Fibrinogeno: Valori Normali e Interpretazione degli Esami del Sangue

Il fibrinogeno, o fattore I della coagulazione, è una proteina del sangue contenuta nel plasma e prodotta dal fegato. È un fattore essenziale per la coagulazione del sangue, essendo uno dei 13 fattori responsabili della cascata coagulativa.

Quando c'è un sanguinamento, l'organismo mette in atto un meccanismo chiamato cascata della coagulazione. In caso di deficit di uno o più fattori della coagulazione, incluso il fibrinogeno, la cascata non si attiva correttamente, impedendo la formazione dei coaguli e aumentando il rischio di sanguinamento eccessivo.

A cosa serve l’esame del fibrinogeno?

L’esame del fibrinogeno fa parte di quell’insieme di analisi che servono a valutare le capacità di coagulazione dell’organismo. Il test del fibrinogeno permette di valutare la concentrazione e la funzionalità del fibrinogeno presente nel sangue.

Test di attività: determina la funzionalità del fibrinogeno durante la formazione del coagulo, ossia la sua capacità di essere convertito in fibrina. Il tempo che il coagulo impiega a formarsi è direttamente proporzionale all'attività della glicoproteina presente.

Quando e perché viene prescritto l’esame del fibrinogeno?

Il dosaggio del fibrinogeno viene eseguito in maniera routinaria in ambito di ricovero ospedaliero, insieme al calcolo del valore del tempo di protrombina (PT). L’esame inoltre viene effettuato quando la persona ha valori alterati di PT e/o PTT (tempo di tromboplastina parziale) o quando c’è una famigliarità per malattie della coagulazione. Ci sono poi una serie di condizioni o alterazioni che possono spingere il medico a prescrivere il test del fibrinogeno.

Come ci si prepara all’esame?

Il prelievo ematico per il dosaggio del fibrinogeno non richiede una preparazione particolare. Non è richiesta alcuna preparazione particolare per effettuare le analisi del fibrinogeno. È però utile, al fine dell’interpretazione del risultato, che il medico sia a conoscenza dell’eventuale assunzione di farmaci che possono alterare la coagulazione.

Valori Normali del Fibrinogeno

I valori nella norma del fattore I vanno da 200 milligrammi per decilitro, fino a 400 milligrammi. Nelle donne, il valore massimo può essere leggermente più alto. I livelli di fibrinogeno sono considerati nella norma in gravidanza fino ad un massimo di 700 milligrammi per decilitro. Inoltre, i livelli di fattore I si tengono sempre sotto controllo per valutare lo stato di salute della placenta.

I valori di riferimento degli esami di laboratorio possono variare a seconda della metodologia di analisi dei campioni, quelli indicati in questa scheda hanno uno scopo puramente informativo.

Il fibrinogeno è un fattore della coagulazione, il fattore I per la precisione. Solitamente ciò avviene in presenza di un danno ai tessuti dell’organismo che innesca il processo di coagulazione. Il fibrinogeno entra in gioco verso la fine della cascata coagulativa, quando viene convertito in fibrina, la quale intrecciandosi con altri filamenti di fibrina costituirà una rete. Filamenti di fibrina e piastrine, infine, formeranno un coagulo stabile.

Fibrinogeno Alto: Cause e Rischi

Quando i valori del fibrinogeno sono troppo alti, sono indice di presenza di alterazione nell'organismo, ma non necessariamente di una patologia. I valori del fibrinogeno possono alterarsi, rispetto ai valori corretti che sono tra i 150 e i 400 mg/dl. Quando si parla di fattore I alto significa che il suo livello è superiore a questi limiti.

Valori cronicamente elevati di fibrinogeno, come anticipato, sono associati a un maggior rischio cardiovascolare (aumentata suscettibilità a malattie come trombosi, ictus, malattie coronariche, angina pectoris e infarto). Altre volte, l'esame viene utilizzato per determinare il rischio di sviluppare una patologia cardiovascolare.

