Gli Esami del Sangue Essenziali per Confermare e Monitorare la Gravidanza

Quando una donna sospetta di essere incinta, di solito se ne accerta acquistando un test di gravidanza in farmacia. Usare questi strumenti diagnostici è molto semplice: bastano poche gocce di urina e qualche minuto di attesa per avere un primo responso alquanto attendibile.

Infatti quello che viene misurato dal test è un ormone: la gonadotropina corionica umana-Beta HGC. Si tratta di una sostanza che viene prodotta immediatamente dopo il concepimento dalla placenta, allo scopo di favorire l’annidamento dell’ovulo fecondato (ovocita) nel tessuto uterino.

I valori di beta-HCG aumentano regolarmente con il progredire della gestazione ma solo fino alla 13ma settimana circa, per poi decrescere via via. Considerando che nelle donne non incinte questo ormone quando non assente, è presente in minime quantità pari e non superiori a 5 Mu/ml (unità biologiche per millilitro), qualunque concentrazione superiore a questa è segno di gravidanza.

Il picco massimo di Beta-HCG si raggiunge intorno alla decima settimana. Un test di gravidanza si può quindi eseguire già dopo 10 giorni di ritardo dall’ultima mestruazione, ma per avere una conferma definitiva è meglio sottoporsi alle analisi del sangue.

Perché è Importante la Beta-HCG?

La Beta-HCG è una frazione della gonadotropina corionica umana, l’ormone prodotto dalla placenta per garantire un ambiente idoneo allo sviluppo embrionale in gravidanza. Uno dei suoi compiti principali è sostenere il corpo luteo, una struttura ovarica temporanea che produce progesterone nelle prime settimane di gestazione.

La Beta-HCG aiuta anche i medici a monitorare l’andamento della gravidanza. Il test per rilevarla nelle urine o nel sangue serve a confermare o escludere l’avvenuto concepimento. Il test della beta hcg è particolarmente utile in quanto questa molecola è rilevabile molto precocemente nell’organismo, già a partire dall’impianto nell’utero dell’ovulo che è stato fecondato da uno spermatozoo.

Come si Leggono le Analisi della Beta HCG?

L’esame qualitativo può essere effettuato in laboratorio o a casa con test di gravidanza per uso domestico, acquistabile in farmacia. Nella maggior parte dei casi, viene utilizzata una striscia reattiva che, esposta al getto di urina della donna, cambia colore in presenza di HCG.

Il test quantitativo viene considerato negativo in presenza di valori ematici di beta inferiore alle 5 milliunità internazionali per millilitro (mUI/ml). Al contrario, la gravidanza risulta certa in donne che abbiano livelli di Beta HCG superiori a 25 mUI/ml.

I valori normali di Beta HCG nel sangue corrispondono a 0-5 mlU/ml sia per l’uomo che per la donna non incinta. In generale, come detto prima, se il valore è superiore a 5 mlU/ml di sangue la probabilità che sia iniziata una gravidanza aumenta.

I risultati del test devono essere considerati in relazione all’ecografia e altri esami prenatali. L’insieme di questi parametri dà indicazioni sulla salute del feto e della placenta.

Di seguito invece i valori di Beta hCG in base alle settimane gestazionali, riportati nei referti degli esami di laboratorio per la diagnosi di gravidanza. I valori possono subire delle variazioni in base al laboratorio di riferimento, specificati solitamente accanto al risultato.

Tabella dei Valori di Beta hCG per Settimana Gestazionale

Settimana Gestazionale Valori di Beta hCG (mIU/ml)
3 settimane 5 - 50
4 settimane 5 - 426
5 settimane 18 - 7.340
6 settimane 1.080 - 56.500
7-8 settimane 7.650 - 229.000
9-12 settimane 25.700 - 288.000
13-16 settimane 13.300 - 254.000
17-24 settimane 4.060 - 165.400
25-40 settimane 3.640 - 117.000

Valori alti di Beta hCG in gravidanza possono invece segnalare situazioni diverse. Secondo uno studio pubblicato nel 2018 nel Journal of Perinatal Medicine, il livello di Beta hCG risulta significativamente più elevato nelle donne con una gravidanza gemellare (multipla) rispetto alle donne con una gravidanza singola.

