La pertosse, malattia comunemente nota come tosse convulsa, è un'infezione batterica a carico dell'apparato respiratorio causata dal batterio Bordetella pertussis, un patogeno esclusivamente umano che può colpire individui di tutte le età. Questo batterio è altamente contagioso e può essere trasmesso da una persona all’altra tramite goccioline rilasciate con tosse e starnuti.
La Bordetella pertussis, distribuita in tutto il mondo, si trasmette da persona a persona per via aerea attraverso goccioline di saliva infetta. La trasmissione attraverso oggetti contaminati non può essere esclusa. Nel mondo, dati OMS del 2008 indicano che ogni anno l’infezione da Bordetella pertussis è responsabile di circa 16 milioni di casi di malattia e di 195.000 casi di morte infantile, con il 95% dei casi rilevato nei paesi in via di sviluppo.
Sintomi della Pertosse
Dopo un tempo di incubazione di circa 7 - 14 giorni, la tosse convulsa inizia con una fase catarrale atipica che dura da 1 a 2 settimane. La prima fase della malattia, chiamata fase catarrale, dura in genere due settimane ed è caratterizzata da sintomi simili ad un comune raffreddore, quali lacrimazione, febbricola e tosse prevalentemente notturna.
Successivamente si sviluppa la fase convulsiva, della durata di 2 o 3 settimane, con i tipici attacchi di tosse parossistica, spesso seguiti da stridore ed eventuale vomito. Gli attacchi di tosse si verificano soprattutto di notte. Nella successiva fase decrescente, che si protrae per diverse settimane, si assiste ad una progressiva diminuzione degli attacchi tussigeni.
I neonati possono sviluppare apnea (assenza temporanea di respirazione) insieme a cianosi (colorazione bluastra della pelle e delle mucose) ed essere più inclini al soffocamento. La seconda fase viene chiamata fase parossistica e può durare da 1-2 settimane fino a un paio di mesi, con tosse ad accessi, intensa e incontrollabile, con sensazione di soffocamento. La tosse è spesso seguita dal ‘grido’ inspiratorio e vomito subito dopo l’accesso.
Soprattutto nei bambini, possono insorgere complicanze come la polmonite secondaria e l'otite media. Nella successiva fase decrescente, che si protrae per diverse settimane, si assiste ad una progressiva diminuzione degli attacchi tussigeni.
Nei neonati, nei bambini vaccinati di maggiore età, negli adolescenti e negli adulti il decorso clinico della malattia può non essere tipico e l'unico sintomo può essere rappresentato dalla presenza di tosse prolungata. Molti adulti, anche se vaccinati, possono sviluppare un’infezione più blanda, con solo tosse persistente, senza la caratteristica tosse parossistica.
Diagnosi di Pertosse
La diagnosi sierologica di pertosse deve essere formulata solo nei pazienti con sintomi compatibili con la pertosse. Una conferma di laboratorio è importante perché la sintomatologia può essere sfumata e altri patogeni possono causare sintomi simili alla pertosse.
Per l’esame colturale o molecolare viene richiesto un tampone naso-faringeo o un aspirato nasale. Il tampone nasofaringeo viene prelevato piegando la testa del paziente all’indietro e inserendo (per 7-9 cm) un tampone (simile ad un lungo cottonfioc con una piccola punta) nelle narici, fino a toccare la parete posteriore del rino-faringe, dove viene lasciato per alcuni secondi e quindi ruotato alcune volte prima di disinserirlo.
Esistono diverse tipologie di test per la diagnosi di pertosse:
- Esame colturale: una piccola quantità di campione del paziente viene ‘seminato’ su una piastra di agar selettiva e incubata in atmosfera aerobia e camera umida a 35 - 37° C, senza arricchimento di anidride carbonica. I batteri eventualmente presenti nel campione cresceranno sulla piastra, confermando la presenza di infezione.
- Test molecolare: PCR (reazione a catena della polimerasi) o Real time PCR (qPCR) che rileva la presenza del materiale genetico (DNA) dei batteri in meno di due ore. Questo test può essere applicato dal momento dell’insorgenza dei sintomi fino a circa 3-4 settimane dopo.
- Test sierologici per la ricerca di anticorpi anti B. pertussis (IgA, IgG, IgM): questi test rilevano la presenza di anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta all’infezione da B. pertussis. Il test non è considerato adatto per l’identificazione dell’infezione in atto, in quanto la risposta immunitaria è tardiva.
