L'istologico consiste nel prelievo di un frammento di tessuto per l'analisi al microscopio. La biopsia viene eseguita al fine di escludere o confermare un sospetto di malattia (ad es. infiammazione o tumore). Il campione prelevato viene prima fissato in formalina, quindi incluso in paraffina, successivamente tagliato in fettine dello spessore di 2-4 micron che vengono fissate su un vetrino portaoggetti e colorate.
Leiomioma Uterino: Caratteristiche e Diagnosi
I leiomiomi dell'utero sono tipicamente formazioni tondeggianti, che possono apparire come noduli di tessuto muscolare liscio. In alcuni casi, possono essere attaccati con un peduncolo sottile, che conferisce loro un aspetto simile ad un fungo. Un leiomioma uterino può crescere sia all'interno che all'esterno dell'utero.
Nel 50-65% dei casi, il leiomioma uterino non causa alcun sintomo e non richiede un trattamento diverso dall'osservazione regolare da parte del medico. Raramente, un leiomioma uterino può causare gravi conseguenze per la salute. Raramente, un leiomioma uterino impedisce di dare inizio ad una gravidanza.
La trasformazione di un leiomioma uterino in tumore maligno è un'evenienza molto rara, nonostante sia la più temuta. I leiomiomi uterini possono effettivamente ridursi o crescere nel tempo: di solito, l'evoluzione è piuttosto lenta e avviene in modo costante nel corso di un lungo periodo, mentre un cambiamento delle dimensioni improvviso è un fenomeno meno frequente. In alcuni momenti specifici della vita, come durante la gravidanza per esempio, vengono rilasciati alti livelli di estrogeni per sostenere la crescita del tuo bambino.
Tra le ipotesi più accreditate è che vi sia una predisposizione genetica e gli estrogeni prodotti dalle ovaie giochino un ruolo importante nella loro formazione e crescita.
Diagnosi Differenziale: Miomi e Sarcomi Uterini
Support: Miomi e sarcomi uterini: una diagnosi accurata è fondamentale per pianificare il management della paziente, ma quella differenziale non è sempre semplice. «Il più delle volte il fibroma uterino (definito anche mioma o leiomioma), non presenta sintomi iniziali e viene scoperto casualmente durante una normale visita ginecologica. Si tratta di tumori benigni costituiti da tessuto muscolare e fibroso che si sviluppano nella parete muscolare dell’organo. Di natura altamente maligna sono, invece, i sarcomi uterini. La diagnosi differenziale è prevalentemente l’ecografia con l’ausilio del Color Doppler: i miomi, infatti, presentano scarsa vascolarizzazione, prevalentemente periferica; al contrario, i sarcomi uterini presentano maggiore vascolarizzazione, prevalentemente centrale. Un altro esame che si può fare è la risonanza magnetica. La diagnosi definitiva si può ottenere con l’intervento chirurgico e l’esame istologico. La sintomatologia per il fibroma varia: le manifestazioni comuni comprendono sanguinamento uterino anomalo, dolore pelvico e, in una percentuale minore dei casi, infertilità».
I sarcomi uterini sono un gruppo di neoplasie altamente maligne che si sviluppano dal corpo uterino. Il vero problema è la diagnosi precoce.
Al fine di meglio distinguere l’origine di un eventuale aumento assoluto dei valori dell’LDH (peraltro non necessariamente presente nei sarcomi), così come suggerito dagli Autori (K. Seki T. Hoshihara I.
Il primo è il rapporto bruto LDH5/LDH1 che, per essere tranquillizzante, deve risultare <1. Il secondo deriva dal calcolo basato sull’algoritmo, denominato Uterine Mass Magna Graecia Risk Index (dall’università della Magna Grecia che lo ha recentemente elaborato e dedotto) ed il cui cut-off è stato stabilito in 29.
Pertanto, tutte le volte che ci si trovi in dubbio diagnostico ecografico/clinico su di un fibroma uterino sia in crescita e/o con alterazioni strutturali e vascolari, è necessario eseguire tale approfondimento biochimico, come esattamente si fa da tempo con i markers (es. Ca125 e HE4) e gli indici (es. R.O.M.A.
I GIST appartengono a una categoria di tumori chiamati sarcomi dei tessuti molli. Il GIST è diventato una categoria diagnostica specifica solo nel 1998, quando si è scoperto che quasi tutti i GiST esprimono una proteina (o recettore) chiamata KIT (oppure CD117) e che molti tumori GIST mostravano delle mutazioni genetiche del gene codificante in questa proteina. Alcuni di questi tumori originano nel tessuto del muscolo liscio del tratto gastrointestinale (per esempio, leiomioma e leiomiosarcoma) mentre altri sono di origine neurale (per esempio, schwannoma e tumore neuroendocrino) ed alcuni come la fibromatosi o il tumore desmoide nascono nelle cellule del tessuto connettivo.
Il patologo (a) esamina l’aspetto, la forma e le caratteristiche (morfologia e istologia) delle cellule tumorali al microscopio e (b) seleziona e sottopone a esami immunohistochimici i tessuti del tumore. Le cellule dei tumori GIST non hanno tutte la stessa morfologia (cioè la forma e l’aspetto).
Una delle tecniche diagnostiche è definita immunoistochimica (analisi di un campione di tessuto): seguendo questa metodologia, il patologo immette diversi anticorpi nel tessuto da analizzare. Questi anticorpi reagiscono rivelando la presenza di alcune particolari proteine sulla superficie delle cellule e ne consentono quindi l’identificazione. L’anticorpo più specifico che viene utilizzato quando esiste un sospetto di GIST è quello della proteina-recettore KIT.
