Linfociti Alti: Cause, Sintomi e Diagnosi

I linfociti alti sono un reperto indicativo di un aumento del loro numero nel sangue periferico. Questa condizione, definita nel linguaggio medico con il termine linfocitosi, riconosce diverse cause. La linfocitosi indica un aumento dei linfociti.

Un eccesso di questa tipologia di globuli bianchi può essere il segnale di un sottostante processo infiammatorio o di altre patologie più gravi in corso, ma non solo. I globuli bianchi - noti anche come leucociti o WBC (White Blood Cells) - sono elementi attivi del sistema immunitario: svolgono una funzione di difesa dagli agenti patogeni di varia natura, per preservare l'integrità biologica dell'organismo.

I leucociti circolanti comprendono popolazioni cellulari molto diverse tra loro (neutrofili, linfociti, monociti, eosinofili e basofili) ognuno delle quali con alcune funzioni specifiche e con un rapporto percentuale relativamente stabile da individuo ad individuo. I linfociti rappresentano circa il 20-40% dei globuli bianchi e si osservano sia nel sangue, che nel sistema linfatico.

Cosa sono i linfociti e qual è la loro funzione?

Fondamentali per difenderci da virus e batteri, questi globuli bianchi possono aumentare per una banale infezione o per patologie importanti, come alcuni tumori del sangue. Nella grande popolazione dei globuli bianchi, i linfociti rappresentano circa il 20-40 per cento del totale e si possono riscontrare sia nel sangue periferico sia nel midollo osseo e nel sistema linfatico. Hanno dimensioni leggermente superiori rispetto ai globuli rossi ed è grazie al loro intervento che l’organismo può difendersi da virus, batteri e sostanze potenzialmente pericolose.

Apparentemente tutti identici, in realtà ogni linfocita presenta sulla superficie diverse molecole che permettono di classificarli in due grandi categorie, identificate dalle lettere B e T.

  • Linfociti B: sono quelli che producono gli anticorpi, fondamentali nella risposta immunitaria contro le infezioni. Nella pratica, si “attaccano” ai virus per neutralizzarli direttamente oppure per etichettarli, in modo che altri globuli bianchi li riconoscano e li distruggano. Al termine dell’infezione, alcuni linfociti B tengono anche memoria dell’accaduto, per cui sono in grado di riattivare la risposta immunitaria in tempi brevissimi qualora lo stesso microrganismo tenti un nuovo assalto.
  • Linfociti T: inducono una risposta immunologica cellulo-mediata, cioè sono in grado di distinguere tra “self” e “non-self”, ovvero tra le strutture che compongono l’organismo e gli agenti esterni, in modo da alzare le difese solo contro le molecole riconosciute come estranee. Anche questi linfociti possono produrre molecole preziose, le citochine, anch’esse importanti per difenderci dalle infezioni e per supportare la risposta immunitaria verso i fattori che distruggono le cellule, modulandone l’intensità a seconda dei bisogni.

I B linfociti espongono sulla membrana cellulare moltissimi recettori in grado di legarsi agli agenti estranei (batteri, microrganismi, virus) verso i quali poi producono gli anticorpi in grado di neutralizzarli.

Come identificare la linfocitosi

La leucocitosi (leucociti o globuli bianchi alti) si evidenzia innanzitutto con la conta totale delle cellule del sangue, parte dell'emocromo, prescritta dal medico nell'ambito di esami di controllo e valutazione delle condizioni di salute del paziente. La formula leucocitaria (o conta differenziale) consiste nel conteggio e nell'analisi morfologica di ciascun tipo di globulo bianco.

Quest'analisi è utile per la diagnosi di alcune patologie che possono colpire i globuli bianchi, come infezioni, processi infiammatori o condizioni che influenzano la produzione e la sopravvivenza di queste cellule. Il risultato della formula leucocitaria indica il numero e/o la percentuale di ogni tipo di globulo bianco presente nel sangue del paziente, linfociti inclusi.

Per quantificare il numero totale di linfociti, basta sottoporsi ad un esame emocromocitometrico completo (emocromo) comprensivo di formula leucocitaria, eventualmente approfondita dalla tipizzazione linfocitaria. Al paziente viene prelevato, quindi, un campione di sangue da una vena del braccio. Il prelievo si esegue, in genere, al mattino. Per sottoposi al prelievo di sangue, è necessario astenersi da cibi e bevande per almeno 8-10 ore.

