Esami del Sangue: Rischi, Complicazioni e Importanza Diagnostica

Gli esami del sangue sono analisi importanti per valutare lo stato di salute generale del nostro organismo. Queste indagini vengono utilizzate, infatti, per verificare che gli organi svolgano correttamente le loro normali funzioni. Quando il paziente manifesta segni e sintomi che possono essere correlati a varie condizioni, la prescrizione di molti farmaci richiede la valutazione preventiva di alcuni esami di laboratorio. Perciò sia che si debba definire il quadro clinico, sia per valutare le condizioni cliniche del paziente, nella pratica medica è imprescindibile prescrivere una serie di accertamenti laboratoristici che si ottengono mediante un prelievo di sangue venoso.

Cos'è il Prelievo di Sangue Venoso?

Il prelievo di sangue venoso è una metodica che consiste nel prelevare un campione di sangue venoso per essere analizzato. Il prelievo di sangue può essere eseguito dai medici, dagli infermieri e dagli ostetrici. Figure professionali quali i biologi necessitano di una formazione specifica e di un’abilitazione, le vigilatrici d’infanzia possono effettuare esclusivamente prelievi pediatrici.

Il prelievo venoso di sangue può essere eseguito anche a domicilio, infatti è una procedura che necessita dell’utilizzo di strumenti facilmente trasportati in una borsa di medie dimensioni. Il prelievo di sangue venoso viene eseguito:

  • preferibilmente la mattina;
  • è consentita l’assunzione di acqua;
  • il digiuno (da almeno otto ore) è sempre raccomandato, ma risulta indispensabile per alcuni esami (glicemia, emocromo) mentre per altri esami (dosaggi ormonali, marcatori tumorali) è consentita una colazione leggera;
  • è sconsigliato l’esercizio fisico nelle ventiquattr’ore precedenti;
  • è preferibile non fumare tra il risveglio e il momento del prelievo venoso di sangue;
  • la possibilità di assumere i farmaci la mattina prima di sottoporsi al prelievo deve essere concordata col medico.

Materiali Necessari per il Prelievo

Prima di eseguire il prelievo, l’operatore verifica la data di scadenza del materiale e deve accertarsi di avere tutto in ordine e a portata di mano. I materiali necessari al prelievo di sangue venoso sono:

  • cotone bagnato con disinfettante non alcolico: deterge la cute;
  • guanti monouso non sterili;
  • laccio emostatico: induce la stasi venosa;
  • dispositivi per il prelievo: aghi monouso di diverse dimensioni, supporti (camicia), provette sottovuoto; siringhe e provette da riempire manualmente; aghi a farfalla (butterfly);
  • contenitori per taglienti dove inserire gli aghi utilizzati;
  • cerotto.

Nello scegliere il materiale da utilizzare, il prelevatore deve accertarsi che il paziente non presenti allergie o intolleranze ai materiali utilizzati (allergia al lattice dei guanti, al disinfettante, alle sostanze che compongono il laccio emostatico) per evitare il rischio di reazioni allergiche di gravità variabile durante il prelievo di sangue.

Preparazione Preliminare all'Esame

Il prelevatore deve accertarsi dell’identità del paziente prima di iniziare la procedura. Per evitare il verificarsi di errori nell’identificazione corretta (possibili cause: affluenza di molte persone, scarsa attenzione del paziente digiuno, ritmo elevato richiesto all’operatore) si consiglia di utilizzare un doppio controllo: controllo documento di identità e richiesta verbale del nome.

L’ansia è un elemento che può condizionare la collaborazione del paziente, per cui è sempre necessario cercare di mettere a proprio agio le persone con un atteggiamento empatico ed accogliente. Lo stato di salute generale deve essere tale da permettere di eseguire l’esame, in caso contrario è meglio posticipare l’accertamento.

L’età e le capacità cognitive sono elementi che condizionano notevolmente la collaborazione del paziente. Quando il prelievo di sangue viene eseguito ai bambini, è consigliabile permettere al genitore di rimanere con il piccolo, spiegare con un linguaggio adatto all’età le fasi del prelievo, non mentire sui tempi necessari e sull’eventuale dolore, preparare il materiale necessario lontano dalla vista del bambino. Terminato il prelievo è consigliabile gratificare il bambino per la collaborazione e il coraggio mostrati. In presenza di deficit cognitivi, cercare di ottenere la fiducia del paziente per massimizzare le capacità di collaborazione.

