L'esame delle urine è un test fondamentale per inquadrare un paziente da un punto di vista clinico-patologico, assieme agli esami ematobiochimici. Questo articolo fornisce una guida dettagliata sull'interpretazione dei valori normali dell'esame delle urine nel cane, con particolare attenzione a specifici parametri come il rapporto proteine/creatinina (PU/CU), il peso specifico urinario e gli acidi biliari urinari.
Rapporto Proteine/Creatinina Urinaria (PU/CU)
Il metodo migliore per la valutazione dell’escrezione quantitativa di un soluto qualsiasi nelle urine, sarebbe quello di quantificarla nelle 24 ore. Tuttavia questa procedura richiederebbe la raccolta di tutte le urine nell’arco della giornata, poco praticabile in medicina veterinaria. La misurazione del rapporto tra la quantità di proteine e quello della creatinina in un campione urinario random, è stato dimostrato essere correlato in maniera accettabile con la raccolta nelle 24 ore.
Importanza del PU/CU
La misurazione del rapporto PU/CU nel paziente nefropatico permette di determinare la gravità della proteinuria. In accordo con le linee guida IRIS, cani con valori di PUCU >0.5 e gatti con PUCU >0.4 sono considerati proteinurici e necessitano di trattamento specifico mentre, per entrambe le specie, un PU/CU <0.2 è ritenuto fisiologico. Il PU/CU correla con la gravità del danno renale sia glomerulare che tubulo-interstiziale. Solo nelle fasi terminali il PU/CU tende a ridursi nonostante la gravità della patologia, per la drammatica riduzione di glomeruli e tubuli funzionali dai quali le proteine possono essere perse nelle urine.
Il PU/CU >2.0 è suggestivo di danno glomerulare e, nel cane, i valori più alti sono descritti nelle glomerulopatie da immunocomplessi (PU/CU medio di circa 9.0) e nella amiloidosi (PU/CU medio circa 7.0). L’entità della proteinuria fornisce anche informazioni prognostiche: nel cane con nefropatia cronica un PU/CU >1.0 è associato ad un rischio di crisi uremica 3 volte maggiore rispetto ai cani con PU/CU <1.0.
Monitoraggio e Variabilità del PU/CU
È importante quantificare periodicamente la proteinuria nei pazienti nefropatici per due motivi principali:
- I metodi analitici di chimica liquida utilizzati per misurare le proteine totali urinarie (quali il rosso pirogallolo, blu coomassie e benzetonio cloruro) sono più accurati rispetto ai metodi semiquantitativi (dipstick e acido solfosalicilico), soprattutto nelle fasi inziali della proteinuria e in caso di peso specifico urinario ridotto.
- È fondamentale avere un valore basale con il quale confrontare i successivi PU/CU e poter valutare eventuali progressioni della proteinuria.
Riguardo quest’ultimo aspetto, nel cane è stato proposto uno schema con il quale è possibile determinare se la variazione del PU/CU nel tempo sia l’esito dell’evoluzione della proteinuria o se sia da attribuirsi alla normale variabilità giornaliera, dato che anche nei pazienti stabili il PU/CU può oscillare. Visto che la variabilità giornaliera del PU/CU aumenta, in valore assoluto, all’aumentare della proteinuria, è stato proposto di utilizzare la media artimetica ottenuta da più campioni raccolti in giorni consecutivi, in modo da avere un valore più prossimo al reale.
Ciò è necessario per PU/CU >6.0: in particolare, per PU/CU compresi tra 6.0 e 8.0 sono necessari 2 campioni, 3 campioni se tra 8.0 e 10.0, 4 campioni tra 10.0 e 12.0 e 5 campioni per PU/CU >12.0. Per evitare eccessive spese per il proprietario, è possibile determinare un unico PU/CU su pool di surnatante urinario, avendo cura di refrigerare o congelare i campioni di urina per evitare variazioni preanalitiche del campione.
È necessario pertanto escludere il sedimento attivo nella valutazione della proteinuria renale. Alcuni cani nefropatici proteinurici possono presentare PU/CU più alto se misurato da urine raccolte in ambiente clinico rispetto alle urine raccolte in ambiente domestico. In questi pazienti può essere utile mantenere la stessa procedura di raccolta delle urine per ridurre la variabilità preanalitica durante il monitoraggio della proteinuria.
