Alcune malattie infettive sono particolarmente pericolose se contratte durante la gravidanza, perché possono provocare o aborti spontanei o anomalie congenite del neonato. È quindi importante che ogni donna in età fertile sappia se è protetta da queste due malattie: o perché è stata vaccinata o perché le ha già avute. Per avere la certezza della protezione è necessario un esame del sangue. La vaccinazione va effettuata prima di iniziare una gravidanza, perché durante la gravidanza è controindicata.
I vaccini contro la rosolia e la varicella sono costituiti da virus vivi, attenuati, incapaci di provocare le malattie ma in grado di stimolare la produzione di anticorpi efficaci contro l’infezione. Il vaccino anti-rosolia è somministrato insieme a quelli contro il morbillo e la parotite con un’unica iniezione. Quello contro la varicella esiste sia da solo, sia associato a morbillo-parotite-rosolia.
L’influenza durante la gravidanza può causare gravi complicazioni nella mamma (polmoniti severe con insufficienza respiratoria) e, a volte, aborto o parto prematuro. La pertosse acquisita nei primi mesi di vita del bambino è molto pericolosa perché il neonato può avere apnee gravi fino alla morte. L’unico modo per proteggere il bambino nei primi mesi di vita (in attesa che faccia le prime due dosi vaccinali) è vaccinare la mamma, che produrrà gli anticorpi specifici e li passerà al bambino attraverso la placenta. È necessario che la mamma rinnovi la vaccinazione in occasione di ogni singola gravidanza, anche se già vaccinata in precedenza. La pertosse viene somministrata insieme a difterite-tetano.
Da giugno 2019 è stata avviata l’offerta gratuita con chiamata attiva per HPV a tutte le donne, non vaccinate in precedenza, al compimento del loro 25° anno di età, mentre la gratuità della vaccinazione viene estesa dai 18 anni fino al compimento dei 26 anni di età (25 anni e 364 giorni) a tutte coloro che ne faranno richiesta presso i Servizi di igiene e sanità pubblica delle Aziende Usl.
Le ragioni del perché eseguire gli esami pre-vaccinali
Nell’agosto 2016, Gérard Eberl, direttore della sezione Immunità e Microambiente dell’Istituto Pasteur di Parigi, ha pubblicato un importante articolo su Nature Reviews Immunology in cui ha spiegato che il sistema immunitario è costantemente attivato da segnali interni ed esterni e non è mai a riposo. In questo modo è sempre pronto a rispondere a stimoli sempre diversi senza perdere il suo equilibrio.
Infatti, scrive Eberl: “Il modello classico dell’immunità indica che il sistema immunitario reagisce a patogeni e lesioni e ripristina l’omeostasi. Un secolo di ricerca ha scoperto i mezzi e i meccanismi con i quali il sistema immunitario riconosce il pericolo e regola la propria attività, tuttavia questo modello classico non spiega in modo completo i fenomeni complessi come la tolleranza, l’allergia, l’aumento della prevalenza delle patologie infiammatorie nei Paesi industrializzati e l’immunità a molteplici infezioni. Io allora propongo un modello di immunità basato sull’equilibrio, in cui il sistema immunitario è sempre attivo e in uno stato di equilibrio dinamico tra tipi antagonisti di risposta. Questo equilibrio è regolato sia dall’ambiente interno che dall’ambiente microbico. Di conseguenza, l’alterazione dell’ambiente interno o dell’ambiente microbico porta ad un disequilibrio immunitario che determina la tolleranza, l’immunità protettiva e la patologia infiammatoria“.
Le affermazioni del Prof. Eberl sono il risultato di innumerevoli studi condotti in questi ultimi decenni che stanno dimostrando l’esistenza di una rete di equilibri che mette in collegamento le cellule dell’immunità naturale e acquisita sia tra loro sia con gli organi più lontani grazie ad una mirabile rete di segnalazione chimica composta da chemochine e citochine.
