Esami del Sangue Ormonali nella Donna: Cosa Comprendono

Nello studio della paziente che ricerca una gravidanza o che deve sottoporsi a metodiche di riproduzione assistita è fondamentale la valutazione ormonale. Tale valutazione consente di acquisire informazioni basilari su eventuali patologie o disfunzioni. Eventuali disfunzioni endocrinologiche sono associate spesso ad infertilità maschile e/o infertilità femminile, perché i processi di formazione e maturazione degli spermatozoi e delle cellule uovo, così come le variazioni ovariche ed uterine sono sotto l’effetto diretto di un sistema di regolazione ormonale che percorre l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi. Ogni ormone esercita un ruolo unico ed insostituibile nel perfetto ingranaggio procreativo.

Quando si devono fare gli esami ormonali?

Per questo tipo di esami bisogna sottoporsi al prelievo in un preciso arco temporale, all’inizio del ciclo mestruale, tra il secondo e il quarto giorno della mestruazione. Si tratta di un semplicissimo prelievo di sangue, ma consentirà ai medici di ottenere informazioni sulla riserva ovarica della paziente, in modo da decidere il trattamento terapeutico più adatto e inoltre consentirà di predire, almeno in parte, la capacità della paziente di rispondere alla stimolazione proposta. È possibile che nel corso della terapia sia richiesto un ulteriore dosaggio degli stessi ormoni, a determinati intervalli, così da verificare e controllare l’andamento della terapia stessa.

Quali sono gli esami ormonali femminili?

Per parlare degli esami del sangue ormonali, che misurano i livelli specifici di queste molecole nell’organismo, è bene capire cosa sono gli ormoni e quali funzioni esercitano. Gli ormoni sono sostanze chimiche che regolano molteplici attività vitali: dalla crescita fino alla riproduzione, dal metabolismo al benessere emotivo e altro ancora. Nel sangue circolano più di 50 ormoni differenti, ciascuno con un ruolo cruciale e ben definito: un adeguato equilibrio tra di essi è essenziale per mantenere una buona salute.

Gli esami da fare per controllare gli ormoni sono:

  • FSH (Ormone Follicolo-Stimolante)
  • LH (Ormone Luteinizzante)
  • Estradiolo
  • Prolattina
  • Progesterone
  • AMH (Ormone Anti-Mülleriano)
  • Ormoni tiroidei (TSH, FT3 e FT4)

Quest’ultimo (AMH) ha il vantaggio di poter essere analizzato in qualsiasi giorno del ciclo. Importante è anche la valutazione degli ormoni tiroidei TSH, FT3 e FT4.

In particolare, gli esami degli ormoni femminili sono fondamentali per valutare lo stato di salute endocrinologica di una donna, soprattutto in presenza di problematiche legate al ciclo mestruale, alla possibilità di concepire o all’insorgenza della menopausa. In queste analisi del sangue, gli ormoni solitamente monitorati comprendono:

  • ormone follicolo-stimolante (FSH) e ormone luteinizzante (LH), coinvolti nella regolazione del ciclo mestruale e nel processo di ovulazione;
  • estradiolo, un ormone che regola lo sviluppo del follicolo ovarico e le fasi del ciclo;
  • progesterone, che prepara l’utero per una potenziale gravidanza dopo l’ovulazione e svolge un ruolo chiave nel mantenimento della gravidanza stessa;
  • ormone antimulleriano (AMH), utile per valutare la riserva ovarica e la fertilità.

Ormone Follicolo-Stimolante (FSH)

Livelli di tale ormone < 10 mUI/ml indicano la presenza di un’adeguata riserva ovarica. Il valore soglia dell'FSH basale, al di là del quale le probabilità di ottenere una gravidanza si riducono significativamente, è indicato intorno a 20 mUI/ml; al di sopra di 25 mUI/ml non vengono in genere registrate gravidanze. I valori ottimali di FSH basale sono comunque inferiori a 15 mUI/ml.

