La ricerca del sangue occulto nelle feci è un esame che individua piccole tracce di sangue nelle feci non visibili a occhio nudo e rilevabili solo attraverso uno specifico esame di laboratorio.
È consigliabile effettuare questo test perché la presenza di sangue nelle feci è spesso il primo e talvolta l’unico segnale che può individuare lesioni precancerose o cancerose in fase iniziale del colon-retto. È necessario fare questo test come screening per il tumore del colon retto. Come tutte le metodiche di screening la ricerca di sangue occulto nelle feci non ha significato diagnostico, ma identifica solo le persone a rischio per questa patologia e per i polipi intestinali.
L’esame del sangue occulto nelle feci non è in nessun modo invasivo ed è sicuro, affidabile e sottoposto a periodiche verifiche di qualità.
Tipologie di Test e Preparazione
Il nostro laboratorio effettua la ricerca del sangue occulto nelle feci mediante test immunologico quantitativo. Con i test di ultima generazione, come quello in uso presso il nostro laboratorio di analisi al Valparma Hospital, non è più necessaria una preparazione da parte del paziente, poiché la ricerca di sangue occulto nelle feci sfrutta specifici anticorpi diretti contro la porzione proteica dell’emoglobina umana.
Per la ricerca di sangue occulto nelle feci tramite metodi immunochimici (FIT) non è richiesta nessuna dieta o preparazione specifica, se non l’indicazione di attenersi alle istruzioni di campionamento fornite dall’operatore sanitario al momento della consegna del dispositivo di prelievo.
Sia il test per la ricerca di sangue occulto nelle feci (FOBT) che il test immunochimico fecale (FIT) ricercano il sangue presente nelle feci, ma non visibile ad occhio nudo. Sebbene la presenza di sangue nelle feci possa essere dovuta a molteplici cause, spesso è il primo e talvolta l’unico segno precoce della presenza del cancro al colon.
Test Immunochimici (FIT) vs. Test al Guaiaco (gFOBT)
Esistono diversi metodi per la ricerca del sangue occulto nelle feci, tra i quali il test al guaiaco (gFOBT) ed alcuni test “da banco” colorimetrici, ma gli unici raccomandati dalle linee guida europee sono i test immunochimici (FIT o iFOBT). Tutti questi test rilevano l’emoglobina, una proteina contenuta all’interno dei globuli rossi.
L’emoglobina è composta essenzialmente di due porzioni: una parte proteica, detta globina, ed una non proteica, il gruppo eme. I test immunochimici (FIT) sono disegnati per ricercare la porzione proteica dell’emoglobina umana e in genere non rilevano l’emoglobina derivante da altre fonti, come quella contenuta nella carne.
I test al guaiaco (gFOBT, FOBT) misurano la porzione non proteica dell’emoglobina, ossia il gruppo eme, presente nelle feci. Poiché il gruppo eme è una porzione comune all’emoglobina di varia origine, i test gFOBT sono in grado di rilevare anche l’emoglobina assunta tramite l’alimentazione, generando risultati falsamente positivi.
Rispetto al FIT, questo metodo ha altri limiti: esistono alimenti e farmaci in grado di alterare il risultato del test, i quali devono pertanto essere evitati nei giorni precedenti la raccolta del campione. Poiché il gruppo eme è resistente alla degradazione intestinale, questo tipo di test è in grado di rilevare sanguinamenti che originano anche da altri tratti del canale digerente, come lo stomaco o le gengive. I test FOBT sono pertanto meno specifici per il sanguinamento gastrointestinale rispetto ai FIT.
Modalità di Raccolta e Conservazione
Le modalità di raccolta e conservazione variano in base al metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. In genere può essere effettuata presso la propria abitazione. É importante seguire attentamente tutte le indicazioni contenute nel kit per la raccolta e/o fornite dal personale sanitario.
I metodi immunochimici (FIT) utilizzano metodi di raccolta diversi a seconda del produttore. Solitamente vengono utilizzati dei particolari dispositivi che, mediante lo strofinamento di un bastoncino di raccolta sulla superficie delle feci, permettono il prelievo della specifica quantità di campione necessario all’esecuzione del test. Dopo la raccolta, il campione viene trasferito in provette contenenti tamponi conservanti e/o di estrazione.
Il test al guaiaco (gFOBT) prevede l’utilizzo di una “card” dotata di 1, 2 o 3 sezioni. La “card” a tre sezioni è quella più comunemente utilizzata e prevede la raccolta delle feci in tre momenti diversi (di solito tre giorni consecutivi). Le feci devono essere raccolte in un contenitore pulito, evitando la contaminazione con urine e acqua. Ciascuna “card” viene contrassegnata con il nome del paziente e la data della raccolta. Quindi, mediante un bastoncino, un sottile strato di feci viene distribuito in corrispondenza di un’area specifica della “card” e viene poi lasciato seccare. Una volta seccato, il preparato è stabile per alcune settimane a temperatura ambiente.
