Esami del Sangue e delle Feci per Diagnosticare Problemi al Colon

I problemi di funzionalità intestinale possono presentarsi con una serie di sintomi, tra cui stipsi, meteorismo, diarrea e tensione addominale. Per determinare lo stato di salute dell’intestino, è importante prestare attenzione ai livelli di emocromo e di proteina C-reattiva. In caso di dolore addominale, diarrea o gonfiore intestinale, si consiglia di sottoporsi a un esame del sangue per verificare la presenza di celiachia.

La diagnosi di sindrome dell'intestino irritabile è clinica, nel senso che si basa sui sintomi riferiti dal paziente e da quelli rilevabili dal medico durante la visita in ambulatorio. Tale sintomatologia deve essere presente per almeno 12 settimane (anche non necessariamente consecutive) nel corso degli ultimi 12 mesi. Spesso, però, prima di arrivare a una diagnosi certa di sindrome dell’intestino irritabile, è necessario escludere altre malattie intestinali che si presentano con gli stessi sintomi, ma che richiedono un trattamento differente. A questo scopo, il medico può prescrivere uno o più esami di laboratorio o strumentali di approfondimento, che permettono di precisare la diagnosi e di individuare l'approccio terapeutico più appropriato, in grado di migliorare il benessere intestinale e la qualità di vita del paziente.

Esami di Laboratorio e Biomarcatori

Non ci sono a oggi esami del sangue che possono diagnosticare direttamente una MICI. Tuttavia analisi di questo tipo possono determinare la presenza di un’infiammazione grazie a diversi parametri che includono la conta delle cellule del sangue e le proteine presenti nel sangue o nelle feci. Le proteine presenti nel sangue e nelle feci, dette anche biomarcatori, possono essere utili per rilevare l'infiammazione durante gli esami del sangue e delle feci. Sebbene questo non rilevi cosa stia causando l’infiammazione, potrebbe tuttavia indicare la necessità di ulteriori test per identificare da dove proviene. I biomarcatori del sangue includono la proteina c-reattiva (CRP) e la velocità di eritrosedimentazione (VES), che aiutano entrambi a rilevare la presenza di infiammazione nel corpo. I biomarcatori che si cercano nelle feci includono la calprotectina e la lattoferrina, mentre i valori che si guardano con un esame del sangue sono il livello di proteina C-reattiva e il tasso di sedimentazione degli eritrociti. Entrambi i parametri vengono misurati dopo l'esecuzione di un prelievo di sangue a digiuno.

Il test prevede la misurazione della quantità di calprotectina in un campione di feci. La calprotectina è una proteina prodotta dai neutrofili, un tipo di globuli bianchi, quando l’intestino è infiammato. I campioni di feci vengono sottoposti a valutazioni microscopiche, chimiche e microbiologiche per eseguire gli esami colturali delle feci. L'analisi delle feci serve per svelare l’eventuale presenza di parassiti fecali e delle loro uova, in modo da escludere che la sintomatologia sia dovuta a parassitosi intestinali. In alcuni casi viene fatta anche la ricerca del sangue occulto fecale, che serve per escludere un eventuale sanguinamento dell'intestino non macroscopicamente visibile.

Quando c'è un forte sospetto di sensibilizzazione allergica (alimentare o di altro tipo) possono essere richiesti test allergologici specifici sul sangue, chiamati Rast (Radio-Allergo-Sorbent Test).

Indagini mirate delle feci vengono effettuate da alcuni anni anche per la diagnosi iniziale non invasiva delle malattie infiammatorie intestinali croniche (MICI), come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn. In questo caso, il biomarcatore principalmente utilizzato come riferimento è una proteina chiamata calprotectina fecale, i cui livelli aumentano notevolmente nelle feci delle persone che presentano una MICI.

Infezioni batteriche intestinali abbastanza diffuse sono, per esempio dovute ad alcuni ceppi di Escherichia coli, Clostridium difficile, Salmonella, Shigella , Campylobacter e Listeria monocytogenes. Questi e altri microrganismi sono tra i responsabili della diarrea del viaggiatore che colpisce frequentemente persone che soggiornano in aree caratterizzate da condizioni igienico-sanitarie precarie o prive di acqua potabile.

Breath Test

Il test del respiro (breath test) è un esame diagnostico non invasivo che analizza campioni di aria espirata dal paziente. Mediante questo tipo di esame è possibile indagare alcune alterazioni del sistema gastroenterico. Queste possono essere provocate da sovracrescita batterica, intolleranze alimentari, in particolare al fruttosio e/o al lattosio, o da alterazioni del transito intestinale. In alternativa, in presenza di dolore addominale associato a scariche diarroiche, malassorbimento, meteorismo e flatulenza persistenti, per valutare la possibile presenza di un'eccessiva carica batterica o di un aumento della motilità intestinale si può effettuare il breath test al lattulosio (uno zucchero che viene fermentato dai microrganismi intestinali).

