Esami del Sangue per l'Ipertensione: Una Guida Completa

L’ipertensione arteriosa, comunemente conosciuta come “pressione alta”, è una condizione molto diffusa che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Si stima che circa il 20% della popolazione adulta nei paesi industrializzati soffra di questa condizione (1 persona su 5). Spesso definita un “killer silenzioso”, l’ipertensione può non presentare sintomi evidenti per anni, ma rappresenta uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari, ictus e insufficienza renale.

L’ipertensione arteriosa è una condizione patologica caratterizzata da un aumento della pressione sanguigna. L’ipertensione è caratterizzata da un aumento persistente della pressione del sangue nelle arterie. Nelle persone adulte, i valori ottimali di pressione arteriosa sono inferiori a 120/80 mmHg. Si parla di ipertensione quando almeno uno dei due valori supera la norma con un aumento conseguente del rischio di sviluppare altre patologie cardiovascolari.

Più di un miliardo di persone nel mondo presentano livelli pressori troppo alti. La prevalenza di ipertensione negli adulti è intorno al 30-45%, e interessa maggiormente il sesso maschile (24% contro il 20% nelle femmine). L’ipertensione arteriosa colpisce fino al 60% di individui sopra i 60 anni perché la sua prevalenza aumenta con l’aumentare dell’età.

Le ultime linee guida sull’ipertensione sono state pubblicate nel 2018 dalla Società Europea di Cardiologia (ESC) e presentano una nuova strategia nei confronti di questa patologia che è la principale causa di morte per cardiopatia ischemica (4,9 milioni), infarto e angina, ictus ischemico (1,5 milioni) e ictus emorragico (2,0 milioni). Inoltre la presenza di ipertensione arteriosa modifica anche l’incidenza di scompenso cardiaco, malattie renali e arteriopatia periferica.

Cause e Tipi di Ipertensione

Nel 90-95% dei casi l’ipertensione è di origine primaria e viene definita ipertensione essenziale. Pur se la causa è fondamentalmente ignota, è chiaro che molti fattori la influenzano: familiarità, fumo di sigaretta, obesità, rigidità vasale, alimentazione scorretta, vita sedentaria ecc.

Esiste anche la possibilità che l’aumento della pressione arteriosa non sia di origine primaria, ma piuttosto sia una conseguenza di altre patologie, anche se questi casi sono relativamente rari. L’ipertensione arteriosa viene distinta in ipertensione essenziale e secondaria. Le forme secondarie invece riconoscono una causa specifica, che se trattata solitamente risolve anche l’ipertensione. Tra le patologie dell’arteria renale l’aterosclerosi è frequente nel paziente anziano, mentre la fibrodisplasia nelle giovani donne. L’iperaldosteronismo primitivo rappresenta la causa più frequente di ipertensione secondaria mentre i contraccettivi ormonali sono la causa più frequente di ipertensione arteriosa indotta da farmaci.

Sintomi e Complicazioni

In genere l’ipertensione non presenta alcun sintomo definito, si può essere soggetti a ipertensione per interi anni senza avere sintomi. L’ipertensione raramente causa sintomi evidenti. L’ipertensione arteriosa rimane asintomatica per molti anni e quando compaiono i sintomi si tratta già di complicanze legate al danno vascolare. I disturbi più comuni sono cefalea occipitale a carattere pulsante, difficoltà respiratoria, palpitazioni, vertigini, epistassi e disturbi della visione.

L’ipertensione danneggia sia i vasi di piccolo calibro sia quelli di grosso calibro, come le arterie coronarie, le renali e le carotidi. L’ipertensione può provocare diverse complicazioni in vari organi del corpo. Per esempio, può causare inizialmente un ispessimento delle pareti cardiache (ipertrofia), soprattutto nel ventricolo sinistro, la parte che svolge la maggior parte del lavoro come pompa cardiaca. Gli occhi non sono risparmiati dagli effetti dell’ipertensione.

