Nel corso della gestazione, la futura mamma ha la possibilità di monitorare lo sviluppo del feto attraverso esami specifici. Gli esami di diagnosi prenatale, sia invasivi che non invasivi, sono utili per rilevare eventuali anomalie cromosomiche a carico del feto. Tra questi, i test del sangue materno giocano un ruolo cruciale.
Test del DNA Fetale: Un Approccio Non Invasivo
Ma cos’è esattamente un test del DNA fetale? Si basa sulla ricerca e l’analisi del DNA estratto dalle cellule del feto circolanti nel sangue materno, ed è una metodica di screening che negli ultimi anni è diventata sempre più diffusa, soprattutto perché non è invasiva né rischiosa. Il test si effettua - tra la decima e la 14esima settimana di gestazione - attraverso un esame del sangue, che permette di analizzare il DNA fetale circolante nel sangue materno.
Dopo il prelievo materno, in laboratorio viene estratto ed isolato il DNA fetale, per poi essere amplificato e studiato. Il NIPT (Non invasive Prenatal Test), noto anche come “test del DNA fetale”, è un’indagine non invasiva, a rischio zero per la gestante e per il feto.
Il NIPT è stato messo a punto con l’obiettivo di anticipare il più possibile la diagnosi di eventuali patologie che possano mettere a rischio la salute del feto durante il primo trimestre di gravidanza. Il target di questo test è rappresentato prevalentemente dalle anomalie cromosomiche, in particolare quelle relative ai cromosomi 13, 18 e 21, che nell’insieme rappresentano oltre il 70% delle anomalie cromosomiche oggi note.
La maggior parte dei NIPT si basa sulla sofisticata tecnica NGS (Next Generation Sequencing), l'insieme delle tecnologie di sequenziamento degli acidi nucleici che hanno in comune la capacità di sequenziare, in parallelo, milioni di frammenti di DNA. Lo stesso - per intenderci - di quello che si utilizza per la celebre biopsia liquida per alcune forme tumorali.
È importante sottolineare che, sebbene il test sia estremamente affidabile, come per tutti i test genetici esistono dei limiti biologici. Questi possono essere rappresentati da un eventuale mosaicismo cromosomico materno, e che questo possa in qualche modo alterare i risultati del test. Questo è vero soprattutto relativamente alle anomalie cromosomiche sessuali, come la monosomia del cromosoma X. Possono tuttavia presentarsi anche ulteriori situazioni particolari che dobbiamo, come genetisti, sempre prevedere.
Fondamentale nella scelta del NIPT è il centro al quale rivolgersi. Pubblico o privato che sia, deve trattarsi di un centro di grande esperienza, che abbia la possibilità di effettuare il test contestualmente a un accertamento ecografico, e che possa offrire un’adeguata consulenza genetica sia in fase iniziale che, soprattutto, in caso di necessità di approfondimenti diagnostici ulteriori.
Interpretazione dei Risultati del Test del DNA Fetale
I risultati di un test del DNA fetale devono essere sempre accompagnati, prima e dopo l’esito, da un’accurata consulenza genetica e familiare, al fine di individuare eventuali fattori di rischio materni e paterni che possono incidere sullo sviluppo di anomalie cromosomiche. Un risultato negativo del test del DNA fetale, infatti, non può escludere al 100% la presenza di anomalie anche minime. Così, se è positivo, esiste almeno un 5% di feti che non hanno in realtà alcuna anomalia.
Un esito positivo del test del DNA fetale richiede quindi necessariamente il ricorso a procedure strumentali invasive, che hanno l’obiettivo di confermare il risultato o escluderlo in maniera più attendibile.
In una settimana il test indica se il feto è affetto dalla trisomia 21 (sindrome di Down) o 18 (sindrome di Edwards) o 13 (sindrome di Patau), o dalla monosomia X (sindrome di Turner). Questi difetti complessivamente coprono la quasi totalità delle patologie cromosomiche clinicamente rilevanti che superano il primo trimestre di gravidanza. Chi lo desidera può comunque effettuare l’esame di tutte le 23 coppie di cromosomi.
