Esami del sangue per la diagnosi dei calcoli renali

I calcoli renali, o nefroliti, sono ammassi piccoli e duri che si formano all’interno dei reni. I reni fanno parte del tratto urinario, il quale comprende anche gli ureteri, la vescica e l’uretra. I reni filtrano le sostanze di scarto dal sangue e producono l’urina, la quale viene trasportata fino alla vescica tramite due condotti (uno destro ed uno sinistro) chiamati ureteri. L’urina viene quindi eliminata dalla vescica tramite l’uretra.

Che cosa sono i calcoli renali?

I calcoli renali sono dei piccoli sassolini fatti di elementi abitualmente presenti nelle urine, i cosiddetti sali urinari. In condizioni particolari questi possono precipitare e formare cristalli, che aggregandosi si depositano nelle vie urinarie. Il loro viaggio di solito parte dal rene fino ad arrivare all’uretra, da cui vengono espulsi mediante la pipì. In condizioni fisiologiche, il nostro organismo utilizza sostanze come il citrato e il magnesio per impedire la precipitazione e l’aggregazione dei cristalli con la successiva formazione del calcolo. La riduzione di questi sali nelle urine è una delle cause di questo disturbo.

Come e perché si formano i calcoli renali?

La calcolosi renale, detta in gergo tecnico nefrolitiasi, si forma quando nelle urine aumenta la concentrazione di alcuni sali quali calcio, acido urico, ossalato (chiamati per questo motivo sali litogeni), con conseguente sviluppo di cristalli urinari. L’unione di più cristalli porta poi alla nascita del calcolo vero e proprio. Questo disturbo interessa quasi il 10% della popolazione italiana. Purtroppo, l’incidenza negli ultimi dieci anni è in crescita, forse a causa del maggior consumo con la dieta di proteine animali e di sale.

Normalmente nelle urine si concentrano una quantità di sostanze chimiche che partecipano alla formazione dei cristalli (in termini tecnici queste sostanze vengono chiamate: promotrici), contrastate da altre sostanze chimiche, che inibiscono la precipitazione dei cristalli delle sostanze promotrici (inibitrici). La formazione di calcoli è lo stesso processo chimico che comporta la precipitazione dello zucchero nella tazzina di caffè oppure quando si forma il sale nelle saline. Se la sostanza contenuta nelle urine è più concentrata del normale, rischia di precipitare. Questo non avviene nei soggetti sani.

Le cause della formazione dei calcoli renali possono essere molteplici, ma nella maggior parte dei casi si formano per la precipitazione e formazione di cristalli di specifiche sostanze chimiche presenti nelle urine in concentrazioni troppo elevate. Questo può essere dovuto all’eccessiva produzione ed escrezione di queste sostanze o alla scarsa idratazione, con formazione di urine eccessivamente concentrate.

Le principali cause della formazione dei calcoli renali e quindi delle coliche renali sono:

  • Assunzione di sostanze che favoriscono questo disturbo come acido urico e calcio
  • Disidratazione
  • Predisposizione genetica
  • Obesità
  • Assenza di una sana alimentazione

I calcoli, che si formano nei reni, possono creare problemi sia se crescono tanto da ostruire il normale deflusso dell’urina, sia se si rompono e si muovono lungo tutto l’apparato urinario. Possono infatti creare ostruzioni o stiramenti, irritazioni e possono danneggiare le pareti degli ureteri.

Molti calcoli renali riescono a fuoriuscire spontaneamente con le urine, ma talvolta le dimensioni elevate o la forma irregolare ne determinano l’impossibilità di espulsione. Talvolta i calcoli, infatti, sono talmente grossi da non riuscire a passare dai reni agli ureteri, altre volte sono di minori dimensioni, passano negli ureteri ma non riescono a percorrerli; in queste situazioni sono necessarie idonee terapie.

La calcolosi renale è una patologia piuttosto frequente. Secondo alcuni studi in Italia la prevalenza è intorno al 10%, con picchi di età intorno ai 55-60 anni e rischio di recidive piuttosto elevato (50%).

Quali sono i fattori di rischio dei calcoli renali?