Ecco allora che può diventare razionale eseguire anche alcuni esami ematochimici nei soggetti a rischio e in particolare nei bambini piccoli che dovrebbero ricevere i vaccini pediatrici, dato che questi ultimi possono essere potenziali fattori squilibranti dei delicati e ancora immaturi equilibri psico-neuro-immuno-endocrinologici, per lo meno nel primo periodo post-vaccinale. Lo scopo di effettuare alcuni dosaggi laboratoristici è quello di avere qualche elemento in più per capire se quel singolo bambino è nella condizione di sopportare lo stress immunitario delle vaccinazioni senza rischi gravi per la sua salute.
Lo studio ematochimico pre-vaccinale
La richiesta degli esami pre-vaccinali è e resta estremamente importante e corretta e i motivi sono i seguenti:
- i neonati o comunque i bambini piccoli (per la loro fisiologica condizione di vita) sono particolarmente deboli a livello immunitario e, se non facciamo attenzione, non solo li possiamo rendere ancora più deboli, ma li possiamo anche squilibrare a lungo o, in alcuni sporadici casi, per sempre;
- i vaccini pediatrici, anche se raramente, possono causare gravi danni;
- alcuni bambini, anche se nei primi mesi appaiono perfettamente sani, possono avere una particolare predisposizione a presentare danni in seguito alle vaccinazioni (ipogammaglobulinemia transitoria, alterazioni del microbiota intestinale, alterazioni dell’assorbimento enterico dei nutrienti, carenza di determinate sostanze biologiche a livello cerebrale, presenza di patologie latenti, stress di vita particolarmente intensi, presenza di sostanze tossiche come gli inquinanti ambientali, ecc.).
Ecco perché sembrerebbe più che razionale eseguire alcuni esami ematochimici nei soggetti presumibilmente a rischio. Infatti, anche il semplice Buon Senso ci pone delle domande:
- Le vaccinazioni che vengono inoculate a neonati di 2-3 mesi, dei quali non conosciamo praticamente nulla, sono veramente così innocue da non necessitare alcun accertamento preliminare per assicurarsi che il neonato le possa tollerare senza subirne danno e sono anche così innocue da non richiedere neppure una specifica e approfondita visita medica anticipatoria?
- Se i vaccini sono farmaci veri e propri, è lecito pensare che esista un farmaco senza effetti indesiderati? È lecito far correre un rischio, potenzialmente anche grave (nonostante sia raro), ad un soggetto teoricamente sano e addirittura ad un bambino che ha davanti a sé una lunga vita?
- Esistono dei farmaci che devono essere somministrati a tutti in modo massivo e incondizionato? È quindi lecito imporre a tutti per Legge il trattamento vaccinale, potenzialmente patogeno, e per di più senza chiedersi se il bambino sia in grado di sopportarlo?
- Non sarebbe logico, sensato, prudente e rispettoso del più sacrosanto Principio di Precauzione sottoporre il bambino ad una accurata anamnesi pre-vaccinale che indaghi lo stato della sua salute psico-fisica, ma anche quella dei suoi genitori e che indaghi anche tutte quelle condizioni che possono causare debolezze personali, genetiche, familiari, ambientali e sociali nel vaccinando?
Eppure la realtà è molto diversa: i bambini molto raramente vengono visitati in modo approfondito e specifico prima della somministrazione dei vaccini! Al massimo si chiede ai genitori se il bambino sta bene e, nel caso abbia avuto la febbre poco prima, si consiglia di dargli una dose di paracetamolo subito dopo il vaccino e di vaccinarlo ugualmente!
A - Non esiste un test pre-vaccinale per riconoscere con certezza i soggetti a rischio
Va precisato fin da subito che ci sono dei test che si possono fare, ma non forniscono di per se stessi una certezza, perché anche se risultassero normali, non potrebbero escludere una immaturità del sistema immunitario e/o una particolare incapacità di gestire l’intenso stress immunitario che le vaccinazioni multiple (sei o più vaccini inoculati contemporaneamente o anche un numero minore ma inoculato ripetutamente a brevi intervalli temporali) possono causare in organismi predisposti.