Seppure, in caso di positività risulti in genere affidabile e sensibile - in particolare con il progredire della gestazione -, questo test non fornisce una diagnosi di gravidanza in normale evoluzione poiché non identifica, ad esempio, i casi di gravidanze ectopiche (al di fuori della sede dell’utero), gravidanze molari o altre complicanze specifiche.

Le Linee Guida della Gravidanza Fisiologica emanate dal Ministero della Salute non menzionano l’esecuzione di un esame del sangue di prassi per la diagnosi della gravidanza attraverso i valori delle Beta hCG, ma raccomandano la pianificazione della prima ecografia per determinare l’epoca gestazionale e confermare la corretta sede d’impianto.

Solo in casi specifici, come sintomi anomali da parte della donna, storia di poliabortività, pregresse complicanze, il medico può richiedere un test quantitativo del sangue. Inoltre è bene ricordare che livelli di hCG anormalmente alti o bassi nel sangue, in relazione alle settimane gestazionali, possono sì indicare un problema con la gravidanza, ma che non è sempre così.

Quali sono le Visite e gli Esami di Routine?

Anche la più felice delle gravidanze va costantemente monitorata al fine di garantirne l’esito migliore per mamma e nascituro/a. Il nostro SSN prevede una serie di esami obbligatori e gratuiti da eseguire regolarmente durante tutta la gestazione, tra i quali sono ovviamente presenti anche controlli ematici importanti.

Durante la gravidanza è essenziale programmare visite regolari con uno/una specialista in Ginecologia o Ostetricia, in genere una volta al mese, per monitorare la salute del feto e della donna.

La frequenza e la tipologia delle visite possono naturalmente variare: in base a fattori di rischio specifici, al benessere della madre e al progresso della gravidanza. Di conseguenza, anche le analisi cliniche consigliate dipendono dal trimestre, dallo stato di salute del feto e da eventuali necessità specifiche.

Esami del Primo Trimestre di Gravidanza

Un decreto ministeriale del Ministero della Sanità stabilisce una serie di test ed esami fondamentali per la gravidanza, a partire dal primo fino al secondo e al terzo trimestre. In particolare, i primi esami da effettuare in gravidanza comprendono:

  • Visita ginecologica di primo controllo con ecografia ostetrica;
  • Esami del sangue per l’analisi dell’emocromo completo, del gruppo sanguigno, degli anticorpi anti eritrociti, del glucosio (o glicemia, per la valutazione del diabete gestazionale), test per escludere rosolia e toxoplasmosi, analisi per alcune malattie sessualmente trasmissibili (sifilide, HIV, clamidia, gonorrea, epatite C);
  • Esame delle urine completo con urinocoltura, per la valutazione di eventuali infezioni delle vie urinarie, che potrebbero rappresentare un rischio in gravidanza.

Oltre a questi test di routine, si suggerisce di eseguire anche:

  • Esame del sangue per escludere il citomegalovirus e valutare la tiroide;
  • Eventuale analisi per la fibrosi cistica (malattia genetica ereditaria, cronica ed evolutiva, che tende a ostruire i bronchi e i dotti del pancreas);
  • Test prenatali per la valutazione del rischio di anomalie cromosomiche e difetti del tubo neurale (TRI TEST - NIPT - villocentesi - amniocentesi), eseguiti generalmente a partire dalla 10° settimana di gravidanza.

Esami del Secondo Trimestre di Gravidanza

Nel secondo trimestre, sempre secondo lo stesso decreto ministeriale, sono raccomandati ulteriori esami e analisi per garantire il monitoraggio continuo della gravidanza.

  • Dalla 14° alla 18° settimana: Esami del sangue ripetibili per escludere le possibili infezioni da rosolia e toxoplasmosi (una malattia infettiva spesso asintomatica, ma che può portare ad aborti spontanei, parti prematuri e ritardi nella crescita intrauterina); Test per il diabete gestazionale (curva da carico di glucosio), se a rischio e in base alla disposizione del professionista che sta seguendo la donna in gravidanza.
  • Dalla 19° alla 23° settimana: Ecografia morfologica per la diagnosi di eventuali anomalie fetali; Esame del sangue per la toxoplasmosi.
  • Dalla 24° alla 27° settimana: Esame del sangue per escludere la toxoplasmosi; Curva da carico di glucosio per diabete gestazionale; Esame delle urine completo con urinocoltura.

