L’esame citologico urinario consiste nell’analisi microscopica di un campione di urine, con lo scopo di individuare eventuali cellule presenti - in particolare cellule tumorali. Normalmente l’urina è un liquido acellulato (ovvero privo di cellule) prodotto durante la fase escretrice renale. In presenza di un tumore della vescica o di altri tratti delle vie urinarie, questo esame può essere in grado di individuare le cellule tumorali che si “sfaldano” dalle zone più superficiali del tumore.
Quando Eseguire l'Esame Citologico Urinario
Questo esame va eseguito quando si sospetta la presenza di una neoplasia delle vie urinarie - in particolare di un tumore uroteliale della vescica che ne rappresenta il tipo più frequente. Il sintomo tipico di esordio di un tumore vescicale è rappresentato dalla presenza di sangue nelle urine (“ematuria”). Il sangue può essere visibile ad occhio nudo (si parla in questi casi di “macroematuria”) o riconosciuto solamente tramite l’esame chimico-fisico delle urine (“microematuria”). Più raramente un tumore della vescica può manifestarsi con la presenza di sintomi urinari irritativi, come la necessità di urinare molto spesso (“pollachiuria”), l’urgenza minzionale e l’incontinenza da urgenza. Questi sintomi sono molto più frequentemente legati a patologie benigne, come l’iperplasia prostatica benigna (IPB) o in corso di cistiti o prostatiti.
Modalità di Esecuzione dell'Esame
Non dovrebbe essere utilizzata la prima urina del mattino dato che sono presenti frequentemente cellule degenerate nella vescica che si accumulano durante il riempimento notturno. L’ideale sarebbe far pervenire in tempi brevi le urine al laboratorio.
Interpretazione dei Risultati
Il valore predittivo negativo del test è basso: questo significa che un risultato negativo dopo citologia urinaria non esclude la presenza di un tumore delle vie urinarie. Circa il 70% dei pazienti con un tumore uroteliale presenta infatti un esame citologico urinario negativo. Questo deriva dal fatto che la desquamazione delle cellule tumorali è assente o molto scarsa in presenza di tumori papillari poco avanzati, che rappresentano (fortunatamente) la maggioranza dei casi. La possibilità che il test risulti positivo è molto più alta in presenza di tumori avanzati o in caso di tumori sessili (“carcinoma in situ”). Il valore predittivo positivo dell’esame citologico supera il 90% (circa 9 pazienti su 10 con citologia positiva sono realmente affetti da un tumore delle vie urinarie). Alcuni falsi positivi si possono verificare in presenza di infiammazioni vescicali con il riscontro di cellule reattive che in alcuni casi possono assomigliare a quelle tumorali.
Ulteriori Approfondimenti Diagnostici
In presenza di un risultato positivo il paziente dovrà essere sottoposto ad esami di secondo livello come la cistoscopia (per la valutazione della vescica) e la TC con mezzo di contrasto (per lo studio della parte alta delle vie escretrici). Anche in presenza di primi riscontri negativi in questi esami sarà comunque necessario eseguire ulteriori approfondimenti diagnostici come le biopsie multiple della vescica (“mapping vescicale”) e/o l’uretero-reno-scopia retrograda (“URS”), come in caso di infezioni o calcolosi.
Importanza dell'Esame Citologico Urinario
L’esame citologico urinario non è un valido strumento di screening per la diagnosi di esclusione del tumore vescicale. L’esame citologico urinario è un test non invasivo che può contribuire alla diagnosi di un tumore della vescica o delle vie urinarie. Si esegue di solito nei pazienti con ematuria o sintomi urinari irritativi non spiegabili con problemi benigni. E’ utile inoltre nel follow up dei pazienti già trattati per riconoscere una recidiva tumorale.
Biomarcatori Urinari e Test Diagnostici Avanzati
Oltre all'esame citologico tradizionale, esistono diversi biomarcatori urinari e test diagnostici avanzati che possono migliorare la diagnosi e il monitoraggio del tumore alla vescica:
- Stick urinario o analisi delle urine: Utile per individuare la presenza di sangue non visibile ad occhio nudo nelle urine (microematuria).
- Proteina nucleare Matrix 22 (NMP22; BladderChek ® ): Individua la NMP22, una proteina rilasciata durante la disintegrazione delle cellule tumorali.
- Antigene tumorale della vescica (BTA; BTA stat ®, BTA TRAK®): Individua il BTA (human complement factor H related protein) prodotto dalle cellule tumorali vescicali.
- Ibridazione fluorescente in situ (FISH; UroVysionTM): Analizza i comuni cambiamenti genetici delle cellule tumorali vescicali.