Se però questi test risultassero alterati, pur non fornendo una certezza assoluta, esprimerebbero comunque la presenza di un buon margine di rischio ad eseguire la vaccinazione. Infatti, alla domanda “Quali esami eseguire per capire se c’è stato un danno da vaccino?“, la Dott.ssa Paola Tataseo, biologa molecolare, ha risposto con decisione: “Tutti e nessuno!” E poi ha continuato con queste parole:
“Prima di tutto va detto che non si dovrebbe parlare di un preciso danno da vaccino, ma della perdita dello stato di salute dovuta ad una serie di concause (stress, agenti infettivi, farmaci, tossine, suscettibilità genetica, inquinamento ambientale, ecc.) tra le quali il vaccino (che comunque molti Autori catalogano tra gli stressor) rappresenta l’elemento maggiormente visibile e/o slatentizzante della perdita di un equilibrio già precario, specie quando si agisce come si fa oggi e cioè quando le vaccinazioni sono multiple e vengono somministrate ad un organismo estremamente debole e immaturo a livello immunitario come è quello del neonato … Infine, trovare un luogo comune a tutti i danni da vaccino potrebbe essere un’impresa quasi impossibile, anche se è probabile che la risposta sia sempre celata nell’epigenetica, cioè nell’interazione di determinati geni individuali con l’ambiente. Purtroppo, nel momento in cui viene diagnosticato un ipotetico danno da vaccino è ormai passato abbastanza tempo per individuare una serie di ‘blocchi’ biochimici a cascata che hanno causato la malattia e complicato la ricerca del perché di quella malattia“.
Tataseo ha perfettamente ragione, non dobbiamo pensare ai vaccini come a sostanze che causino danni in modo diretto: questo avviene molto raramente e in bambini immunologicamente molto deboli o con processi flogistici latenti o con importanti alterazioni genetiche (anche se misconosciute). Il più delle volte i vaccini agiscono non causando ma slatentizzando una debolezza preesistente e quindi bisogna cercare di individuare la debolezza immunitaria o metabolica presente nel bambino e poi dimostrare tale condizione con gli esami alterati.
Pertanto, il primo punto è raccogliere un’anamnesi dettagliata di tutta la storia del bambino (iniziando da prima del suo concepimento) in modo da arrivare ad una ipotesi diagnostica (secondo punto) e poi, come terzo punto, arrivare alla dimostrazione dell’ipotesi sottoponendo il bambino ad esami strumentali e/o ematochimici accuratamente scelti e personalizzati.
Se invece facciamo esami generici e non personalizzati, corriamo il rischio di non scoprire la debolezza del bambino, spendiamo soldi, stressiamo il bambino con prelievi o esami strumentali inutili e in ogni caso utilizziamo un approccio non razionale e casuale che potrebbe rivelarsi infruttuoso.
Quindi, una corretta decisione sul se e quando vaccinare può scaturire solo da una valutazione molto approfondita del bambino, che però può essere fatta solo da un medico che lo ha visitato più volte e che ha raccolto in modo attento la sua storia e quella dei suoi genitori (partendo addirittura da prima del suo concepimento). In sintesi, i fattori da analizzare sono:
- familiarità patologica del bambino e dei suoi genitori (specie per quanto riguarda le patologie immunitarie e genetiche);
- gravidanza materna (indagando specialmente alimentazione, farmaci e malattie avute);
- parto (tipo di parto e farmaci assunti);
- alimentazione e crescita del bambino, specie nel primo anno di vita (con particolare riguardo al tipo di allattamento e di svezzamento);
- patologie avute dal bambino e farmaci e/o integratori nutrizionali assunti;
- ambiente in cui il bambino vive con particolare attenzione all’eventuale presenza di relativi fattori di rischio (fattori stressanti a livello psichico o biologico, come ad esempio un inquinamento di qualsiasi tipo).
Solo alla luce di questi dati si possono scegliere gli esami da fare ed è palese che la loro scelta dovrebbe essere eseguita da un medico che ha le conoscenze adatte per farla.