La formula leucocitaria misura il numero di tutti i linfociti insieme, quindi non distingue tra di essi. La tipizzazione dei linfociti permette di studiare le sottopopolazioni linfocitarie, quindi valutare lo stato immunitario e confermare o escludere la presenza di patologie immunoproliferative. La distinzione viene eseguita mediante citofluorimetria sulla base dell'antigene che i linfociti hanno sulla loro membrana cellulare.

In caso di linfociti alti, il reperto può essere approfondito con la tipizzazione delle sottopopolazioni linfocitarie. Tra i valori dei linfociti (percentuale ed assoluto) è più importante considerare quello assoluto; valutando il solo valore percentuale si rischia di mal interpretare il risultato dell'esame.

Un conteggio significativamente superiore a 3.000 linfociti in un microlitro di sangue è generalmente considerato linfocitosi (linfociti alti) negli adulti. Nei bambini, la soglia per la linfocitosi varia con l’età. Può arrivare a 9.000 linfociti per microlitro. In genere, l’aumento del numero di linfociti non causa sintomi e di solito si verifica dopo una malattia ed è innocuo e temporaneo. Tuttavia potrebbe rappresentare qualcosa di più grave, come un cancro del sangue o un’infezione cronica.

Un numero elevato di linfociti si trova di solito quando il medico ha prescritto dei test per altri motivi. Speciali esami del sangue possono essere utili se i linfociti alti persistono. Può essere utile anche la TAC total body per cercare linfonodi ingrossati o rilevare la presenza di masse.

Quando preoccuparsi per i linfociti alti?

Quando i linfociti nel sangue risultano alti, significa che il nostro esercito è particolarmente attivo. Ma attenzione: non sempre è un segnale di pericolo imminente. Detto questo, è il contesto clinico che conta. Bisogna sospettare una patologia cronica se la linfocitosi (cioè l’aumento dei linfociti nel sangue) è costante e persistente, per cui viene confermata da più emocromi condotti a distanza di circa 20-30 giorni l’uno dall’altro. In questi casi è necessario consultare il medico.

Una linfocitosi cronica può indicare patologie ematologiche più complesse, come leucemie o linfomi. La presenza persistente di linfociti alti, soprattutto se associata a sintomi sistemici, richiede una valutazione ematologica. Un’ulteriore indagine può escludere o confermare una neoplasia come causa.

In genere, a guidare il medico verso un sospetto diagnostico è l’eventuale sintomatologia correlata: nelle malattie infettive ci sono spesso mal di gola, mal di testa, febbre, tosse o dolori articolari, mentre le forme croniche possono essere accompagnate da stanchezza costante, ingrossamento dei linfonodi oppure sensazione di peso o dolore a livello della milza.

Non esistono sintomi specifici della linfocitosi di per sé. I sintomi associati all'aumento dei linfociti sono generalmente correlati alla condizione sottostante che causa l'alterazione. In molti casi, i sintomi iniziali possono essere lievi e aspecifici, rendendo difficile una immediata identificazione del problema. La presenza e l'intensità dei sintomi possono variare notevolmente in base alla causa scatenante. Nelle forme virali acute, i sintomi tendono a risolversi spontaneamente nell'arco di alcune settimane. In caso di patologie croniche o più severe, i sintomi possono persistere o peggiorare nel tempo.

Va detto, però, che alcuni linfomi non Hodgkin a basso grado di malignità e la leucemia linfatica cronica possono essere del tutto asintomatici in fase iniziale di malattia. Non a caso, soprattutto la leucemia linfatica cronica viene spesso diagnosticata in occasione di esami di routine, fatti in maniera sequenziale. È l’esatto opposto di quanto accade nella leucemia linfoblastica acuta, la forma di leucemia acuta più frequente nei bambini, che ha sintomi importanti e necessita di cure immediate.

Cause dei linfociti alti

I linfociti alti sono un reperto comune in caso di malattie infettive acute (es. pertosse, parotite, mononucleosi, morbillo, influenza, varicella, epatite virale, infezione da citomegalovirus) e croniche (es. tubercolosi, brucellosi, herpes labiale o genitale). I linfociti possono aumentare anche in presenza di infezioni protozoarie, come la toxoplasmosi e la tripanosomiasi americana (malattia di Chagas), endocrinopatie (ipertiroidismo, tireotossicosi, morbo di Addison), malattie reumatiche, infiammazioni (tra cui morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa) e ipersensibilità a farmaci.

Tra le diverse cause infettive le infezioni virali sono le più comuni: la mononucleosi infettiva, ma anche l’infezione da cytomegalovirus (CMV), la parotite, la rosolia, il morbillo, l’influenza e altri virus. La causa più frequente dell’aumento dei linfociti nel sangue sono le infezioni virali.