Il prelievo di sangue si effettua in una vena periferica dell’arto superiore. Si possono utilizzare, in alternativa, le vene del polso e della mano. Le vene dei piedi vengono prese in considerazione solo come ultima possibilità.

La posizione del paziente è:

  • seduto su una sedia con un braccio allungato sopra un tavolo;
  • seduto su una poltrona apposita con il braccio disteso sul bracciolo;
  • sdraiato su un lettino.

La scelta del braccio su cui intervenire è, in linea di massima, indifferente per l’operatore per cui è il paziente a scegliere. Questa prassi può venire disattesa in presenza di condizioni particolari:

  • impossibilità a reperire, attraverso la palpazione, un accesso venoso valido;
  • presenza di lesioni cutanee, processi infiammatori o di ampie cicatrici nei punti di accesso;
  • in prossimità di ematomi;
  • presenza di fistole arterovenose;
  • presenza di linfedema;
  • svuotamento del cavo ascellare;
  • esiti di ictus.

Le vene periferiche del braccio maggiormente utilizzate sono le vene centrali dell’avambraccio (vena cubitale e vena cefalica), vena basilica e vene del dorso del braccio.

Metodo di Esecuzione

È buona norma per il prelevatore lavarsi le mani prima di iniziare il prelievo. Nell’eseguire l’esame l’operatore:

  • indossa i guanti;
  • posiziona il laccio emostatico almeno dieci centimetri sopra il punto individuato per il prelievo; il laccio deve essere stretto in maniera tale da determinare stasi venosa senza provocare dolore o interrompere il flusso arterioso; il laccio non deve essere mantenuto in sede per più di un minuto;
  • individua con la palpazione il punto dove eseguire il prelievo. Allo scopo di migliorare la sensibilità, può togliere il guanto e, appena localizzata la vena prescelta, indossarne un altro. Per facilitare la ricerca dei siti d’iniezione si può massaggiare delicatamente in senso opposto al flusso venoso oppure scaldare la parte con un panno caldo. È sconsigliato colpire o battere la parte;
  • provvede alla disinfezione della cute con un tampone imbevuto di disinfettante non alcolico. La detersione della cute deve avvenire in un unico verso. Non effettuare la palpazione dopo aver disinfettato la cute;
  • toglie il cappuccio di protezione dell’ago, lo inserisce (col becco di flauto verso l’alto) con un’inclinazione di 45° per 1-2 centimetri;
  • esegue il prelievo riempendo le provette o la siringa;
  • toglie il laccio emostatico;
  • estrae l’ago, tampona il punto di iniezione con cotone asciutto e posiziona un cerotto. Consiglia al paziente di tenere premuto il cotone nel punto d’iniezione per almeno cinque minuti senza piegare il braccio;
  • smaltisce il materiale nei contenitori per taglienti.

Nel caso in cui non si riesca a prendere la vena, è consigliabile non accanirsi nel sito di iniezione ma provare ad avanzare e arretrare. Dopo due tentativi falliti si consiglia di inviare, quando possibile, il paziente ad un altro prelevatore, o riprovare dopo un breve lasso di tempo. L’esecuzione del prelievo di sangue venoso presenta dei rischi sia per l’operatore che per il paziente.

Rischi per l'Operatore

La procedura del prelievo venoso è gravata, per l’operatore, dal potenziale rischio biologico. L’utilizzo di guanti monouso protegge dall’eventuale contaminazione col sangue del paziente al momento dell’introduzione dell’ago. L’utilizzo di provette sottovuoto esclude l’eventuale contatto col sangue. Quando il prelievo viene eseguito con la siringa, è necessario provvedere, in un secondo momento, al riempimento manuale delle provette con possibile contaminazione.

La procedura del prelievo di sangue venoso espone il prelevatore al rischio di puntura accidentale. A questo scopo, le raccomandazioni generali invitano a non provvedere mai a incappucciare l’ago al termine del prelievo e consigliano di smaltirlo negli appositi contenitori.