Procedure Endoscopiche

L’endoscopia è una procedura che permette al medico di vedere immagini dell’interno dello stomaco o dell’intestino ingrandite su di uno schermo e di valutare così lo stato delle diverse aree del tratto gastrointestinale e anche di effettuare una biopsia. Il tipo di esame dipende dal tipo di endoscopio utilizzato e dal tratto di intestino esaminato, e anche il nome cambia di conseguenza: colonscopia, sigmoidoscopia e endoscopia.

Colonscopia

Considerato che il colon e la parte finale dell’intestino sono le aree più frequentemente interessate da una malattia infiammatoria intestinale, la colonscopia è il tipo di esame richiesto più spesso, sia per diagnosticare una MICI sia per monitorarne lo sviluppo. Durante la procedura il medico potrà anche prelevare un campione di tessuto per farlo analizzare in laboratorio. Talvolta un’analisi del tessuto può aiutare a confermare la diagnosi. Durante una colonscopia il paziente è in sedazione e il medico guida un colonscopio nel retto del paziente e per tutta la lunghezza del colon e del tratto finale del piccolo intestino (ileo terminale). Per permettere al medico di vedere bene è necessario lavare via tutto il materiale fecale prima dell’esame. Per fare questo bisogna seguire particolari istruzioni alimentari a partire dal giorno prima dell’esame e bere un preparato prescritto dal medico per purgare l’intestino dalle feci e da altri residui. Un processo tutt’altro che piacevole, ma indispensabile: che l’intestino sia perfettamente pulito è fondamentale per il successo dell’esame.

Sigmoidoscopia Flessibile

Con questo esame il medico può esaminare retto e sigma, le parti terminali del colon. Se il colon è fortemente infiammato, il medico può optare per eseguire questo esame anziché una colonscopia completa. Nei pazienti con rettocolite ulcerosa, l’infiammazione comincia nel retto, di conseguenza questo esame può essere un valido strumento diagnostico per confermare la diagnosi e per valutare la risposta alle terapie. Solitamente si effettua senza bisogno che il paziente sia sedato perché è più breve della colonscopia e richiede anche una preparazione meno complessa e meno debilitante.

Gastroscopia

È una procedura che i medici adoperano per valutare una varietà di sintomi tra cui dolore addominale, nausea, vomito, difficoltà a ingoiare. È necessario digiunare dalla mezzanotte precedente all’esame. In questa procedura il medico esamina l’esofago, lo stomaco e il duodeno (la parte iniziale del piccolo intestino). Mentre è raro che queste aree siano coinvolte nella malattia di Crohn, è bene che si sottoponga a questo test chi manifesta nausea e vomito, difficoltà a mangiare e dolore addominale.

Endoscopia con Video Capsula

Questo test viene talvolta utilizzato per diagnosticare una malattia di Crohn a carico del piccolo intestino. Il paziente ingoia una capsula che contiene una videocamera. Le immagini - circa 60mila registrate nel corso di quasi una giornata - sono trasmesse a un dispositivo che la persona indossa alla cintura e poi la capsula viene espulsa con le feci. Anche chi si sottopone a questo esame può avere comunque bisogno di una endoscopia con biopsia per confermare la diagnosi. Non è un esame raccomandato per i pazienti con stenosi o ostruzioni intestinali perché la capsula si può incastrare e provocare sintomi spiacevoli.

Enteroscopia Assistita con Palloncino

Questo esame permette al medico di guardare più in profondità nel piccolo intestino dove i normali endoscopi non arrivano. È utile quando una capsula endoscopica mostra anormalità, ma la diagnosi è ancora incerta.

EUS o Ecografia Endoscopica

Si tratta di una tecnica relativamente nuova che utilizza una sonda a ultrasuoni collegata a un endoscopio per ottenere immagini profonde dell'intestino sotto la superficie. I medici usano l'EUS per esaminare le fistole nell'area rettale. Le fistole sono connessioni anormali dall'intestino a un'altra parte dell'intestino, un altro organo del corpo o la superficie della pelle.

Indagini di Imaging

Radiografia

Se un paziente riporta sintomi particolarmente severi, il medico può decidere di ricorrere a una radiografia standard dell’addome per escludere la presenza di alcune serie complicazioni come una perforazione di questa parte dell’intestino. I pazienti con malattia di Crohn, per esempio, possono avere infiammazioni o cicatrizzazioni dell'intestino tenue che provocano un restringimento e ostacolano il passaggio delle feci e dell'aria.