Ormone Luteinizzante (LH)

I livelli fisiologici di tale ormone nella fase follicolare precoce del ciclo sono inferiori a 10 mUI/ml. In realtà il livello basale dell’LH risulta importante se valutato in rapporto all’FSH: un rapporto LH/FSH >3 si associa in genere ad una sindrome dell’ovaio policistico.

Estradiolo (E2)

Le concentrazioni plasmatiche di estradiolo riflettono l’attività di biosintesi ovarica; livelli basali < 20 pg/ml riflettono una scarsa attività ovarica. Livelli di E2 al 3° giorno del ciclo >60 pg/ml si accompagnano di contro ad un ridotto recupero ovocitario in caso di stimolazione ovarica e ad un basso tasso di gravidanza.

Ormone Antimulleriano (AMH)

Nella donna, i livelli di AMH sono indosabili in menopausa e dopo asportazione delle ovaie, e quasi indosabili alla nascita. Crescono dopo la pubertà, quindi si stabilizzano in età adulta, poi iniziano a decrescere in funzione della riduzione della riserva ovarica. Per tale motivo il dosaggio sierico dell’AMH è stato proposto come test di riserva ovarica: il suo decrescere a livelli minimali si potrebbe correlare ad un ridotto numero di follicoli ovarici, mentre un suo abnorme aumento si correla ad un eccesso di follicoli a stadio maturativo precocissimo, come nella PCOS. A differenza di altri test di riserva ovarica, come l’FSH e l’estradiolo, che devono essere dosati nei primissimi giorni del ciclo, l’AMH rimane costante durante tutte le fasi del ciclo mestruale, ed in gravidanza, potendosi pertanto misurare in qualunque momento.

Ormoni Tiroidei (T3, T4, TSH)

Alterazioni in eccesso o in difetto di tali ormoni si associano spesso a disordini dell’ovulazione.

Progesterone

Durante la fase luteale media (21° giorno) del ciclo deve essere effettuato un dosaggio plasmatico del progesterone; concentrazioni >10 ng/ml indicano l’avvenuta ovulazione e riflettono un’adeguata attività del corpo luteo.

Valori ormonali di riferimento

Sebbene tutti i casi richiedano uno studio personalizzato, la comunità medica ritiene che i livelli normali all’inizio del ciclo in una donna fertile corrispondano ai seguenti valori:

  • FSH: inferiore a 10 Unità Internazionali
  • LH: inferiore a 10 UI
  • Estradiolo: inferiore a 80 picogrammi per millilitro
  • Progesterone: inferiore a 1 nanogrammo per millilitro (prima dell’ovulazione), superiore a 1 e anche a 3 nanogrammi per millilitro (dopo l’ovulazione)
  • AMH: superiore a 2 nanogrammi per millilitro

Se gli esami mostrano uno squilibrio, questo può indicare l’esistenza di qualche disfunzione che sta interferendo con il concepimento. Ad esempio, un livello basso dell’ormone AMH insieme con un livello alto di FSH indicano che la donna ha una scarsa riserva ovarica.

Non bisogna però ossessionarsi con questi valori, gli specialisti dovranno interpretare i risultati di questi esami in relazione a tutta la storia clinica della coppia e ai risultati di altri esami.

Squilibri ormonali: sintomi e possibili cause

Gli squilibri ormonali si verificano quando uno o più ormoni risultano in quantità superiori o inferiori rispetto ai livelli normali. Poiché regolano diverse funzioni, anche un piccolo disequilibrio o scompenso ormonale può avere un impatto significativo sulla salute.

I sintomi di un disturbo ormonale sono estremamente variabili e possono includere: affaticamento, irritabilità, sbalzi d’umore, perdita di capelli, aumento o perdita di peso, acne, irregolarità del ciclo mestruale, vampate di calore, calo del desiderio sessuale e infertilità. Questi segnali possono essere facilmente confusi con altre patologie, rendendo così indispensabile un’indagine approfondita per identificare la vera origine del problema.