Esami del Terzo Trimestre di Gravidanza

Nel terzo trimestre, l’attenzione degli esami da effettuare si concentra sulla preparazione al parto e sul monitoraggio costante dello stato di salute di mamma e feto.

  • Dalla 28° alla 32° settimana: Esame emocromocitometrico, con anticorpi anti eritrociti e toxoplasmosi; Ecografia ostetrica (solo in caso di patologia fetale e/o annessiale o materna).
  • Dalla 33° alla 37° settimana: Emocromo completo, toxoplasmosi, test per alcune malattie sessualmente trasmissibili (sifilide, HIV, epatite B), esame delle urine completo con urinocoltura; Tampone per la valutazione della presenza dello Streptococco Beta Emolitico di gruppo B (può rappresentare un pericolo per il neonato al momento della nascita).
  • Entro la 41° settimana: Ecografia ostetrica per la valutazione quantitativa del liquido amniotico; Cardiotocografia esterna, utilizzata in gravidanza per monitorare il benessere fetale in prossimità del parto e durante il travaglio.

Il TORCH Test: Un Approfondimento

Il TORCH test è un acronimo che accorpa una combinazione di diversi test ematici anti virali e anti parassitari che vengono eseguiti di norma nelle prime settimane di gestazione, ma che in realtà sarebbe più utile eseguire in fase preconcezionale, ovvero quando si sta programmando una gravidanza.

Ciascuno di questi quattro test va a ricercare nel sangue della futura mamma gli anticorpi specifici contro questi agenti infettivi, i quali hanno come caratteristica quella di risultare innocui per la gestante, ma molto pericolosi per il feto.

Dal momento che prevenire è meglio che curare, il consiglio che i medici danno alle donne che non sono ancora incinte, ma che desiderano una gravidanza, è quella di sottoporsi a questi test prima del concepimento, al fine di vaccinarsi in caso di negatività. Questo è il sistema migliore per evitare problemi in futuro. In qualche caso, come vedremo, i test dovranno essere ripetuti anche durante la gestazione.

Come Interpretare i Risultati del TORCH Test

Dal momento che si rileva nel sangue la presenza di anticorpi, è chiaro che se essi sono assenti, significa che l’aspirante mamma non ha ancora contratto nessuna di queste quattro infezioni, e che è a rischio di contrarla durante la gravidanza.

Qualora gli anticorpi fossero invece presenti nel sangue, via libera alla gravidanza, perché significa che la donna ha già contratto le infezioni in questione nel passato e pertanto risulta immunizzata.

C’è una terza possibilità: che una delle infezioni sia in atto al momento del test. Se la gravidanza non è iniziata, è opportuno attendere la completa guarigione.

Toxoplasmosi (TOXO Test)

Iniziamo con il primo dei TORCH test, relativo ad una infezione tanto comune e innocua per un adulto (madre in attesa inclusa) quanto pericoloso per la salute e l’incolumità stessa del feto: la toxoplasmosi. È infatti comune tenere lontani questi nostri amici felini dalle donne in gravidanza, e non è un caso.

Altra via di trasmissione sono alcuni cibi, come le verdure non lavate ma soprattutto le carni crude o poco cotte. La malattia in sé, come anticipato, è del tutto trascurabile, e infatti difficilmente ci si accorge di averla contratta.

Come Leggere i Risultati del TOXO Test?

  • IgM e IgG assenti: Significa che la gestante non è mai entrata in contatto con il Toxoplasma gondii e che quindi è a rischio di infezione.
  • IgG presenti, ma IgM assenti: La donna è immune alla toxoplasmosi.
  • IgG assenti e IgM presenti: Infezione recente o in fase acuta.
  • IgG e IgM presenti: Infezione in fase avanzata e acuta.