Ecografia Addominale e delle Anse Intestinali

L'ecografia dell'addome è uno dei primi esami che si eseguono in caso di dolore addominale. L’esame ecografico delle anse intestinali è un esame non invasivo di primo livello che tramite l’utilizzo di una sonda specifica per lo studio dell’intestino, permette una valutazione dello spessore della parete sia del colon che dell’intestino tenue.

Tomografia Computerizzata (TAC)

Questo esame guarda all’intero intestino così come ai tessuti esterni. Può comportare la somministrazione di un mezzo di contrasto per via orale, rettale o endovenosa. Durante il test, il paziente è steso su un tavolo speciale che avanza attraverso lo scanner per scattare immagini ad ogni livello dell'addome. I macchinari più recenti hanno un design aperto per ridurre al minimo la sensazione di claustrofobia del paziente. L’esame, che richiede da 5 a 20 minuti per essere completato, è utile per escludere complicanze delle malattie infiammatorie intestinali, come ascessi intra-addominali, stenosi, ostruzioni o blocchi dell'intestino tenue, fistole e perforazione intestinale. Alcuni pazienti sono allergici all'agente di contrasto in forma endovenosa, che potrebbe essere contro indicato ai pazienti con problemi ai reni o che soffrono di diabete. È molto importante dunque parlare apertamente con il proprio medico di questi aspetti prima di sottoporsi all’esame. Inoltre questo è un esame che espone i pazienti a un livello elevato di radiazioni.

Risonanza Magnetica (MRI)

Una risonanza magnetica è particolarmente utile per valutare una fistola intorno all’area anale (risonanza magnetica pelvica) o il piccolo intestino (risonanza magnetica enterografica). Diversamente dalla tomografia computerizzata, quando ci si sottopone a risonanza magnetica non si ricevono radiazioni. La risonanza magnetica è anche utile per vedere la malattia al di fuori dell'intestino. La risonanza magnetica del bacino può essere molto utile per documentare l'entità della malattia e la presenza di ascessi o infezioni in pazienti con malattia di Crohn perianale.

Clisma Opaco

Il clisma opaco consiste nell'effettuare una serie di radiografie dopo somministrazione di una soluzione di acqua e bario (mezzo di contrasto) e la successiva introduzione di aria, con una sonda per via rettale.

Diagnosi Differenziale e Processo Diagnostico

Poiché l’intestino ha un numero limitato di modi per mostrare che vi è qualcosa che non va, molti sintomi delle malattie infiammatorie croniche intestinali sono aspecifici e possono essere collegati anche ad altre condizioni tra cui, per esempio, gastroenteriti infettive, pancreatiti, ulcere dello stomaco, sindrome dell’intestino irritabile, tumore del colon-retto. Per fare una diagnosi differenziale, il medico deve portare avanti un lungo processo diagnostico. Il primo passo è prendere in considerazione la storia del paziente e sottoporlo a un esame fisico.

Nella visita il paziente deve fornire il maggior numero di informazioni possibili rispetto ai sintomi - inclusi i movimenti intestinali, episodi di sanguinamento, risvegli notturni a causa di diarrea, dolore, febbre, dolori articolari etc. - e al modo e ai tempi in cui si presentano. Lo strumento più utile per essere certi di non tralasciare nulla è un diario da tenere e aggiornare regolarmente.

Tumore del Colon-Retto: Diagnosi Precoce

Ogni anno in Italia, secondo le stime dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica, si registrano oltre 50 mila nuovi casi di tumore del colon retto. Una delle principali caratteristiche del tumore del colon-retto è la sua lenta evoluzione. La neoplasia vera e propria è preceduta dalla formazione di polipi che, nel tempo, possono evolvere e dare luogo al tumore. Ecco perché, riuscire ad intercettare i primi segni di malattia, aumenta enormemente le probabilità di guarigione. L'esame più diffuso a tale scopo è lo screening per la ricerca del sangue occulto nelle feci.

Andare a ricercare la presenza di tracce di sangue è utile perché l’eventuale positività all'esame può indicare la presenza di una lesione infiammatoria della mucosa intestinale e quindi la presenza di un polipo (che nel tempo potrebbe trasformarsi in tumore) o della neoplasia già in stadio avanzato. Offerto gratuitamente come screening oncologico a tutte le persone comprese nella fascia di età 50-69 anni (ma in alcune Regioni come la Lombardia l’offerta è estesa fino ai 74 anni), in casi di positività si procede ad effettuare una colonscopia per meglio indagare l'evoluzione della malattia ed eventualmente rimuovere i polipi presenti.

Ecco perché lo screening per la ricerca del sangue occulto nelle feci e la colonscopia rimangono ancora gli esami più affidabili per ridurre la mortalità nel tumore del colon-retto.

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