Esame Istologico dei Nei: Neo Atipico e Informazioni Importanti

I nei, o nevi, sono lesioni pigmentate di colore bruno, anche se alcune possono essere più chiare o dello stesso colore della pelle. La prevalenza dei nei si sviluppa durante i primi 30 anni di età, anche se alcuni sono presenti già dalla nascita. Le persone caucasiche (con la pelle chiara) spesso ne hanno di più rispetto alle persone con la pelle più scura. I nei sono, nella gran parte dei casi, totalmente benigni.

Come si formano i nei?

La causa per la quale si sviluppano i nei è da ricercare all’accumulo di melanociti. I melanociti sono le cellule responsabili della produzione di melanina. La predisposizione a sviluppare nei è in gran parte ereditaria. Inoltre, i raggi ultravioletti (UV) del sole possono stimolare la formazione di nuovi nei e influenzare l’aspetto di quelli esistenti. I nei possono cambiare nel numero e nell’aspetto. Alcuni scompaiono nel tempo.

Cos'è un nevo atipico?

Il nevo atipico, anche detto nevo displastico, è una lesione cutanea pigmentata che si presenta con caratteristiche diverse rispetto ai nei comuni. A differenza dei nei classici, i nevi atipici tendono a essere più grandi (oltre 5 mm), con forma asimmetrica e bordi poco definiti. L’esame istologico è lo strumento principale per una diagnosi definitiva.

Quando si legge un referto istologico che menziona un nevo atipico, non bisogna allarmarsi automaticamente. Un nevo melanocitico atipico è un nevo che presenta alterazioni nelle cellule melanocitiche, ma non è un tumore. Non tutti i nevi atipici sono pericolosi. Qualsiasi cambiamento improvviso in un neo va sempre valutato dal dermatologo.

Sebbene la presenza di un nevo atipico non equivalga a un rischio certo di melanoma, è documentato che chi presenta più nevi displastici ha una probabilità leggermente maggiore di svilupparlo nel corso della vita.

Quando un neo è considerato clinicamente atipico?

Un neo è considerato clinicamente atipico quando presenta dimensioni più grandi del comune, bordi irregolari o colore più scuro.

Molti pazienti vivono con forte apprensione il periodo di attesa dell’esame istologico. In realtà, nella maggior parte dei casi il risultato conferma la natura benigna della lesione.

Quali sono i nei a rischio?

Per riconoscere la possibile insorgenza di un melanoma, e in generale per riconoscere i nei atipici, ci si può aiutare con lo schema ABCDE, che menziona alcune caratteristiche che rendono un neo sospetto (o una nuova macchia comparsa sulla pelle).

I criteri A-B-C-D per riconoscere un neo sospetto

  • A come Asimmetria: la forma del neo non è regolare e le due metà non sono uguali.
  • B come Bordi: i bordi appaiono irregolari, frastagliati o sfumati, invece che netti e ben definiti.
  • C come Colore: il colore non è uniforme, ma presenta diverse sfumature o cambiamenti (marrone, nero, rosso, bianco, blu).
  • D come Dimensione: il diametro del neo è superiore a 6 mm, oppure si osserva un rapido aumento delle dimensioni.

Se un neo presenta una o più di queste caratteristiche, è consigliabile sottoporlo al controllo di uno specialista per una valutazione approfondita. La diagnosi precoce è fondamentale per la prevenzione dei tumori cutanei.

Perché si rimuovono i nei?

In presenza di un neo che mostri uno o più segni menzionati nello schema ABCD, è bene rivolgersi al proprio dermatologo, che deciderà se la lesione deve essere asportata chirurgicamente. È opportuno ricordare inoltre che il melanoma cutaneo rappresenta solo una piccola percentuale (circa il 5%) di tutti i tumori che colpiscono la pelle.

La rimozione dei nei tratta i nei atipici in qualsiasi punto del viso, collo, braccia, gambe o busto. Il tuo medico potrebbe consigliare la rimozione di un neo atipico in modo da poter eseguire un test (biopsia) per vedere se la crescita è cancerosa (maligna) o precancerosa.

Il tuo medico potrebbe anche rimuovere un neo se non sei soddisfatto della sua posizione o del suo aspetto.

Come funziona la rimozione di un neo?

Il chirurgo dovrà asportare il neo in maniera radicale. Questo significa incidere una losanga di pelle che comprenda il nevo, una porzione di cute sana circostante ed il tessuto sottocutaneo, e richiudere il taglio con i punti di sutura. La losanga di tessuto rimosso verrà successivamente sottoposta a esame istologico per definirne benignità o malignità.

Attenzione: in nessun caso l’asportazione di un neo può essere effettuata da soli o da persone non professioniste, neppure se il neo è piccolissimo. La rimozione di un neo deve essere sempre effettuata da un dermatologo o chirurgo specializzato.

Tecniche di rimozione dei nei

Tra le tecniche disponibili per la rimozione di un neo, si possono indicare:

  • Trattamento con il laser: in grado di eliminare le cellule che costituiscono il neo per mezzo del calore che promana dalla fotocoagulazione. È un trattamento sicuro. L’unica controindicazione risiede nella impossibilità di svolgere l’esame istologico, dal momento che la parte rimossa è sostanzialmente distrutta.
  • Rimozione chirurgica: prevede la disinfezione dell’area e l’applicazione dell’anestesia locale. Il neo è isolato con un telo sterile ed assieme ad esso si rimuove anche una piccola porzione di pelle che lo circonda. E’ un intervento rapido (circa 20-30 minuti) ed eseguito in ambito ambulatoriale. L’area interessata dovrà essere tenuta disinfettata dai 7 ai 20 giorni, in base all’indicazione dello specialista.
  • Chirurgia “a shaving”: tecnica utilizzata in caso di nei benigni. E’ una valida alternativa al laser e permette di effettuare l’esame istologico. Il nevo viene eliminato con un procedimento simile alla rasatura ed il suo fondo viene sottoposto a termocoagulazione.

Cos'è l'esame istologico?

È una indagine eseguita dall’anatomopatologo, che controlla al microscopio il campione di tessuto rimosso, per verificare le caratteristiche delle cellule e la loro natura, che potrebbe essere tumorale, benigna o maligna. In ogni caso, l’esame istologico è l’unica indagine che consente la diagnosi definitiva.

Come si esegue l’esame istologico?

  1. Inclusione: fase in cui il campione precedentemente privato della componente acquosa, viene incorporato ad altro materiale più saldo ma inerte. La procedura standard prevede l’uso della formalina, che ha lo scopo di stabilizzare i campioni biologici sezionati, e la conservazione permanente in paraffina liquida.
  2. Sezionamento: è questa la parte più importante dell’intero esame. Consiste nel sezionare il materiale biologico precedentemente trattato in “fette” sottilissime che possano essere osservate anche in controluce. Il sezionamento permette di visionare dettagli minuti della struttura cellulare ingranditi al microscopio ottico o elettronico, e si ottiene attraverso strumenti detti microtomi, in grado di “affettare” il campione in strisce estremamente sottili (nell’ordine di micron-μm) e con un grado di spessore che varia a seconda del tipo di campione e all’esame da effettuare.
  3. Colorazione: altro passaggio fondamentale per evidenziare tessuti che, per natura, sono pressoché trasparenti e omogenei. I coloranti usati in questa fase dell’esame istopatologico variano a seconda del tipo di campione e al suo Ph.

Cosa succede dopo aver tolto un neo?

Che sia avvenuta con asportazione chirurgica o con laserterapia, quando ad essere asportato è un neo di piccole dimensioni, i tempi di guarigione oscillano di norma tra le 2 e le 3 settimane.

Al paziente spetta il compito di effettuare delle medicazioni quotidiane e di proteggere la ferita con un cerotto impermeabile durante la doccia. Il decorso postoperatorio è indolore.

Cosa fare dopo l'asportazione di un neo

Dopo la rimozione del neo, avrai una ferita che dovresti mantenere pulita, umida e coperta. Assicurati di cambiare la medicazione ogni giorno o come indicato dal tuo medico. Dopo la guarigione, assicurati di applicare la protezione solare sulla zona quando è esposta.

Abitualmente è consigliato medicare a giorni alterni fino alla 10 giornata postoperatoria. Si può riprendere attività abituale il giorno dopo il piccolo intervento. Si può fare la doccia apponendo cerotto dedicato impermeabile. Si puo riprendere attività sportiva dopo 5-7 giorni. Per la corretta guarigione della ferita, apporre i primi 3-5 mesi dall’intervento crema con acido ialuronico 2 volte al giorno, e contestualmente massaggiare la ferita. Se si desidera prendere il sole, apporre crema protettiva solare “50” per i primi 5-6 mesi. Se utilizzati, i punti di sutura riassorbibili cadono spontaneamente dopo 15 giorni dall’intervento. I punti di sutura non riassorbibile vanno rimossi dopo 10-15 giorni, previo appuntamento di controllo.

Cosa non fare dopo aver tolto un neo?

Dopo la rimozione di un neo, è importante proteggere la zona trattata dall’esposizione diretta al sole per almeno 4-6 settimane, o secondo le indicazioni specifiche del medico. I raggi UV possono aumentare il rischio di cicatrici evidenti, iperpigmentazione o arrossamenti nella zona della ferita. Se è necessario stare all’aperto, si consiglia di coprire la zona con indumenti o utilizzare una crema solare ad alta protezione (SPF 50+), anche dopo la completa guarigione, per mantenere la pelle sana e favorire una cicatrizzazione ottimale.

Dopo la rimozione di un neo, è importante evitare il bagno al mare fino a completa guarigione della ferita e alla rimozione dei punti di sutura, generalmente per almeno 10-14 giorni. Immergere la zona operata in acqua salata troppo presto può aumentare il rischio di infezioni e rallentare la cicatrizzazione. Anche dopo la rimozione dei punti, è consigliato proteggere la cicatrice con un cerotto impermeabile e non rimanere a lungo in acqua per almeno un mese dall’intervento.