B - Esami “ragionati” da eseguire prima di una vaccinazione
Purtroppo, oggi non sappiamo individuare con sicurezza le persone che, a differenza della popolazione generale, presenteranno certamente un evento avverso ad un farmaco o ad un vaccino, però qualcosa possiamo fare.
Pertanto, anche se forse alla luce delle conoscenze attuali è ancora troppo presto per definire un pannello di esami genetici e biochimici da effettuare per individuare i soggetti a rischio, ci sono comunque le conoscenze sufficienti per proporre alcuni esami, chiaramente da rivedere, ampliare e migliorare (spero in un tempo prossimo), tenendo bene in considerazione che ogni singolo risultato deve essere interpretato in concerto con gli altri.
I - Esami pre-vaccinali di primo livello
Per un generico screening iniziale di base, potrebbe essere sufficiente consigliare l’esecuzione nel bambino dei seguenti esami:
- Esame emocromocitometrico con formula leucocitaria.
- VES e Proteina C reattiva (PCR).
- Elettroforesi proteica (protidogramma).
- TSH (funzione tiroidea).
- Vitamina D.
- Esame urine completo.
- Dosaggio delle immunoglobuline (IgA, IgM, IgG, IgE)
- Dosaggio quantitativo degli anticorpi specifici (IgG) dei vaccini che dovrebbero essere inoculati: anticorpi contro difterite, tetano, polio, epatite B, emofilo B, pertosse, morbillo, parotite, rosolia, varicella, meningococco (il dosaggio di questi anticorpi è utile perché se qualche bambino non vaccinato presenta già degli anticorpi in quantità sufficiente non è necessario ricevere quel vaccino).
II - Esami pre-vaccinali di secondo livello
Sono esami da eseguire nel bambino che si aggiungono ai precedenti e che sono utili in caso di qualche sospetto patologico dedotto dalla raccolta anamnestica e che si vuole confermare o meno con gli esami di laboratorio.
Pertanto, gli esami che consiglierei dipendono dalle informazioni raccolte.
Esami genericamente utili: transaminasi, GGT, LDH, ferritina, glucosio, fosfatasi alcalina, elettroliti sierici (sodio, potassio, magnesio, calcio, fosforo, ferro, zinco, rame).
Bambino immunologicamente immaturo o nato prematuro: immunoglobuline sieriche (IgA, IgG, IgM e IgE), tipizzazione linfocitaria.
Bambino con processo infiammatorio latente: bastano già gli esami di primo livello (esame emocromocitometrico con formula leucocitaria, elettroforesi proteica per le alfa-2-globuline e le gamma-globuline, la VES, la PCR e l’esame urine), ma si potrebbero aggiungere alcuni esami ulteriori in base alla causa dell’infiammazione.
Bambino con disturbi digestivi e/o addome gonfio: test per la ricerca delle intolleranze alimentari (IgG e IgE specifiche), tipizzazione tessutale HLA ad alta risoluzione per la malattia celiaca, test di permeabilità intestinale agli zuccheri disaccaridi e monosaccaridi.
Bambino figlio di genitori con malattie autoimmuni: tipizzazione tessutale HLA ad alta risoluzione (richiedere valutazione specifica in base alla patologie autoimmune presente nei genitori), omocisteina, acido folico, vitamina B6, vitamina B12 e glutatione ridotto e ossidato con misura del loro rapporto [GSH/GSSG].
Bambino figlio di genitori con patologie croniche: esami per cercare nel bambino le malattie latenti dei genitori, ma anche omocisteina, acido folico, vitamina B6, vitamina B12.
Bambino pallido, magro, anoressico e non allattato al seno: vitamina D, omocisteina, acido folico, vitamina B6, vitamina B12, ferritina, elettroliti sierici (sodio, potassio, magnesio, calcio, fosforo inorganico, ferro, zinco, rame), test per malattia celiaca (anticorpi antigliadina [AGD], anticorpi antiendomisio [AEM], anticorpi antitransglutaminasi e tipizzazione tessutale HLA ad alta risoluzione per la ricerca delle molecole HLA DR3, DR7 e in particolare DQ2 e DQ8).