Diagnosi dell'Ipertensione

La diagnosi di ipertensione arteriosa si pone quando si riscontra una pressione sistolica superiore a 140mmHg e/o una pressione diastolica superiore a 90mmHg. La misurazione può avvenire presso l’ambulatorio attraverso uno sfigmomanometro oppure a domicilio attraverso un monitoraggio della pressione nelle 24h con un holter pressorio. La pressione arteriosa sanguigna si misura in millimetri di mercurio (mmHg). L’ipertensione viene “scoperta” attraverso la misurazione della pressione arteriosa. All’uso dello sfigmomanometro viene affiancato quello del fonendoscopio, con cui vengono ascoltati i rumori dell’arteria del braccio mentre viene effettuata la misurazione.

È importante misurare la pressione su entrambe le braccia, specialmente durante la visita iniziale e dopo 1 e 3 minuti in posizione eretta. La pressione deve essere misurata almeno tre volte, con intervalli di circa 1 minuto tra le misurazioni, in un ambiente tranquillo. Successivamente, si calcola la media dei valori ottenuti. Durante la misurazione, la persona deve essere seduta o sdraiata da almeno 5 minuti. Se si è seduti, il bracciale per la pressione deve essere posizionato all’altezza del cuore, ovvero almeno un dito sopra la piega del gomito, e il braccio deve essere appoggiato su una superficie stabile. Per braccia con una circonferenza maggiore di 32cm è opportuno utilizzare il bracciale più grande (per obesi) per ottenere valori pressori corretti.

I valori della pressione rilevati autonomamente a casa sono un importante strumento per il medico. A tale proposito è fondamentale considerare l’ipertensione da “camice bianco”, che colpisce circa il 30-40% delle persone e oltre il 50% degli anziani.

Esami di Routine e Approfondimenti

Una volta verificata l’esistenza di ipertensione arteriosa è necessario escludere la presenza di rischi cardiovascolari per il paziente. L’anamnesi è molto importante per indagare le abitudini di vita del paziente, valutare la familiarità per patologie cardiovascolari o per individuare elementi suggestivi di una forma secondaria di ipertensione.

Gli esami di routine comprendono la funzionalità renale, gli elettroliti plasmatici, l’esame urine, l’emocromo, la glicemia, l’uricemia e l’assetto lipidico. Gli esami, non specifici, ma che consentono la diagnosi sono:

  • Esame delle urine: è un test di primo livello per lo studio della funzionalità renale.
  • Albumina urinaria, Urea e Creatinina: utili per rilevare alterazioni nella funzionalità renale e per monitorare gli effetti dei farmaci su di essa.
  • Potassiemia (kaliemia): il dosaggio del potassio, prescritto in genere insieme a quello di altri elettroliti quali sodio e cloro, è di ausilio nella valutazione dell’equilibrio idro-salino dell’organismo. La sindrome di Cushing e la sindrome di Conn sono spesso associate con ipokaliemia, che quindi può essere indicativa della loro presenza.

Un ridotto valore di potassio plasmatico richiede un approfondimento per escludere l’iperaldosteronismo o una malattia del rene.

Altri Esami Diagnostici

Per un inquadramento accurato e completo, è sempre necessario valutare il rischio complessivo del paziente attraverso strumenti di valutazione del rischio che forniscono un punteggio che esprime la probabilità che un paziente abbia un evento cardiovascolare nei prossimi 10 anni (the SCORE System).

  • L’ecocolordoppler cardiaco: permette di vedere con chiarezza i segni dell’ipertensione arteriosa e del danno d’organo cardiaco che essa comporta. Vanno valutati come spiegato prima gli spessori parietali, le dimensioni dell’atrio sinistro, dell’aorta ascendente e la funzione diastolica. Tutti segni più o meno diretti dell’incremento cronico pressorio che possono spingere più o meno il cardiologo ad impostare una terapia.
  • L’ecocolordoppler cardiaco permette invece di valutare la presenza di alterazioni patologiche del cuore e misurare il flusso di sangue che scorre al suo interno, e l’ecocolordoppler dei tronchi sovraortici serve ad analizzare la morfologia dei vasi, individuare eventuali lesioni aterosclerotiche ed escludere la presenza di trombosi venose.
  • Il Check-Up Ipertensione include la valutazione della storia clinica familiare e personale, l’esame obiettivo, la misurazione della pressione sanguigna, l’elettrocardiogramma (ECG) per indagare la presenza di disfunzione cardiaca, disturbi della conduzione, aritmie e segnali predittivi di patologie cardiache.