I suoi livelli, insieme alle cosiddette proteine di fase acuta (proteina C reattiva, fattori del complemento, protrombina ecc.), aumentano durante processi infiammatori di qualsiasi origine, nella ripresa da un intervento chirurgico e durante la gravidanza. La concentrazione plasmatica di fibrinogeno aumenta, in parallelo alla sua velocità di sintesi, nella fase acuta di vari stimoli flogistici (infiammatori). Indipendentemente dalle cause, l'aumento dei valori di fibrinogeno è associato a un rialzo del rischio cardiovascolare.

Avere il fibrinogeno alto in gravidanza è comune e ha il compito di andare a ridurre il rischio di emorragie durante la gestazione. Questa proteina svolge un ruolo molto importante anche durante il parto cesareo, perché permette una rapida guarigione dalle ferite chirurgiche riportate in seguito al parto stesso.

Valori di fibrinogeno elevati in corrispondenza di un aumento delle proteine cosiddette di fase acuta quali, ad esempio, Proteina C Reattiva (PCR) o protrombina, sono associati solitamente a processi infiammatori in corso nell’organismo. Il tabagismo è un altro dei fattori che può provocare un aumento anomalo del fibrinogeno, per cui smettere di fumare è un ottimo modo per normalizzare i livelli ematici di questa glicoproteina.

Alte concentrazioni di fibrinogeno sono aspecifiche; per questo motivo, non indicano la causa del temporaneo aumento di fibrinogeno o la sede del disturbo.

Come Intervenire in Caso di Fibrinogeno Alto

Innanzitutto, è bene evidenziare che si può intervenire sugli alti livelli di fibrinogeno quando sono causati da patologie o lesioni. Quando i livelli di fattore I sono alti, la prima cosa da fare è quella di agire sulla condizione che li hanno causati.

Ridurre i livelli di fibrinogeno non è impossibile, ma richiede un cambiamento nello stile di vita e, in alcuni casi, interventi medici mirati. Mangiare cibi ricchi di antiossidanti e omega-3, come pesce azzurro, noci e verdure a foglia verde, aiuta a ridurre l’infiammazione.

Fibrinogeno Basso: Cause e Rischi

Quando il livello di fibrinogeno è basso, aumenta il rischio del presentarsi di epatopatie e si possono creare problemi di coagulazione, con predisposizione a gravi emorragie. Se il valore del fibrinogeno è più basso di quello normale, significa che l’organismo consuma i fattori della coagulazione anche in assenza di emorragie (cosiddetta “coagulazione intravascolare disseminata”).

Una significativa diminuzione dell'attività del fibrinogeno può essere dovuta a decremento o disfunzione della glicoproteina. Una ridotta attività del fibrinogeno e una diminuita concentrazione della proteina possono compromettere la capacità di formare un coagulo stabile. Valori bassi acuti sono spesso in relazione al consumo di fibrinogeno che può essere osservato nella coagulazione intravasale disseminata (CID).

A differenza del fibrinogeno alto, un valore basso provoca sintomi più evidenti, spesso legati alla difficoltà di coagulazione. Questi sintomi possono essere particolarmente pericolosi in situazioni chirurgiche o in caso di incidenti, dove la capacità di fermare un’emorragia è cruciale.

Come Intervenire in Caso di Fibrinogeno Basso

Il trattamento del fibrinogeno basso varia a seconda della causa sottostante.

Test di Coagulazione

I test di coagulazione sono analisi di laboratorio volti al monitoraggio dell’attività di coagulazione del sangue, cioè il processo di arresto di una emorragia che si innesca a causa di una ferita (più o meno grave). E’ quindi un processo naturale che si verifica nel sangue di ogni individuo.

