Il dibattito sulle pratiche dopanti nello sport è un tema ricorrente e complesso, che coinvolge atleti, spettatori e addetti ai lavori. Questo articolo esplora la questione del doping, con un focus specifico sulla National Football League (NFL) e le sue politiche relative agli esami del sangue e all'uso di cannabis.
Lo Sport Professionistico e le Alte Prestazioni
Lo sport, inteso come libera espressione di un gesto che coniuga alla perfezione le facoltà mentali e fisiche dell’essere umano, non esiste più. Esiste lo sport professionistico, il mestiere sport. A livello agonistico, fin dall’inizio l’impostazione è professionale: entro in vasca due volte al giorno (una prima di andare a scuola), sei giorni su sette, nuoto novanta chilometri alla settimana, perché voglio accedere al mondo dei privilegi, essere contesa dagli sponsor e invitata alle sfilate, stare sulle copertine, vivere da vip (altrimenti chi me lo fa fare?).
Il sistema dello sport professionistico dipende totalmente dalla tv. Esiste solo se è spettacolare, solo se produce alte prestazioni. Le alte prestazioni producono alti indici di ascolto, gli alti indici di ascolto producono ottimi spazi pubblicitari e sponsor motivati, gli sponsor motivati producono contratti per squadre e campioni. Già, ma come possono gli atleti regalarci sempre e solo alte prestazioni? A questo preferiamo non pensare.
Vogliamo illuderci che il corpo dello sportivo sia ancora lo scrigno della nostra verginità perduta. Accettiamo ogni tipo di modificazione - liposuzioni, mastoplastiche, allungamenti del pene - ma il corpo dell’atleta deve restare intatto, un reperto anacronistico della bellezza classica, il perfetto equilibrio di idea e materia, il discobolo di Mirone, la rappresentazione sensibile dello Spirito Assoluto nella temibile triade hegeliana. Accettiamo che i divi del rock affrontino il palco strafatti, che il grande pianista Ramin Bahrami suoni Bach col pedale e che qualsiasi cosa che ci circonda sia dopata, ma gli atleti no, i divi dello sport si devono esibire puliti. E il sistema - i tecnici, i giornalisti, le società sportive - assecondano la nostra illusione, non ci aprono gli occhi, anzi, si scandalizzano insieme a noi.
Liberalizzazione del Doping: Un Dibattito Aperto
Liberalizzare il doping smonterebbe questa farsa, è lo smascheramento di cui ha bisogno lo sport contemporaneo. La prima obiezione di solito verte sulla salute dell’atleta. Ma gli atleti professionisti oggi non improvvisano nulla, sono macchine sofisticatissime nelle mani di medici specialisti, prova ne sia che l’emoglobina sintetica di nuova generazione e i nuovi protocolli di somministrazione sfuggono anche ai controlli incrociati.
L’obiezione salutista è risibile soprattutto se confrontata con i rischi ben più gravi che gli atleti accettano di correre durante le gare, rischi che rappresentano spesso una delle ragioni principali per le quali restiamo incollati allo schermo. La seconda obiezione verte sull’adulterazione dei reali valori in campo. Ma una volta che venissero autorizzate le pratiche dopanti, si otterrebbe al contrario una maggiore trasparenza.
Ora la superiorità del campione è sempre gravata dal sospetto; dopo, se tutti potessero assumere le stesse sostanze, i vantaggi di fatto si annullerebbero e si ripristinerebbero automaticamente le differenze «naturali». Resterebbe alla responsabilità individuale la scelta di partecipare o meno al gioco.
Ma chiunque conosca lo sport agonistico per averlo praticato sa che la fatica, la bellezza, l’abnegazione di due maratoneti che si inseguono nei sali e scendi di Central Park non verrebbero certo inficiate da qualche fiala di eritropoietina. La poesia resterebbe inviolata. Un atleta costretto a correre duecentocinquanta chilometri alla settimana, con tabelle di allenamento concepite per androidi, non sta forse già maltrattando il suo corpo?
