Sindrome Metabolica: Quali sono gli Esami del Sangue Utili?

La sindrome metabolica (chiamata anche “sindrome x” o sindrome di Reaven) è una condizione in cui coesistono diverse anomalie del metabolismo che hanno come risultato finale quello di aumentare notevolmente il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari e forme conclamate di diabete mellito. Di fatto, quindi, la sindrome metabolica non è una singola patologia quanto, piuttosto, un insieme di disturbi patologici. Vale la pena specificare, infatti, che in medicina il termine “sindrome” non è necessariamente una malattia specifica, ma piuttosto un quadro clinico che può comprendere diverse condizioni. La Sindrome Metabolica è una patologia particolarmente diffusa con un quadro clinico complesso caratterizzato dalla presenza di più fattori di rischio quali obesità, specialmente eccessiva quantità di grasso corporeo addominale, elevati valori di trigliceridi, bassi livelli di colesterolo HDL (“colesterolo buono”), alti valori di glicemia e di pressione arteriosa.

Per rischio cardiovascolare intendiamo una condizione con elevata possibilità di insorgenza di patologie a carico del cuore e dei vasi sanguigni, possibilità che aumenta in base alla presenza di più fattori di rischio e/o predisponenti. Tale condizione cronica porta nel tempo a complicanze con danni ad apparati e a organi. La sindrome metabolica presenta un rischio due volte maggiore di sviluppare malattie cardiache e cinque volte maggiore di sviluppare il diabete. Più alto è il numero di condizioni di cui si soffre, maggiore è la probabilità di sviluppare la sindrome metabolica.

La diffusione della sindrome metabolica è in continuo aumento a causa dei tassi di obesità tra gli adulti, tanto che in futuro la sindrome potrebbe superare il fumo come il principale fattore di rischio per le patologie cardiache. L’incidenza della sindrome metabolica è in aumento a livello globale, in modo analogo e parallelo a quanto si verifica per l’incidenza dell’obesità; inoltre, non si presenta più solo nelle persone adulte ma anche nell’infanzia e nell’adolescenza. Si ha il picco di incidenza nella fascia d’età 65-74 anni e nei soggetti che soffrono di diabete di tipo 2 (tra l’80% e il 90%).

Spesso, tuttavia, non è correlata a una sintomatologia specifica e si sviluppa silenziosamente. Nonostante il maggior rischio di sviluppare in futuro condizioni come il diabete e varie patologie cardiovascolari, le persone che soffrono di sindrome metabolica spesso non presentano sintomi e affermano, perlopiù, di “sentirsi bene”. Richiede dunque particolare attenzione ai fattori di rischio che possono contribuire alla sua comparsa.

Diagnosi della Sindrome Metabolica

La diagnosi precoce è essenziale, e per la sindrome metabolica è prevista la raccolta delle urine, al mattino, e un prelievo di sangue venoso. Il check Up Metabolico si esegue con un prelievo di sangue venoso e mediante la raccolta delle 2^ urine del mattino. Per tenere sotto controllo questi parametri bisogna effettuare controlli con cadenza regolare dal medico di medicina generale che indicherà quali esami mirati effettuare.

La diagnosi di sindrome metabolica viene effettuata sulla base di alcuni parametri, che comprendono la misura della circonferenza della vita, dei livelli di trigliceridi e colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo “buono”), della glicemia a digiuno e della pressione sanguigna. Dal punto di vista fisico, il/la medico/a valuta la circonferenza della vita, per la quale i valori limite sono indicati come ≥ 102 centimetri per gli uomini e 88 per le donne; misura inoltre la pressione arteriosa, che in condizioni fisiologiche è 120/80 mmHg (millimetri di mercurio, l’unità di misura per la pressione; i due valori sono riferiti alla pressione sistolica o massima, cioè quando il cuore si contrae e pompa il sangue nelle arterie, e alla diastolica o minima, quando l’organo si rilassa per riempirsi di sangue).

Gli esami del sangue permettono poi di verificare l’eventuale presenza di ipertrigliceridemia (livelli alti di trigliceridi nel sangue), i livelli di colesterolo HDL e quelli di glucosio.

Criteri diagnostici

I criteri diagnostici della sindrome metabolica sono oggetto di discussione. Le linee guida internazionali più note sono quelle dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), dell’IDF (Fondazione internazionale per il diabete) e del NCEP-ATP III (il National cholesterol educational program adult treatment panel III), ma divergono tra loro. In linea generale, si ritiene che per la diagnosi di sindrome metabolica sia necessaria la presenza di tre dei seguenti parametri:

  • circonferenza vita: maggiore o uguale (≥) a 102 cm nei maschi, ≥ 88 cm nelle femmine;
  • pressione arteriosa: ≥ 130/85 mmHg;
  • colesterolo HDL: minore di 40 mg/dl nei maschi, < 50 mg/dl nelle femmine;
  • trigliceridi ≥ 150 mg/dl;
  • glicemia a digiuno ≥ 100 mg/dl.

La sindrome metabolica è caratterizzata da diverse condizioni (eccesso di grasso addominale, ipertrigliceridemia, iperglicemia, bassi livelli di colesterolo HDL, ipertensione), che non sono necessariamente tutte presenti. La sindrome metabolica viene individuata anche grazie a elevati valori di pressione arteriosa: superiori a 130 per la sistolica o superiori a 85 per la diastolica. Possono anche risultare troppo alte entrambe.

Glicemia: se a digiuno il livello di glucosio, che è il prodotto di sintesi in seguito all’assunzione dei carboidrati, supera i 100 mg/dl, si può considerare una situazione d’allerta. Si tratta di diabete se supera i 125 mg/dl. Trigliceridi, i grassi sintetizzati a seconda della dieta. Colesterolo totale, colesterolo HDL (“buono”) e colesterolo LDL (“cattivo”). In quanto fonte d’energia per il nostro corpo, il colesterolo deve presentare valori equilibrati, in particolare nella relazione fra colesterolo HDL ed LDL.