La protrombina, una proteina presente nel sangue, si attiva e porta alla formazione del coagulo, che ha la funzione di arrestare o limitare la perdita di sangue. Se la lesione è lieve, non sempre è necessario l’intervento delle proteine, ma è sufficiente l’attività delle piastrine, che bloccano da subito la fuoriuscita di sangue. Infatti, dopo una ferita che comporta una lesione della parete vascolare, si forma il cosiddetto “tappo emostatico” ad opera delle piastrine, che sono le prime ad accorrere sulla lesione per tamponare la fuoriuscita di sangue. Contemporaneamente, se necessario perché la ferita è più estesa, vengono attivati i fattori della coagulazione, cioè l’arrivo delle proteine per rinforzare il “tappo emostatico” fino alla trasformazione del fibrinogeno (un’altra proteina della coagulazione) in fibrina ad opera della protrombina.

La fibrina stabilizza il “tappo emostatico” consolidando in modo definitivo il coagulo formatosi nella zona lesionata.

I test della coagulazione vengono consigliati dal medico quando una persona deve sottoporsi ad un intervento chirurgico o vuole semplicemente conoscere il proprio stato di salute oppure per controllare la terapia anticoagulante quando una persona ha avuto malattie riconducibili ad una alterata coagulazione del sangue come l’infarto del miocardio o l’ictus cerebrale oppure per diagnosticare malattie legate alle piastrine o ai fattori delle coa­gulazione quando una persona evidenzia, per esempio, la comparsa fre­quente di ematomi. In particolare, se una persona deve sottoporsi ad un intervento chirurgico o conoscere il proprio stato di salute, è consigliabile che esegua tutte le analisi descritte.

Quando, invece, una persona sta assumendo dei farmaci anticoagulanti di tipo cumarinico, che rendono, cioè, il sangue molto più fluido per ostacolare la formazione di trombi, perché ha avuto, per esempio, un infarto o un ictus, occorre monitorare il PT (il tempo di protrombina). Si tratta di un semplice prelievo di sangue. Le analisi possono essere eseguite insieme oppure separatamente a seconda della richiesta del medico e per eseguire l’esame non occorre essere a digiuno. I farmaci non influiscono sul risultato, tranne quelli a base di acido acetilsalicilico e i farmaci antin­fiammatori in generale perché riducono l’aggregazione piastrinica e ostacolano l’arresto di una emorragia.

Tempo di protrombina (PT): può considerarsi normale quando il suo valore oscilla tra 1.5 e 5 I.N.R. (International Normalized Ratio).

Solitamente ciò avviene in presenza di un danno ai tessuti dell’organismo che innesca il processo di coagulazione.

La misurazione del fibrinogeno avviene tramite un semplice esame del sangue, utilizzando il metodo di Clauss, che calcola la quantità di fibrinogeno presente nel plasma.

Altri Test di Coagulazione

  • Emocromo completo: Il medico può prescrivere un esame emocromocitometrico completo.
  • Fattore V: Questo test misura il fattore V, una sostanza coinvolta nella coagulazione.
  • Tempo di protrombina: Il test del tempo di protrombina (PT) misura quanto bene e quanto tempo impiega il sangue a coagularsi. Normalmente, occorrono dai 25 ai 30 secondi. Potrebbe essere necessario più tempo se si stanno assumendo anticoagulanti. Altre ragioni per risultati anormali includono emofilia, malattia epatica e malassorbimento. È anche utile per monitorare coloro che assumono farmaci che influenzano la coagulazione. I risultati sono indicati nel numero di secondi necessari per coagulare il sangue.
  • Conta piastrinica: Le piastrine sono cellule nel sangue che aiutano la coagulazione. Ci potrebbe essere un numero anormalmente basso se si sta facendo la chemioterapia, se si assumono certi farmaci o si è avuta una massiccia trasfusione di sangue. Altre cause di una conta piastrinica bassa sono la celiachia, la carenza di vitamina K e la leucemia.
  • Tempo della trombina: Il tempo di trombina misura quanto bene funziona il fibrinogeno.
  • Tempo di sanguinamento: Questo test analizza quanto velocemente i piccoli vasi sanguigni nella pelle si chiudono e smettono di sanguinare. Il sanguinamento dura in genere da 1 a 9 minuti.

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