Il sesso è sicuramente un fattore di rischio. Gli uomini tra i 20 e i 40 anni, hanno una maggiore probabilità rispetto alle donne di sviluppare nefrolitiasi. Gli estrogeni sembrano infatti proteggere dalla formazione dei calcoli e il rischio nelle donne aumenta dopo la menopausa, quando i livelli di citrato urinario tendono a ridursi.

Un importante e comune fattore di rischio è la scarsa assunzione di liquidi: urine molto concentrate favoriscono la formazione e la precipitazione di cristalli urinari.

Altri fattori di rischio che possono portare alla formazione di calcoli renali sono:

  • Disidratazione, causata ad esempio da diarrea o da eccessiva sudorazione per temperature troppo alte.
  • Urine acide, con pH inferiore a 5.
  • Familiarità per nefrolitiasi.
  • Infezioni croniche delle vie urinarie.
  • Utilizzo di farmaci che possono indurre la formazione di cristalli urinari (come i gastroprotettori).
  • Eccessivo utilizzo di integratori di alcune vitamine.
  • Patologie come la gotta o l’iperparatiroidismo.

Quali sono i sintomi?

I sintomi più comuni, oltre al dolore acuto che si irradia verso addome, fianco e schiena, sono:

  • Tracce di sangue nelle urine (ematuria)
  • Bisogno di urinare frequentemente (pollachiuria)
  • Nausea e vomito
  • Sensazione di bruciore durante la minzione (disuria)

È cruciale sottolineare che i sintomi dei calcoli ai reni possono variare da persona a persona: alcuni individui possono essere asintomatici, in quanto le dimensioni minime consentono ai calcoli di essere espulsi facilmente, o ancora vi sono tipologie di calcoli renali che generano sintomi lievi.

In presenza di calcoli renali, il dolore viene spesso definito dai pazienti equivalente a una sorta di “coltellata” al fianco. Febbre, brividi, debolezza, diarrea e urina torbida, in caso di infezione associata ai calcoli renali. La temperatura corporea può superare i 38°C. Il bisogno frequente o urgente di urinare può essere associato al dolore di tipo colico, e potrebbe esserci un senso di incompletezza nella minzione.

Calcoli renali e coliche renali: qual è la differenza?

I calcoli renali sono piccoli sassolini, anche microscopici, che possono trovarsi ovunque lungo le vie urinarie, più spesso però nella pelvi, cioè un “sacchettino” in cui si raccoglie l’urina prodotta dal rene. I calcoli, spesso, non danno alcun segno della loro presenza. Certe volte, però, possono muoversi, causado dolore anche molto intenso, cioè la cosiddetta colica renale. Il dolore è dovuto alla contrazione spasmodica della muscolatura delle vie urinarie che cerca di spingere il calcolo fuori dalla pelvi e poi fuori dalla vescica, per poi poterlo eliminare con la minzione attraverso l'uretere.

Diagnosi dei calcoli renali

I segni e sintomi associati con la calcolosi renale possono indurre il clinico a ricercare i calcoli sia nelle urine che all’interno dell’apparato urinario, tramite metodiche di diagnostica per immagini.

Per fare la diagnosi di nefrolitiasi vengono effettuati esami strumentali e di laboratorio.

Insieme all’analisi del calcolo renale possono essere richieste anche l’analisi del sangue e delle urine (compresa la raccolta delle 24 ore), in modo da verificare la presenza di eventuali sostanze in eccesso che possono aver determinato la formazione del calcolo, oltre che per valutare lo stato di salute complessivo del paziente.

Le analisi del sangue e delle urine possono fornire informazioni molto utili riguardanti lo stato di salute del paziente, ma non sono in grado di fornire indicazioni riguardo la composizione del calcolo.

Prima di tutto si esegue un esame delle urine sia per escludere presenza di tracce di sangue (ematuria) che per valutare il tipo di cristalli eliminati con le urine.

In caso di ostruzione della via urinaria ci può essere un aumentato livello di azotemia e creatinina, indicativi di insufficienza renale.

Successivamente si passa ad una ecografia dei reni per visualizzare la sede, il numero e le dimensioni dei calcoli. L’ecografia in corso di colica è anche importante per vedere se le vie urinarie sono dilatate a causa del calcolo ostruente (idronefrosi).

