lavoro o per uso personale), ma richiedono sicuramente analisi più approfondite per una certezza di risultato.

I test di conferma sono esami tossicologici molto più specifici, che permettono di avere un dato non solo qualitativo ma anche quantitativo della sostanza stupefacente o dei farmaci eventualmente presenti nel campione analizzato. Anche qui le matrici biologiche da poter utilizzare sono, urine, saliva, capelli e sangue.

Questi esami sono svolti presso laboratori specializzati ed eseguiti mediante tecniche cromatografiche accoppiate alla spettrometria di massa (GC-MS, GC-MS-MS, HR-LC, HPLC-MS), che garantiscono elevatissima specificità e sensibilità.

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