Cause e Complicazioni

Le cause della sindrome metabolica non sono ancora del tutto chiare, anche se appare evidente che l’obesità e lo stile di vita sedentario contribuiscano ad aumentarne il rischio. Molti esperti ritengono che il fattore chiave della sindrome metabolica sia l’insulino-resistenza, cioè la scarsa sensibilità delle cellule a questo ormone che impedisce l’assorbimento cellulare del glucosio, condizione che porta ad alti livelli di zuccheri nel sangue.

Dobbiamo ricordare che non solo in caso di obesità, ma anche in caso di sovrappeso, vengono rilasciati in circolo grandi quantità di acidi grassi liberi che stimolano la produzione e il rilascio di glucosio, di trigliceridi e colesterolo LDL (cattivo). A sua volta l’aumento di glucosio e acidi grassi stimola il pancreas ad aumentare la secrezione di insulina che provoca ipertensione e uno stato pro-infiammatorio.

Altri fattori di rischio che possono contribuire alla sindrome metabolica sono età avanzata e menopausa. Inoltre, alcune patologie come steatosi epatica, calcoli biliari, apnee notturne e ovaio policistico sono considerate come facenti parte della costellazione della sindrome metabolica.

La sindrome metabolica è associata a un rischio alto di diverse complicanze, tra cui le principali sono diabete, ictus, vari disturbi cardiovascolari (fibrillazione atriale, infarto cardiaco, embolia polmonare eccetera), alcuni tipi di tumore (per esempio quello al colon), nonché a danni agli organi, in particolare reni, fegato, pancreas e cistifellea. Quando un soggetto soffre di sindrome metabolica, il rischio di contrarre patologie cardiovascolari raddoppia entro i 10 anni, l’insorgenza del diabete si moltiplica per cinque volte e i possibili danni alle arterie coronarie (infarto del miocardio o angina pectoris) si moltiplicano per tre.

Trattamento e Prevenzione

Il trattamento della sindrome metabolica mira a ridurre il rischio che si sviluppino altre patologie correlate, come il diabete. Per curare la sindrome metabolica e ridurre i rischi per la salute a cui questa può condurre il modo migliore è svolgere regolarmente attività fisica, anche leggera, ridurre il peso corporeo e seguire una dieta bilanciata. La cura e, ancor prima, la prevenzione della sindrome metabolica richiede da parte del soggetto una presa di coscienza rispetto al proprio stile di vita, cui dovrebbe seguire un cambiamento delle proprie abitudini.

Innanzitutto è fondamentale una regolare attività fisica. L’esercizio fisico contribuisce infatti alla perdita di peso fino al raggiungimento del proprio peso forma. Particolarmente indicate sono attività di tipo aerobico e l’allenamento di resistenza, che permettono di incrementare il consumo energetico, riattivare il metabolismo e perdere peso. Altro punto cruciale riguarda l’astensione dal fumo, uno tra i fattori di rischio cardiovascolare più pericolosi. Altrettanto fondamentale è seguire delle sane abitudini alimentari. Una dieta equilibrata e consapevole rappresenta un valido aiuto per avere una circonferenza vita sotto controllo.

Sebbene non tutti i fattori di rischio per la sindrome metabolica siano modificabili (è il caso per esempio dell’età e della storia familiare), uno stile di vita sano ha un ruolo molto importante per la prevenzione di questa condizione. Fare regolarmente attività fisica, mantenere il proprio peso nella norma, seguire una dieta equilibrata, non fumare e limitare il consumo di alcol sono tutti elementi che contribuiscono a ridurre il rischio di sviluppare la sindrome metabolica. Le stesse indicazioni che possono aiutare a contrastare la sindrome metabolica, possono anche contribuire a prevenire le condizioni che la causano. È quindi utile fare almeno 30 minuti al giorno di attività fisica, non fumare, mantenere il peso forma e seguire una dieta ricca di verdura, frutta, cereali integrali e proteine vegetali e da carni magre, e povera di sale e grassi saturi.

Strategie di prevenzione e trattamento

  • svolgere regolarmente attività fisica, anche leggera: l’ideale sarebbe svolgere un’attività di tipo aerobico per circa 30 minuti al giorno per 5 giorni alla settimana. Alcune strategie per limitare la sedentarietà sono preferire le scale invece dell’ascensore e utilizzare la bicicletta o spostarsi a piedi invece che in automobile.
  • seguire una dieta bilanciata che preveda molto consumo di frutta e verdura e una riduzione di cibi e bevande eccessivamente calorici.

Qualora questo approccio non fosse sufficiente, il/la medico/a può indicare anche un trattamento farmacologico, che non esclude comunque la necessità di seguire le raccomandazioni di uno stile di vita sano. Diversi farmaci possono infatti essere impiegati per abbassare la pressione arteriosa e i livelli di glucosio, trigliceridi e colesterolo nel sangue, così da prevenire le complicanze della sindrome metabolica.

Farmaci utilizzati:

  • farmaci per la cura dell’ipertensione quali diuretici e betabloccanti, tra i farmaci più adottati per la risoluzione dell’ipertensione.
  • farmaci per la riduzione della glicemia, per i quali è necessaria una distinzione. Nel caso, infatti, del diabete mellito (di tipo 1) il paziente deve ricorrere all’iniezione sottocutanea di insulina.

La cura della sindrome metabolica si basa sulla terapia delle complicanze; la prevenzione si basa sull’adozione di modifiche sostanziali dello stile di vita e dell’alimentazione.

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