NFL e Cannabis: Un Cambiamento di Approccio
La NFL si sta allontanando quindi da un approccio punitivo sulla cannabis, per fornire eventuale aiuto a coloro che ne hanno bisogno. Le linee guida del vecchio CBA (l’accordo fra giocatori e Lega) erano molto più severe. I giocatori della NFL senza precedenti violazioni venivano testati una volta fuori stagione.
Durante la stagione regolare, 10 giocatori per squadra venivano stati scelti casualmente per essere testati ogni settimana. Un test positivo significava un rinvio al programma di abuso di sostanze. Secondo le nuove linee guida, i giocatori saranno soggetti a test solo da due settimane prima l’inizio del ritiro precampionato. La soglia ammissibile di THC nel sangue verrà aumentata da 35 a 150 nanogrammi e i test eventuali positivi saranno prima esaminati da un Board di medici che è stato nominato sia dai giocatori che dalla Lega.
Le modifiche inserite nel nuovo accordo di contrattazione collettiva fra i giocatori e la NFL modificano quelle che da lunga data erano le politiche sulla marijuana della lega professionistica del Football americano USA. La NFL si sta allontanando quindi da un approccio punitivo sulla cannabis, per fornire eventuale aiuto a coloro che ne hanno bisogno.
Test Antidroga: Procedure e Finalità
Il test delle droghe d’abuso consiste nella rivelazione di una o più sostanze legali e/o illegali nell’urina o, più raramente, nel sangue, nella saliva, nei capelli o nel sudore. Di solito la prima fase del test consiste in uno screening iniziale seguito da un secondo test che identifica e/o conferma la presenza di una o più droghe.
Per quanto riguarda i test per la rilevazione di ormoni o steroidi nell’ambito dei test di sreening anti-doping negli atleti, vengono utilizzati i test in grado di rilevare le sostanze ricercate e, di solito, si tratta di metodi quantitativi. Il campione maggiormente utilizzato per questo test è un campione di urine.
Il test per le droghe d’abuso viene utilizzato per lo screening e/o la conferma della presenza di droghe d’abuso in alcuni campioni biologici come le urine, il sangue, e i capelli, saliva e sudore. Lo screening a fini clinici è principalmente orientato a determinare quali droghe o combinazione di droghe un soggetto possa avere assunto, in modo da fornire la terapia corretta.
- Richiesta di test da parte della magistratura.
- Analisi forensi utilizzano molteplici fluidi corporei.
- Accertamenti previsti dalla medicina del lavoro.
- Test tradizionali per le droghe sugli atleti.
La WADA ha stilato uno statuto nel quale vengono elencate le sostanze proibite e vengono stabilite le regole dell’anti-doping al fine di armonizzare i metodi di screening e le sanzioni eventualmente necessarie, per tutti gli sport e paesi. I programmi di screening prevedono l’esecuzione del test su campioni estemporanei forniti dagli atleti senza preavviso durante le sessioni di allenamento, al fine di rilevare la presenza di steroidi anabolizzanti, come il testosterone, in grado di promuovere la crescita muscolare.
Cannabis e Sport: Un Dibattito Infuocato
La notizia che la velocista americana Sha‘Carri Richardson rischia di saltare le Olimpiadi di Tokyo 2020 per essere risultata positiva ai test anti-doping dopo aver fatto uso di marijuana è tra quelle capaci di riaccendere il dibattito, mai davvero sopito e anzi sempre piuttosto infuocato, su cannabis e sport. Molti sono ormai, infatti, gli sportivi e gli addetti ai lavori che ripetutamente propongono di cancellare l’erba dall’elenco delle sostanze dopanti, considerato per altro che le Nazioni Unite sostengono da tempo che la marijuana andrebbe esclusa dalle tabelle delle sostanze stupefacenti e che non mancano studi e trial medici che attribuiscono a cannabinoidi come il CBD effetti benefici non indifferenti per chi pratica sport anche a livello agonistico.