Parte essenziale del processo diagnostico è l’analisi della composizione del calcolo, una volta espulso. Oggi abbiamo a disposizione metodi più accurati rispetto al semplice esame chimico-fisico (esempio esame spettrofotometrico a raggi infrarossi). Infatti è possibile ottenere informazioni precise sul tipo di calcolo e sulla causa della sua formazione.

Il clinico o il laboratorio di solito forniscono al paziente con sintomi indicativi di calcolosi renale un contenitore sterile ed una garza a maglie fini con la quale filtrare le urine. Questa procedura è necessaria poiché non è possibile sapere quando i calcoli verranno eliminati. Il paziente deve quindi esaminare la garza alla ricerca di qualsiasi granello venga trattenuto, tenendo presente che i calcoli possono essere facilmente visibili, ma anche avere le dimensioni di un granello di sabbia.

Nel caso in cui venga trovato un calcolo, questo deve essere messo in un contenitore sterile e asciutto e portato al laboratorio che effettuerà l’analisi. L’analisi dei calcoli renali viene effettuata in seguito alla loro espulsione spontanea o rimozione dall’apparato urinario, per determinarne la composizione chimica.

Il laboratorio ne analizza in primo luogo le caratteristiche fisiche: dimensioni, forma, peso, colore e struttura. Spesso viene anche archiviata una foto del calcolo per annotarne meglio forma e aspetto. Il calcolo può quindi essere frammentato in modo da osservarne le eventuali stratificazioni. Per determinare la composizione del calcolo vengono effettuati uno o più test. Di solito i calcoli vengono analizzati tramite spettroscopia infrarossa e rifrattometria a raggi X.

Quali sono i principali esami per indagare la funzionalità renale?

La velocità di filtrazione glomerulare si può rilevare facilmente con un algoritmo, il più affidabile è CKD-EPI. Rappresenta un valore affidabile di funzionalità renale per la maggior parte della popolazione. Il filtrato glomerulare si determina con maggiore precisione sulle urine delle 24 h ricavandolo dal rapporto creatinina urinaria, volume urinario/creatinina plasmatica e tempo. L’urea deriva dal catabolismo proteico e correla quindi con la dieta.

Gli esami del sangue dei reni dovrebbero essere svolti nei giovani con malattie renali note. Esistono poi altre categorie di persone il cui corretto funzionamento renale dovrebbe essere indagato attraverso questi esami. Un’altra categoria di persone è data dai portatori di ipertensione arteriosa, diabete mellito, cardiopatia ischemica o tutti coloro che, per vari motivi, vengono trattati con farmaci che possono alterare la funzione renale.

I valori normali sono quelli cui fa riferimento il laboratorio di analisi. I sintomi possono essere del tutto assenti.

È importante, in simili circostanze, svolgere inoltre un’ecografia dell’apparato urinario.

Il valore alterato della creatinina plasmatica è preoccupante qualora, sebbene rapportato all’età ed alla massa muscolare, è in continua crescita.

I reni possono risentire dell’assunzione di numerosi farmaci. Si consideri infine che in un contesto di insufficienza renale, tutti i farmaci ad escrezione renale vanno ridotti sulla scorta del valore di filtrato glomerulare.

La tomografia computerizzata (CT) è l’esame di diagnostica per immagini più comunemente utilizzato per individuare i calcoli renali. La TC dell’addome e delle pelvi combina una serie di immagini a raggi X per fornire un’immagine 3D dell’apparato urinario. L’ecografia addominale è un’altra metodica di diagnostica per immagini utile per rilevare la presenza di calcoli nell’apparato urinario. L’ecografia offre il vantaggio di non richiedere l’utilizzo di radiazioni; tuttavia, risulta meno affidabile rispetto alla TC nel fornire immagini dei calcoli e determinarne la localizzazione.

Come prevenire la formazione dei calcoli renali?

Per evitare che si formino calcoli renali, è molto importante assumere una adeguata quantità di acqua, in modo tale da mantenere le urine sempre chiare. Ci sono studi che lo confermano: avere un’idratazione giornaliera pari o superiore ai 2 litri limita le recidive, che sono frequenti per questo tipo di patologia. Un altro consiglio: ridurre sensibilmente il consumo di sale e di proteine animali, come carne, pesce e uova. Contrariamente a quello che si pensava fino a qualche anno fa, la dieta deve essere a normale contenuto di calcio. Cioè, non bisogna bandire alimenti come latte e yogurt. La carenza di calcio può creare problemi alle ossa, soprattutto se il paziente tende a perdere molto calcio nelle urine. Questo spiega perché, in certi pazienti, calcoli e osteoporosi possono coesistere.