Bambino figlio di genitori o di madre vegetariana/vegana: omocisteina, acido folico, vitamina B6, vitamina B12, ferritina, elettroliti sierici (sodio, potassio, magnesio, calcio, fosforo inorganico, ferro, zinco, rame), aminoacidi sierici e urinari.
Bambino che vive vicino inceneritori o in un ambiente con elevato inquinamento ambientale: ricerca metalli tossici urinari, rapporto tra glutatione ridotto e ossidato, glutatione S-transferasi (per valutare la capacità di detossificazione), uroporfirine urinarie e coproporfirine urinarie (espressione di danno farmacologico, intossicazione di metalli tossici o di sostanze chimiche tossiche, disordini genetici, patologie epatiche, stress ossidativo, ecc.), mineralogramma del capello.
Bambino con frequenti patologie virali o ammalatosi di qualche grave patologia poco dopo la nascita o sottoposto a precedente intervento chirurgico: ricerca di alcuni anticorpi virali (Cytom...
Vaccinazioni specifiche
La vaccinazione è offerta nel 65esimo anno di vita a partire dalla coorte del 1952, ed è offerta ai soggetti affetti da patologie croniche cardiache, polmonari, epatiche, renali, diabete mellito, immunodeficienze primarie, acquisite o secondarie a terapie immunosoppressive/immunomodulanti a lungo termine, neoplasie, sottoposti a trapianto di midollo o d'organo, portatori di emoglobinopatie, asplenia, impianti cocleari, perdite liquorali da traumi o intervento.
La vaccinazione è offerta nel 65esimo anno di vita a partire dalla coorte del 1952, ed è offerta ai soggetti affetti da patologie croniche cardiache, polmonari e diabete mellito, oppure a soggetti per i quali è prevista in futuro la somministrazione di terapie immunosoppressive/immunomodulanti (soggetti che si sottopongono ciclicamente a terapie cortisoniche ad alte dosi, o per i quali è previsto di iniziare un percorso di chemioterapia o con farmaci biologici). La vaccinazione è inoltre offerta a persone che hanno avuto precedenti episodi di Herpes Zoster, ad almeno un anno di distanza dall'ultimo.
In caso di accesso alla vaccinazione per patologia è necessario al momento dell'appuntamento presentare apposita documentazione sanitaria comprovante la condizione morbosa (richiesta motivata del MAP, relazione dello specialista, esenzione).
Vaccinazione contro la pertosse in gravidanza
Per la profilassi contro la pertosse in gravidanza viene somministrato il vaccino trivalente tetano-difterite-pertosse. Il periodo consigliato dalle linee guida per ottenere la migliore risposta immunitaria è tra la 28° e la 32° settimana di gestazione, ma può essere eseguito fino al limite della 36°.
Vaccinazioni contro il meningococco
La vaccinazione anti-meningococco C viene offerta gratuitamente fino ai 10 anni e in regime di co-pagamento a partire dai 18 anni. Quella anti-meningococco ACWY è offerta gratuitamente dagli 11 anni al compimento del 18° anno, in seguito può essere richiesta in copagamento. Il vaccino contro il meningococco B è offerto gratuitamente nel primo anno di vita e fino al compimento dei 6 anni a partire dalla coorte di nascita 2017, per tutte le altre coorti può essere richiesta in copagamento.
Le vaccinazioni contro il meningococco vengono offerte gratuitamente in quelle condizioni patologiche che espongono a un maggior rischio di forme invasive da batteri capsulati quali: immunodeficienze primarie, acquisite o secondarie a terapie immunosoppressive a lungo termine , neoplasie, sottoposti a trapianto di midollo o d'organo o loro conviventi, portatori di emoglobinopatie, asplenia, impianti cocleari, perdite liquorali da traumi o intervento. Viene inoltre offerta ai soggetti affetti da diabete mellito di tipo 1, epatopatie e nefropatie di grado severo.
Richiamo dell'antitetanica e vaccinazione con il papilloma virus
Dai nati nell'anno 2006 è offerta anche ai maschi la vaccinazione con il papilloma virus.