Fattori che Influenzano i Risultati
I test immunochimici per la ricerca del sangue occulto nelle feci (FIT) non riportano alcuna restrizione riguardante i farmaci, la dieta o le procedure odontoiatriche. Questi test rilevano la presenza di sangue di qualsiasi origine che sia presente all’interno del tratto gastro-intestinale. Questi test sono in grado di rilevare anche il sangue derivante dal sanguinamento gengivale (dovuto a specifiche cure odontoiatriche o a malattie delle gengive). L’utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei, come l’aspirina e l’ibuprofene, potrebbe causare sanguinamento dello stomaco.
I test gFOBT e quelli colorimetrici “da banco” sfruttano delle reazioni chimiche che determinano delle variazioni di colore. Alcuni cibi, come carne rossa, broccoli, rape, cavolfiore, mele, arance, funghi e rafano, e alcuni farmaci, come la colchicina e i farmaci ossidanti (iodio e acido borico), possono sviluppare la stessa reazione colorimetrica generando risultati positivi anche in assenza di sangue umano nelle feci (falsi positivi). La presenza della Vitamina C invece potrebbe generare risultati falsamente negativi, interferendo con la reazione colorimetrica ed impedendo lo sviluppo di colore pur in presenza di sangue nelle feci.
In ogni caso, è necessario seguire attentamente le istruzioni fornite dal personale sanitario e/o quelle fornite insieme ai dispositivi di prelievo.
Importanza dello Screening e Ulteriori Indagini
La ricerca del sangue occulto nelle feci viene eseguita perlopiù come esame di screening precoce del cancro del colon. La diagnosi precoce aumenta la probabilità che il tumore sia curabile. La ricerca del sangue occulto nelle feci non pone diagnosi di cancro. Secondariamente, la ricerca del sangue occulto nelle feci può servire per ricercare la causa di anemia, come in presenza di un sanguinamento di un’ulcera gastrica.
Può essere richiesta la ricerca del sangue occulto nelle feci nel caso di sintomi e segni di anemia, come affaticamento, bassi valori di emoglobina ed ematocrito e/o feci scure. La ricerca del sangue occulto nelle feci viene richiesta come indagine di screening per la diagnosi precoce di cancro del colon, con cadenza biennale in età compresa tra i 50 ed i 69 anni, nell’ambito dei programmi di prevenzione oncologica attivi in Italia, o su prescrizione del medico curante, in base all’anamnesi familiare.
Cosa Fare in Caso di Test Positivo
Un risultato positivo al test FIT è indicativo di un sanguinamento anomalo del tratto gastrointestinale. Il sanguinamento dei polipi intestinali o delle aree cancerose può essere intermittente e il sangue può pertanto non essere uniformemente distribuito nelle feci. La raccolta di campioni multipli in giorni differenti aumenta le possibilità di rilevare un sanguinamento intermittente. Questo è vero in particolar modo nel caso in cui vengano utilizzati i test gFOBT.
Il test del sangue occulto nelle feci (FIT o gFOBT) può generare risultati falsamente negativi nel caso in cui i polipi, seppur presenti, non sanguinino al momento della raccolta del materiale fecale.
Sebbene in Italia il test utilizzato nella quasi totalità dei programmi di screening sia la ricerca del sangue occulto nelle feci (eseguito ogni 2 anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni), esistono regioni nelle quali viene eseguito un esame di diagnostica per immagini: la sigmoidoscopia. Si tratta di un esame che permette l’esplorazione del sigma e del retto (l’ultima parte dell’intestino, dove si localizza il 70% dei tumori del colon) tramite una sonda flessibile dotata di telecamera. Nel caso in cui vengano trovati dei polipi, questi possono essere rimossi durante la procedura in modo da essere esaminati dall’anatomopatologo.
Nel caso di test positivo si esegue una colonscopia, un esame che permette di esplorare il colon per ricercare le lesioni. Si effettua inserendo per via rettale l’endoscopio, uno strumento ottico flessibile attraverso cui il medico può osservare l’interno dell’intestino ed eventualmente rimuovere adenomi di dimensioni contenute. Prima dell’esame è necessario effettuare una preparazione per la pulizia dell’intestino.
I sanguinamenti non sono continui, quindi può accadere che il test risulti negativo anche in presenza di lesioni. Questo è il limite dello screening con FIT, che può essere contenuto ripetendo il test agli intervalli raccomandati. Nell’ambito della valutazione di routine per lo screening del cancro del colon, viene eseguito ogni due anni nelle persone di età compresa tra i 50 e i 69 anni. Viene richiesta la raccolta di uno o più campioni di feci, che può essere effettuata nella propria abitazione.
Altre Opzioni Diagnostiche
- Videocapsula: si tratta di una procedura che utilizza una capsula contenente una telecamera che deve essere inghiottita ed è in grado di trasmettere le immagini acquisite durante il suo percorso nel canale digerente.
- Colonscopia: è un esame più approfondito del retto e dell’intero colon che prevede l’utilizzo di un tubo flessibile dotato di telecamera. Permette anche la rimozione dei polipi che possono così essere analizzati dagli anatomopatologi.
É disponibile un test DNA-FIT per la ricerca del sangue occulto oltre che del DNA derivante dalle cellule tumorali presenti nelle feci. L’American Cancer Society ha inserito questo test all’interno dei protocolli di screening raccomandati.
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