Opzioni Disponibili in Italia
Non sono numerosi i test del DNA fetale in Italia, ma non mancano. È possibile scegliere tra Maternit21, PrenatalSAFE, Harmony test, Test di Modena e Crabion di Perugia. A Lugano, in Svizzera, è disponibile anche PraenaTest nel centro ProcreaLab. Esiste poi un’altra possibilità: si tratta dello Smart test, ovvero Simple maternal antenatal rapid Test, brevettato da ricercatori dell’Isn, Istituto di scienze neurologiche del Cnr, Consiglio nazionale di ricerche di Catania. Questo test può essere richiesto a domicilio.
Test Combinato: Translucenza Nucale e Bi-Test
Tuttavia, esistono anche altri test non invasivi, come il Test Combinato, che permettono di ottenere un calcolo personalizzato della probabilità di avere un figlio affetto da un’alterazione cromosomica.
La translucenza nucale è una misura effettuata a livello della nuca del feto tramite un’ecografia tra l’11esima e la 14esima settimana: se tale spessore risulta aumentato rispetto ai valori normali di riferimento, pure aumentato risulta essere il rischio di anomalia cromosomica e di cardiopatia fetale. Pertanto non si tratta di un test diagnostico, ma statistico, di stima del rischio. Se questo risulterà elevato, si proporrà alla gestante l’esecuzione di un esame invasivo per la diagnosi del cariotipo (villocentesi o amniocentesi) e un’ecocardiografia fetale per la ricerca di malformazioni cardiache. Così facendo si riescono ad individuare tra il 75 e l’80 % dei feti down e molti casi di altre alterazioni cromosomiche o cardiache.
Per aumentare l’efficacia del test si può associare la valutazione di: osso nasale, dotto venoso e rigurgito della tricuspide, ed effettuare il prelievo per la determinazione di PAPP-A e free-beta-HCG.
É una ecografia che si effettua tra la 11^-14^ settimana per vedere la lunghezza del feto, lo spessore retronucale del feto (translucenza nucale), l’osso nasale, il rigurgito della tricuspide, il dotto venoso. La valutazione della translucenza nucale o NT è un dato importante per valutare il rischio fetale per le principali trisomie (13,18, 21), ma non solo: a volte è indicativo di cardiopatie e sindromi (insieme di sintomi e segni) che si sviluppano successivamente. L’esame va eseguito in associazione a un prelievo di sangue (livelli di PAPP-A e hCG).
Utile è associare sempre un’ecografia ostetrica in base al periodo in cui viene effettuato il test. Ad esempio, se il test del DNA fetale viene effettuato alla 12^ settimana è conveniente associare allo screening la valutazione della translucenza nucale del feto (NT), valore che rappresenta uno “spartiacque” nella diagnosi prenatale. Valori di translucenza elevata (ad esempio >3mm) richiedono esami più approfonditi.
Test Invasivi: Villocentesi e Amniocentesi
Gli esami che permettono una diagnosi certa sulla presenza o assenza di anomalie cromosomiche sono la villocentesi (eseguibile a partire dalla 11^ settimana di gestazione) o l’amniocentesi (eseguibile dalla 15/16^ settimana di gestazione).
Nei casi in cui il Bitest o il test del DNA fetale libero circolante indicano un rischio aumentato per trisomia 13, 18, 21 dopo un’adeguata consulenza è possibile prendere in considerazione la possibilità di svolgere altri esami più invasivi come la villocentesi (durante la quale viene prelevato un campione di placenta) o l’amniocentesi (durante il quale viene prelevato un campione di liquido amniotico). Questi esami presentano entrambi un lieve rischio di aborto spontaneo (circa l’1%).