Anticorpi Pertosse IgA IgG IgM
Anticorpi Pertosse IgA IgG IgM, è un test diagnostico fondamentale nell'ambito delle analisi del sangue, essenziale per valutare specifici aspetti della salute. Il test ricerca nel sangue la presenza di anticorpi anti-Bordetella. In accordo con il CDC e il ECDC, i test sierologici possono essere eseguiti dalle 2 alle 8 settimane dopo l’insorgenza della tosse, e in alcuni casi, fino a 12 settimane dopo. Un aspetto fondamentale riguarda la classe di immunoglobuline (Ig) da analizzare.
La misurazione degli anticorpi IgA è raccomandata solo in un secondo momento per confermare un eventuale risultato indeterminato delle IgG. La misurazione degli anticorpi IgM, invece, manca di sensibilità ed è, pertanto, inutile ai fini diagnostici. Viene utilizzato l’antigene purificato presente nel vaccino acellulare (tossina pertussica) e il metodo immunoenzimatico su micropiastra (ELISA) o chemiluminescente (CLIA).
Per quanto riguarda i test sierologici, gli anticorpi IgG dovrebbero essere presenti in tutti i soggetti vaccinati o che hanno avuto un’infezione. Le IgA e IgM sono generalmente presenti invece solo nel breve periodo successivo all’infezione o alla vaccinazione (2-3 mesi) e possono essere assenti nei bambini affetti da pertosse sotto i 4 anni di età. Questi test non sono raccomandati nella rilevazione di infezioni recenti, mentre risultano utili se eseguiti nelle 3-4 settimane successive all’insorgenza dei sintomi, soprattutto nei casi con sintomatologia dubbia.
Interpretazione dei Risultati
Una PCR positiva indica la presenza del materiale genetico (DNA) di B. pertussis all’interno del campione analizzato, suggerendo la presenza di infezione. Un risultato negativo indica invece la probabile assenza di infezione, anche se non può escluderla.
Una coltura positiva è diagnostica per infezione da B. pertussis. Un risultato negativo non può escludere la presenza di infezione. Questo test permette una diagnosi precoce e rapida e quindi l’inizio di una terapia specifica che è efficace nel ridurre l’infettività e quindi la diffusione dell’infezione ad altre persone suscettibili.
Modalità di trattamento del campione per consegna differita: conservare in frigorifero ad una temperatura compresa tra +2° C e +8° C fino ad un massimo di 48h.
Trattamento della Pertosse
La pertosse viene curata tramite la somministrazione di una terapia antibiotica, generalmente eritromicina, azitromicina, claritromicina, che possono risolvere l’infezione e limitarne la diffusione. Le donne in gravidanza dovrebbero essere informate sull’importanza dell’esecuzione di un richiamo della propria vaccinazione, così da non trasmettere la pertosse ai neonati.
Il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-19 ha introdotto diverse novità tra cui la vaccinazione dTpa in gravidanza nel 3° trimestre di gravidanza (ottimale se alla 28° settimana). Infatti, vaccinare la madre nelle ultime settimane di gravidanza consente il trasferimento transplacentare di anticorpi in grado di proteggere il neonato fino allo sviluppo di una protezione attiva attraverso la vaccinazione.
In considerazione del fatto che gli anticorpi anti-pertosse si riducono progressivamente con il trascorrere del tempo, è raccomandato effettuare la vaccinazione dTpa ad ogni successiva gravidanza, garantendo in tal modo il passaggio di un alto livello di anticorpi ad ogni nascituro. Il vaccino dTpa si è dimostrato sicuro sia per la donna in gravidanza, sia per il feto.
È interessante citare anche la strategia “Cocoon” (“bozzolo”) che prevede, oltre alla vaccinazione della madre alla 28° settimana di gravidanza, anche la vaccinazione, nei primi mesi di vita del neonato, dei contatti umani stretti (membri della famiglia) che potrebbero rappresentare la fonte dell’infezione.
In Italia la pertosse è inserita fra le malattie a segnalazione obbligatoria (Decreto Ministeriale 1990) ed è all’interno di un protocollo di sorveglianza sanitaria utile per la prevenzione delle epidemie, per la valutazione dell’efficacia dei protocolli di vaccinazione e per la scelta delle terapie antibiotiche.
B. parapertussis e B. holmesii sono batteri molto simili a B. pertussis, responsabili di una sintomatologia molto simile ma generalmente più lieve. I test colturali e molecolari possono rilevare e distinguere B. pertussis da B. parapertussis, ma la maggior parte dei laboratori clinici utilizza un unico target di PCR, IS481, che è presente in più copie in B. pertussis e in quantità minori in B. holmesii e B.bronchiseptica, aumentando il rischio di falsi positivi. I test sierologici non sono in grado di rilevare gli anticorpi anti-B. parapertussis e B. holmesii.
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