Le cause degli squilibri ormonali possono essere numerose. Tra le più comuni troviamo:

  • stress cronico che può alterare i livelli di cortisolo, il principale ormone dello stress;
  • disfunzioni della tiroide, come l’ipotiroidismo o l’ipertiroidismo, o patologie congenite;
  • sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), che influisce sugli ormoni sessuali femminili;
  • menopausa, che comporta un declino della produzione di estrogeni e progesterone;
  • farmaci o malattie autoimmuni che possono interferire con l’equilibrio ormonale.

A cosa servono i dosaggi ormonali femminili?

L’importanza delle analisi ormonali risiede nella possibilità di individuare eventuali squilibri, che possono manifestarsi con sintomi fisici e psicologici di varia natura. Rilevare i valori precisi di uno o più ormoni permette di effettuare diagnosi ed intervenire con trattamenti mirati, migliorando la qualità di vita e prevenendo possibili complicazioni.

I dosaggi ormonali sono indicati in diverse condizioni e fasi della vita riproduttiva femminile, e per questo motivo vanno interpretati in modo differente a seconda del caso specifico:

  • Problemi con il ciclo mestruale: amenorrea (assenza di mestruazioni), dismenorrea (mestruazioni dolorose) o cicli irregolari, possono essere causati da squilibri ormonali che influenzano la regolare produzione di FSH, LH ed estradiolo.
  • Infertilità: in particolare quando una coppia non riesce a concepire per un periodo prolungato, può essere legata a uno squilibrio tra FSH, LH, progesterone e AMH, che potenzialmente possono ostacolare l’ovulazione o l’impianto embrionale.
  • Menopausa: fase della vita in cui alcuni ormoni, di cui estradiolo e progesterone, diminuiscono drasticamente comportando l’insorgenza di vari sintomi più o meno fastidiosi, come le vampate di calore e la secchezza vaginale.

Altre disfunzioni ormonali (endocrinologiche)

Le disfunzioni ormonali non riguardano solo la sfera riproduttiva, ma possono coinvolgere anche altre ghiandole endocrine: la tiroide, l’ipofisi e le ghiandole surrenali, influenzando l’attività del metabolismo, la risposta allo stress e molti altri aspetti.

Nello specifico, tra gli ormoni e i valori più comunemente analizzati troviamo:

  • ormoni tiroidei, di cui TSH (ormone tireostimolante), FT3 e FT4. Un’alta produzione (ipertiroidismo) può causare tachicardia, perdita di peso e irritabilità, mentre un livello ridotto (ipotiroidismo) può provocare stanchezza, aumento di peso e depressione;
  • ormone della crescita (GH) e prolattina, prodotti dall’ipofisi, che normalmente regolano la crescita corporea e la produzione di latte materno. Eventuali disequilibri possono nascondere alcune patologie, come gigantismo o iperprolattinemia;
  • cortisolo, l’ormone dello stress prodotto dalle ghiandole surrenali. Valori eccessivi di cortisolo possono indicare alcune condizioni come la sindrome di Cushing, mentre livelli bassi ne possono suggerire altre (es. malattia di Addison);
  • insulina e glucagone, fondamentali per regolare i livelli di zucchero nel sangue. Squilibri in questi ormoni possono portare a disfunzioni quali diabete o ipoglicemia.

Tabella dei valori ormonali in menopausa

Ormone Valori in premenopausa Valori dopo la menopausa
FSH (mlU/ml) - > 30
LH (mlU/ml) - 15-62
Beta-Estradiolo (pmol/l) 147-1468 < 73
Beta-Estradiolo (pg/ml) 40-400 < 20

Spesso non attribuiamo loro la giusta importanza, ma gli ormoni influenzano ogni aspetto della nostra vita, dalla salute fisica al benessere emotivo. Per questo motivo gli esami ormonali sono determinanti per individuare le cause reali di numerosi problemi e disturbi.

Il controllo dei dosaggi ormonali è utile nel caso di disfunzioni a livello endocrinologico perché va a indagare il numero di ormoni presenti nel sangue ed evidenziare un eventuale squilibrio ormonale.

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