La villocentesi viene effettuata tra l’11esima e la 12esima settimana di gestazione, sotto guida ecografica, e consiste in una puntura transaddominale dell’utero con prelievo di trofoblasto placentare: il fastidio è un poco superiore rispetto all’amniocentesi. Il rischio di interruzione della gravidanza legato alla procedura è dell’1%.
L’amniocentesi viene effettuata a 16 settimane circa, sotto guida ecografica, e consiste in una puntura transaddominale dell’utero con prelievo di liquido amniotico: il fastidio è quello di una puntura intramuscolo. Il rischio di interruzione della gravidanza legato alla procedura è dell’1%.
Difetti del Tubo Neurale: Spina Bifida e Anencefalia
I due principali difetti di chiusura del tubo neurale sono la spina bifida e l’anencefalia.
La spina bifida è un’apertura nella colonna vertebrale che può determinare un danno all’innervazione della parte inferiore del corpo, con possibile paralisi agli arti inferiori e problemi funzionali vescicali ed intestinali. Circa 1 su 5 nati con spina bifida hanno l’apertura coperta da cute (spina bifida occulta) che non è individuabile con i test sul sangue materno. Questa condizione è di solito meno grave della spina bifida aperta.
I nati con anencefalia sono privi di una parte del cranio ed il cervello non è regolarmente formato; possono nascere vivi, ma sopravvivere per poco tempo.
Con la valutazione del dosaggio di un ormone, ľalfafetoproteina (AFP), nel sangue materno (MS-AFP) è possibile identificare le gravide a rischio maggiore di avere un neonato affetto da spina bifida aperta (le forme in cui vi è un’apertura non solo della colonna, ma anche della cute fetale).
Sindrome di Down (Trisomia 21)
La sindrome di Down è la causa più comune di disturbo mentale ed è spesso associata a problemi fisici come anomalie cardiache o disturbi visivi e uditivi. Prima della nascita non è possibile valutare il grado di disabilità.
Per la sindrome di Down, secondo le indicazioni delle Società Scientifiche e le disposizioni del Ministero della Sanità Italiano, si considerano a rischio le donne per le quali il calcolo porti a valori di rischio uguale o superiore a 1 su 350 nati.
Considerazioni Importanti
Quando si hanno i risultati dei test di screening? Dopo circa 3-4 giorni lavorativi il risultato del test è disponibile. Il risultato è espresso in termini di rischio numerico facendo riferimento ai valori succitati per le anomalie cromosomiche.
La maggioranza delle donne ha un test negativo. Questo non esclude con certezza che il feto sia affetto da una delle patologie nominate, ma indica solo che il rischio per quella gravidanza è rimasto al di sotto della “soglia di allarme”. Ciò succede perché il test non è in grado di individuare tutte le gravide con feto affetto.
Un risultato positivo dello screening significa che la donna ha un rischio di anomalia fetale superiore a quello della popolazione generale. A tali donne, saranno offerte le possibilità diagnostiche (prelievo di villi coriali, amniocentesi, esame ecografico di II Livello).
Gli operatori Ginecologi Ecografisti che effettuano la misurazione della Translucenza Nucale sono “accreditati” presso la Fetal Medicine Foundation (FMF) di Londra www.fetalmedicine.com e presso la Società Italiana di Ecografia Ostetrica e Ginecologia SIEOG) www.sieog.it in quanto hanno effettuato il training teorico-pratico e sono sottoposti al controllo della casistica e della qualità del loro lavoro.
Ricorda che è importante il counseling preconcezionale specie per le coppie a rischio riproduttivo, da richiedere ed eseguire prima del concepimento,quando la coppia o la donna desidera una gravidanza. A volte, infatti, nelle famiglie sono presenti malattie ereditarie, come cardiopatie, fibrosi cistica, sordità e così via, che potrebbero essere trasmesse al futuro nascituro.
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