Fattori che Influenzano il PU/CU
- Le infiammazioni settiche o non settiche del tratto urinario e le urolitiasi determinano proteinuria post-renale (PU/CU >0.4 / 0.5).
- L’ematuria iatrogena, talvolta esito della cistocentesi, può aumentare il PU/CU.
Peso Specifico Urinario
Il peso specifico urinario è un parametro usato in medicina veterinaria per valutare la funzione renale in relazione al bilancio idrico di un paziente. Il peso specifico può essere utile nell’iter diagnostico di poliuria del cane e del gatto. In un cane o un gatto normalmente idratati, ed in assenza di malattia renale, malattie metaboliche e disordini elettrolitici, i valori di peso specifico urinario si aggirano tipicamente tra 1030 e 1035 nel cane e 1035 e 1060 nel gatto.
Ovviamente, qualsiasi valore di peso specifico urinario può essere giudicato “normale” in relazione allo stato idrico del paziente ed a eventuali disordini elettrolitici. Ad esempio, un paziente sovraidratato e con funzionalità renale normale, tenderà ad avere un peso specifico urinario inferiore, dovendo eliminare acqua libera per riportare l’organismo in una situazione di omeostasi.
Interpretazione dei Valori
- Urine concentrate: peso specifico >1.030 (cane) o >1.035 (gatto). Le urine con questo peso specifico hanno subito una significativa modificazione dell’ultrafiltrato glomerulare (che si assesta su valori di 1008-1012) ad opera di processi di riassorbimento attivo a livello dei tubuli renali. In presenza di urine concentrate, il riscontro di iperazotemia potrà essere più facilmente riconducibile ad una problematica pre-renale, che determini una ridotta perfusione d’organo.
- Urine moderatamente concentrate: peso specifico 1.013-1.029 (cane) o 1013-1.034 (gatto): pesi specifici urinari all’interno di questi valori sono spesso associati a una funzionalità renale conservata, benchè questi valori possano anche essere rilevati in pazienti con malattia renale così come in presenza di altri fattori che inibiscono la capacità di trattenere acqua, come una deficienza parziale o un’inibizione della risposta tubulare all’ADH.
È importante sottolineare che, in caso di disidratazione clinicamente evidente, urine moderatamente concentrate possono essere definite come “inappropriate”, suggerendo di investigarne la causa sottostante. Se, al contrario, lo stato di idratazione è normale, e non vi sono altri rilievi clinici compatibili con malattia renale, può essere il caso di ripetere il peso specifico urinario in diverse occasioni prima di procedere con l’iter diagnostico.
Nel caso in cui il paziente normoazotemico non producesse urine adeguatamente concentrate, l’iter diagnostico iniziale prevede valutazione dell’SDMA, ecografia addominale con particolare attenzione allo studio dell’apparato urinario.
Variabilità del Peso Specifico Urinario
Un ultimo aspetto degno di nota è rappresentato dalla giornaliera fluttuazione del peso specifico urinario riportata in letteratura e che può variare in base alla quantità e qualità di cibo e alla quantità di acqua assunti. Per questo motivo, solitamente si consiglia di raccogliere le prime urine del mattino, poiché sono quelle che riflettono meglio la capacità di concentrazione del paziente.
Uno studio recente ha valutato la variabilità del peso specifico urinario in 103 cani considerati “clinicamente sani”, non in terapia farmacologica e senza manifestato segni clinici riconducibili a malattia nei sei mesi precedenti all’inclusione. I proprietari dei cani arruolati hanno raccolto le urine del mattino, per minzione spontanea e per 3 giorni consecutivi, per due settimane consecutive (per un totale di 6 campioni dello stesso paziente). I risultati dello studio hanno dimostrato che la differenza media tra il valore più basso e il valore più alto di peso specifico urinario nello stesso paziente e nell’arco delle due settimane è di 0.015; lo stesso paziente potrà quindi avere, in media, una mattina 1030 e la mattina successiva 1015.