Paure e controindicazioni
La paura di effetti collaterali immediati o a distanza è una delle ragioni più comuni che portano i genitori a esitare o addirittura a rifiutare di vaccinare i loro figli.
La legge sull’obbligo di vaccinazione per l’accesso a scuola ha inoltre fornito il pretesto per un’altra categoria di esami, altrettanto inutili: quelli per accertare l’avvenuta immunizzazione, per esempio a seguito della malattia naturale. In quest’ultimo caso i test per il dosaggio degli anticorpi contro una o più malattie sono fondati: dimostrano effettivamente l’avvenuta immunizzazione. Sono però altrettanto inutili, dal momento che sottopongono il bambino al disagio di un prelievo di sangue in più, e la famiglia ai costi per l’esame, quando la somministrazione di un vaccino in una persona già immunizzata non rappresenta in alcun modo un rischio. Se infatti l’individuo è già protetto contro la malattia, la vaccinazione rappresenta comunque uno stimolo paragonabile a quello dell’incontro con il vero microrganismo che potrebbe comunque accadere.
Tutti gli altri test per l’individuazione di ipotetiche condizioni predisponenti sono invece del tutto infondati: né l’Organizzazione Mondiale della Sanità né altre istituzioni di rilievo scientifico a livello internazionale raccomandano esami di questo tipo, così come nessuna delle più importanti società scientifiche europee o americane. Non esiste infatti a tutt’oggi nessun esame in grado di prevedere lo sviluppo di possibili reazioni avverse ai vaccini. Molti ricercatori stanno però studiando questo problema, alla ricerca di possibili indicatori efficaci di una situazione di maggiore rischio.
Le controindicazioni vere alle vaccinazioni, come sottolinea la Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni dell’Istituto superiore di sanità, si possono raccogliere semplicemente con un’anamnesi, cioè parlando con i genitori. Per la maggior parte delle vaccinazioni raccomandate, infatti, l’unica controindicazione assoluta è il ricordo di una reazione di tipo anafilattico in seguito a una precedente vaccinazione. La prima volta invece non abbiamo modo di prevederla, così come non la possiamo prevedere prima di somministrare qualunque altro farmaco o alimento potenzialmente allergizzante.
Secondo le linee guida del CDC e la Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni redatta dal Ministero della Salute, le procedure vaccinali prevedono l'esecuzione dell'anamnesi vaccinale standard. Qualora sussistano dubbi in merito all'idoneità, l'operatore fa riferimento al medico vaccinatore responsabile di seduta che decide in merito alla vaccinazione.
Non vi sono evidenze che una malattia riduca l'efficacia del vaccino o aumenti gli effetti collaterali. In presenza di malattia moderata grave con o senza febbre, come precauzione la vaccinazione va differita a dopo la guarigione. Precedenti reazioni allergiche, anche gravi, per allergeni inalanti (pollini, polvere), alimentari (fragole, frutta secca, crostacei), da contatto (nichel, detersivi), da puntura di insetti (api) non sono un problema perché non vi sono reazioni crociate con il vaccino anti-Covid. Precedenti reazioni allergiche da farmaci richiedono attenzione per eventuali farmaci contenenti PEG presente anche nel vaccino.
Qualsiasi esame con mezzo di contrasto (TAC, RMN, scintigrafia) o trattamenti di radioterapia, pregresso o in programma, non costituiscono problema o motivo di ritardo. In caso di trattamento con anticoagulanti usare ago sottile, far comprimere 5 minuti il sito d'iniezione. In caso di terapia per patologie della coagulazione (es. emofilia) usare ago sottile, far comprimere 5-10 minuti il sito d'iniezione.
Non ci sono farmaci che interferiscono con il vaccino. La raccomandazione è di continuare ad assumere regolarmente le terapie in atto senza modificare gli orari di assunzione, nemmeno il giorno del vaccino. Gli unici farmaci sui quali si può valutare se rimandare la vaccinazione sono i cortisonici che in parte possono ridurre l'efficacia vaccinale.
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