- Esame dei un frammento di citocheratina (UBC® Rapid/ELISA): Misura frammenti di particolari componenti cellulari (citocheratina 8 e 18) presenti nelle urine.
- Esame del multigene RNA (Cxbladder ®): Analizza cinque speciali geni marcatori (CDC2, HOXA13, MDK, IGFBP5 e CXCR5) per calcolare il livello di rischio di cancro alla vescica.
- Esame del Profilo Epigenetico (AssureMDx TM): Analizza lo stato di metilazione di tre geni (TWIST1, ONECUT2, e OTX1) e le mutazioni di altri tre tipi (FGFR3, TERT e HRAS).
- Esame della colorazione morfoistochimica (CellDetect ®): Utilizza una colorazione speciale per distinguere le cellule sane da quelle tumorali al microscopio.
Il Tumore alla Vescica: Incidenza, Fattori di Rischio e Diagnosi
Il tumore alla vescica ha origine dalla trasformazione maligna delle cellule della vescica, ovvero l’organo che raccoglie l’urina prima che venga eliminata dal corpo. In 9 casi su 10 le cellule che si trasformano tumorali sono quelle dell’urotelio, il tessuto che riveste l’interno dell’apparato urinario, perciò si parla di tumori uroteliali.
Secondo quanto emerge dal rapporto “I numeri del cancro 2023”, redatto da AIOM, AIRTUM e PASSI, in Italia nel 2023 le diagnosi di tumore della vescica hanno rappresentato circa il 7 per cento di tutti i nuovi casi di tumori. In urologia è secondo solo al tumore della prostata. È più comune tra i 60 e i 70 anni ed è quasi 4 volte più frequente negli uomini che nelle donne.
Secondo i dati del Registro Tumori, in Italia nel 2023 sono stati stimati circa 29.700 nuovi casi di tumore vescicale, considerando sia le forme superficiali che quelle infiltranti (in cui il tumore ha raggiunto lo strato muscolare della vescica). Di questi, 23.700 erano uomini e 6.000 donne. La sopravvivenza a 5 anni, in Italia, è di circa l’80 per cento, sebbene sia molto frequente la probabilità di recidiva, cioè della ricomparsa del tumore anche a distanza di tempo.
Il principale fattore di rischio per il cancro della vescica è il fumo di sigaretta. Il rischio di sviluppare questo tumore è inoltre aumentato dall’esposizione cronica alle ammine aromatiche e alle nitrosamine, da eventuali radioterapie che hanno coinvolto la pelvi, dall’assunzione di farmaci come ciclofosfamide e ifosfamide e dall’infezione da parassiti come lo Schistosoma haematobium.
Manifestazioni frequenti sono: la presenza di sangue nelle urine (ematuria), la formazione di coaguli, la sensazione di bruciore alla vescica quando si comprime l’addome, difficoltà a urinare e dolore associato alla minzione, e una maggior facilità a contrarre infezioni delle vie urinarie.
Nel caso vi sia un sospetto di cancro alla vescica, le procedure diagnostiche si basano sull’ecografia e sulla cistoscopia. Quest’ultima consiste nell’introdurre uno strumento a fibre ottiche nella vescica attraverso le vie urinarie. Pur essendo fastidioso, questo esame permette di vedere all’interno della vescica e prelevare campioni sospetti di tessuto che verranno poi analizzati al microscopio.
In fase diagnostica è importante anche la citologia urinaria, ovvero la ricerca di cellule tumorali nel campione di urine.
Opzioni di Trattamento
Le possibilità di trattamento chirurgico di un tumore della vescica comprendono la resezione endoscopica vescicale transuretrale (TURBT) per neoplasie di piccole dimensioni non infiltranti, e la cistectomia radicale (asportazione completa dell’organo) per i tumori infiltranti o resistenti ai trattamenti. Dopo aver asportato l’organo malato, spesso mediante tecnologie robotiche, il chirurgo crea una “neovescica”.
In caso di tumori avanzati non operabili o di tumori metastatici, il trattamento di prima scelta è la chemioterapia, che può essere seguita dall’immunoterapia con gli inibitori dei checkpoint immunologici.
Nuovi Approcci Diagnostici e Terapeutici
Ospedale San Carlo di Nancy ha attivato un nuovo metodo analitico di diagnosi del tumore alla vescica. Il test consiste nel rintracciare la MCM5, una proteina presente in elevata quantità nelle urine di pazienti affetti da tumore della vescica. In caso di positività, saranno necessari ulteriori accertamenti e in particolare si procede con un esame endoscopico della vescica (cistoscopia).
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