I limiti più importanti di questo studio sono rappresentati dai criteri utilizzati per considerarli “clinicamente sani” (non hanno effettuato altri esami di laboratorio ed indagini oltre ad una visita clinica e raccolta anamnestica di dati) e quindi non è possibile escludere la presenza di malattie occulte che possano aver influenzato i risultati ottenuti. Lo studio permette in ogni caso di sottolineare l’importanza della variabilità individuale, che deve essere tenuta in considerazione quando si interpreta un singolo rilievo di peso specifico urinario e prima di classificarlo come normale o patologico.
Acidi Biliari Urinari
Il dosaggio degli acidi biliari sierici (SBA) è il test più utilizzato per la valutazione della funzionalità epatica, in quanto altamente sensibile e specifico. Il test è costituito da un doppio prelievo ematico, e ciò rappresenta una seria difficoltà in pazienti poco collaborativi e ritarda notevolmente l’intero iter diagnostico. Inoltre il pasto interferisce con altre prove diagnostiche. Nasce quindi l’esigenza di disporre di un test che presenti la stessa affidabilità diagnostica e che elimini le complicazioni sopradescritte.
Studi recenti a tale proposito hanno rivolto l’attenzione sul dosaggio degli acidi biliari urinari (UBA) come test diagnostico alternativo per la valutazione della funzionalità epatica. Gli acidi biliari urinari vengono dosati su un campione urinario. Normalmente solo piccole quantità di acidi biliari vengono escrete con le urine, tuttavia livelli elevati di acidi biliari sierici possono portare all’escrezione urinaria di forme idrosolubili sulfatate (USBA), che sono stati riscontrati sia nell’uomo che in alcune specie animali.
Per consentire una valutazione quantitativa degli acidi biliari urinari, indipendentemente dalla concentrazione idrica del campione urinario, che ne condiziona fortemente il dosaggio, si è dovuta attuare una procedura che normalizza la concentrazione urinaria di questi analiti rispetto alla creatinina urinaria (UBA/Cr). Studi condotti sull’uomo hanno dimostrato che sia le concentrazioni degli acidi biliari urinari non sulfatati che quelle degli acidi biliari urinari sulfatati aumentano in corso di disfunzione epatica o anomalie della circolazione portale e ciò suggerisce la possibilità di un loro utilizzo come test diagnostico.
L’elaborazione degli intervalli di rifermento in linea con le procedure del Laboratorio San Marco differiscono per specie. Ad esempio nel cane pastore tedesco sono compresi per gli acidi biliari urinari (UBA) tra 0.3 e 10.6 mmol/L; per gli acidi biliari urinari normalizzati con la creatinina urinaria (UBA/Cr) tra 0.5 e 3.4. Valori superiori sono indice di un’alterazione della funzione epatica. Gli acidi biliari urinari possono essere superiori all’intervallo di riferimento anche in caso di enteropatie ed eccesso di glicocorticoidi, endogeni ed esogeni.
Tabella Riassuntiva Valori di Riferimento
| Parametro | Valore Normale nel Cane |
|---|---|
| PU/CU (linee guida IRIS) | < 0.2 (fisiologico) |
| Peso Specifico Urinario | 1.030 - 1.035 (normalmente idratato) |
| Acidi Biliari Urinari (UBA) - Pastore Tedesco | 0.3 - 10.6 mmol/L |
| Acidi Biliari Urinari/Creatinina (UBA/Cr) - Pastore Tedesco | 0.5 - 3.4 |
leggi anche:
- Cobalamina Alta/Bassa: Valori Normali e Cosa Significa nell'Esame del Sangue
- Esame Spermiogramma: Quanto Tempo di Astinenza è Necessario?
- Interleuchine e Esami del Sangue: Cosa Rivelano?
- Interleuchina 6 (IL-6) Esame del Sangue: Valori, Interpretazione e Importanza
- Esami del Sangue per Impotenza: Quali Sono e Come Aiutano a Diagnosticare il Problema
- Creatinina Alta: Scopri Cause Sorprendenti e Conseguenze da Non Ignorare!