Una specifica importante riguarda la tipologia delle immunoglobuline di classe G. Esse possono essere a “bassa avidità” o ad “alta avidità” con riferimento al legame, più o meno forte, con l’antigene “nemico”.

Quando questi anticorpi sono a “bassa avidità” significa che il legame è ancora debole perché recente, quindi parliamo di una prima infezione in fase iniziale. Se le IgG sono, invece, ad alta avidità è perché si stanno riattivando in vista di un contatto nuovo con un antigene già conosciuto in passato (legame forte).

Dal momento che stiamo parlando di un parassita, non possiamo inattivarlo con un vaccino, l’unica misura possibile è quella della prevenzione attraverso norme alimentari e igieniche.

Per tutta la gravidanza la futura mamma dovrà evitare il contatto diretto con la lettiera dei gatti (e ne ha uno o più in casa), non dare mai carne cruda al proprio felino, ed evitare di mangiarne a sua volta. Vanno eliminati per precauzione anche salumi e insaccati, e attenzione massima a verdure e ortaggi.

Rosolia (RUBEO Test)

Sordità, cecità, deficit mentali, difetti cardiaci o altro tipo di disabilità sono infatti le possibili conseguenze sul bambino o bambina che siano stati contagiati dal virus della rosolia in fase uterina. Una caratteristica di questa malattia esantematica è che se contratta in forma molto leggera, cosa che accade di frequente, non lascia un’immunità permanente.

Se siete in cerca di una gravidanza (ma non ancora incinte) e volete stare tranquille, potete ugualmente sottoporvi al RUBEO test ed eventualmente vaccinarvi contro il virus per essere sicure di non contrarre l’infezione dopo il concepimento.

Se, invece, incinte lo siete già, dovrete eseguire il test per la rosolia, così come gli altri TORCH test, entro la 13a settimana di gestazione.

Come Leggere i Risultati del RUBEO Test?

  • IgG assenti e IgM assenti: Nessuna traccia nel sangue di anticorpi specifici antivirali, pertanto la futura mamma non ha mai avuto la rosolia.
  • IgG presenti e IgM assenti: La donna è immune alla rosolia.
  • IgG assenti e IgM presenti: Infezione recente o in fase acuta.
  • IgG presenti e IgM presenti: Attenzione massima, con questi valori la rosolia è in fase acuta, pertanto può danneggiare il feto.

In generale il rischio maggiore si corre quando la rosolia viene contratta dalla gestante nelle prime 20 settimane di gravidanza, e in ogni caso il bambino/a nascerà con una forma congenita dell’infezione.

Se il contagio tra madre e feto avviene entro le 12 settimane il pericolo che il bambino/a nasca con gravi disabilità è elevato, per ridursi progressivamente.

Citomegalovirus (CMV)

Il Citomegalovirus (sigla CMV) è un virus erpetico che risulta innocuo per gli adulti, ma che se contratto in gravidanza può arrivare al feto e causare danni all’encefalo o provocare epatiti congenite.

Per tale ragione è obbligatorio effettuare il controllo ematico della gestante al fine di individuare la presenza o l’assenza degli anticorpi specifici, proprio come accade nel caso della rosolia e della toxoplasmosi.

Come Interpretare i Risultati del Test per il Citomegalovirus?

  • IgG e IgM assenti: non c’è traccia del virus nel corpo della gestante, la quale non ha mai contratto l’infezione.
  • IgG presenti e IgM assenti: nessun rischio per mamma e nascituro/a.

Come già abbiamo spiegato a proposito del TOXO TEST, le immunoglobuline IgG vengono classificate in base al legame - più o meno forte e quindi più o meno recente - con l’antigene “nemico”.

IgG a bassa avidità indicato una infezione presente o contratta da poco tempo, viceversa IgG ad “alta avidità” indicano una infezione pregressa.

Herpes Virus di Tipo 2

Altro importante esame del sangue da programmare durante le prime settimane di gravidanza: il test per la ricerca dell’Herpes virus di tipo 2, definito “genitalis” perché si trova in genere nelle mucose intime di donne e uomini.

Come si Effettua il Test e Come si Interpretano i Risultati?

