Ematoma Dopo Esami del Sangue: Cause, Prevenzione e Trattamento

L'ematoma dopo il prelievo ematico è una delle complicanze più comuni e temute da chi si sottopone agli esami del sangue. Sebbene nella maggior parte dei casi si tratti solo di un livido dopo prelievo ematico lieve e passeggero, a volte può trasformarsi in un vero e proprio ematoma da prelievo ematico, doloroso, gonfio e persistente. Capire quando preoccuparsi, cosa fare, come prevenirlo o come velocizzare il riassorbimento è fondamentale per affrontare la situazione con consapevolezza.

Cause degli Ematomi Post-Prelievo

Quando l’infermiere o il medico effettua un prelievo ematico, spesso si scontra con vene profonde e difficili, sia da vedere che da palpare. In questi casi, per l’operatore che esegue il prelievo, può risultare complicato individuare correttamente la vena e, per quanto possa essere abile, la venipuntura si esegue spesso un po’ “alla cieca”, approssimando la zona in cui si trova il vaso.

Purtroppo, durante questa manovra, può capitare di perforare accidentalmente vene di piccolo calibro o addirittura oltrepassare quella desiderata, causando emorragie più o meno importanti: ecchimosi nel primo caso, ematoma nel secondo. Da queste piccole lesioni può fuoriuscire sangue venoso, che si riversa nei tessuti circostanti.

Altre volte, le cause di un ematoma dopo il prelievo ematico non sono legate all’errore dell’infermiere o del medico, che possono aver eseguito la procedura in modo corretto, ma al fatto che il paziente si è distratto e non ha premuto adeguatamente il tampone per il tempo necessario.

Evoluzione e Sintomi

Il livido dopo prelievo ematico tende a cambiare colore nel tempo: da un blu-viola scuro, vira verso il verde, per poi assumere sfumature marroni e infine giallo chiaro, prima di scomparire completamente. Questa progressione cromatica è un buon segnale, indicativo del riassorbimento del sangue nei tessuti.

Un’ecchimosi può risolversi entro una settimana, mentre un ematoma da prelievo ematico più esteso può richiedere anche due o tre settimane, a seconda delle condizioni del paziente. L’aspetto fondamentale è monitorare che l’ematoma dopo il prelievo ematico non aumenti di dimensioni, non provochi dolore intenso o arrossamenti marcati, e prosegua nella sua evoluzione cromatica.

Quando Preoccuparsi

Diversa è la situazione in cui, nel sito del prelievo, si sviluppa un ematoma che nel giro di poco tempo solleva visibilmente la cute, peggiora con il passare delle ore, è gonfio, dolente e caldo al tatto. In questo caso è consigliabile contattare tempestivamente il medico o l’infermiere del centro prelievi per una valutazione.

Se gli operatori non sono reperibili (per orari chiusi o giorni festivi), è opportuno rivolgersi alla continuità assistenziale. Il medico potrà suggerire come trattare l’ematoma da prelievo ematico con una terapia topica o decidere se siano necessari ulteriori accertamenti. Nei casi peggiori, in assenza di assistenza, e se la situazione peggiora, è consigliabile recarsi al pronto soccorso.

Trattamento degli Ematomi Post-Prelievo

Nella maggior parte dei casi, comunque, l’applicazione di creme a uso topico (sotto consiglio del farmacista di fiducia) è sufficiente a velocizzare il riassorbimento. Prima che venga completamente riassorbito, può essere necessario attendere da qualche giorno a qualche settimana, a seconda della quantità di sangue fuoriuscito.

Servizi di Assistenza Domiciliare

In situazioni particolari, come quelle che si sono verificate durante periodi di lockdown o difficoltà di spostamento, il servizio di assistenza domiciliare, incluso il prelievo a domicilio, può essere particolarmente apprezzato. Questo servizio è utile per soggetti immobilizzati o che necessitano di cure continue.

Gli infermieri a domicilio possono intervenire 24 ore su 24, 7 giorni su 7, festivi inclusi. Offrono assistenza specifica per la riabilitazione post operatoria, aiutano nella raccolta dei campioni di urine e feci, e si occupano della somministrazione di terapie mediche e farmacologiche.

Tra i compiti degli infermieri a domicilio rientra anche la gestione dell’igiene quotidiana del paziente, le medicazioni complesse, la gestione del cateterismo, la somministrazione di terapie per patologie acute e croniche, la nutrizione enterale e parenterale, e la gestione di dispositivi come il Port-a-Cath e il PICC.

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