A rendere controverso il dibattito su cannabis e sport sono soprattutto gli atteggiamenti di segno opposto delle principali autorità del settore. Ciò avviene mentre dal 2018 la WADA, l’Agenzia Mondiale Antidoping nata a fine anni Novanta proprio su impulso del comitato organizzatore delle Olimpiadi, ha approvato l’uso a scopo sportivo del cannabidiolo, riconoscendo ai derivati dalla cannabis una serie di proprietà benefiche per l’organismo delle sportivo.
Più di recente la NBA, una delle più importanti associazioni di basket in America, ha deciso di sospendere i test antidroga, o almeno quelli volti a rilevare l’utilizzo di marijuana, sui propri giocatori, convinta che solo un uso tale da configurare una condizione di dipendenza fosse degno di intervento. Nel febbraio 2021, la National Football League americana si è spinta più avanti proponendo di sostituire, naturalmente in via sperimentale e sotto controllo medico, la marijuana ai farmaci oppiacei comunemente utilizzati dai propri giocatori per trattare dolori da traumi o post-operatori.
I prodotti CBD sono commercializzati, del resto, in Italia solo ed esclusivamente in virtù del fatto che non hanno alcuna «efficacia drogante»: così si è espressa la Corte di Cassazione in una recente sentenza che ha fatto molto discutere. Una delle proprietà che gli sportivi più apprezzano della cannabis light è, in particolare, quella antidolorifica. Traumi di ogni entità sono all’ordine del giorno, infatti, quando si pratica attività sportiva a livello agonistico: si pensi a come calciatori o ciclisti, solo per fare due esempi tra i più immediati, siano spesso soggetti durante partite o tappe dei tour ciclistici a infortuni di varia natura e di varia entità.
Se è una raccomandazione che può valere in generale per chiunque si approcci al mondo dei derivati dalla cannabis e intenda farne un uso continuativo, soprattutto per gli sportivi in preparazione atletica è consigliabile chiedere parere al proprio medico di fiducia, al proprio coach o al team sanitario da cui si è seguiti sull’opportunità di usare erba light e prodotti CBD come integratori al proprio regime alimentare e alle proprie routine di allenamento e quotidiane.
Una delle principali ragioni per cui ci si avvicina all’erba light, quasi sempre cominciando a fumare infiorescenze cannabis light, è per come questa è capace di dare sollievo immediato dalla stanchezza e dallo stress di tutti i giorni: se per chiunque, così, i prodotti CBD sono ottimi alleati di una serata da soli o in compagnia degli amici all’insegna del più totale relax, uno sportivo potrebbe ricercare lo stesso effetto soprattutto in prossimità di un match importante, una gara fondamentale per la propria carriera da atleta professionista.
Accuse di Doping nella NBA
George Karl, il quinto tecnico per gare vinte nella storia della Lega, ha accusato la NBA (che pure un anno fa ha introdotto i controlli anche sul sangue e sull’ormone della crescita) di superficialità nel controllo sugli steroidi e sulle sostanze che possono permettere un miglioramento delle prestazioni. Spiegando: “Rispetto al football NFL e baseball MLB abbiamo controlli più approfonditi, ma le sospensioni sono più rare. Però non dimenticate che anche Lance Armstrong superò tutti i controlli. E mi sembra ovvio che alcuni dei nostri giocatori stiano facendo uso di doping”.
E’ stato Kobe Bryant la star più celebre a sottoporsi alla PRP, la terapia ricca di piastrine al plasma, con una sorta di centrifuga del sangue atta ad isolare le piastrine che vengono iniettate nel ginocchio per accelerare la guarigione. Karl non ha fatto nomi ma ha rincarato la dose: "Perché in tanti vanno in Germania in estate? Non credo per i crauti… In Europa ci sono nuovi metodi e i test sembrano essere un paio di passi indietro. Noi vogliamo vedere eccellere i migliori atleti, non i migliori imbroglioni o quelli in grado di affidarsi ai migliori medici”.
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