  • IgM presenti: segnalano un’infezione erpetica attiva o passata di recente.
  • IgG presenti: questi anticorpi, quando presenti, ci dicono che in passato la futura mamma ha contratto il virus e l’infezione, anche se non attiva al momento.
  • IgG e IgM assenti: nessuna traccia del virus, né di infezioni recenti.

Tuttavia, questo non esclude il rischio che il virus torni a proliferare proprio in gravidanza, quando le difese immunitarie materne tendono ad abbassarsi fisiologicamente.

In generale: dal momento che l’Herpes virus di tipo 2 si trasmette per via sessuale, è necessario che anche il partner della futura mamma si sottoponga al test al fine di evitare un possibile contagio.

Infine, può accadere che questo virus, anche qualora rimanesse latente per tutta la durata della gestazione, si riattivi durante il parto naturale.

Sifilide (VDRL TEST)

Se pensavate che la sifilide, la pericolosa malattia venerea provocata dal contagio con il batterio Treponema pallidum, sia un ricordo di tempi andati, un po’ come la tubercolosi, vi sbagliate di grosso. Ecco perché il VDRL TEST è indicato tra quelli obbligatori da effettuare in gravidanza.

Come Interpretare i Risultati del VDRL TEST?

  • IgG assenti e IgM assenti: nessuna traccia del batterio patogeno.
  • IgG presenti e IgM presenti: infezione in fase acuta, e anche in questo caso profilassi antibiotica.

Test dell'AIDS

Quando si decide di programmare una gravidanza il test dell’AIDS dovrebbe essere obbligatorio per uomini e donne. Lo è, però, una volta che la gravidanza sia già cominciata.

Epatite B

Questo è un bene, perché il virus di questa grave forma di infezione epatica è pressoché silente finché non abbia prodotto danni seri al nostro fegato, predisponendo peraltro a malattie potenzialmente letali quali il cancro e la cirrosi.

In questo sfortunato caso il nuovo nato/a nascerebbe con una epatite congenita cronica.

Questo esame del sangue si basa sulla ricerca - nel plasma - sia dell’antigene di superficie “nemico” (proteine HBsAg e HBeAg) che degli anticorpi relativi (HBsAb e HBeAb), più altri anticorpi.

La lettura del risultato è un po’ complessa e i valori devono essere interpretati dal medico perché molto variabili tra di loro. Possono infatti emergere quadri diversi: infezione in atto, infezione cronica, infezione pregressa non risolta, immunità acquisita da infezione guarita nel passato, e persino presenza di virus inattivo (portatori sani di HBsAg).

Test di Coombs Indiretto

Se questo fosse accaduto, nessun problema, si può risolvere la questione somministrando alla neo mamma, entro 72 ore dal parto del primo figlio/a, una infusione di immunoglobuline anti D allo scopo di arrestare la produzione degli anticorpi anti eritrocitari.

Test Prenatali Non Invasivi

Attenzione, però, gli esiti eventualmente positivi di questo test prenatale non invasivo, per quanto attendibili al 99%, per quanto riguarda le trisomie 18, 21 e 13, vanno comunque confermati da esami strumentali quali la translucenza nucale, il prelievo dei villi coriali (villocentesi) o la amniocentesi, laddove possibile.

L’attendibilità è molto alta, pari al 99%. Sì, ad esempio il test del DNA fetale che rileva le anomalie genetiche e cromosomiche e che si effettua alla decima settimana di gestazione può dirci se avremo un bambino o una bambina con un’attendibilità del 99%.

Si tratta di un esame dl sangue non invasivo e non obbligatorio che viene usato per lo screening della sindrome di Down (trisomia 21) e altre alterazioni genetiche e cromosomiche, isolando e analizzando frammenti del DNA fetale presenti nel campione di sangue materno. Il prelievo si effettua dalla decima settimana di gravidanza e ha un’attendibilità elevata, tra il 95 e il 98%.

Ma attenzione, il risultato positivo o negativo non ci dice che il feto abbia effettivamente le sindromi o le malattie genetiche rilevate, ma solo la percentuale di rischio. Più accurate sono indagini strumentali invasive come l’amniocentesi o la villocentesi.

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