Rischi per il Paziente

Il prelievo di sangue venoso, pur facendo ormai parte delle indagini di routine, non è esente da rischi per il paziente. Possono verificarsi complicanze in tutte le fasi della procedura:

  • Reazioni allergiche: si invita chi deve sottoporsi a un prelievo di sangue, a informare l’operatore in merito a eventuali allergie o intolleranze ai materiali utilizzati;
  • Stato ansioso: se si è agitati e preoccupati, si consiglia di non guardare mentre ci si sottopone al prelievo;
  • Dolore e sensazione di punture di spilli al momento dell’inserimento dell’ago: si può aver toccato una terminazione nervosa, in tal caso l’operatore interrompe immediatamente l’operazione;
  • Ematoma: per evitare lo stravaso di sangue nel sottocute, è indicato, al termine del prelievo, tenere premuto sul sito d’iniezione per almeno cinque minuti, col braccio disteso e sollevato;
  • Vertigine e svenimento: possono essere conseguenti all’ansia, al digiuno, all’ipotensione.

Interpretazione degli Esami del Sangue

I risultati degli esami del sangue devono essere valutati nell'insieme dal medico di base che conosce il quadro anamnestico del proprio paziente. Nell'interpretazione dei risultati va ricordato che l'intervallo di riferimento dell'esame può variare leggermente in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi.

Valori di Riferimento Comuni

Di seguito sono elencati alcuni dei parametri più comuni misurati negli esami del sangue e il loro significato:

  • Globuli rossi (o eritrociti): contengono l'emoglobina che trasporta l'ossigeno e l'anidride carbonica nell'organismo; rappresentano le cellule del sangue più numerose. La valutazione dei globuli rossi nell'emocromo include: conta dei GR, emoglobina (Hb), ematocrito (Hct) ed indici eritrocitari, che includono il volume corpuscolare medio (MCV), la media emoglobinica corpuscolare (MCH), la concentrazione media di emoglobina nei corpuscoli (MCHC), e, talvolta, l'ampiezza della distribuzione eritrocitaria (RDW).
  • Globuli bianchi (o leucociti): noti anche come leucociti o WBC (White Blood Cells) - sono elementi cellulari del sangue deputati alla difesa dell'organismo nei confronti di agenti infettivi, sostanze estranee ed altre cause di danno. La conta dei globuli bianchi (valutazione del numero totale di leucociti presenti nel campione ematico) fa parte dell'esame emocromocitometrico. L'emocromo può includere o meno la conta differenziale dei globuli bianchi (formula leucocitaria).
  • Piastrine (o trombociti): importanti per l'emostasi e il processo della coagulazione. Eventuali loro alterazioni possono incrementare il rischio di un eccessivo sanguinamento o predisporre alla formazione di ecchimosi.
  • Neutrofili (50-80%): sono i globuli bianchi più numerosi nel sangue. La loro funzione primaria è quella di inglobare e digerire, mediante enzimi da loro stessi prodotti e secreti, i microrganismi, cellule anomale e particelle estranee (fagocitosi).
  • Linfociti (20-40%): si osservano sia nel sangue, che nel sistema linfatico. Si differenziano dalle cellule staminali linfoidi nel midollo osseo, rendendo possibile la distinzione in diverse sottopopolazioni con funzioni diverse.
  • Eosinofili (1-4%): partecipano alle reazioni infiammatorie e sono principalmente coinvolti nella difesa dell'organismo dalle infestazioni parassitarie.
  • Emoglobina (Hb): è una proteina che si trova all'interno dei globuli rossi. L'emoglobina svolge una funzione fondamentale: quella di trasportare l'ossigeno dai polmoni ai tessuti in tutti i distretti del corpo. La sua carenza comporta uno stato di anemia, oltre a debolezza e vari altri disturbi.
  • Ematocrito: proporzione del volume di sangue occupata dagli eritrociti.
  • VES: è un indice infiammatorio con il quale viene misurata la velocità con cui gli eritrociti (globuli rossi) di un campione di sangue - reso incoagulabile - sedimentano sul fondo della provetta che lo contiene.
  • Fibrinogeno: è un fattore essenziale per la coagulazione del sangue. Il test del fibrinogeno è parte delle indagini relative ad un possibile difetto della coagulazione o di ipercoagulabilità (episodi trombotici).
  • Glicemia: è un test che si esegue per capire se la concentrazione di glucosio nel sangue rientra nell'intervallo di normalità.
  • Transaminasi (ALT o GPT e AST o GOT): sono enzimi coinvolti nel metabolismo degli aminoacidi e nella sintesi del glucosio. La determinazione dei livelli delle transaminasi nel sangue sono utili per valutare il corretto funzionamento epatico ma possono riflettere anche lo stato di salute del cuore e dell'apparato muscolo-scheletrico.
  • Fosfatasi alcalina (ALP): è un enzima presente in diversi tessuti del corpo, in particolare nelle ossa e nel fegato. Il dosaggio della fosfatasi alcalina si esegue per determinarne i livelli in circolo.
  • Creatinina: è il risultato della degradazione della creatina fosfato (o fosfocreatina). Il dosaggio della creatinina fornisce informazioni utili circa l'efficienza della funzionalità dei reni, essendo quest'ultimi gli organi deputati al filtraggio del sangue.
  • Acido urico: è una sostanza di scarto del metabolismo delle cellule, in seguito alla degradazione delle purine. L'esame dell'uricemia viene utilizzato per rilevare livelli elevati di questo composto per aiutare il medico nella diagnosi di gotta.
  • Bilirubina: è una sostanza che deriva dalla degradazione dell'emoglobina e, più in particolare, dalla conversione del gruppo prostetico EME in essa contenuto.
  • Colesterolo: è un grasso presente nel sangue, la cui quota maggiore viene prodotta dall'organismo e solo una minima quantità viene introdotta con la dieta.
  • Albumina: è la più abbondante proteina presente nel plasma. La concentrazione dell'albumina nel sangue (albuminemia) è un indicatore dello stato nutrizionale del soggetto e della funzione renale o epatica.
  • Ferritina: è la principale proteina di deposito del ferro all'interno delle cellule.