Altre cause di linfocitosi sono: disordini autoimmuni (es. artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico) e alcune forme tumorali. Anche alcune malattie autoimmuni, alcuni tumori del sangue (come le leucemie) o reazioni a farmaci possono causare un aumento dei linfociti.

Ci sono situazioni fisiologiche che prevedono un aumento di linfociti: accade, per esempio, nei bambini, per i quali la soglia può alzarsi fino a 9000 unità per millimetro cubo, oppure nelle persone più anziane, in alcuni stati di denutrizione o in menopausa. Un rialzo è possibile anche nei pazienti sottoposti a splenectomia: siccome nella milza può esserci un deposito di linfociti e di altri globuli bianchi pronti a intervenire in caso di necessità, qualora quest’organo venga asportato a seguito di un grave trauma o quando la sua funzionalità sia compromessa, queste cellule si trovano a circolare nel sangue, perché perdono il loro serbatoio naturale.

Esistono, tuttavia, delle situazioni in cui è abbastanza normale e fisiologico avere i linfociti alti, come, per esempio, durante le mestruazioni, nel climaterio e negli stati di denutrizione. Quando si sta attraversando un periodo di stress molto intenso è possibile rilevare un aumento dei linfociti circolanti. Sì, lo stress fisico o emotivo può provocare un temporaneo aumento dei linfociti.

Come altri parametri ematologici, l'intervallo di riferimento dell'esame può variare leggermente in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto che viene consegnato. Nel primo caso, sono da considerarsi normali i valori compresi tra i 1.500 e le 5.000 unità per ogni microlitro di sangue periferico. Nel caso di una conta al di sotto di questo intervallo si parla di LINFOPENIA, mentre nel caso di valori superiori, si ha una LINFOCITOSI.

Quali tumori alzano i linfociti?

Alcuni tumori ematologici sono associati a un aumento anomalo dei linfociti nel sangue. Le forme più comuni sono la leucemia linfatica cronica (LLC) e la leucemia linfoblastica acuta (LLA), che colpiscono rispettivamente adulti e bambini.

Leucemia linfatica cronica (o LLC): è una proliferazione monoclonale di piccoli linfociti (B), apparentemente maturi, ma immunologicamente non funzionanti, che circolano nel sangue periferico, nel midollo osseo, nella milza, nel fegato e occasionalmente in altre sedi linfatiche o extra linfatiche.

Leucemia linfoblastica acuta (o LLA): rappresenta un disordine clonale neoplastico ad altissima aggressività originato dai precursori linfopoietici nel midollo osseo, nel timo e nei linfonodi. I linfoblasti non sono dei veri e propri blasti, ma delle cellule non ancora completamente differenziate.

Cosa fare in caso di linfocitosi?

Il percorso terapeutico richiede innanzitutto una diagnosi precisa della causa sottostante. Una volta raccolti i dati ed i risultati dei test eseguiti, è importante rivolgersi al medico per una corretta interpretazione.

Non esiste una “cura” per abbassare direttamente i linfociti. Per le ragioni spiegate in precedenza è infatti possibile rilevare modeste diminuzioni occasionali prive di significato, destinate quindi a rientrare nella norma in breve tempo; più in generale per aiutare il sistema immunitario a lavorare meglio è comunque possibile dire senza timori di smentita che uno stile di vita sano è la strada in assoluto più efficace per la totalità della popolazione sana, mentre non esistono soluzioni (erboristiche, farmacologiche né tantomeno omeopatiche) di documentata efficacia.

Per supportare il sistema immunitario durante il processo di normalizzazione, alcuni integratori naturali potrebbero rivelarsi utili. Prodotti a base di vitamina C, zinco e vitamina D potrebbero contribuire a modulare la risposta immunitaria. Gli integratori di echinacea, propoli e beta-glucani potrebbero offrire un supporto aggiuntivo. Anche gli adattogeni come l'astragalo e la rhodiola potrebbero essere considerati per il loro potenziale effetto immunomodulante. La gestione dei valori dei linfociti richiede un approccio globale che includa anche attenzione allo stile di vita. Su Meafarma, è possibile esplorare una vasta gamma di informazioni utili per monitorare e comprendere meglio la propria salute.

Data la complessità clinica, è essenziale la valutazione dell’ematologo che comprenderà l’anamnesi, l’esame obiettivo e un’ampia serie di misurazioni.

Non è possibile prevenire la linfocitosi, dal momento molte cause sono legate a infezioni acute o malattie ematologiche non prevedibili.

leggi anche: