Esame Istologico Dopo Mastectomia: Cosa Rivela

L'esame istologico è una procedura fondamentale nell'ambito del trattamento del tumore al seno. Consiste nello studio al microscopio ottico delle caratteristiche di un tessuto dopo asportazione mediante biopsia o intervento chirurgico. Questo esame permette di valutare la natura della lesione asportata, distinguendo tra lesioni benigne e maligne, e di studiarne le caratteristiche funzionali.

Importanza dell'Esame Istologico

L'esame istologico ha due finalità principali:

  • Identificare precocemente lesioni benigne da lesioni sospette o maligne, prevenendo ritardi diagnostici.
  • Evitare interventi chirurgici inutili in caso di patologia benigna.

Come si Esegue l'Esame Istologico

Il tessuto, fissato in formalina ed incluso in paraffina, viene reso idoneo al taglio in sezioni di pochi micron che saranno colorate routinariamente in Ematossilina-Eosina. L’esame delle sezioni così colorate consente di valutare la natura, benigna o maligna, della lesione asportata e di studiarne, qualora si renda necessario, le caratteristiche funzionali mediante reazioni antigene-anticorpo con metodiche di immunoistochimica.

Classificazione dei Risultati dell'Esame Istologico

I risultati dell'esame istologico sono classificati secondo un sistema standardizzato:

  • B1: Tessuto normale o prelievo inadeguato.
  • B2: Lesione di natura benigna.
  • B3: Lesione "atipica" con un "fattore di rischio" per carcinoma.
  • B4: Lesione molto sospetta, "verosimilmente maligna".
  • B5: Carcinoma franco, in situ o infiltrante.

Esame Istologico del Campione Operatorio

L'esame del campione operatorio, contrassegnato dal chirurgo per lo studio dei margini, consente una valutazione completa della neoplasia, valutando:

  • Istotipo e grado di differenziazione.
  • Dimensioni del tumore.
  • Stato dei linfonodi ascellari.
  • Grado istologico.
  • Invasione vascolare.
  • Presenza o assenza di recettori ormonali.
  • Percentuale di proliferazione.
  • Positività o negatività del test Her2.

Questi parametri consentono di identificare il sottotipo biologico e l’estensione locale della malattia. Si ottiene in questo modo un ‘identikit’ del tumore, fondamentale per capire bene quali sono le caratteristiche della malattia e individuare il trattamento più adeguato.

Linfonodo Sentinella

Per valutare il coinvolgimento dei linfonodi ascellari, si analizza il linfonodo sentinella, la prima stazione di drenaggio di una catena linfonodale. Se il linfonodo sentinella non è stato invaso dalle cellule tumorali, è probabile che anche i successivi non siano interessati.

Tipi di Biopsia del Seno

La biopsia del seno è una procedura che permette l'analisi istologica del tessuto mammario, eseguita su piccole porzioni di tessuto prelevate da un nodulo o da un'area ritenuta sospetta. Esistono diverse tecniche di biopsia:

  • Agobiopsia mammaria: Prelievo di una piccola porzione di tessuto con un ago tranciante.
  • Macro-agobiopsia: Asportazione di un frustolo di tessuto attraverso un'incisione di 1-2 millimetri.
  • Biopsia chirurgica (escissionale o incisionale): Rimozione di una porzione della massa (biopsia incisionale) o dell'intero nodulo (biopsia escissionale).

Procedura della Biopsia Mammaria

La biopsia mammaria consiste nel prelievo di campioni di tessuto con il posizionamento di un apposito ago tranciante, comandato da un meccanismo a molla, o di un repere per guidare l'asportazione chirurgica delle alterazioni che generano sospetti.

Per localizzare al meglio il nodulo o l'area, la biopsia del seno viene effettuata con il supporto di mammografia, ecografia o risonanza magnetica: l'operatore individua il bersaglio preciso del prelievo grazie all'osservazione in tempo reale su uno schermo delle immagini elaborate dai diversi strumenti di imaging.

Il tempo richiesto per l'indagine varia a seconda del tipo di prelievi effettuati e del loro numero; in genere, la durata della biopsia del seno oscilla tra i 15 e i 60 minuti.

La paziente viene fatta stendere in posizione supina su un lettino, con le braccia rivolte in alto e l'area del seno scoperta; in alcuni casi, può essere richiesto di stendersi sul fianco.

La cute è accuratamente disinfettata e, nella zona del prelievo, viene somministrato un anestetico locale per via percutanea.

L'area da cui raccogliere una piccola frazione di tessuto viene raggiunta tramite un ago tranciante di pochi millimetri di diametro o, se necessario, viene eseguita una piccola incisione cutanea (2-3 mm) con la punta di un bisturi, per consentire il campionamento di tessuto nella parte indicata (si prelevano generalmente 3 o 4 frustoli).

Al termine dell'esame, il rischio di sanguinamento viene limitato da una leggera compressione per alcuni minuti e viene applicata una borsa di ghiaccio secco per accelerare l'assorbimento degli eventuali ematomi e alleviare la sensazione dolorosa. Nella maggior parte dei casi, non è necessario suturare la cute.

La paziente può tornare subito dopo alla propria abitazione ed è consigliato un periodo di riposo di alcune ore.

Interpretazione dei Risultati della Biopsia

I risultati della biopsia possono essere classificati come:

  • Inadeguato: Prelievo tecnicamente non ottimale o non rappresentativo.
  • Atipico: Caratteristiche citologiche e/o strutturali diverse da quelle di una lesione benigna.
  • Sospetto: Caratteristiche che suggeriscono la probabile presenza di un carcinoma.
  • Maligno: Presenza di un carcinoma franco, in situ oppure infiltrante.

Precauzioni Prima della Biopsia Mammaria

Prima della biopsia mammaria, è importante informare il senologo di eventuali allergie e sospendere temporaneamente (o ridurre) le terapie a base di farmaci anticoagulanti nelle 48 ore precedenti l'esame.

Possibili Disagi Dopo la Biopsia Mammaria

Dopo la biopsia mammaria, è possibile che compaia una manifestazione dolorosa nella sede del prelievo. In questi casi, è possibile assumere antidolorifici e applicare impacchi freddi. Nel caso in cui comparisse la febbre, l'area interessata diventasse arrossata e calda o comparisse una secrezione insolita nella sede del prelievo, è consigliabile rivolgersi al proprio medico.

Trattamenti per il Tumore al Seno

Le opzioni terapeutiche includono la chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia, l’ormonoterapia e le terapie biologiche, da sole o in combinazione. La scelta del trattamento dipende da numerosi fattori, tra cui il sottotipo molecolare, lo stadio di malattia, la presenza di altre patologie associate, l’età della paziente e le sue preferenze.

Chirurgia Conservativa

La chirurgia nel tumore della mammella ha compiuto negli anni progressi notevolissimi, passando dai primi interventi mutilanti ai recenti interventi, detti “conservativi”, che mirano ad asportare solo la massa tumorale, preservando il più possibile la ghiandola residua e il muscolo sottostante, con significativi vantaggi anche dal punto di vista estetico. Durante l'intervento il chirurgo procede, inoltre, con l'asportazione di uno o più linfonodi dell'ascella.

Radioterapia

Nelle pazienti affette da neoplasia mammaria la radioterapia viene utilizzata dopo la chirurgia per eliminare eventuali cellule tumorali residue e ridurre così il rischio di una recidiva loco-regionale o d'insorgenza di una nuova neoplasia mammaria.

Chemioterapia

La chemioterapia consiste nella somministrazione, per via endovenosa o per via orale, di farmaci che attraverso la circolazione sanguigna possono raggiungere e distruggere le cellule tumorali. nello stadio iniziale la chemioterapia ha un intento adiuvante, cioè mira a ridurre il rischio di recidiva di malattia a livello sia locale sia sistemico, rischio determinato dalla possibile diffusione di cellule tumorali prima dell’asportazione della neoplasia mammaria.

Terapia Ormonale

La terapia ormonale consiste nella somministrazione di farmaci che interferiscono con l’attività e la produzione degli ormoni femminili ritenuti responsabili della progressione del tumore mammario. L’ormonoterapia è efficace nelle pazienti con tumori ormono-sensibili, ovvero che esprimono i recettori per l’estrogeno e/o il progesterone sulla superficie delle cellule tumorali.

Terapie Biologiche

Negli ultimi anni sono stati sviluppati farmaci, chiamati anticorpi monoclonali, capaci di colpire solo le cellule tumorali, agendo su un bersaglio espresso selettivamente su di esse.

Tumore al Seno Triplo Negativo

Il tumore triplo negativo deve il proprio nome al fatto che nelle sue cellule non è presente nessuno dei tre principali bersagli molecolari per cui esistono trattamenti mirati, efficaci per la cura degli altri tipi di cancro della mammella. Tali bersagli sono il recettore degli estrogeni, il recettore del progesterone e un aumento dell’espressione del recettore 2 del fattore di crescita dell’epidermide (HER-2).

In questo contesto, il tumore del seno triplo negativo rappresenta circa il 15 per cento di tutte le nuove diagnosi di tumore mammario e se ne contano circa 8.000 casi all’anno in Italia.

I sintomi del tumore del seno triplo negativo sono gli stessi osservati per tutti gli altri tipi di tumore mammario e includono la presenza di noduli palpabili o addirittura visibili, alterazioni della forma del capezzolo (in fuori o in dentro) o del seno, perdite da un solo capezzolo (se la perdita è bilaterale il più delle volte la causa è ormonale) e cambiamenti della pelle (aspetto a buccia d’arancia localizzato). Anche un ingrossamento dei linfonodi ascellari potrebbe costituire un campanello d’allarme.

Tabella: Classificazione TNM del Tumore al Seno

Parametro Descrizione
T (Tumore) Estensione della malattia
N (Nodi) Coinvolgimento dei linfonodi
M (Metastasi) Presenza di metastasi

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