Trattamento dell'Ipertensione

Il trattamento dell’ ipertensione arteriosa dipende dal grado del rialzo pressorio e dal rischio cardiovascolare globale del paziente. L’obiettivo del trattamento è quello di ridurre la pressione arteriosa. L’obiettivo primario della terapia farmacologica è ridurre la pressione arteriosa a valori inferiori a 140/90 mmHg e se ben tollerati arrivare anche a 130/80 mmHg. È importante notare che il target pressorio ottimale varia in base all’età del paziente.

Il medico di medicina generale e il cardiologo hanno a disposizione una vasta gamma di farmaci per il trattamento dell’ipertensione arteriosa. Esistono diversi tipi di farmaci utilizzati nel trattamento dell’ipertensione, tra cui diuretici, beta-bloccanti, calcio-antagonisti, ACE inibitori e sartani, solo per citarne alcuni. Questo significa che la terapia per l’ipertensione deve essere personalizzata, tenendo conto delle specifiche caratteristiche di ogni persona, delle condizioni mediche e dello stile di vita al fine di identificare il trattamento ottimale. La terapia farmacologica si basa sull’utilizzo di uno o più farmaci antipertensivi. Nel caso di un paziente con un grado moderato di ipertensione la prima scelta sarà un singolo farmaco, solitamente un diuretico tiazidico, con somministrazione giornaliera. In caso di mancata efficacia è consigliabile associare a questo un ACE-inibitore. Sarà compito del medico stabilire un trattamento adeguato che sia il più efficace possibile con il minor numero possibile di effetti collaterali.

In tutti gli altri casi va impostata una terapia solo dopo aver effettuato una consulenza cardiologica, un diario pressorio corretto, esami ematochimici ed eventuali valutazioni strumentali. Questo perché le possibilità terapeutiche di trattamento dell’ipertensione sono tantissime e ogni paziente potrebbe beneficiare in modo differente dell’uno o dell’altro farmaco.

Prevenzione e Stile di Vita

Per la prevenzione risultano fondamentali rimedi naturali, ossia le norme comportamentali e dietetico alimentari atte a limitare il più possibile lo sviluppo dell’ipertensione. Il primo passo per riconoscere l’ipertensione è la misurazione regolare della pressione arteriosa. Monitorare la pressione arteriosa regolarmente, seguire una dieta sana e mantenere uno stile di vita attivo sono le chiavi per prevenire l’ipertensione o gestirla efficacemente.

Innanzitutto, è fondamentale ridurre l’apporto di sale nell’alimentazione. Questo non riguarda solo il sale aggiunto agli alimenti, ma anche gli alimenti che naturalmente contengono elevate quantità di sale, come i prodotti insaccati e i formaggi stagionati. Sono tantissimi gli studi che correlano una dieta iposodica (con poco sale) con una riduzione rilevante dei valori pressori ma è importante ricordare ai pazienti che il sale non è solo quello che noi utilizziamo fisicamente per condire gli alimenti. La maggior parte del sale che noi assumiamo è già contenuto all’interno di essi (vedi formaggi stagionati, parmigiano e pecorino, impasti per pane e/o pizza, insaccati di vario genere etc.).

L’astensione dal fumo di sigaretta è il passo iniziale, riduzione di colesterolo, trigliceridi e glicemia sono quelli immediatamente successivi. In ultimo ma non da meno l’attività fisica aerobica. È infatti dimostrato che l’attività fisica aerobica è uno dei migliori regolatori dell’omeostasi pressoria mentre una vita sedentaria rappresenta un’ importante fattore di rischio per ipertensione essenziale.

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