Come evitare che crescano i nei?

Un principio generale cui attenersi è la costante protezione e cura della nostra pelle, soprattutto se abbiamo una pelle sensibile.

L’importanza della valutazione annuale dei nei

La valutazione periodica dei nei, almeno una volta all’anno, è fondamentale per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori cutanei, come il melanoma. Un controllo regolare da parte di uno specialista permette di monitorare eventuali cambiamenti nell’aspetto dei nei (colore, forma, dimensione, bordi) e di individuare tempestivamente anomalie sospette.

La diagnosi precoce aumenta notevolmente le possibilità di trattamento efficace e riduce il rischio di complicazioni. Anche chi non presenta fattori di rischio evidenti dovrebbe sottoporsi a una valutazione annuale, mentre chi ha una storia familiare di tumori della pelle, molti nei o pelle chiara potrebbe necessitare di controlli più frequenti. Prendersi cura della propria pelle attraverso visite regolari è un gesto semplice ma essenziale per la salute.

Informazioni contenute nel referto istologico

Ogni referto istologico è diverso perché dipende qual è la condizione che si esamina, ma in genere contiene le seguenti informazioni:

  • Storia clinica: rappresenta la descrizione della lesione su cui è stata eseguita la biopsia.
  • Descrizione macroscopica: il patologo descrive le dimensione del campione e della biopsia e il suo aspetto al fine di identificare il tessuto.
  • Descrizione microscopica: il patologo eseguirà una descrizione di ciò che ha notato all’analisi microscopica del campione.
  • Altri commenti: in caso di melanoma, i patologi commentano in maniera specifica le caratteristiche che potrebbero essere rilevanti ai fini della prognosi e del trattamento.
  • Livello di Clark: indica il grado di invasione del tumore nello spessore dell’epidermide.
  • Fase di crescita: fase di crescita radiale (presente o assente) oppure verticale (presente o assente).
  • Spessore massimo raggiunto: anche conosciuto come spessore di Breslow, misura in millimetri il punto di massimo approfondimento del tumore a partire dallo stato granuloso dell’epidermide fino al punto più profondo di invasione. E’ molto importante per la prognosi.
  • Conta mitotica: la mitosi è il processo attraverso il quale la cellula matura si divide in due cellule figlie identiche. Quando i patologi analizzano il melanoma, dovranno contare il numero totale di cellule in fase di divisione che sono in grado di vedere in ogni parte del campione. Facendo la media del numero di mitosi per ogni campo osservato, si ottiene la conta mitotica, che di solito è riportata come numero di mitosi per mm2.
  • Linfociti infiltranti il tumore (TIL): i linfociti sono cellule del sistema immunitario. Possono essere presenti in caso di melanoma e sono descritti come efficaci, non efficaci o assenti.
  • Regressione: indica che parte delle cellule melanomatose sono state distrutte dal sistema immunitario.
  • Ulcerazioni: perdita dello strato superiore della pelle (epidermide).
  • Satellitosi: le lesioni satelliti sono noduli di melanoma situati a più di 0.05 mm dalla lesione primaria.
  • Invasione dei nervi: indica l’infiltrazione delle cellule tumorali nelle fibre nervose circostanti.
  • Margini: rappresentano i bordi del campione escisso.

Effetti collaterali della chirurgia

Gli effetti collaterali della chirurgia dipendono principalmente dalle dimensioni, dalla localizzazione e dall’estensione dell’intervento, come anche dalla sua finalità (asportazione del melanoma, dei linfonodi o delle metastasi). Alcuni pazienti possono preoccuparsi della presenza della cicatrice. Per evitare che questa sia troppo estesa, il chirurgo asporta solo la quantità di tessuto indispensabile, senza, però, accrescere le probabilità di recidiva. In generale, la cicatrice conseguente all’asportazione di un melanoma in stadio iniziale è piccola e tende ad attenuarsi col tempo. Se, invece, il melanoma è esteso e voluminoso, il chirurgo deve asportare un’area più vasta di cute circostante e di tessuto sottocutaneo.

Tipi di biopsia

  • Biopsia punch: che si esegue sulla cute tramite piccoli bisturi, per esempio nel caso di nei o macchie sospette della palle.
  • Biopsia con ago aspirato: che viene introdotto nella zona da prelevare sotto controllo di ecografia, o TAC o raggi X. Si usa normalmente per prelevare dei noduli al seno o per asportare del tessuto dal midollo osseo.
  • Biopsia di escissione (asportazione): è invece un intervento chirurgico, necessario quando serve prelevare una porzione più consistente per la quale non è possibile usare un’altra tecnica.
  • Biopsia perioperatoria: che viene eseguita in sala operatoria mentre si esegue un intervento per capire la natura del tessuto che si sta operando e capire come proseguire. In questo caso si parla di esame istologico estemporaneo.

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