Il calcolo non curato con il tempo aumenta di dimensioni.

Da ultimi studi effettuati si è visto infatti che non è molto importante il contenuto di calcio presente nell’acqua.

È importante che il paziente aumenti l’assunzione di liquidi. L’obiettivo è di avere un volume di urine superiore ai 2 litri nell’arco di 24 ore. In questo modo si “lavano” i reni e si riduce la possibilità che si formino nuovi calcoli renali e si ostacola il loro progressivo accrescimento.

La composizione delle urine è direttamente correlata all’alimentazione. Va adattato alla tipologia di calcolosi a cui è soggetto il paziente. Bisogna fare attenzione al consumo di proteine, di verdure, di latticini, di alcool, di sale e il pH urinario.

Carne fresca: vitello, pollo, tacchino, coniglio, cavallo, maiale meglio se arrosto o lessati. Pesce: di qualunque tipo , a volontà. Verdure: asparagi, carote, cavolfiore, cetriolo, cipolle, fagiolini, finocchi, lattuga, melanzane, peperoni. Patate (300 gr. Carni e pesci conservati, carne di maiale, insaccati in genere. Latte e latticini (con moderazione): latte scremato, formaggi freschi. Tra questi: mozzarella, crescenza, scamorza, fior di latte, fontina, Bel Paese, asiago e ricotta. Verdure: patate, carote, zucchine, insalate, sedano, cicoria, coste, radicchio, cavoli.

Come curare i calcoli renali: trattamenti e terapie

Generalmente, un calcolo piccolo (con un diametro inferiore ai 6 millimetri) può essere espulso spontaneamente. Però, man mano che le dimensioni aumentano, questo evento diventa sempre più difficile, tanto da rendere necessario l'intervento terapeutico.

I calcoli possono essere rimossi chirurgicamente, di solito tramite dei dispositivi in grado di risalire attraverso l’uretra e la vescica lungo gli ureteri, fino a raggiungere la sede in cui sono presenti.

Talvolta invece è possibile utilizzare una metodica meno invasiva che consiste in una sorta di bombardamento dei calcoli tramite ultrasuoni (litotripsia) che ne causa la frammentazione.

Fino a un pò di tempo fa, si procedeva chirurgicamente: il calcolo veniva frammentato in pezzi più piccoli oppure veniva asportato. Poi, c'è stato l'avvento della litotripsia, una tecnica poco invasiva e più sofisticata che attraverso l’utilizzo di onde d’urto, frammenta i calcoli, che vengono poi eliminati tramite le urine, senza bisogno di chirurgia.

Dal punto di vista farmacologico, oltre alla prescrizione di analgesici per curare la sintomatologia dolorosa, il medico decide quale farmaco prescrivere in base alla composizione del calcolo, all’esito di alcuni esami del sangue e delle urine e alla gravità del problema. Ad esempio, l’Allopurinolo viene utilizzato per via orale per trattare calcoli formati da acido urico. Oppure, si passa agli antibiotici in alcuni casi di calcolosi di Struvite, dal momento che questo tipo di nefrolitiasi è favorita proprio dalla presenza di infezioni urinarie batteriche. Un’altra terapia farmacologica che previene la formazione di nuovi calcoli renali è quella a base di citrato di potassio.

I calcoli possono essere rimossi chirurgicamente, di solito tramite dei dispositivi in grado di risalire attraverso l’uretra e la vescica lungo gli ureteri, fino a raggiungere la sede in cui sono presenti. Talvolta invece è possibile utilizzare una metodica meno invasiva che consiste in una sorta di bombardamento dei calcoli tramite ultrasuoni (litotripsia) che ne causa la frammentazione.

Alcune persone assumono calcio in eccesso dalla dieta, ma talvolta questo può essere concomitante con un eccesso di sodio, motivo per il quale talvolta può essere richiesta una diminuzione nell’assunzione di sale.

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