Ricercatori in Giappone e Svezia, indipendentemente gli uni dagli altri, hanno scoperto nel 1998 che al 95% i tumori GIST sono positivi per la proteina-recettore KIT. Dal punto di vista immunoistochimico, più del 90% dei GIST mostra una diffusa positività citoplasmatica per KIT (CD117). Circa il 5% di tutti i casi invece è negativo per KIT (CD117). Tuttavia un terzo di questi casi mostra una positività a DOG1, che a oggi viene considerato un nuovo marcatore sensibile e specifico per i GIST.
Trattamenti e Terapie
Il trattamento del leiomioma uterino non è standard e univoco: l'approccio terapeutico deve essere valutato dal ginecologo dopo un attento inquadramento della problematica, che tenga conto della morfologia e dei sintomi causati dal tumore.
«Le tipologie di trattamento sono farmacologiche, chirurgiche e la procreazione medicalmente assistita nel caso di infertilità non risolvibile con altri tipi di trattamento. Per i miomi uterini esiste un protocollo ben definito, anche se la scelta terapeutica è influenzata da tante variabili come numero, volume e posizione dei miomi, età della paziente, precedenti gravidanze, desiderio o meno di ulteriori gravidanze, comorbidità che, ad esempio, possono controindicare l’utilizzo di alcuni farmaci ormonali, o che possono impedire un intervento chirurgico per alto rischio anestesiologico. Anche la scelta del trattamento farmacologico è variabile in base ai parametri della paziente, e può spaziare dagli estroprogestinici, ai progestinici, agli analoghi del GnRH. La strategia chirurgica può essere estremamente variabile: open surgery (laparotomia), laparoscopia, robotica, in caso di miomi intramurali/sottosierosi; isteroscopia nei casi di miomi sottomucosi. Per i sarcomi dell’utero la terapia è prettamente chirurgica con radicalità oncologica, seguita o meno da chemioterapia a seconda dello stadio di malattia. Essendo una patologia oncologica, i sarcomi dell’utero vanno trattati esclusivamente nei centri di riferimento oncologici».
Terapia Farmacologica
Offre un sollievo temporaneo dai disturbi minori e può prevedere l'assunzione di agonisti dell'ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), estro-progestinici o progestinici, modulatori selettivi dei recettori estrogenici, mifepristone, acido tranexamico e danazolo. I farmaci per il leiomioma uterino hanno lo scopo di regolarizzare i cicli mestruali e possono indurre la temporanea regressione del leiomioma. A volte, questi farmaci vengono utilizzati per ridurre il leiomioma prima dell'intervento chirurgico, facilitandone la rimozione.
Chirurgia
Le opzioni disponibili sono diverse comprendono la rimozione del/dei fibroma/i tramite miomectomia, la distruzione del/i tumori senza asportazione (ad esempio, tramite embolizzazione delle arterie uterine, ablazione con radiofrequenza) o la rimozione dell'utero (isterectomia).
Relativamente ai miomi, le terapie chirurgiche dipendono, appunto, dalla posizione… «Sono tre i tipi esistenti: sottomucosi, intramurali e sottosierosi. Da questo dipenderà il trattamento da mettere in atto. Per l’estrazione del pezzo operatorio, nel caso di chirurgia mini-invasiva si utilizza solitamente il morcellatore. A questo proposito, nel 2014, la Food and Drug Administration (FDA) americana ha messo in guardia gli operatori sanitari contro l’uso di questo strumento chirurgico utilizzato per “frammentare” miomi di grandi dimensioni (che vengono così sminuzzati e possono venire rimossi attraverso i trocars laparoscopici), in quanto potrebbe promuovere la disseminazione di detriti tumorali in addome in caso di lesione maligna occulta. Per questo motivo l’approccio è attualmente l’utilizzo di endobag entro i quali inserire il pezzo operatorio prima di utilizza il morcellatore».
Progressi nelle Terapie
«La scelta della terapia da adottare dipende da numerosi fattori. Tuttavia, al momento, nei casi non operabili l’alternativa sono le terapie ormonali, una scelta non perseguibile nelle pazienti che cercano una gravidanza, in quanto contraccettivo. Anche di questo argomento si parlerà durante il congresso a Palermo, per individuare una possibile cura farmacologica non contraccettiva».
«I miomi uterini possono essere trattati in qualsiasi centro. Nei casi complessi dovuti alle grosse dimensioni o in caso di fibromatosi uterina multipla, quello che raccomandiamo è di rivolgersi ai centri di terzo livello con elevata esperienza chirurgica. In questi centri, infatti, viene utilizzato solitamente l’approccio laparoscopico e robotico, che permette una ripresa più veloce e anche dal punto di vista estetico le pazienti non avranno grosse cicatrici».
Omeopatia come supporto
L'esito positivo di questo caso indica che l'omeopatia può essere una valida risorsa nel trattamento di tumori vaginali nella cagne. L'approccio omeopatico è stato del tipo descritto da Pinto (25).
Questa paziente, dunque, aveva sofferto in passato di una interazione sifilitico-sicotica, il leiomioma, in quanto patologia in atto indicava una prevalenza funzionale di natura sicotica: ciò fu di aiuto nel selezionare i rimedi omeopatici adatti (25). Tale rimedio era compatibile sia con la patologia principale sia con la diatesi della paziente, in quanto risulta indicato in emorragie genitali associate a presenza di tumori (25,34). Dopo 7 mesi d'utilizzo di questi rimedi, s'introdusse Nitric acidum in quanto rimedio diretto contro la sicosi.
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