Preparazione agli Esami

In linea generale, ma non sempre, le analisi del sangue devono essere eseguite a digiuno da almeno 8-10 ore, in modo che il cibo non alteri il risultato; durante tale periodo, è possibile solo assumere una modica quantità di acqua. Qualora l'esame debba testare solamente la parte corpuscolata del sangue (emocromo), invece, il fatto di aver assunto cibi o bevande non ha influenza, quindi il digiuno non è necessario. Molti farmaci interferiscono con il risultato, quindi, è sempre consigliabile informare il medico se si stanno seguendo delle terapie.

Prima di sottoporsi al prelievo, è importante rispettare alcune regole affinché gli esiti non vengano falsificati da comportamenti errati.

«Nei giorni precedenti, è bene mantenere la dieta abituale ed evitare brusche variazioni dell’apporto calorico, sia in eccesso sia in difetto», raccomanda il dottor Francesco Milone. La stessa indicazione vale per il pasto che precede l’esame, in genere la cena.

È bene astenersi completamente dal fumo nelle ore che precedono i prelievi ematici, ricordando che la disassuefazione totale è comunque la strada vincente. Inalare fumo di tabacco 1-2 ore prima di un prelievo del sangue provoca un incremento delle concentrazioni ematiche di glucosio, adrenalina e noradrenalina, acidi grassi liberi, glicerolo, cortisolo e aldosterone.

L’attività fisica può influenzare alcuni valori ematochimici, per cui nei giorni precedenti al prelievo sarebbe meglio evitare gli sforzi troppo intensi e protratti. Se i prelievi non sono urgenti e indispensabili, è bene rimandare le analisi del sangue in caso di malattia acuta, come influenza, febbre alta oppure disturbi gastro-intestinali, come vomito o diarrea.

«Tutte le condizioni che comportano disidratazione possono alterare il valore dell’ematocrito, un esame che esprime il rapporto fra la parte liquida del sangue e quella corpuscolata, come piastrine, globuli bianchi e globuli rossi», chiarisce il dottor Milone. «Quando siamo disidratati, il sangue diventa più denso. Ma la maggiore viscosità può essere dovuta anche ad altre molteplici cause, come insufficienza renale acuta, patologie polmonari o malattie cardiovascolari, per cui può accendere un inutile campanello d’allarme».

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